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Vecchio 28-03-2007, 12.41.55   #11
Il Cavallo Bianco
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Messaggi: 74
Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Caro Lucio il lungo link che hai segnalato finisce con queste parole a riguardo della legge della Reincarnazione:

<<<<<<<<"ALCUNE PAROLE CONCLUSIVE

Fratelli nel Signore, concludo questo mio articolo mettendovi in guardia dall'accettare la reincarnazione perchè essa è una dottrina di demoni che si oppone alle Sacre Scritture e in particolare al sacrificio espiatorio di Cristo.
La grazia del Signore sia con voi."<<<<<<<<<<



Ma in verità caro Lucio non è la legge della Reicarnazione una legge demoniaca perchè in essa vi è un'aspetto della Misericordia di Dio ma il concetto errato della "dannazione eterna e un'inferno eterno " inculcato dal clero negli uomini e partorita nei loro concili che è satanico e diabolico perchè si oppone a Dio e alla Sua Misericordia.

Ma nonostante gli affanni per coprire la verità ora è giunto il tempo del grande cambiamento e la verità si farà varco sempre più nei cuori degli uomini.

Buone cose
Il Cavallo Bianco is offline  
Vecchio 28-03-2007, 13.46.08   #12
Sweet Cat
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

personalmente non credo in questa dottrina, è troppo deterministica e non lascia spazio alla grazia ne alla misericordia.
.oltre al fatto di essere profondamente ingiusta..difatti non si riesce a capire perchè una persona debba pagare per qualcosa che ha commesso in un altra vita e di cui non ne è consapevole in questa vita?
non credo sia una legge divina ma solo una legge di uomini pensata per rispondere a domande di cui non riesce a rispondere...perchè in fondo non ci sono risposte!!!
Gesù lo spiega molto bene ..quando gli chiedono di chi è la colpa del perchè una persona è nata cieca? Lui risponde che non è colpa di nessuno..nè di vite passate, nè dei genitori...ma è così affinche la GLoria di Dio si manifesti in lui.

ciao
Sweet Cat is offline  
Vecchio 28-03-2007, 14.30.58   #13
turaz
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

diciamo che l'amore è cmq la "cura" in qualsiasi caso...

ciao
turaz is offline  
Vecchio 28-03-2007, 15.21.22   #14
pensieridiunmuratore
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Citazione:
Originalmente inviato da Sweet Cat
personalmente non credo in questa dottrina, è troppo deterministica e non lascia spazio alla grazia ne alla misericordia.
.oltre al fatto di essere profondamente ingiusta..difatti non si riesce a capire perchè una persona debba pagare per qualcosa che ha commesso in un altra vita e di cui non ne è consapevole in questa vita?
non credo sia una legge divina ma solo una legge di uomini pensata per rispondere a domande di cui non riesce a rispondere...perchè in fondo non ci sono risposte!!!
Gesù lo spiega molto bene ..quando gli chiedono di chi è la colpa del perchè una persona è nata cieca? Lui risponde che non è colpa di nessuno..nè di vite passate, nè dei genitori...ma è così affinche la GLoria di Dio si manifesti in lui.
Effettivamente, dolce gattino, che la colpa non sia di vite passate non lo dice Gesù ma lo aggiungi tu.

Giovanni 9:1-3 Mentre passava, vide un uomo che era cieco fin dalla nascita. 2 E i suoi discepoli lo interrogarono, dicendo: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?". 3 Gesù rispose: "Né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma ciò è accaduto, affinché siano manifestate in lui le opere di Dio.

Effettivamente se a peccare fosse stato qualcuno morto prima che il cieco dalla nascita nascesse a peccare non sarebbe stato ne lui ne i suoi genitori, ma si sarebbe compiuta una legge di Dio.
pensieridiunmuratore is offline  
Vecchio 28-03-2007, 17.07.18   #15
paperapersa
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Citazione:
Originalmente inviato da Lucio P.
Torino, 28/03/07

Come da invito del web ecco le fonti:

