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Vecchio 11-09-2003, 14.40.26   #1
viandanteinattuale
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Data registrazione: 15-07-2003
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affascinante mistero...

Era un giovedì, l’11 febbraio del 1858. In quel mattino piovigginoso, tra il Gave de Pau e il canale del mulino Savy, una quattordicenne semianalfabeta, già minata dalla tubercolosi, sentì “un colpo di vento, come un tuono. Bernadette possedeva solo un rosario, quello che levò di tasca scorgendo Aquerò, “quella là”. Non possedeva certo una Bibbia; ignorava dunque il segno del giorno di Pentecoste: ” venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento gagliardo” (At 2,2). Ignoto a lei, quel segno non lo era al primo prete cui si confidò e che, sentendola esprimersi così, avvertì subito un sentore di Vangelo. E null’altro che Vangelo (allo stato puro, quasi nella sua quintessenza) si rivelò, in effetti, tutto ciò che seguì, sino a oggi. Povertà, umiltà, nascondimento: certo. Ma, al contempo, anche granello di senape che si fa albero rigoglioso: con i suoi 50.000 letti, Lourdes è ormai il secondo centro alberghiero di Francia e sta per scavalcare la stessa Parigi.
Le parole di una sua consorella religiosa dicono lo stile della giovane che qualcuno definì “il capolavoro di Maria, quasi commissionata alla Trinità secondo un progetto che facesse strumento ideale per accogliere e dire il messaggio”. (“è Bernadette stessa, più ancora delle guarigioni – disse il suo confessore – il miracolo che prova la verità di Lourdes”). Testimoniò, dunque, quella suora: ” Aveva un debole per tutto ciò che era piccolo”. Vangelo puro, anche qui. Ma il Vangelo è un paradosso: come, ad esempio, colui che più volle farsi povero finì per arricchire la sua città, Assisi, dell’arte più preziosa e del prestigio più universale, così colei che amava “tutto ciò che era piccolo” ha trasformato l’oscura borgata nel gigantesco terminal per oltre cinque milioni di pellegrini l’anno. Il villaggio dei Pirenei ha superato per visitatori le più illustri e orgogliose metropoli del mondo, grazie alla più insignificante e misera delle sue figlie. A ben pensarci, non è che la logica del Magnificat che Maria continua ad applicare ai suoi beniamini.

I pellegrini: li ho osservati per ore – con la solidarietà complice di uno di loro, ma anche con la curiosità del “filosofo” – nei miei soggiorni sul Gave. Una volta, fui là in un “gelido” 11 Settembre. Sotto la grotta non c’è che una panca. Cosa rara, potei trovarvi posto senza toglierlo a qualche vecchio, a qualche malato. Una piccola coda di gente avanzava lentamente e sempre si riformava: camminavano lentissimi, come per godere più a lungo della vicinanza di quelle pietre, rese lucide da milioni di mani. Le toccavano anch’essi e poi le baciavano. Giunti al centro della grotta, gettavano un biglietto con un messaggio in una cesta: un contenitore per il dolore e per la speranza del mondo.
Li guardavo e pensavo alla miopia intellettualistica di coloro, non esclusi tanti teologi scopertisi “adulti”, che vorrebbero convincerci che quell’uomo d’oggi di cui favoleggiano non saprebbe ormai che farsene delle “devozioni”, sentirebbe come “superati” se non “superstiziosi” – rifiutandoli dunque – i segni religiosi di sempre. E invece, eccolo lì, “l’uomo contemporaneo” – quello della realtà, non quello dello schema accademico o della propaganda ideologica – a sfregare medaglie e bocca contro la roccia, a riempire bottiglie, ad accendere candele, a scrivere biglietti. Dall’abito, dall’aspetto, era facile accorgersi che la maggioranza di coloro che sfilavano non erano affatto quei “residui di una subcultura cattolica in via di esaurimento” di cui oggi parlano, a proposito dei frequentatori di santuari, non più soltanto gli “increduli”. Chi mi stava davanti erano gli uomini e le donne (moltissimi i giovani) dell’occidente postindustriale, persone alle prese con l’elettronica nel loro lavoro.

Guardavo quella gente – “moderna” in tutto, ma bisognosa di adorare, di mostrare con segni concreti il sentimento religioso, alla pari dei loro avi e, certamente, dei loro futuri nipoti – guardavo e pensavo come la storia abbia sconfessato la sicumera di chi prediceva che non ci sarebbe stato più posto per simili cose nella città secolare della tecnologia, dell’istruzione. Ma pensavo anche all’ingenuità di certa intellighenzia clericale che si diede e si dà da fare per “demitizzare” il cristianesimi, per “depurarlo da ogni aspetto magico”, per farlo cosa tutta di testa, presentabile in università. E questo, a sentir loro, sarebbe condizione previa e indispensabile per “renderlo nuovamente comprensibile e credibile”. Invece, come l’esperienza mostra, con simili travestimenti da professori non diminuisce il sospetto e l’ironia dei “laici” e ciò che ne risulta non appaga i credenti. I quali non cessano di accorrere nelle Lourdes del mondo e in numero sempre crescente. Tanto che, stando a qualcuno, l’affluenza ai santuari (vecchi e nuovi) né oggi in qualche modo anche una rivolta di noi laici, di noi, “popolo di Dio”, verso certo clero, magari verso certo episcopato, finiti nella trappola razionalista.
Ma perché proprio lì, nel dipartimento degli Alti Pirenei? Perché lì, e non altrove, doveva puntarsi il digitus Dei?
Pur nel totale rispetto del Mistero, piazzate sulla carta un compasso e, facendolo ruotare, vi accorgerete della sorprendente centralità di Lourdes rispetto all’Europa sud – occidentale, che è poi quella “cattolica”: in linea d’aria è quasi esattamente equidistante da Roma, da Cadice, da Lisbona, da Bruxelles, da Monaco di Baviera, da Palermo, da Venezia… Forse colei che ha raccomandato di “venire in processione” intendeva quasi assicurare – nella stessa distanza da percorrere per il pellegrinaggio – una sorta di equità, eguali tempo e fatica e spesa tra le genti cui l’invito era rivolto? Solo un’ipotesi, ovviamente, ma emozionante.

