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Vecchio 15-12-2004, 13.08.59   #241
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Guarda, è semplice: Siamo già connessi con la nostra natura profonda, ma interviene il processo del pensiero complesso che, interrogandosi su quello, volendone avere autocoscienza, fa in modo da farcene allontanare. Perché? perché la vibrazione pensante attivata in quel modo (che non è il modo per cui sarebbe preposta naturalmente) energeticamente e materialmente crea come un sovrastrato a copertura dell'attività delle ghiandole principali. Va a disturbare la chimica propria delle ghiandole, che loro si, sarebbero preposte al funzionamento dell'organismo. L'esempio ancora più concreto è quando da piccolissimi si assume il mondo e lo si vive rispondendo agli stimoli dell'ambiente in modo sensibilmente naturale, cioè, quello che si sente è come un tonfo, un rimbalzo, un vortice, o che altro, in ogni zona dove sono situate le ghiandole principali. Poi, via via che la cultura tramite famiglia o istituzioni, intende spiegarci com'è il mondo, come agire per vivere, ecco che mette in moto una struttura di pensiero che non è più quella semplice di risposta adattiva naturale di fronte ad una sfida ambientale, ma crea qualcosa di artificioso, di distorto, ma che d'altra parte ci serve oggi ormai, per sopravvivere in questo ambiente che abbiamo fatto diventare non più 'naturale', ma 'sociale'. Gli animali sociali sono + 'bestie' degli animali naturali... (non sono competente chimicamente per spiegarti per filo e per segno il 'guanto di ferro' che tramite il pensiero divisivo o autocoscienzioso, o egoico, i processi neurali creano intorno alle ghiandole) (però ognuno di noi può accorgersi di quanto oggi, 'da grandi', di quelle sensazioni d'infanzia, per esempio sia solo rimasto un pizzico misero, nelle famose 'farfalle nello stomaco' dell'innamoramento, o nel fugace attimo dell'orgasmo nell'amplesso...)
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Vecchio 15-12-2004, 13.32.21   #242
Kannon
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Guarda, è semplice: Siamo già connessi con la nostra natura profonda, ma interviene il processo del pensiero complesso che, interrogandosi su quello, volendone avere autocoscienza, fa in modo da farcene allontanare. Perché? perché la vibrazione pensante attivata in quel modo (che non è il modo per cui sarebbe preposta naturalmente) energeticamente e materialmente crea come un sovrastrato a copertura dell'attività delle ghiandole principali. Va a disturbare la chimica propria delle ghiandole, che loro si, sarebbero preposte al funzionamento dell'organismo. L'esempio ancora più concreto è quando da piccolissimi si assume il mondo e lo si vive rispondendo agli stimoli dell'ambiente in modo sensibilmente naturale, cioè, quello che si sente è come un tonfo, un rimbalzo, un vortice, o che altro, in ogni zona dove sono situate le ghiandole principali. Poi, via via che la cultura tramite famiglia o istituzioni, intende spiegarci com'è il mondo, come agire per vivere, ecco che mette in moto una struttura di pensiero che non è più quella semplice di risposta adattiva naturale di fronte ad una sfida ambientale, ma crea qualcosa di artificioso, di distorto, ma che d'altra parte ci serve oggi ormai, per sopravvivere in questo ambiente che abbiamo fatto diventare non più 'naturale', ma 'sociale'. Gli animali sociali sono + 'bestie' degli animali naturali... (non sono competente chimicamente per spiegarti per filo e per segno il 'guanto di ferro' che tramite il pensiero divisivo o autocoscienzioso, o egoico, i processi neurali creano intorno alle ghiandole) (però ognuno di noi può accorgersi di quanto oggi, 'da grandi', di quelle sensazioni d'infanzia, per esempio sia solo rimasto un pizzico misero, nelle famose 'farfalle nello stomaco' dell'innamoramento, o nel fugace attimo dell'orgasmo nell'amplesso...)

Bene, adesso è più chiaro.

Allora:

E' vero che il pensiero, crescendo, e con il condizionamento della cultura, produce sovrastrutture che ci fanno essere "meno naturali" di quando eravamo bambini. Ma! è proprio questa la nostra natura (quella più grezza), pensante, che dobbiamo imparare. Prendere coscienza di questo, di ciò che hai detto, è la giusta evoluzione in un percorso "evolutivo" in cui l'essere vuole riscoprire la naturalezza del "non pensare". Così, anticamente, si voleva insegnare il superamento della mente.