http://camcris.altervista.org/butreincar.html



C) LA REINCARNAZIONE E LA GIUSTIZIA COSMICA
L'argomento principale per la reincarnazione è di ordine morale. Si ritiene cioè che il karma e la reincarnazione siano il modo ideale per realizzare la giustizia nel mondo terreno, in quanto tutte le opere e i pensieri delle persone vengono retribuiti nelle loro vite future. Questa retribuzione si manifesterà sotto forma di circostanze positive o negative, con esattezza matematica; ciò significa che tutto ciò che si fa sarà giustamente punito o ricompensato, sia a livello quantitativo che qualitativo. Questo sistema spiegherebbe anche le disuguaglianze che vediamo tra le persone, dà conforto a quelli che non riescono a comprendere la loro attuale situazione negativa, e dà loro speranza per una vita futura migliore. Secondo il karma, non esiste alcun perdono per le proprie colpe del passato, ma soltanto l'accumulo di debito karmico, seguito dal pagamento delle conseguenze nelle vite future. Swami Shivananda dichiara:
"Se l'uomo virtuoso che non ha commesso alcun atto malvagio in questa vita soffre, ciò è dovuto a qualche atto malvagio che può aver commesso nella sua vita precedente. Avrà una compensazione nella sua nascita successiva. Se l'uomo malvagio che compie il male giorno per giorno apparentemente si gode la sua vita, questo è dovuto al karma buono che ha avuto nella sua vita precedente. Avrà una compensazione nella sua nascita successiva. Soffrirà nella sua prossima vita. La legge della compensazione è inesorabile e senza pietà" (Swami Shivananda, Pratica del Karma Yoga, 1985, p. 102).
Considerando che il debito karmico che ogni uomo accumula nel suo passato è assai grande, una sola vita non è abbastanza per espiarlo. Pertanto, per ottenere la liberazione, diventano necessarie molte vite.. Ne risulta che le affermazioni di alcuni guru riguardo all'essere in grado di cancellare il karma dei loro discepoli è assurdo. Attraverso l'ascetismo e la meditazione, l'uomo deve guadagnarsi la salvezza con le proprie mani, o essere abbandonato a subire i dettami del karma.
Anche se potrebbe sembrare che il meccanismo del karma e della reincarnazione offre una spiegazione alla questione della giustizia sociale, vi sono due obiezioni principali che la contraddicono:
1) Fintanto che la sofferenze (o la ricompensa per il bene compiuto) può essere sperimentato solo a livello personale (fisico o psichico), e l'uomo cessa di esistere come persona dopo la morte fisica, è chiaro che un'altra persona, generata in un altro corpo fisico, subirà le conseguenze dettate dal karma dell'altra persona defunta. Il sè impersonale (atman o purusha) che si reincarna non ha niente a che fare con la sofferenza; è un semplice osservatore dello svolgimento della vita psico-mentale. Se, al momento della zare una perfetta giustizia. Non è dunque possibile spiegare con il karma i disastri naturali, le piaghe e gli incidenti che affliggono gli innocenti.
Per questi motivi, il detto "si raccoglie ciò che si è seminato" non può essere usato per esprimere le idee dei reincarnazionisti (in realtà queste parole sono state prese dal Nuovo Testamento, Galati 6,7, dove hanno un significato molto diverso). Secondo il meccanismo della reincarnazione, una persona semina e l'altra raccoglie, dato che nessuna caratteristica personale può essere preservata da un'incarnazione del sè impersonale alla successiva. Nel Buddismo, che rigetta l'idea stessa di un sè che trasmigra, l'idea di seminare e raccogliere è ancora più assurda. Vediamo ad esempio il seguente testo:
"Se accade che uomini e donne buoni, che ricevono e ritengono queste parole, sono oppressi, i loro destini malvagi sono l'inevitabile risultato retributivo dei mali commessi nelle loro vite mortali passate. Mediante la virtù delle loro sofferenze attuali l'effetto del loro passato sarà espiato, ed essi saranno nella posizione di conseguire il Completamento dell'Incomparabile Illuminazione" (Sutra del Diamante, 16).
Questo studioso , certo Valea, porta sue tesi a sfavore di una
possibilità di reincarnazione, confondendo l'anima con la personalità.
L'anima in realtà non ha molto a che fare con gli aspetti della personalità
di una persona, poichè in tal senso ognuno è unico e irripetibile.....
Il corpo fisico o anche gli altri corpi (astrale, eterico) di cui la Chiesa
non fa menzione perchè non li conosce, sono solo strumenti per la coscienza
non evoluta per esperire ed evolvere verso sempre maggiori ampliamenti di coscienza e verso la vera essenza, di Luce.
Il suddetto Valea, sostiene che i passi del N. T. che vengono addotti dai reincarzionisti come prove non sono validi ed allora vorrei che mi spiegasse queste parole del Vecchio Testamento, Nel Libro della Sapienza Salomone
afferma: Poichè ero buono ero entrato in un corpo senza difetti!!!!!
e ancora sempre da tale libro:

I MALVAGI dicono: siamo stati messi al mondo per caso!




Lo scopo dell'Esistenza è la Conoscenza del Creato
senza la quale non si è idonei a rientrare nella Coscienza divina che ci ha espressi.

La morte pertanto è un passaggio dimensionale, un trasferimento in una altra dimensione, ma l'essere permane sempre e torna finchè l'apprendimento dai propri errori non permetterà la comprensione della realtà spirituale
ed il superamento della ciclicità di vite e morti fisiche.
Il non avere memoria delle vite precedenti serve a non condizionare in maniera già nota le nostre azioni, ma a farci scegliere in maniera più consapevole come agire nelle varie esperienze di vita.
Chi vince lo farò colonna del mio tempio e non ne uscirà più dice Gesù Cristo
e cosa dovremmo vincere? l'essere attaccati alle cose del mondo, la dipendenza dalla materia, dagli istinti, dai desideri, dagli attaccamenti
e soprattutto perdonando, perdonando, perdonando, senza rancori, senza giudizi, senza condanne......perchè il nostro essere di luce, la nostra vera individualità non soffre, non si offende, e soprattutto non può essere nè ferita nè uccisa.... chi si risveglia a questa verità e la vede riflessa negli altri esseri non può avere nemici, problemi, malattie, disastri.
Il realizzato sa che questa scuola della conoscenza è un"film", un "teatro"
un "palcoscenico" come lo definì il grande Shakespeare.
Attendo chiarimenti sulle parole tratte dal libro della Sapienza!
paperapersa is offline  
Vecchio 28-03-2007, 21.00.49   #16
Il Cavallo Bianco
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

La reincarnazione:

I motivi che indussero la chiesa a rinnegare la reincarnazione


Cerchiamo ora di focalizzare i motivi interni che indussero la chiesa ancora in fase di stabilizzazione, a rinnegare ed eliminare la dottrina della Reincarnazione.


