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Vecchio 26-11-2007, 13.54.09   #11
nexus6
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

Ti ringrazio veramente, Noor, delle esperienze che ci hai raccontato ed hai evidenziato, secondo me, un punto molto importante: quel vedere che è “toccare a distanza”, come lo scritto citato da Gyta, non essendoci più ad un certo punto alcuna distanza da esaurire. L’esercizio dei nostri sensi, di tutti, il più profondamente possibile, il sentire ci rende “completi” e coinvolge tutto il nostro corpo, tutto il nostro essere risponde e si illumina... “niente a che vedere con elucubrazioni asettiche!”

Ti rilancio e rilancio a tutti la domanda: come integri tali esperienze e sentire nella tua “cosmologia”? Come avviene?

(Purtroppo, per inciso, devo dirti che “nessuno” può osservare “dal vero”, cioè come hai fatto tu con il telescopio, le immagini dell’Hubble, in quanto tale telescopio è in orbita e le informazioni che ci invia da lassù sono nient’altro che bits, come quelli di una macchina fotografica digitale, con l’otturatore aperto per giorni e giorni (le foto linkate credo abbiano un tempo d’esposizione di settimane); insomma anche gli astronomi che utilizzano l’Hubble vedono le sue immagini attraverso un monitor di un pc, per di più non colorate, ma in toni di grigio; i colori vengono aggiunti dopo, soprattutto per studio, per far risaltare i particolari e credo pure per estetica.)

Questo nulla toglie a ciò che è l’essenza del tuo discorso; sono presenti decine e decine di telescopi ottici enormi, o meno, in tutto il mondo ed un’esperienza incredibile è utilizzare il proprio occhio affinché colga quella luce così misteriosa eppure che diviene quasi palpabile; ho avuto la fortuna di fare esperienze di questo tipo e spero, credo, di poterne fare ancora. C’è un rapporto differente, un contatto affascinante ed esclusivo come se aprissi uno scrigno contenente ogni sorta di gioia e tu, lì, al buio a stupirti di quello spettacolo.

E vorrei dire e sottolineare che anche senza strumenti è più che possibile fare delle esperienze altrettanto incredibili e che ancora maggiormente presentino questa sensazione di “palpabilità”; per le città e le zone adiacenti, la stessa nostra Via Lattea rimarrà poco più che una soffice scia, per esempio, ma se capita di allontanarsi un po’ dall’inquinamento luminoso, anche in pianura o molto meglio in montagna... beh... lo spettacolo è assicurato. Magari se volete dedicare qualche tarda serata a vestire i panni dei “nottambuli dell’universo”, lo spettacolo ve lo assicuro io e non serve biglietto, non ci sono file da fare, né qualcuno o qualcosa che vi dica come e cosa pensare, come e cosa guardare, tutto è qui davanti per essere osservato e vi prometto che tra le prime esclamazioni che farete, indipendentemente da ciò in cui “credete”, sarà un qualcosa del tipo: “oh... Dio...”, ma molto probabilmente avrete già provato tutto ciò ed allora il mio suggerimento è quello di rifarlo, ancora!

Posso raccontarvi una mia esperienza ormai di un po’ di anni fa a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, a circa 2000 metri d’altitudine; temperature notturne poco sopra lo zero ad agosto, ma direi un’inezia per lo spettacolo a cui è possibile assistere solo con la nostra vista e con nessun altro strumento, in quanto restringe di molto il campo visivo! Città lontane, atmosfera incredibilmente tersa, luci ambientali assenti. Ebbene, fui letteralmente folgorato. Il cielo quasi accecante da parte a parte era totalmente ammantato di stelle, ma assolutamente differenti da come siamo abituati a vederle, fioche e sparute ed a fatica emergenti dal buio, quasi dovessero spegnersi da come tremolano; lì era il buio che tremava e faceva fatica a trovare spazio(!), perché ogni angolo era pieno di stelle che mai avevo potuto osservare, tant’è che facevo fatica a riconoscere quelle note, le più luminose, le costellazioni erano sparite(!) e la Via Lattea, finalmente lei... percorrere quel suo aspetto da burrone in mezzo alla luce fu semplicemente indescrivibile. Queste sono vi assicuro molto misere parole nei confronti di ciò che ho visto, poichè le "parole" le avevo inevitabilmente perdute. Da lì, penso io abbia potuto osservare la quasi totalità di stelle visibili ad occhio nudo, tolto il velo dell’inquinamento luminoso che fa scendere la percentuale di stelle osservabili rapidamente sotto il 10%, molto magra cosa, accidenti.

