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Spiritualità - Religioni, misticismo, esoterismo, pratiche spirituali.
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Vecchio 13-03-2005, 01.39.38   #1
esperantiano
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Messaggi: 218
Spiritualizzare I Rapporti Internazionali

E' possibile spiritualizzare i rapporti internazionali?
Centinaia di associazioni ed organizzazioni filosofiche, religiose, culturali ed umanitarie dicono di sì.

Ed, effettivamente, seppure per diverse motivazioni, la maggior parte della gente oggi auspica la spiritualizzazione dei rapporti internazionali o, quanto meno, la regolamentazione degli stessi su una base etica più avanzata, ovvero più vicina ai diritti umani e di ogni altra forma di vita planetaria, ivi inclusa la vita del pianeta stesso.

Cosa impedisce, in pratica, di raggiungere l'obiettivo che Peter Russel definisce "società ad alta sinergia"(1)?

L'impedimento pratico è dato da coloro che, pur facendo parte dell'umanità, hanno un comportamento non teso al bene della stessa, bensì esclusivamente al proprio. Basti pensare a molti esponenti delle classi politiche in tutti i paesi, poveri e ricchi, antichi e moderni. Vi è un tipo di individuo che non vive sul piano comunitario, ma vede nella comunità una riserva di "carne" per i suoi egoistici appetiti.

Questo tipo di individuo "inceppa" molti validi moti di crescita collettiva imponendo alla collettività stessa una serie di misure pressorie. Ecco che uno stato provvede alle proprie relazioni internazionali, ma un altro stato, mediante esercizio pressorio, impone al primo una qualche forma di dazio.

Tale dazio può essere una obbligatoria corresponsione di denaro, una riconosciuta supremazia politico-militare, o semplicemente una subordinazione imposta a determinati prodotti, mode e stili di vita. Si accusano spesso gli USA di condurre esercizi pressori, ma non ritengo che i medesimi esercizi non vengano posti in essere anche da altri paesi.

Qual'è il meccanismo per mezzo del quale tali esercizi pressori vanno spesso a buon fine?
La mia opinione è che l'educazione ordinariamente impartita alle masse formi individui succubi della legge del ricatto. Il ricatto è oggi un meccanismo sociale a carattere pressorio che, per motivazioni giuste o ingiuste, milioni di individui ogni giorno sono costretti a sopportare.

Così il povero rappresentant perde gli appuntamenti di lavoro perchè un corteo di dimostranti, nel perseguire le proprie motivazioni (pur legittime), attua un blocco del traffico di diverse ore (lo sciopero in sè rappresenta una forma legittimata di ricatto, e può arrivare ad imporre misure pressorie illegittime, come sofferenza e disagio per gli altri).

Oppure uno stato viene sottoposto ad un embargo (cioè un vero e proprio assedio in versione moderna) fino a che non accetta cose che non intendeva accettare.

Il ricatto è una forma comportamentale anche nei singoli individui. Il neonato emette urla (pianto) finchè la madre non gli presta l'agognata attenzione.
Ugualmente un bambino ricatta il suo gruppo dicendo: se non mi date ragione non gioco più con voi.
Anche gli adulti, compresi quelli più "colti", ricorrono sovente al ricatto. Si pensi al "baronetto" d'università che, con voce sdegnata, preme sugli "esimi colleghi" del simposio affinchè essi gli attribuiscano ragione o merito: in caso contrario la minaccia è: ebbene, lascio quest'aula.

E' dunque l'egoismo il principale motore dei meccanismi pressori che, mediante ricatto, tengono il mondo ostaggio di una paralisi nel cammino evolutivo.
Io sostengo che la spiritualizzazione degli individui pensanti consente di annullare i meccanismi pressori ed i relativi ricatti sociali.

Non è un caso che il tema della disobbedienza sociale prende corpo quale risposta alle imposizioni-gabella da parte di oligarchie che influenzano la vita collettiva al fine di trarne vantaggi e benefici personali.