L'insegnamento originario di Gesù Cristo non conosce alcun intermediario od organizzazione per raggiungere alla salvezza, Egli invita semplicemente ad annunciare a tutti gli uomini l'evangelo dell'Amore e ad osservare le sue massime nella vita quotidiana, così come sono state trascritte nel DISCORSO DELLA MONTAGNA, l'unico mediatore tra Dio e l'uomo è il Cristo; l'esperienza però dimostra che solo una minoranza è disposta a seguire questo invito e ad aspirare in primo luogo al Regno di Dio.
La maggioranza ha si delle aspirazioni religiose in vista della morte umana, non è però disposta a rinunciare ai suoi scopi egoistici e terreni.
Col passare del tempo i predicatori della lieta novella svilupparono per questa maggioranza, delle forme, dei riti esteriori prestabiliti che in seguito vengono definiti tradizioni. Questi riti assumono poi carattere di salvezza e divengono la premessa indispensabile per raggiungere questa salvezza, l'importanza attribuita a questi riti viene fondata sui dogmi e su alcuni passi citati nella bibbia che viene interpretata alla lettera e non a SENSO ossia in SENSO SPIRITUALE, in questo modo acquista carattere autorevole e da quì deriva la credenza che la benedizione di Dio si fondi su questi riti, che venga impartita solo a coloro che vi partecipano.
Poiché l'uomo ha la tendenza a prestare fede alle autorità e preferisce le formi esteriori, solenni esteriormente, che alla SOSTANZA, si ha una deviazione della mentalità religiosa.
Anziché la ricerca della perfezione ecco l'esercizio dei riti religiosi che sono più comodi e non richiedono alcun mutamento dello stile di vita condotto finora.
Fede ed obbedienza nei confronti della chiesa, dogmi e riti divengono le pratiche più importanti dell'Amore verso Dio e della Carità verso il Prossimo. E' vero che si continua a predicare il pentimento e la conversione, l'altruismo e l'Amore per i nemici, però queste parole hanno ben poco effetto se la chiesa stessa non agisce come predica, infine l'importanza che si dà ai riti contribuisce a fare della messa domenicale, un surrogato di ciò che dovrebbe essere un ATTEGGIAMENTO quotidiano. Con questo spostamento di funzioni, viene interrotto il collegamento diretto fra PADRE e FIGLIO e la chiesa si frappone tra i due da intermediaria, da ciò risulta la dipendenza diretta dell'uomo dalla chiesa e dai suoi mezzi di salvezza rituali. La storia ha dimostrato che una chiesa che aspira al potere terreno, ha saputo sfruttare questa dipendenza per ottenere influsso, stima, potere e ricchezza.
Le sciagurate conseguenze della potenza ecclesiastica esercitata nel medio- evo, vedi le crociate, le inquisizioni, le torture e i roghi, vengono relegate ben volentieri nelle cose del passato, certamente oggi giorno non capitano più avvenimenti tali, tuttavia è rimasto il valore attribuiti ai riti ai fini della salvezza cui si affidano non pochi cristiani battezzati.
La dottrina della Reincarnazione, dice che la salvezza: la liberazione dalla ruota della rinascita, non può essere acquisita né con cerimonie e delle parole, né con la sola fede MA UNICAMENTE CON LA PURIFICAZIONE DELL'ANIMA che realizza l'amore per Dio e verso il prossimo, tutto il resto è solo ritualismo.
La Reincarnazione dice chiaramente che chi non aspira a questa purificazione sarà sottoposto ad un'ulteriore incarnazione, tuttavia non deve temere né la morte e né la dannazione eterna cercando di tranquillizzare la propria coscienza con i mezzi di salvezza offerti dalla chiesa.
La dottrina della R. quindi non è adatta a conferire potere e stima alla chiesa in quanto i fedeli non sarebbero legati ad essa, ai suoi riti e tantomeno temerebbero un giudizio universale.


La storia dimostra che dei motivi politici e di potere determinarono la soppressione della dottrina della R. nei primi secoli del Cristianesimo, cui venne sostituita con la dottrina dell'unicità dell'anima in cui si fonda la fede della chiesa.
L'avvento della riforma ha contribuito ad abolire alcune aberrazioni come per esempio la vendita delle indulgenze, però anche le religioni protestanti hanno mantenuto il rifiuto della R., cercando di dare l'impressione che questa dottrina fosse sconosciuta alla cristianità.
Ammettere un simile errore da parte della chiesa significherebbe mettere in discussione la propria credibilità.
Malgrado la censura della chiesa, la dottrina della R. riemerse in varie epoche della storia ed il suo insegnamento, furono soprattutto i Catari e gli Albigesi che tentarono di propagarla nuovamente e purtroppo sappiamo che furono sterminati dalla chiesa.
In seguito nel sedicesimo secolo furono Paracelso e Giordano Bruno a riproporla, quest'ultimo venne incarcerato per 7 anni a Roma e sottoposto a vari processi dal tribunale dell'inquisizione ed infine condannato al rogo su Campo dei Fiori.
Questa dottrina assunse nuovo sviluppo ed importanza nel periodo dell'illuminismo, uno dei suoi più noti seguaci fu Federico il grande, OGGI ALCUNI GRUPPI SPIRITUALI CRISTIANI FONDANO LA LORO FEDE NELLA REINCARNAZIONE.


Vanno citati i numerosi poeti e filosofi convinti sostenitori della Reincarnazione tra i più noti citiamo: Gothe, Schiller, Voelter, Victor hugo, Lessing, Novalis, Hesse, Emerson; Dante, Michelangelo, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Mazzini.
Il Cavallo Bianco is offline  
Vecchio 28-03-2007, 21.58.18   #17
Lucio P.
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Torino, 28/03/07

Ciao Cavallo Bianco, mi spiace doverti deludere ma non ho ancora finito. Il pensiero cristiano a riguardo di tale argomento vale a dire le confutazioni dei versetti biblici sta quasi per arrivare.