Inoltre, l'essere umano è un essere sociale, ma questa condizione, non è dettata da un aspetto solamente "fisico" e di necessità, per chè l'aggregazione e la socialità è intrinseca nella natura umana ma un livello diverso. Esistono altri piani di esistenza, e di coscienza, nei quali, tutto ciò che esiste "qua", è sostenuto da "là" (natura, più profonda). Ma in modo "assolutamente libero", però. Il discoso, diventa adesso un pò più complesso, e bisogna conoscerlo.

Ciao.

Kannon

Ultima modifica di Kannon : 15-12-2004 alle ore 13.35.02.
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Vecchio 15-12-2004, 14.04.44   #243
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è qui il punto,

'Prendere coscienza ancora una volta e di più, che un tempo ahimé, prendemmo coscienza di ciò, è proprio quello che ci impantana ancora di più'. Sembra che non vediate questo. E infatti quei percorsi hanno sempre fatto peggio che meglio, perché (ecco il trucco magistrale di quel meccanismo pensante o Io) non vediamo che questa autocoscienza ha inventato abilmente percorsi per liberarsi di se stessa proprio per fare in modo che continui se stessa. è un trucco 'al negativo' per autoperpetuarsi. (ecco che cadono sia le strategie positive di raggiungimento di quella consapevolezza, sia quelle negative). Ecco, quei piani di esistenza rientrano nel progetto truccato dell'io per non finire. E difatti è proprio andando e rifugiandosi in quei piani, in quegli 'Oltre', dai quali si crede scaturisca tutto, e quindi grazie a loro giustifichiamo tutto ciò che non ci torna qui , è attaccandoci a loro, dicevo, che annulliamo ogni possibilità che avremmo già intrinseca, di ricontatto con la 'natura profonda'. (il discorso si fa semplice e incredibilmente logico, ma bisogna conoscerlo, e bisogna soprattutto aver visto per esempio uno come UG dal vivo). Cercando la natura profonda, ci allontaniamo ancor più da essa. Cercando in tutta la casa gli occhiali che abbiamo sul capo, siamo costretti anche ad uscir dalla camera...
è tutto così chiaro Cerchi te stesso che sei già lì, in un altro luogo. Perché cerchi te stesso, ti sei forse perso da solo? Il problema è che ci dissero di esser nati persi, che invenzione diabolica.... è una cosa così assurdamente ridicola quando la si vede... Chi cerco? C'è un 'Chi' da cercare? Il 'me stesso' c'è solo in quanto pronome personale, quindi cè già, l'essere cè già come autoevidenza intanto, come corpo, stiamo solo cercando cose che abbiamo già davanti, da lì la nevrosi continua, la pazzia della spiritualità del Ritrovarsi, etc. etc.
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Vecchio 15-12-2004, 14.26.12   #244
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Re: è qui il punto,

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'Prendere coscienza ancora una volta e di più, che un tempo ahimé, prendemmo coscienza di ciò, è proprio quello che ci impantana ancora di più'. Sembra che non vediate questo. E infatti quei percorsi hanno sempre fatto peggio che meglio, perché (ecco il trucco magistrale di quel meccanismo pensante o Io) non vediamo che questa autocoscienza ha inventato abilmente percorsi per liberarsi di se stessa proprio per fare in modo che continui se stessa. è un trucco 'al negativo' per autoperpetuarsi. (ecco che cadono sia le strategie positive di raggiungimento di quella consapevolezza, sia quelle negative). Ecco, quei piani di esistenza rientrano nel progetto truccato dell'io per non finire. E difatti è proprio andando e rifugiandosi in quei piani, in quegli 'Oltre', dai quali si crede scaturisca tutto, e quindi grazie a loro giustifichiamo tutto ciò che non ci torna qui , è attaccandoci a loro, dicevo, che annulliamo ogni possibilità che avremmo già intrinseca, di ricontatto con la 'natura profonda'. (il discorso si fa semplice e incredibilmente logico, ma bisogna conoscerlo, e bisogna soprattutto aver visto per esempio uno come UG dal vivo). Cercando la natura profonda, ci allontaniamo ancor più da essa. Cercando in tutta la casa gli occhiali che abbiamo sul capo, siamo costretti anche ad uscir dalla camera...
è tutto così chiaro Cerchi te stesso che sei già lì, in un altro luogo. Perché cerchi te stesso, ti sei forse perso da solo? Il problema è che ci dissero di esser nati persi, che invenzione diabolica.... è una cosa così assurdamente ridicola quando la si vede... Chi cerco? C'è un 'Chi' da cercare? Il 'me stesso' c'è solo in quanto pronome personale, quindi cè già, l'essere cè già come autoevidenza intanto, come corpo, stiamo solo cercando cose che abbiamo già davanti, da lì la nevrosi continua, la pazzia della spiritualità del Ritrovarsi, etc. etc.