Cosa fare, dunque, contro l'egoismo pressorio?
E' qui che entra in gioco la spiritualità. L'uomo spiritualizzato può rimuovere le paure infantili che si porta dietro a causa di un'errata educazione, e di traumi che incidono engrammi nella memoria.

Egli diviene così libero, in forza del suo pensiero ormai autonomo, "liberato". E' ovvio che qui non intendo parlare della particolare spiritualità confessionalista, anch'essa fondata sui dogmi e sulla paura della punizione.

Io parlo di una spiritualità non confessionale, puramente teosofica, fondata sull'esercizio del libero pensiero, che sblocca l'individuo succube e lo rende capace di rispondere con un rifiuto a quanti cercano di sottoporlo ad un ricatto.
Si pensi al servizio di leva: in passato chi lo rifiutava veniva arrestato (dunque la paura di subire un provvedimento); oggi, dopo aver lottato per anni, il cittadino ha conquistato l'affrancamento da questa gabella, e può rifiutarsi legittimamente di partire per la leva, assolvendo in sua vece il servizio civile.

Teosoficamente si può affermare che il servizio civile, e altre conquiste, siano un segno di progresso spirituale dell'umanità.
Le divisioni dall'alto sono da sempre gli strumenti preferiti di quanti fondano i propri proventi sul "divide et impera".

RIUNIFICANDOSI LA FAMIGLIA UMANA PLANETARIA SARA' IN GRADO DI STABILIRE UNA NUOVA DIMENSIONE SOCIALE, già peraltro prefigurata dalla diffusione della rete internet.

Certo, a maggiori gradi di libertà dovranno corrispondere più alti livelli di conduzione razionale della vita. E' molto più facile abusare in un sistema aperto, che in un sistema suddiviso in compartimenti stagni sottoposti a sorveglianza.

La spiritualità è dunque l'unica forma possibile di crescita della consapevolezza comunitaria, e consente di passare da una regolamentazione sociale "forte", esterna all'individuo, ad una regolamentazione "debole", interna allo stesso. Debole, ovviamente, va qui inteso in relazione alle procedure di monitoraggio, e di intervento in caso di contravvenzione all'etica comunitaria.

Rousseau aveva scoperto un "contratto sociale" alla base della nascita di una civiltà. Ecco, il contratto sociale, se sottoscritto con la piena consapevolezza donato dalla spiritualizzazione della realtà quotidiana, consente di superare la dimensione meramente utilitaristica dei rapporti umani, elevando i pensieri dell'uomo su un piano incomparabilmente più avanzato, al cui cospetto la piccola società schiava dei vecchi giochi pressori, appare come una tribù di uomini primitivi.

Spianare la strada alla spiritualizzazione della realtà quotidiana significa adoperarsi affinchè siano superati gli errori che dividono gli uomini in tanti gruppi reciprocamente ostili. Occorre ammettere che non può esserci "re-ligione", ovvero, letterlamente, "ri-unificazione" della famiglia umana, se non ci si pone su di un livello preterconfessionale (che non è anticonfessionale), pur nel rispetto delle private convinzioni di ognuno. Discorso analogo va fatto per la politica e per la scienza.

E' necessario altresì superare definitivamente l'incapacità di gestire le risorse umane in maniera intelligente: energia, prodotti del pianeta, uso della parola, peculiarità culturali etc.

E' importante comprendere che il porsi in relazione con il prossimo deve dare vita ad una propensione alla cooperatività o, se non altro, almeno alla tolleranza, lasciandosi per sempre alle spalle stili di vita improntati ad un'ormai sterile ed anacronistica fase di contestazione aprioristica di tutto.

Condividere un pianeta con miliardi di altri individui, obbligherà coloro che comprenderanno la necessità di una società ad alta sinergia, ad assumere un atteggiamento di maggiore ascolto, riconoscendo a se stesso non più il ruolo ego-centrista in un mondo soggettivo, bensì il ruolo, ben più elevato, di un'individualità intelligente parte edificante di un'individualità collettiva più estesa.