CHI deve espiare gli effetti del SUO passato? Una nuova distribuzione dei cinque aggregati? CHI conseguirà l'illumazione? Una certa configurazione di quei cinque aggregati impersonali? Questo processo assicura una giustizia perfetta PER CHI? Per una personalità illusoria che sparisce alla morte fisica?
2) Una seconda obiezione concerne l'attuale possibilità di ottenere la liberazione dal karma e dal ciclo della reincarnazione. Normalmente si suppone che la persona che vive le conseguenze del proprio karma deve farlo in uno spirito di rassegnazione e sottomissione. Ma questo ideale è lontano dalla realtà. Invece di adottare un'attitudine passiva nei confronti delle proprie sofferenze, quasi sempre l'uomo reagisce con indignazione, e così accumula un debito karmico costantemente in crescita. L'esperienza comune insegna che il male genera quasi sempre altro male e perciò un equilibrio tra il bene e il male non può essere raggiunto. Come risultato, un circolo vizioso viene generato e il debito karmico cresce in continuazione, a dismisura. Questo accadrebbe per la maggior parte delle persone sulla terra, in quanto è detto che la maggior parte di noi vive nell'ignoranza (avidya). Da una generazione alla successiva, il totale del debito karmico è costantemente in crescita e questa situazione non può mai essere risolta. Che tipo di giustizia è quella che causa molti più problemi di quanti ne può risolvere?
Se c'è un'alta probabilità di accumulare nuovo karma invece di liberarsene, ecco che la soluzione migliore per ottenere la liberazione dalla reincarnazione diventa il digiuno totale Jainista che mira alla morte, secondo ciò che afferma il Mahavira:
"Se questo pensiero si presenta a un monaco: 'Sono malato e incapace, al momento, di mortificare il mio corpo regolarmente, quel monaco deve ridurre il suo cibo regolarmente; riducendo regolarmente il suo cibo e diminuendo le sue colpe ... esercitandosi egli dissolve il suo corpo...
Vincendo ogni sorta di dolore e sofferenza attraverso la fiducia in questo, egli raggiunge questa temibile morte religiosa. Così a tempo debito porrà fine alla propria esistenza. Questo è stato adottato da molti che erano liberi da illusioni; è buono, integro, adatto, beatificante, meritorio. Così ho parlato." (Acaranga Sutra 1,7,6)
Prendiamo ora un esempio e vediamo come le due obiezioni si applicano ai casi di persone reali. Se consideriamo Hitler, i risultati sono sorprendenti (per uno studio dettagliato su questo caso e altri aspetti importanti della reincarnazione si veda il libro di Mark Albrecht "Reincarnation", InterVarsity Press, 1982). Non c'è dubbio che qualunque reincarnazionista concordi sul fatto che molte vite sono necessarie per consumare il suo debito karmico. Hitler morì nel 1945 e, stando alla dottrina della reincarnazione, ha dovuto reincarnarsi in un bambino per subire le dure conseguenze dei suoi atti mostruosi. Le due obiezioni viste prima possono essere formulate come segue:
1) La persona di Hitler ha cessato di esistere al momento della sua morte fisica. Solo il sè impersonale si reincarna, accompagnato dal suo deposito karmico. Comunque, non vi è continuità tra la persona di Hitler e quella dell'individuo che deve subire le sofferenze imposte dal karma di Hitler. Il nuovo nato non sa che deve subire le conseguenze del karma di Hitler. Dopo la crudele vita e morte di questa nuova persona, altri milioni di reincarnazioni si succederanno con lo stesso tragico destino. Il fatto più disgustoso è che la persona di Hitler, l'unica che avrebbe dovuto subire a livello fisico e psichico i risultati delle sue folli opere, si è dissolta al momento della sua morte fisica, mentre innumerevoli altre persone, che sono del tutto ignare della situazione e innocenti, devono subire le angosciose conseguenze del suo karma negativo.
2) In conseguenza delle durezze che devono essere subite dalle nuove incarnazioni di Hitler, è quasi certo che queste reagiranno con indignazione invece di rassegnarsi alla loro situazione, e dunque accumuleranno un debito karmico costantemente in crescita. Ogni nuova reincarnazione diventa una fonte di nuovo karma acquistato, e dà vita a una nuova catena di individui che devono pagarne le conseguenze. Lo stesso accade nel caso di Hitler stesso. Chiunque egli fosse stato in precedenza, ha aggravato moltissimo il suo karma durante gli anni della sua vita. Dunque, invece di risolvere il problema della giustizia globale, il problema si aggrava. Partendo da un singolo individuo come Hitler, si raggiunge un numero enorme di persone che devono pagare il karma di quel singolo e al tempo stesso ne accumulano altro durante le loro vite. Questo è solo uno dei casi di tutta la storia umana. Ogni tentativo di immaginare cosa accade su scala più larga rivelerebbe una catastrofe impossibile da risolvere.
E' evidente che il karma e la reincarnazione non possono fornire alcun tipo di giustizia. La reincarnazione non può risolvere il problema del male ma anzi lo amplifica, e lascia che il male commesso in origine resti impunito. Se la reincarnazione fosse reale, Hitler non sarebbe mai stato punito per i suoi atti perché ha smesso di esistere, prima che qualunque essere umano o circostanza della vita potesse realmente punirlo.
Analizzando poi i collegamenti tra le persone e il karma da una prospettiva globale, ci sono da fare due riflessioni.
Primo, dato che per la reincarnazione la sofferenza è il risultato delle opere malvagie compiute nelle vite precedenti, un possibile modo di reagire coerentemente con la legge del karma potrebbe portare a una mancanza di compassione verso coloro che soffrono. Un reincarnazionista potrebbe pensare che chi soffre merita di essere punito, e che chiunque osa aiutarlo interferisce con lo svolgimento del suo karma e di conseguenza si sta accumulando del karma negativo per se stesso.
Secondo, l'uomo che diventa strumento del castigo del karma accumula per se stesso del karma negativo e quindi dovrà essere punito a sua volta, nella vita successiva. Poi la prossima persona che agirà come strumento del karma dovrà essere punita a sua volta, e così via. Una possibile soluzione a questo ciclo infinito sarebbe che chi agisce come strumento del karma lo faccia in maniera completamente distaccata e disinteressata, secondo le parole di Krishna nel Bhagavad Gita (2,47; 3,19; ecc.). Ciò porterebbe a non acquisire nuovo karma. Comunque, questa soluzione sarebbe limitata al massimo a quei pochi "distaccati" che conoscono il loro ruolo e che lo seguono, e dunque non ha significato sulla ben più ampia scala della società umana. Ben poche persone infatti si considerano esecutori distaccati del karma sulle vite dei loro vicini.Esaminiamo questi due punti nel caso dei milioni di Ebrei uccisi nelle camere a gas dai nazisti durante la guerra. Primo, un reincarnazionista potrebbe ritenere assurdo avere sentimenti di compassione verso di loro, perché essi si sarebbero meritati la loro sofferenze e morte, in una vita precedente. Potrebbe poi concludere che, dopo tutto, i nazisti stavano facendo la cosa giusta, in quanto esecutori dei dettami del karma. Usando questo ragionamento, ogni concepibile crimine commesso nel passato o nel presente può essere giustificato, senza preoccuparsi delle implicazioni morali. Tutto ciò apre una prospettiva orrenda sul passato e sul futuro dell'umanità, con implicazioni difficili da afferrare.
Secondo, l'uccisione di milioni di persone richiede che i loro giustizieri siano a loro volta uccisi, in modo simile, nelle loro vite future. Ma questo implica che i giustizieri reincarnati saranno a loro volta uccisi, e i loro giustizieri anche, ecc. ecc. Il ciclo non avrebbe mai fine. Si può obiettare che la morte dei colpevoli può avvenire anche, ad esempio, mediante calamità naturali. Questa spiegazione non è accettabile, in quanto il karma è generato non solo dalle azioni compiute, ma anche dal desiderio che le ha prodotte. Anche il desiderio di uccidere viene retribuito, non soltanto l'atto in se stesso. Dunque, se la reincarnazione fosse un concetto logico, implicherebbe che non ha né un inizio né una fine. Non può essere una soluzione per la giustizia, ma solo una sorta di eterno circo.
Un'analisi più approfondita del concetto di giustizia karmica dimostra che il principio base della moralità Indù, il non uccidere (ahimsa), diventa assurdo. Secondo questo principio non bisogna partecipare nell'uccisione di qualsiasi essere vivente, altrimenti ci si reincarna per pagarne le conseguenze (questo principio è la base del vegetarianismo religioso orientale).