I miracoli: sottolineando quasi esclusivamente quelli “fisici”, i credenti stessi si sono spesso adeguati alla mentalità razionalista, di chi non vede che il corpo. Ma, per guarire questo, basta spesso un buon medico o magari un guru. È guarire l’anima il vero prodigio per cui occorre il Dio della Bibbia. Che cosa è più facile dire “Ti sono rimessi i tuoi peccati” o “alzati e cammina”?
È il primo, il più difficile. Ma, allora, non si dimentichi che, stando alle statistiche, Lourdes è il luogo al mondo dove si praticano più confessioni e si dispensano più assoluzioni. È in questa segreta e quotidiana forza – capace di piegare quell’anima degli uomini che è spesso più rigida del ferro – che sta il vero, grande Miracolo della grotta. Preti amici, che hanno avuto la fortuna di confessare da quelle parti, mi dicevano la loro meraviglia sbigottita per questo prodigio ricorrente.
Miracolo “nascosto”, certo: ma così è il Vangelo, il cui Protagonista spezza la storia in due, eppure non lascia quasi traccia negli annali storici del tempo. Lourdes mostra la sua conformità al Vangelo anche in questo suo essere realtà imponente e insieme nascosta.
Per venire a quei miracoli “fisici” che non sono che segni sporadici e in fondo minori del prodigio spirituale – che è quello massimo e quotidiano – non si creda di cavarsela con la banalità saccente, ancora oggi diffusa, per cui qui non ci sarebbero che guarigioni “nervose”, attribuibili a qualche forza “psichica” naturale, anche se ancora sconosciuta. Come ha costatato Auguste Vallet, un medico studioso del problema, “la medicina non conosce alcuna malattia che a Lourdes non abbia, almeno una volta, trovata una guarigione istantanea e verificata dalle indagini scientifiche del Bureau Mèdical”. Diceva, ironico Èmile Zola, guardando gli ex voto appesi alla grotta: ”non vedo gambe di legno…”. In realtà, almeno in un paio di casi (noi stessi, come tutti i visitatori, ne abbiamo visto la documentazione al Bureau) sono ricresciute di colpo anche le ossa.

Già una ventina d’anni prima che Zola scrivesse, il 7 aprile 1875, Peter van Rudder, contadini fiammingo che da otto anni aveva la gamba destra fratturata a tal punto che il mozzicone fuoriusciva da una piaga, veniva di colpo sanato non solo con la cicatrizzazione completa, ma anche con la crescita istantanea di alcuni centimetri di osso!

E poi: ”Eccitazione del viaggio, preghiere, canti, forza psichica che emana dalla folla fervente”, questo il clima che scatenerebbe le energie che porterebbero a quei “fatti nervosi” scambiati dai creduli devoti per prodigi. Ora, si dà il caso che van Rudder non avesse viaggiato e fosse silenzioso e solo quel 7 aprile, visto che non a Lourdes fu guarito, ma davanti all’imitazione della grotta costruita da alcuni devoti a Oostaker, in quelle stesse Fiandre.

Quanto le obiezioni siano banali e ripetitive: Patrick Marnham, un inglese nato a Gerusalemme, ha pubblicato di recente un saggio su Lourdes, di parte ovviamente “laica”. Va sotto la grotta, vede che per un foro vi si intravede il cielo e subito (anche lui è tra quelli “che la sanno lunga”…) crede di aver capito tutto: luce che filtra; dunque: apparizioni = illusioni ottiche. Ventun febbraio 1858, dieci giorni dopo la prima apparizione, verbale dell’interrogatorio del commissario Jacomet: “un riflesso di luce nella grotta ti ha ingannata”. E Bernadette (questa povera ragazza ignorante che verifica le verità della promessa: “Quando vi trascineranno davanti ai tribunali, non preoccupatevi di ciò che dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento”, MT 10, 19), Bernadette, dunque: “Ma io ho visto Aquerò molte volte e anche quando era buio. E poi, i riflessi di luce non parlano…”.
Lourdes...dove gli “ultimi” sono davvero al centro, dove chi è chiuso nel suo dolore è strappato alla solitudine, dove poveri e ricchi, malati e sani, maschi e femmine, si mischiano spontaneamente sino a formare una sola umanità.

samuele.
viandanteinattuale is offline  
Vecchio 11-09-2003, 23.51.06   #2
Fragola
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Data registrazione: 09-05-2002
Messaggi: 2,913
E' del mistero l'essere affascinante

Per quanto si faccia e si dica sempre gli esseri umani cercano la magia a costo di inventarla quando le sovrastrutture culturali impediscono di cogliere ciò che è veramente magico.
Ricorderò tutta la vita una frase detta da un saggio uomo a un mio giovane amico che cercava disperatamente miracoli:
"Guarda quel fiore che cresce sulla roccia: quello è un vero miracolo."
La natura vibra di qualcosa che se vogliamo possiamo chiamare magia. Che ha tanti altri nomi, ma nessuno rende l'idea.

ciao
Fragola is offline  

 



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