E' ovvio che non tutti potranno, nello stesso momento e con lo stesso ritmo, passare dalla dimensione egocentrica a quella comunitaria, ma chi ha la responsabilità di disporre di risorse atte a diffonderel'urgente necessità di questo passaggio, dovrebbe ormai sentirsi fortemente motivato ad agire in tal senso.

La spiritualizzazione della realtà quotidiana non può essere interpretato come un processo automatico, inevitabile, almeno non in modo assolutistico. Pertanto è bene non negare il proprio impegno personale al fine di accelerare la spiritualizzazione stessa, consentendo quanto prima all'umanità intera di goderne i frutti, e di condividerli in modo adulto e ragionevole con le altre forme di vita con cui essa interagisce.

esperantiano

(1) - Peter Russel, "Il risveglio della mente globale", URRA.
esperantiano is offline  
Vecchio 13-03-2005, 14.10.28   #2
biachiara
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Messaggi: 36
Comunità ed Etica

Per una nuova Com-unità ("essere insieme uno"), è necessario che ciascuno si ispiri ai principi universali, cui si ispira ogni uomo di Buona Volontà, riconosciuti anche da ogni percorso spirituale, confessionale e non confessionale.

Essi possono essere così brevemente sintetizzati:
- Agisci con gli altri come vorresti che si agisse con te;
- Segui, in ogni occasione, la voce della tua coscienza;
- Lavora per l'evoluzione.

In questa prospettiva, il Male verrà riconosciuto, semplicemente, come mancanza di Conoscenza, e quindi, come "potenzialità di Bene" ("Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno", Vangelo).

Si riconoscerà pertanto che "Tutto è bene".
biachiara is offline  
Vecchio 13-03-2005, 19.49.27   #3
Mistico
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Messaggi: 1,879
l'Internazionale Iniziazione Arcoriana

L'Iniziazione Arcoriana è internazionalmente unica e poggia sul presupposto che l'essere umano venga progressivamente "macchiato" dalle esperienze impure e contaminanti che sono presenti nella vita materiale. Per poter avvicinare una realtà concettuale diversa, occorre allora un "salto di qualità del sé" che si spinga ben oltre la pura consapevolezza e che si può ottenere solo attraverso un processo rigidamente regolamentato e strettamente individuale di "purificazione - rigenerazione".
Come ogni iniziazione anche quella Arcoriana si configura quindi come una procedura di "abbandono volontario del mondo sinora conosciuto per attingere ad un diverso e più elevato stato di realtà, ossia un processo di morte - rinascita". Poiché è legata ad una simbologia buio-luce, questa iniziazione viene collegata ed assimilata ad una tradizione esoterica di tipo solare.
Ciò comporta, da parte dell'iniziando, il superamento di alcune prove che dimostrino, al consesso che dovrà accoglierlo, l'idoneità all'appartenenza.
Poiché il rito di iniziazione Arcoriana ha valenza prettamente simbolica, tali prove esprimono metaforicamente il lungo cammino attraverso il quale l'iniziando tempra la propria forza, la propria volontà e la propria determinazione a gettarsi alle spalle i vizi e i pregiudizi del mondo materiale per affrontare l'estremo passaggio della morte e della rinascita a quella Luce che solo dopo tali prove potrà, finalmente, vedere. Così, attraverso quattro viaggi simbolici, verrà purificato dalla terra, dall'aria, dall'acqua e dal fuoco, verrà interrogato sulle sue convinzioni e sulle sue intenzioni, e dopo la efficace e positiva conclusione delle prove, verrà accolto, divenendo - con la collettiva accettazione - a sua volta un iniziato a tutti gli effetti.
Sarà allora un eletto che, a prezzo di un lungo lavoro sulla propria persona, potrà avere accesso alla conoscenza sciogliendo il velo del segreto e rendendolo "proprio all'interno del sé". Al di là dei significati simbolici legati al mito e alla tradizione, l'iniziazione Arcoriana rappresenta un momento di calorosa accoglienza in una comunità di persone libere e di buoni costumi che, insieme intendono approfondire la ricerca della verità e della giustizia, nel rispetto di principi irrinunciabili di libertà, uguaglianza e fratellanza.