segue
Lucio P. is offline  
Vecchio 28-03-2007, 22.04.11   #18
Lucio P.
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Torino, 28/03/07 (seconda parte della data elencata)

Ad esempio, il macellaio che uccide un maiale si reincarnerà in un maiale per essere ucciso a sua volta. Comunque, il principio stesso di reincarnazione contraddice il significato di ahimsa e ne prova l'inutilità. Il maiale viene ucciso, probabilmente perché era la reincarnazione di un altro macellaio, che doveva essere punito in quel modo. Neppure in questo caso il circolo vizioso può essere fermato in modo naturale (ad es. morte naturale dell'animale per malattia), in quanto il desiderio del macellaio di uccidere l'animale (per mangiarlo o per guadagnarsi da vivere) genera del karma. Dunque la violazione del principio di non-violenza diventa una necessità per adempiere alla giustizia karmica. Il macellaio è al tempo stesso strumento dell'espiazione del debito karmico e produttore di un nuovo debito per se stesso. In modo strano e contraddittorio, l'adempimento del debito karmico richiede la punizione del suo esecutore. In altre parole, il karma paradossalmente agisce condannando gli esecutori della sua "giustizia".
In conclusione, il concetto di reincarnazione è in contraddizione con la logica, con la giustizia sociale, con la moralità e anche con il senso comune. Guardando oltre l'apparente conforto che esso sembra fornire alla vita corrente nel promettere altre vite in cui potersi perfezionare, la credenza nella reincarnazione non può portare alcun risultato benefico, ma solo rassegnazione e disperazione nell'affrontare il proprio destino.