Puntate anche solo un semplice binocolo e vi accorgerete delle stelle pronte ad emergere se gliene date l’opportunità... ... tutto ciò è molto simbolico... siamo “noi” a dover avere questa “volontà”...

"In realtà, spetta a noi decidere se accettare o rifiutare il fatto che non vediamo la vera natura delle cose."
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Vecchio 26-11-2007, 13.55.09   #12
nexus6
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RisingStar dice, secondo me, un qualcosa di altrettanto importante: tali osservazioni, tale contatto, tale rapporto palpabile che possiamo instaurare con questa poesia, non può non farci domandare ancora una volta quel “Chi sono?” ovvero cosa sono in rapporto agli altri ed a tutte le cose che costituiscono questo spettacolo, quali i nostri “limiti” e quali le nostre vere priorità come esseri umani inter-agenti in questo pianeta, “docili fibre dell’universo”, per citare Ungaretti..., che respirano la stessa aria e bevono la stessa acqua (chi può, purtroppo)...

Uno (ehilà... ciao!) risolve in due sintetiche parole il problema della misura in meccanica quantistica (non è proprio un caso, secondo me, che gli scienziati padri dell’interpretazione più diffusa di questa teoria, fossero “amanti” dell’Oriente, Bohr, Schrodinger...) ... Einstein doveva domandare a te : “ma Lei crede veramente che la Luna non esista se noi non la osserviamo?” (domanda realmente posta da Einstein ad uno scienziato addentro la meccanica quantistica... e così credo si debba pure presentare la Scienza, attraverso anche queste domande fatte non da “geni” a “geni” inarrivabili, ma da uomini a uomini)... ad Albert proprio non andava giù la perdita della “realtà oggettiva”, che pretende esista una “realtà” oggetto indipendente delle e dalle nostre osservazioni. Sì, occorre che “l’universo (tutte le cose presenti in esso) abbiano coscienza e percezione”... ovvero compiano delle “misurazioni”-“osservazioni” in senso esteso... è ciò che ho accennato anch’io nel post precedente ed è un’interpretazione scientificamente accreditata per rispondere alla domanda di Einstein, che poi è anche la “mia” domanda...

... riformulata così a Yam, che afferma: “Non c'e' un dentro e non c'e' un fuori, c'e' solo Spazio.”...

... e le galassie dove stanno? Koan zen, per te, per me e per tutti... ...

...ed il silenzio di cui tenti di darci dipinto, anche se non si può, Yam, come lo senti tu in relazione a ciò che dici, alle parole che pronunci? Come, in relazione a quei bagliori luccicanti che l’uomo ha tanta cura di nominare e studiare?

°°° Come, in relazione al fatto che l’uomo pare riesca molto bene nelle sue indagini? °°°


Non ho mai voluto rimanere ai bordi di questo mistero, quello per esempio descritto dalle parole di Pascal e credo che qui dentro nessuno l’abbia voluto mai fare, nevvero? (Per questo pure mi piacete ). Ognuno secondo la propria strada, con le proprie difficoltà e la propria peculiare luce.

Non si può vivere il mistero se non tuffandocisi dentro, con ogni parte di noi, è questo che sto sperimentando, non si può conoscere l’oceano descrivendolo dalla riva e permettendo che solo i nostri piedi si bagnino. Le parole, è vero, provengono direttamente dalle radici del nostro essere “uomini” nell’universo e fremono d’essere ovvero sono ansiose d’essere, perché recano con loro l’”essere”; sono quelle che si trovano, per utilizzare ancora le citazioni di Gyta, al vertice della piramide e che vorrebbero esprimere qualcosa che è al limite, se non al di là della stessa nostra facoltà percettiva.

Il silenzio, oltre un certo limite, pare essere la sola giusta parola.

“Negare la realtà delle cose è non cogliere la loro realtà; asserire la vanità delle cose è non cogliere la loro realtà. Più parli e pensi a ciò, più ti allontani dalla verità. Smetti di parlare e pensare e non ci sarà nulla che non sarai in grado di sapere.”


Grazie...