(dai Testi dell'Ordine Arcoriano)
Mistico is offline  
Vecchio 14-03-2005, 23.04.20   #4
esperantiano
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Effetti della spiritualizzazione

Chi è attento vede che molti gruppi politici, e a volte alcuni singoli politicanti, cambiano dalla sera alla mattina il proprio motto.

A volte perchè quello vecchio denota troppo di loro, e ne scopre l'intrinseca asocialità.

Ma se qualcuno può pensare ad un'ennesima "mossa" dell'irriducibile ipocrisia di alcuni, io vedo in questi piccoli eventi un segno positivo, che induce all'ottimismo.

Infatti questi "miglioramenti" forzati avvengono anche sotto la spinta della maggior consapevolezza dei cittadini del mondo, consapevolezza resa possibile del processo di spiritualizzazione della realtà quotidiana.

E perfino i politicanti di professione, per non soccombere subito di fronte al pianeta in crescita, cercano di guagagnare qualche anno in più mediante autoriciclaggio della propria immagine.

Tale processo aumenta in maniera esponenziale e tutto mostra ormai che il mondo "ce la farà": l'epoca "buia" sta scomparendo nelle menti e nei cuori di molti.

esperantiano
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Vecchio 15-03-2005, 03.47.47   #5
gyta
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Re: Spiritualizzare I Rapporti Internazionali

Citazione:
Messaggio originale inviato da esperantiano
..la spiritualizzazione dei rapporti internazionali..

su una base etica..
vicina ai diritti umani e di ogni altra forma di vita planetaria

Spianare la strada alla spiritualizzazione della realtà quotidiana
significa adoperarsi affinchè siano superati gli >>errori<<< che dividono


"Spianare la strada alla spiritualizzazione della realtà quotidiana significa adoperarsi affinchè siano superati gli ORRORI che dividono gli uomini in tanti gruppi "



Questa sera ho visto un servizio televisivo sugli orrori frutto degli ultimi ritocchi intorno alla legge contro l'immigrazione clandestina.. :

a gruppi, due a due legati in manette
scortati da esercito, carabinieri e guardie,
rispediti indietro su di un aereo militare
che atterrerà in Libia o nel deserto,
quando le centinaia e centinaia di facce
riprese da lontano dalla telecamera mostrano
senza ombra di dubbio provenienze di paesi diversi..
Hanno rischiato la vita per comprarsi un sogno,
hanno seppellito centinaia di compagni di viaggio
direttamente buttati in mare o morti nel trasporto all'ospedale,
odiati dai nostri connazionali, e trattati come criminali..

Sì..! E' ora di chiederci:

Noi che cerchiamo o che troviamo Dio,
proprio noi che nel nome di una fame che ci accomuna
accarezziamo gli uni agli altri il nostro 'vedere'..
COSA DOBBIAMO FARE ?
-concretamente!- COSA POSSIAMO FARE ?

Affinché questo <luogo-sognato> non sia sogno solo per noi
ed INCUBO per gli altri, che sono tanti.. troppi..
Come possiamo restare impotenti a guardare l'odio razzista
e la politica nazista che spedisce NEL DESERTO,
in un posto di accoglienza in Libia che NON C'E'..
gente viva per miracolo che proviene dai più remoti posti del mondo..

Io mi sono davvero sentita male,
cosa INDIVIDUALMENTE possiamo fare
per dire NO a tutto questo..?? ADESSO!

Se non era il tuo discorso Esperantiano
aprirò un altro post.. e lo titolerei esattamente così:

"SpiritualizzarCI I Rapporti Internazionali "

La mia è una domanda vera e propria,
una RIFLESSIONE ATTIVA volta all'adesso ed al concreto
visto che da milleni almeno su di una cosa
siamo all'unanimità d'accordo:

>> non esiste alcuna <spiritualità> slegata dalla "materialità" <<

Cosa possiamo in concreto fare?
Come realmente rendere punto di forza collettivo
ciò che per ora -per la maggior parte di noi- è percorso
individuale? Come fermare questa spedizione-merci al macello??
Come fermare l'odio idiota razzista degli involuti carnefici..
come dire NO -NOI, SINGOLI!- ad una legge, ad un agire che aborriamo ?!