D) LA REINCARNAZIONE E IL CRISTIANESIMO
L'odierno sincretismo religioso non soltanto accetta la reincarnazione come una delle sue dottrine di base, ma cerca anche di dimostrare che esso può essere trovato nella Bibbia e nella storia del Cristianesimo. Esamineremo allora le fonti che sono citate per sostenere quest'ipotesi, dimostrando le differenze tra la dottrina della reincarnazione e l'insegnamento cristiano, e daremo infine una spiegazione per i ricordi di vita passata menzionati in un capitolo precedente.
LA REINCARNAZIONE E LA BIBBIA
I testi biblici presi per sostenere l'idea di reincarnazione sono i seguenti:
1) Matteo 11,14 e 17,12-13, riguardo all'identità di Giovanni il battista;
2) Giovanni 9,2, "Chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?";
3) Giovanni 3,3, "Se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio";
4) Giacomo 3,6, "Il ciclo della vita";
5) Galati 6,7, "Quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà";
6) Matteo 26,52, "Tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada";
7) Apocalisse 13,10, "Se uno deve andare in prigionia, andrà in prigionia; se uno dev'essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada".
1. Il primo testo concerne l'identità di Giovanni il battista, che i reincarnazionisti suppongono essere la reincarnazione del profeta Elia. In Matteo 11,14 Gesù dice: "Se lo volete accettare, egli (Giovanni il battista) è l'Elia che doveva venire". Più avanti, nel rispondere agli apostoli riguardo alla venuta di Elia, Gesù dice loro: "Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio dell'uomo deve soffrire da parte loro. Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni il battista" (Matteo 17,12-13; vedere anche Marco 9,12-13).
A un lettore frettoloso, può sembrare che questi versi implichino la reincarnazione del profeta Elia in Giovanni il battista. La profezia del ritorno di Elia si trova nel libro del profeta Malachia (3,1; 4,5-6): "Ecco, io vi mando il profeta Elia, prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e terribile. Egli volgerà il cuore dei padri verso i figli, e il cuore dei figli verso i padri, perché io non debba venire a colpire il paese di sterminio". Proprio prima dell'adempimento di questa profezia con la nascita del battista, un angelo aveva annunciato a suo padre Zaccaria: "...andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto" (Luca 1:17). Cosa significano le parole "con lo spirito e la potenza di Elia"? Secondo gli altri passaggi biblici che si riferiscono a Elia e al battista, non insegnano la reincarnazione.
Al tempo in cui Giovanni il battista cominciò la sua predicazione pubblica, i sacerdoti gli chiesero: "Sei tu Elia?" (Giovanni 1:21). In tali circostanze un vero "guru" non avrebbe esitato a dichiarare la sua posizione nella successione dei maestri spirituali (guru parampara) della tradizione che egli rappresenta. Ma Giovanni il battista rispose semplicemente: "Non lo sono" (stesso verso).
Il motivo della sua negazione è che Giovanni il battista era un TIPO di Elia, un profeta che avrebbe dovuto ripetere la missione di Elia in un contesto simile al suo. Come Elia prima di lui, anche Giovanni il battista dovette subire la persecuzione della casa reale e agire nel contesto di degenerazione spirituale in cui versava la nazione d'Israele, con la missione di ricondurre le persone a Dio. Il battista aveva lo stesso incarico spirituale del profeta Elia, ma non la stessa anima o lo stesso "sé". Dunque nell'espressione "con lo spirito e la potenza di Elia" non bisogna vedere l'idea della reincarnazione di una persona, ma la necessaria ripetizione di un episodio ben conosciuto nella storia d'Israele. Un altro testo biblico che contraddice la teoria della reincarnazione in questo caso è la storia della scomparsa di Elia da questo mondo. Elia non morì fisicamente, ma fu trasportato in cielo (2 Re 2,11). La teoria classica della reincarnazione afferma che una persona deve prima morire affinché il suo sé possa reincarnarsi in un altro corpo. Nel caso di Elia, questo ovviamente non accadde. Infine, dobbiamo ricordare l'esperienza dei tre apostoli al monte della trasfigurazione (Matteo 17,1-8, Marco 9,2-8, Luca 9,28-36), dove in presenza di Cristo apparve Elia e fu identificato dagli apostoli senza alcun fraintendimento che potesse trattarsi del battista.
2. Il prossimo testo è quello della guarigione dell'uomo nato cieco, riportata in Giovanni 9,2. Consideriamo la domanda degli apostoli: "Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?". E' ovvio che se fosse valida la prima opzione (l'uomo sarebbe nato cieco a causa dei suoi peccati) significherebbe che l'uomo poteva aver peccato solo in una vita precedente. Secondo la teoria classica della reincarnazione, in una vita precedente quell'uomo sarebbe potuto essere un crudele dittatore che ora stava subendo la condanna per le sue azioni.
Comunque, la domanda degli apostoli non implica che tra gli israeliti fosse diffusa qualche forma di dottrina della reincarnazione. Conferma anzi che alcune fazioni religiose dell'epoca insegnavano la fantasiosa teoria che il feto può commettere peccati mentre è ancora nel grembo della madre. Se Gesù avesse considerato vera la reincarnazione, sicuramente avrebbe utilizzato questa opportunità - come Egli era solito fare - per spiegare loro la legge del karma e per applicare la reincarnazione al caso di quell'uomo. Gesù non mancò mai di cogliere simili occasioni per istruire i suoi discepoli riguardo alle questioni spirituali, e la reincarnazione sarebbe stata una dottrina cruciale da apprendere.
Ciò nonostante, con la risposta che diede loro, Gesù rigettò entrambe le ipotesi suggerite dagli apostoli. Sia l'idea di poter peccare prima della nascita, sia quella della punizione per i peccati dei genitori, erano sbagliate. Gesù disse: "Né lui ha peccato, né i suoi genitori" (Giovanni 9,3). Quella situazione diede a Gesù la possibilità di offrire alla gente una prova della Sua divinità, guarendo il cieco nato (v. 39).
3. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù dice a Nicodemo: "In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio" (Giovanni 3,3). Preso fuori contesto, questo verso può sembrare suggerire che la reincarnazione (la rinascita) è il modo per ottenere la perfezione spirituali ed essere ammessi nel "regno di Dio". Al verso seguente leggiamo che Nicodemo risponde: "Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?" (v. 4). Gesù rigettava l'idea di rinascita fisica e stava spiegando il bisogno che l'uomo rinasca spiritualmente, durante la sua vita, per poter entrare nel regno di Dio dopo la vita terrena.
Gesù spiegò ulteriormente il significato delle Sue parole riferendosi a un episodio ben conosciuto della storia d'Israele: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato" (Giovanni 3,14). Questo episodio risale alla traversata del deserto da parte del popolo d'Israele verso la Terra Promessa, sotto la guida di Mosè. Essi parlarono contro Dio, e come risultato comparvero dei serpenti velenosi che presero a morderli. Rendendosi conto del loro peccato, implorarono salvezza. Dio allora disse a Mosè di forgiare un serpente di rame e di metterlo su un'asta, e chiunque l'avrebbe guardato sarebbe stato sanato; bastava semplicemente ubbidire e guardare, per essere guariti. Tornando al collegamento che Gesù fece tra questo episodio e il suo insegnamento, Egli disse: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in Lui abbia vita eterna" (Giovanni 3,14-15). In altre parole, come Mosè aveva innalzato il serpente di rame nel deserto 1400 anni prima, prefigurando il sacrificio di Gesù, così Egli doveva essere innalzato sulla croce, affinché chiunque crede in Lui sia salvato.

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Lucio P. is offline  
Vecchio 28-03-2007, 22.09.22   #19
Lucio P.
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Torino, 28/03/07 (terza e ultima di oggi)

