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La Spiritualità e le Spiritualità

La Spiritualità e le Spiritualità

di Angelo Cannata Indice articoli

 

Camminare insieme

Dicembre 2017

 

Chi ha seguito i due articoli precedenti ha visto che abbiamo focalizzato tre elementi essenziali che stanno all’origine dell’esperienza spirituale: la relazione con gli altri, il silenzio, la parola. Ho anche evidenziato una certa forma di “pendolarismo”, un fare la spola tra lo stare in presenza dell’altro e poi trarsi in disparte per meditare nel silenzio, oppure ascoltare la parola e poi distanziarsene per lasciarla agire in sé stessi. Tutto questo non può essere fatto a caso, affidandosi alla pura spontaneità: un’altra caratteristica essenziale della spiritualità è infatti quella di progettare, seppure più o meno accompagnata da abbandoni alla spontaneità. Chi intenda percorrere un cammino di crescita nella spiritualità dovrà necessariamente lavorare ad un progetto. Riguardo a ciò non entrerò nei dettagli, che ho già approfondito nel mio libro Camminare, ma intendo piuttosto evidenziare che questo progettare, camminare, si realizza anche come azione sociale, collettiva, in relazione con altre persone. Possiamo osservare meglio questo fatto mettendo insieme due degli aspetti di base focalizzati negli articoli precedenti: la compagnia dell’altro e la parola, che messe insieme danno luogo alla conversazione, al dialogo. Una conversazione può essere considerata un pezzo di strada percorsa insieme: s’imbocca un cammino, magari con un semplice “Ciao, come va?”, e si discorre esplorando insieme le vie che ne nascono. Quest’aspetto dell’esperienza spirituale può essere considerato fondamentale perché comprende in sé la base che dà luogo a tutto il resto. Si può dire che ogni esperienza spirituale coltivata è sempre un frutto che ha all’origine un camminare insieme ad altri. Camminare suscita un’esperienza di vita interiore, un sentire che va a toccare le nostre sensibilità, il nostro gustare, ci mette in moto e ci orienta a camminare ancora. In questo contesto, la spiritualità in quanto tale, distinta dalle spiritualità particolari, rivolge speciale attenzione proprio al camminare; cioè, le spiritualità particolari sono dei cammini, mentre la spiritualità generale è approfondimento dell’esperienza del camminare in sé, delle dinamiche che esso libera, dei significati che il fatto di camminare assume nell’esistenza umana. Una volta che il camminare viene ad avere un’importanza così centrale nella spiritualità, ne consegue che spiritualità non può mai significare ristagno, inerzia, assenza di crescite, allo stesso modo come una passeggiata con un amico senza pronunciare neanche una parola si rivelerebbe presto un’esperienza ben lontana da ciò che consideriamo umano, arricchente, a meno che quel silenzio non faccia parte di un progetto, ma questo già confermerebbe che non si tratta di inerzia. Fermarsi non è certo vietato, anzi, è un’esigenza umana fondamentale, ma si tratterà sempre di soste provvisorie, momenti di ristoro, magari anche di festa, ma sempre in vista di ulteriori passi da avere il piacere di sperimentare. Un eventuale timore di fanatismo del camminare avrà ragione di essere, semmai, tenendo presente che ogni camminare è sempre soggettivo, cioè può accadere che un amico ci sembri troppo fermo non perché lo sia davvero, ma perché non rispecchia la nostra idea personale di cosa debba significare camminare. In questo caso il problema non è il fatto che l’amico non cammini: siamo piuttosto noi ad avere un concetto troppo limitato del camminare, un concetto che c’impedisce di accorgerci di forme di cammino diverse da quelle a cui siamo abituati. Ad esempio, a noi occidentali possono sembrare troppo lente o troppo arretrate certe tribù dell’Africa o dell’Amazzonia, ma è facile obiettare che si tratta di persone che camminano secondo modalità che la nostra ristrettezza mentale non ci fa apprezzare. Da ciò può essere utile dedurre che la spiritualità del camminare deve necessariamente essere anche un “camminare del camminare”, cioè un sottoporre a continuo aggiornamento, continua autocritica e ascolto, i concetti che ci siamo formati su cosa significa camminare. Per fare questo è di fondamentale importanza proprio l’aspetto collettivo: è il camminare altrui a provocarci ad una continua revisione dell’idea che ci facciamo su cosa significhi camminare; è il sentire la mano dell’altro nella nostra a comunicarci che ci sono modi di camminare che differiscono dal nostro e possono anche risultare migliori.

 

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   Angelo Cannata

 

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