Grazie per qualunque costruttivo o piccolo suggerimento



Gyta

Ultima modifica di gyta : 15-03-2005 alle ore 03.52.30.
gyta is offline  
Vecchio 15-03-2005, 06.04.58   #6
esperantiano
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a Gyta da esperantiano

Il contenuto del tuo messaggio 728 è perfettamente in sintonia con il tema della discussione da me proposta.

Tale sintonia, oltre che rilevabile a livello di teoria ed orientamento, emerge anche dalla tua precisa domanda pragmatica sul "che fare".

Giustamente fai notare il persistere di leggi che non ci sono gradite ma che subiamo (e che subiscono, ad esempio, immigrati o altre categorie di persone non sufficientemente protette nei loro diritti umani).

Esistono risposte concrete relative ad azioni a breve e a lungo termine.

Sicuramente per il momento immediato è utile proseguire con la manifestazione, ferma ma sempre civile, del dissenso popolare, costringendo i politici a modificare normative e procedure, anche se lo faranno solo al fine di salvare la propria "poltrona".

Ma ciò che io consiglio qui, a breve o a medio termine, e che credo molto più efficace, è quanto consigliavo in una conferenza sulla spiritualità non confessionale.
Si parlava della pena di morte in Texas (se non erro). Tutti erano d'accordo sul fatto che il dissendo popolare era la via migliore per ottenerne l'abrogazione.
Ma intanto, dopo decenni di lotte a mezzo dissenso, la pensa di morte resta nel codice del Texas.
Io allora proposi: invece di metterti con il cartello fuori il palazzo del governatore per chiedere l'abrogazione della pena di morte, DIVENTA IL GOVERNATORE E IN CINQUE MINUTI DICHIARA ABROGATA ED ILLEGALE LA PENA DI MORTE.

Proponevo cioè di NON restare a margine della vita istituzionale, perchè è proprio da essa che ci vengono i parametri normatizzanti la nostra vita.
Occorre smettere di lasciare le istituzione in preda a persone che palesemente concorrono alle cariche elettorali per motivi non idonei al beneficio della comunità.
La mia seconda risposta è dunque: entrare nelle istituzioni, acquisirne la conduzione costringendo, nel contempo, i politici non idonei a tornare alle proprie case, e modificare concretamente e a grande velocità l'assetto degli orientamenti dottrinali, normativi e giurisprudenziali su cui sono formati i codici del paese di riferimento.

Una terza risposta, relativa al "che fare?" su termini di tempo più ampi, è curare l'educazione e la formazione dei cittadini del mondo, eliminando i soliti riferimenti ai vari fazionismi confessionalisti e partitici.
Esiste un validissimo testo, l'Educazione nella Nuova Era, di Alice Ann Bailey, dove sono contenute osservazioni coerenti e meditate sulla tipologia educativa da porre in essere in sostituzione di altre, oggi chiaramente sterili e superate.

esperantiano
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Vecchio 15-03-2005, 19.11.33   #7
biachiara
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"Noi vogliamo una scuola"

per Gyta e pr tutti

Mi sono ritrovata molto in sintonia con quanto affermi, con tanta passione e "Volontà di Bene" per tutta l'umanità.

Credo, a proposito della tematica che sollevi, che bisognerebbe anche trasformare le nostre scuole, che sono oggi solo "agenzie di informazione" (e talvolta neanche questo) in "agenzie di formazione".
Formazione ai valori umani della Cooperazione, della Fratellanza, della Progettualità attiva e volenterosa.

Invece che "riversare nozioni", l'in-segnante (etimologicamente:che lascia il segno) potrebbe diventare "mediatore di consapevolezze" e lavorare sull'evoluzione delle coscienze.