Come gli Israeliti nel deserto ubbidendo al comando di Dio furono salvati dalla morte, così Dio offriva a Nicodemo, alla sua generazione e al mondo intero, di essere salvati credendo che il sacrificio di Gesù sulla croce è la soluzione perfetta che Egli ha provvisto per i peccati del mondo. Dunque il tipo di rinascita di cui Gesù parlava (come anche Paolo, vedi Tito 3,5) non è il concetto orientale di reincarnazione ma una rinascita spirituale che noi abbiamo sperimentato e di cui ogni essere umano può fare l'esperienza nel corso della sua vita terrena.
4. Il quarto testo interpretato da alcuni come indicativo della reincarnazione si trova nell'epistola di Giacomo 3,6, dove si parla di "corso della vita" o di "ciclo della vita", il che sembra richiamare il ciclo di reincarnazioni senza fine presentato dalle religioni orientali. Ma il verso in questione dice soltanto che "la lingua è un fuoco... che contamina tutto il corpo e, infiammata dalla geenna, dà fuoco al ciclo della vita". La lingua senza controllo viene equiparata a un fuoco che danneggia tutti gli aspetti dell'esistenza, pensieri e opere, in un circolo vizioso. Significa cioè che il parlare peccaminoso è all'origine di molti altri peccati, che ne conseguono, e che conducono l'uomo alla geenna (l'inferno).
5. L'esempio classico di karma e samsara nella Bibbia è, secondo i reincarnazionisti, rappresentato dalle parole dell'apostolo Paolo ai Galati: "Non vi ingannate; non ci si può beffare di Dio; perché quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà" (Galati 6,7). Questo "seminare e mietere" può sembrare indicare gli atti della persona e le loro conseguenze come dettate dal karma nelle vite seguenti. In realtà, basta leggere il verso successivo per rendersi conto che il punto qui è il giudicare gli effetti dei nostri atti dalla prospettiva della vita eterna, come affermato nella Bibbia, senza possibilità di ulteriori esistenze terrene in gioco: "...quello che l'uomo avrà seminato, quello pure mieterà. Perché chi semina per la sua carne, mieterà corruzione dalla carne; ma chi semina per lo Spirito mieterà dallo Spirito vita eterna" (Galati 6,7-8, si legga anche l'intero capitolo). "Mietere corruzione" significa separazione eterna da Dio nella geenna, mentre la "vita eterna" rappresenta comunione eterna e personale con l'Iddio eterno nei cieli. Nel loro contesto, questi versi non suggeriscono affatto la reincarnazione dell'anima dopo la morte. Secondo il Cristianesimo, il giudice supremo dei nostri atti è Dio, e non un karma impersonale.
6. Dopo che Pietro ebbe tagliato l'orecchio di Malco, servo del sommo sacerdote, nel tentativo di impedire l'arresto di Gesù nel Getsemani, Gesù guarì il servo (Luca 22:51), e rimproverò Pietro dicendo: "Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada" (Matteo 26:52). I reincarnazionisti pensano che questo verso implichi l'azione del karma.
Tutti e quattro i vangeli fanno un resoconto del rimprovero di Gesù contro l'iniziativa di Pietro. Per quanto eroica potesse apparire, era contraria al piano di Dio (come Gesù stesso disse poco dopo: "Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali bisogna che così avvenga?", verso 54). Pietro dunque in questo caso stava peccando e, secondo la legge dell'Antico Testamento il peccato doveva essere retribuito (cfr. Genesi 9,6, ecc.). Comunque, in tutta la legge dell'Antico Testamento, si parla sempre di retribuzione nella vita attuale (Es. 21,23-25, Lev. 24,19-20, Deut. 19,21, ecc.), non in presunte vite future. Altrimenti le parole di Gesù porterebbero a delle implicazioni assurde. Se Egli avesse inteso dire che uccidendo qualcuno con la spada in questa vita, si verrebbe uccisi con la spada in una vita futura, allora la crocifissione di Gesù (che seguì di lì a poco) sarebbe stata una punizione per i peccati che il Figlio di Dio aveva commesso in qualche "vita precedente", invece di essere secondo il piano di salvezza di Dio come Cristo stesso aveva più volte affermato.
7. "Se uno deve andare in prigionia, andrà in prigionia; se uno dev'essere ucciso con la spada, bisogna che sia ucciso con la spada" (Apocalisse 13,10). Questo verso appartiene a una profezia che parla del tempo della fine, in cui Satana e i suoi soggetti avranno temporaneamente potere sulla terra. I seguaci della reincarnazione devono rendersi conto che si tratta di una citazione dall'Antico Testamento: "Se anche ti dicono: "Dove ce ne andremo?", tu risponderai loro: "Così dice il Signore: Alla morte, i destinati alla morte; alla spada, i destinati alla spada; alla fame, i destinati alla fame; alla schiavitù, i destinati alla schiavitù" (Geremia 15,2). Questa sentenza fu scritta dal profeta Geremia poco prima della caduta di Gerusalemme e dell'esilio Babilonese (586 a.C.) ed esprime la condanna di Dio sugli israeliti malvagi di quel tempo, che Lo avevano rigettato. Qui non è all'opera una legge impersonale del karma, ma la volontà di un Dio personale e creatore, che ha il diritto di scegliere come punire coloro che Lo hanno rigettato (si veda anche Geremia 43,11, che usa le stesse parole per annunciare la punizione dell'Egitto per i suoi peccati). Lo scrittore dell'Apocalisse usa questa citazione per rassicurare i credenti che si troveranno a vivere durante gli eventi descritti nella profezia, che Dio tornerà a fare giustizia, così come fece nel passato. Pertanto li esorta ad avere costanza e fedeltà, come il verso aggiunge subito dopo (v. 10).
Come si può osservare, in tutte le situazioni in cui sono menzionate delle "prove bibliche" per la reincarnazione, il contesto viene sempre ignorato. Altri passaggi usati per tentare di convalidare la reincarnazione, parlano in realtà dell'esistenza di Cristo prima della Sua venuta nel mondo in forma umana (Giovanni 8,58), la continuità dell'esistenza dell'anima di ogni persona dopo la morte (Giovanni 5,28-29, Luca 16,22-23, 2 Corinzi 5,1), e la rinascita spirituale dei credenti durante la loro vita terrena attuale (Tito 3,5, 1 Pietro 1,23), l'unica ammessa dalla Bibbia. Nessuno di questi passaggi dà una seppur vaga indicazione della reincarnazione.


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Lucio P. is offline  
Vecchio 29-03-2007, 00.29.53   #20
Lucio P.
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Riferimento: La Reicarnazione nella fede dei primi Cristiani

Citazione:
Originalmente inviato da Il Cavallo Bianco
La reincarnazione:

I motivi che indussero la chiesa a rinnegare la reincarnazione


Cerchiamo ora di focalizzare i motivi interni che indussero la chiesa ancora in fase di stabilizzazione, a rinnegare ed eliminare la dottrina della Reincarnazione.