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Vecchio 02-12-2007, 17.01.32   #13
Martino Giusti
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

L'Universo, trilioni di galassie, quadriliono di stelle, spettacolo incommensurabilmente bello nato dalla semplice Gravità accasatasi col Tempo
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Vecchio 05-12-2007, 20.12.44   #14
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

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L'Universo, trilioni di galassie, quadriliono di stelle, spettacolo incommensurabilmente bello nato dalla semplice Gravità accasatasi col Tempo
Già, e la gravità da dove nasce?
Saluti.
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Vecchio 07-12-2007, 09.38.09   #15
Martino Giusti
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

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Già, e la gravità da dove nasce?
Saluti.

In Relatività generale, la particella mediatrice della gravità è il gravitone, solo ipotizzato ma non ancora verificato sperimentalmente.

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Vecchio 07-12-2007, 16.25.47   #16
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

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In Relatività generale, la particella mediatrice della gravità è il gravitone, solo ipotizzato ma non ancora verificato sperimentalmente.

Non mi hai detto da dove nasce la forza di gravità: mi hai dato solo delle ipotesi. L'uomo è ben lungi da scoprire come nasce la forza di gravità! Non è così?
E nella realtà, Martino Giusti è solo una ipotesi non ancora verificata sperimentalmente?

"O generazione incredula! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?" (Mc 9,19).

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Vecchio 08-12-2007, 23.41.13   #17
meditando
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

Anche se la realtà è oggettiva, e quindi indipendente dall’osservatore, allo stesso tempo sarebbe, ed è, inesistente se non esistesse un soggetto anche solo potenzialmente in grado di oggettivarla, di definirla esistente.

Se non esistesse nessuno in grado di sostenere che quella cosa esiste, sarebbe oggettivamente inesistente perché il suo stato sarebbe irrilevabile, non percepito ne percepibile in nessuna e da nessuna delle sue possibili facce. Quindi una cosa anche solo non potenzialmente rilevabile, e se non esistesse un potenziale rilevatore la realtà sarebbe in questa condizione, equivarrebbe a una non esistenza.
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Vecchio 09-12-2007, 14.00.01   #18
Mirror
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

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Anche se la realtà è oggettiva, e quindi indipendente dall’osservatore, allo stesso tempo sarebbe, ed è, inesistente se non esistesse un soggetto anche solo potenzialmente in grado di oggettivarla, di definirla esistente.

Se non esistesse nessuno in grado di sostenere che quella cosa esiste, sarebbe oggettivamente inesistente perché il suo stato sarebbe irrilevabile, non percepito ne percepibile in nessuna e da nessuna delle sue possibili facce. Quindi una cosa anche solo non potenzialmente rilevabile, e se non esistesse un potenziale rilevatore la realtà sarebbe in questa condizione, equivarrebbe a una non esistenza.



Condivido.
In realtà l'uno-soggetto senza l'altro-oggetto non può "esistere".
Infatti, sono un Tutto-Uno.
La Coscienza e le sue manifestazioni sono inscindibili.
La realtà è oggettiva solo perchè c'è la Coscienza che la riconosce come sua formale emanazione, come suo fenomeno.
E la Coscienza senza la realtà oggettiva non può auto-riflettersi: perchè senza quella rimarrebbe nella pura dimensione del non Essere.
Soltanto noumeno.

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Vecchio 09-12-2007, 16.16.27   #19
Uno
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Riferimento: Il telescopio spaziale... direte voi: che c'entra?

E bravo Nexus... c'è voluto un pò di tempo.... ma come si dice, siediti sulla riva e aspetta

Or dunque, quando eravamo ancora un brodo primordiale questo brodo aveva già una coscienza in grado di percepire (non sostenere, altrimenti occorrono due coscienze, minimo, perchè una sostenga all'altra ) che noi brodo esistevamo......

Vado a mescolare il brodo....
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Vecchio 11-12-2007, 05.31.36   #20
gyta
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esseri umani inter-agenti in questo pianeta,
“docili fibre dell’universo”, per citare Ungaretti...,
che respirano la stessa aria e bevono la stessa acqua..


Ognuno secondo la propria strada, con le proprie difficoltà e la propria peculiare luce.

Non si può vivere il mistero se non tuffandocisi dentro, con ogni parte di noi, è questo che sto sperimentando.


Sì.. Con ogni parte di noi..

Gyta
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