L'E-ducazione contiene nell'etimologia il suo vero compito: portar fuori, far emergere ( da "e", fuori e "duco", porto, conduco) .
Essa dovrebbe perciò divenire maieutica e tendere all'interiorizzazione di concetti e valori, e non alla esteriore "ripetizione di nozioni".

Esiste, a tal proposito, anche un corso di studi universitari "orientato al futuro", presso l'Università di Pisa: "Scienze per la Pace".

Mi sembra un ottimo auspicio per il futuro della nuova "Umanità di Pace" che tutti auspichiamo!
biachiara is offline  
Vecchio 15-03-2005, 19.24.02   #8
FantasiaFinale
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Citazione:
Proponevo cioè di NON restare a margine della vita istituzionale, perchè è proprio da essa che ci vengono i parametri normatizzanti la nostra vita.
Occorre smettere di lasciare le istituzione in preda a persone che palesemente concorrono alle cariche elettorali per motivi non idonei al beneficio della comunità.
La mia seconda risposta è dunque: entrare nelle istituzioni, acquisirne la conduzione costringendo, nel contempo, i politici non idonei a tornare alle proprie case, e modificare concretamente e a grande velocità l'assetto degli orientamenti dottrinali, normativi e giurisprudenziali su cui sono formati i codici del paese di riferimento.

Una terza risposta, relativa al "che fare?" su termini di tempo più ampi, è curare l'educazione e la formazione dei cittadini del mondo, eliminando i soliti riferimenti ai vari fazionismi confessionalisti e partitici.
Esiste un validissimo testo, l'Educazione nella Nuova Era, di Alice Ann Bailey, dove sono contenute osservazioni coerenti e meditate sulla tipologia educativa da porre in essere in sostituzione di altre, oggi chiaramente sterili e superate.

rivoluzione?
io ci sono...
Esperantiano...
ma ti sembra così facile?
ammesso e non concesso che la massa possa comprendere
la tua visione politica...
ammesso e non concesso che non ti sparino appena vedono che riesci ad avere un po' di persone che "credono in te"
ammesso e non concesso che oltre ad aver le virtù "morali" tu (io, egli) abbia anche le virtù politiche necessarie.
trovo che la rivoluzione dovrà partire dalla singolarità della massa.
Massa come un unico organismo.
Non dal singolo!

FantasiaFinale (ah io attendo ancora te e il resto)
FantasiaFinale is offline  
Vecchio 15-03-2005, 19.37.26   #9
biachiara
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"Noi vogliamo una Scuola"

per Gyta e per tutti

In riferimento al mio messaggio precedente, ti invio anche il Manifesto "Noi vogliamo una Scuola".
Siamo tutti "e-ducatori" nei nostri contesti di vita, volontariamente o involontariamente; non certo nel senso di "professori", di "ammaestratori" o di "censori", ma nel senso di "portatori di valori" ed "e-vocatori".
Evochiamo, pertanto, la maggior Luce per tutti!

NOI VOGLIAMO UNA SCUOLA:

•che sappia riconoscere l’individualità e la nota particolare di ciascun allievo;

•ove sia chiaramente indicato che il gruppo ha il compito di sostenere i Propositi evolutivi di ciascuno e del gruppo stesso;

.che, oltre al piano cognitivo, curi quello emotivo e affettivo; ove, cioè, sia possibile la circolarità delle conoscenze e delle informazioni insieme alla condivisione delle emozioni;

•ove i contenuti culturali proposti siano occasione di problematizzazione etica, psicologica, sociale, scientifica così da promuovere una visione del mondo aperta e critica;

•che dia attenzione e importanza al percorso (cognitivo, emotivo, umano) di ciascuno e non solo ai risultati oggettivamente quantificabili;

•che attivi il passaggio delle nuove generazioni, spesso ancorate solo al piano emotivo, al piano mentale, dove tutto è "più chiaro";

•ove gli aspetti legali e burocratici siano sempre subordinati al bene più grande per il maggior numero possibile di persone;

•che proponga esplicitamente e con forza la necessità del senso dell’altruismo e della cooperazione come ovvia alternativa all’egoismo e alla competitività, atteggiamenti mentali ormai anacronistici per i nuovi tempi che ci accingiamo a vivere;