Ciò che dici ha senso, ma sempre e solo per la mente. La mente gioca con i piani di coscienza, ridimensionandoli al suo livello. Chi fa esperienza diretta di altre realtà, però, come accadde al Buddha, non puoi dire di conoscerle, visto che il tuo percepire il "dire" di un altro, è sempre e solo il tuo perceoire. E se il tuo percepire è mentale, tutto ciò che verrà detto tu lo fermaerai e lo vivrai e interpreterai solo in modo mentale.

Come puoi affermare ciò che affermi, altrettanto si può affermare che tutto quello che tu hai detto, è la stessa mente che lo dice, e quindi, si sta rifugiando in questo, appunto!

Ciao.

Kannon
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Vecchio 15-12-2004, 14.43.33   #245
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Wink Béh.., mi stai dicendo le stesse cose che ti dico io?

...è vero che infatti non se ne può parlare, ma si può osservare chi è in quello stato, che ha quei requisiti sostanziali di una energia che passa da corpo a corpo. Ma ancor di più, il fatto stesso che comunque anche questi individui possono descrivere il fuznionamento di questo stato, significa che la struttura di pensiero semplice può descrivere se stessa senza poterne fare esperienza, come dire, l'esperienza è solo della struttura fisiologica, mai riportabile nella struttura mentale. E quindi, questa 'esperienza diretta', è ancora della mente. Non è possibile per nessuno, mezz'uomo o uomo intero naturale, conoscere la realtà, neanche avere esperienza diretta di quella, perché chi cè già, non ha bisogno di 'esperirla'. è così. E ancora non ti ci sei arreso, mi hai ritirato fuori il Budda! Infatti con chi ti parla di altri piani, non ha avuto quello stato totalmente, è ancora la parte complessa della mente che ha giocato con se stessa in modo sottilissimo. La parte semplice della mente, invece, una volta riattivatasi, descrive se stessa sottolineando ogni volta di essere 'ignorante'. Non può che essere così. Con ciò chiudo, nonho da aggiungere altro.
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Vecchio 15-12-2004, 14.58.05   #246
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Re: Béh.., mi stai dicendo le stesse cose che ti dico io?

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perché chi cè già, non ha bisogno di 'esperirla

[/b]

Non ha bisogno, non significa che non lo possa o debba fare, pero!
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Vecchio 15-12-2004, 15.02.17   #247
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Re: Béh.., mi stai dicendo le stesse cose che ti dico io?

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E ancora non ti ci sei arreso, mi hai ritirato fuori il Budda! Infatti con chi ti parla di altri piani, non ha avuto quello stato totalmente, è ancora la parte complessa della mente che ha giocato con se stessa in modo sottilissimo. La parte semplice della mente, invece, una volta riattivatasi, descrive se stessa sottolineando ogni volta di essere 'ignorante'.

[/b]

Ma tu lo dici con la mente. Quindi, sei utilizzato dallo stesso strumento di cui parli. Può fregare anche te, e questo il senso che devi "non sottovalutare".

Quello che io ti dico, non è con la mente. Per me il buddha è solo una parola per farti un esempio, ma la realtà del buddha, la coscienza profondissima di ogni essere, è un vissuto. E se c'è chi lo ha vissuto, appunto, come credi di spiegarlo, se non lo hai vissuto, con la mente? Con la mente, appunto!

Ciao.

Kannon
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Vecchio 15-12-2004, 15.21.02   #248
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- 'Possa o debba fare'. Non Puoi o devi (tu) fare nulla.
- appunto, non c'è altro strumento che quello
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Vecchio 15-12-2004, 15.25.40   #249
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- 'Possa o debba fare'. Non Puoi o devi (tu) fare nulla.
- appunto, non c'è altro strumento che quello

Esiste uno strumento che osserva la mente nella "giusta distanza".

E' possibile accedervi in meditazione, si chiama: INTELLETTO.

Ciao.

Kannon
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Vecchio 16-12-2004, 01.43.14   #250
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Per te esiste, ok. Per me è sempre lo stesso strumento che ancora una volta si inventa un altra identità, travestendosi e quindi chiamandosi con un nome diverso. L'Identità stessa, che non esiste in natura, per sopravvivere, è diventata la più abile trasformista. Ha preso il controllo totale non solo del meccanismo da cui si è creata, ma del resto del corpo, ecco perché non possiamo 'fare nulla', che ciò che facciamo per eliminarla aumenta la sua capacità, gli fornisce sempre più maschere. Solo la natura può colpire il tutto senza il nostro consenso ho volontà facendo cadere maschere, attore stesso e tutto il teatrino....
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