L'insegnamento originario di Gesù Cristo non conosce alcun intermediario od organizzazione per raggiungere alla salvezza, Egli invita semplicemente ad annunciare a tutti gli uomini l'evangelo dell'Amore e ad osservare le sue massime nella vita quotidiana, così come sono state trascritte nel DISCORSO DELLA MONTAGNA, l'unico mediatore tra Dio e l'uomo è il Cristo; l'esperienza però dimostra che solo una minoranza è disposta a seguire questo invito e ad aspirare in primo luogo al Regno di Dio.
La maggioranza ha si delle aspirazioni religiose in vista della morte umana, non è però disposta a rinunciare ai suoi scopi egoistici e terreni.
Col passare del tempo i predicatori della lieta novella svilupparono per questa maggioranza, delle forme, dei riti esteriori prestabiliti che in seguito vengono definiti tradizioni. Questi riti assumono poi carattere di salvezza e divengono la premessa indispensabile per raggiungere questa salvezza, l'importanza attribuita a questi riti viene fondata sui dogmi e su alcuni passi citati nella bibbia che viene interpretata alla lettera e non a SENSO ossia in SENSO SPIRITUALE, in questo modo acquista carattere autorevole e da quì deriva la credenza che la benedizione di Dio si fondi su questi riti, che venga impartita solo a coloro che vi partecipano.
Poiché l'uomo ha la tendenza a prestare fede alle autorità e preferisce le formi esteriori, solenni esteriormente, che alla SOSTANZA, si ha una deviazione della mentalità religiosa.
Anziché la ricerca della perfezione ecco l'esercizio dei riti religiosi che sono più comodi e non richiedono alcun mutamento dello stile di vita condotto finora.
Fede ed obbedienza nei confronti della chiesa, dogmi e riti divengono le pratiche più importanti dell'Amore verso Dio e della Carità verso il Prossimo. E' vero che si continua a predicare il pentimento e la conversione, l'altruismo e l'Amore per i nemici, però queste parole hanno ben poco effetto se la chiesa stessa non agisce come predica, infine l'importanza che si dà ai riti contribuisce a fare della messa domenicale, un surrogato di ciò che dovrebbe essere un ATTEGGIAMENTO quotidiano. Con questo spostamento di funzioni, viene interrotto il collegamento diretto fra PADRE e FIGLIO e la chiesa si frappone tra i due da intermediaria, da ciò risulta la dipendenza diretta dell'uomo dalla chiesa e dai suoi mezzi di salvezza rituali. La storia ha dimostrato che una chiesa che aspira al potere terreno, ha saputo sfruttare questa dipendenza per ottenere influsso, stima, potere e ricchezza.
Le sciagurate conseguenze della potenza ecclesiastica esercitata nel medio- evo, vedi le crociate, le inquisizioni, le torture e i roghi, vengono relegate ben volentieri nelle cose del passato, certamente oggi giorno non capitano più avvenimenti tali, tuttavia è rimasto il valore attribuiti ai riti ai fini della salvezza cui si affidano non pochi cristiani battezzati.
La dottrina della Reincarnazione, dice che la salvezza: la liberazione dalla ruota della rinascita, non può essere acquisita né con cerimonie e delle parole, né con la sola fede MA UNICAMENTE CON LA PURIFICAZIONE DELL'ANIMA che realizza l'amore per Dio e verso il prossimo, tutto il resto è solo ritualismo.
La Reincarnazione dice chiaramente che chi non aspira a questa purificazione sarà sottoposto ad un'ulteriore incarnazione, tuttavia non deve temere né la morte e né la dannazione eterna cercando di tranquillizzare la propria coscienza con i mezzi di salvezza offerti dalla chiesa.
La dottrina della R. quindi non è adatta a conferire potere e stima alla chiesa in quanto i fedeli non sarebbero legati ad essa, ai suoi riti e tantomeno temerebbero un giudizio universale.


La storia dimostra che dei motivi politici e di potere determinarono la soppressione della dottrina della R. nei primi secoli del Cristianesimo, cui venne sostituita con la dottrina dell'unicità dell'anima in cui si fonda la fede della chiesa.
L'avvento della riforma ha contribuito ad abolire alcune aberrazioni come per esempio la vendita delle indulgenze, però anche le religioni protestanti hanno mantenuto il rifiuto della R., cercando di dare l'impressione che questa dottrina fosse sconosciuta alla cristianità.
Ammettere un simile errore da parte della chiesa significherebbe mettere in discussione la propria credibilità.
Malgrado la censura della chiesa, la dottrina della R. riemerse in varie epoche della storia ed il suo insegnamento, furono soprattutto i Catari e gli Albigesi che tentarono di propagarla nuovamente e purtroppo sappiamo che furono sterminati dalla chiesa.
In seguito nel sedicesimo secolo furono Paracelso e Giordano Bruno a riproporla, quest'ultimo venne incarcerato per 7 anni a Roma e sottoposto a vari processi dal tribunale dell'inquisizione ed infine condannato al rogo su Campo dei Fiori.
Questa dottrina assunse nuovo sviluppo ed importanza nel periodo dell'illuminismo, uno dei suoi più noti seguaci fu Federico il grande, OGGI ALCUNI GRUPPI SPIRITUALI CRISTIANI FONDANO LA LORO FEDE NELLA REINCARNAZIONE.


Vanno citati i numerosi poeti e filosofi convinti sostenitori della Reincarnazione tra i più noti citiamo: Gothe, Schiller, Voelter, Victor hugo, Lessing, Novalis, Hesse, Emerson; Dante, Michelangelo, Giordano Bruno, Tommaso Campanella, Mazzini.



Caro amico, da quello che hai scritto è evidente che hai letto solo la fine di questo dettagliato post, o semplicemente lo hai ignorato completamente.
Mi auguro, comunque, che ognuno legga e faccia le proprie scelte a tal riguardo. Io non sono motivato alle dispute ma semplicemente, fare luce secondo ciò che è scritto nella Bibbia da dove voi reincarnazionisti vorreste addirittura prendere come buona per sostenere un pensiero non veritiero a ciò che Essa afferma.

Concordo comunque che Gesù è l'unica "Via" e che non vi siano intermediari... Solo, non prendere per buono ciò che ti fa comodo a proposito di Gesù e della Bibbia, scartando poi tutto il rimanente.

Saluti Lucio


<<<<<<<<"ALCUNE PAROLE CONCLUSIVE

Fratelli nel Signore, concludo questo mio articolo mettendovi in guardia dall'accettare la reincarnazione perchè essa è una dottrina di demoni che si oppone alle Sacre Scritture e in particolare al sacrificio espiatorio di Cristo.
La grazia del Signore sia con voi."<<<<<<<<<<
Lucio P. is offline  

 



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