•che promuova, in ogni campo dell’attività umana, la cultura della gratuità, nella considerazione che tutto ciò che si dà agli altri ritorna come ricchezza maggiorata al donatore stesso;

•che proponga il valore di una cultura dell’ascolto ( di sé e dell’altro) che passa necessariamente attraverso il potenziamento delle capacità di attenzione e concentrazione;

•ove le conoscenze siano rese significative attraverso il costante collegamento alla realtà e il riferimento alla loro utilità per elevare la condizione dell’uomo;

•che dia il senso della necessità di prendere in mano la propria vita in maniera attiva e autonoma affiche essa sia più significativa e utile ;

•che insegni il valore del tempo che è realmente oro e che pertanto non va fatto scorrere ma utilizzato al servizio della vita;

•che inviti ad un giusto uso del denaro che è energia da far circolare per il benessere di tutti e non riserva personale da accantonare e immobilizzare;

•che promuova l’interesse culturale ed emotivo ("I care") verso realtà sociali di debolezza e di emarginazione, nella considerazione che una comunità cresce nella misura in cui si diffonde la prassi per cui tutti aiutano tutti;

•ove tutto il personale scolastico sia animato da un gioioso senso di servizio che nasca dalla consapevolezza di svolgere un lavoro “sacro: promuovere l’evoluzione dei giovani;

•in cui l’insegnante non sia solo il docente-di-ruolo, trasmettitore e verificatore di conoscenze, ma l’insegnante-persona che senta profondamente il suo compito di
educatore (da e-ducere, portar fuori, far emergere) e di mediatore di consapevolezze;

•ove le classi siano considerate laboratori permanenti di relazioni umane autentiche e significative;

•ove i componenti della classe (alunni e docenti) sentano la respons-abilità (da respond-ere, rispondere ad un compito) del clima emotivo della classe e vogliano comprendere e sostenere i progetti evolutivi di ciascuno;

•ove ciascuno sia di specchio all’altro per la conoscenza di sé e per una sempre maggiore consapevolezza di sentimenti e comportamenti (“conoscersi per autoeducarsi”);

•che dia spazio alla Creatività, intesa come occasione di espressione di sé e delle proprie tensioni e aspirazioni;

•che miri allo sviluppo del senso della Bellezza e dell’estetica e che inviti costantemente a fare anche della propria vita "un’opera d’arte";

•che proponga il senso dell’Unità della vita , ove tutto è uno, e dove ognuno, pertanto, risponde al Tutto di ogni pensiero, parola, azione;

•che diffonda i principi dell’Innocuità e della Nonviolenza, intese attivamente come il favorire la vita sul piano fisico, emotivo o mentale di qualsiasi creatura dei tre regni della natura ;

•che richiami alla vigilanza su pensieri e sentimenti che vanno costantemente raffinati per migliorare la qualità di azioni e comportamenti e, quindi, la qualità della vita;

•CHE SIA, SEMPRE E COMUNQUE, CAPACE DI AMARE.
biachiara is offline  
Vecchio 15-03-2005, 21.16.47   #10
esperantiano
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Data registrazione: 04-11-2003
Messaggi: 218
Ciao, SonoGiorgio.

Rispondo qui in riferimento al tuo messaggio 280.
Volevo farti notare il mio messaggio 99 in questa discussione.

Ebbene, ho scoperto in seguito che anche "il mistico" ha cambiato il suo motto!

Adesso dice qualcosa tipo "luce nel buio", ma fino a qualche giorno fa, e per lungo tempo, ne ha utilizzato un altro che recitava "specie non miscibile".

Me ne sono accorto riguardando i file pdf delle schermate salvate in precedenza.

Curioso: nel mio messaggio 99 di altra discussione (se non erro quella sull'accanimento spirituale) parlavo della necessità di "mescolarsi" agli altri, ovvero di accettare e tollerare ciò che gli altri sono.

Che coincidenza...
esperantiano is offline  

 



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