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Le Pulci nell'Orecchio di Riccardo Magnani

Le Pulci nell'Orecchio

Divulgare il metodo scientifico perché ognuno possa giudicare in modo consapevole e autonomo.

Di Riccardo Magnani - indice articoli


Alla ricerca di E.T.

Gennaio 2021


Il 16 novembre 1974 dal radiotelescopio di Arecibo (a Portorico), all'epoca il più grande al mondo con i suoi 305 metri di diametro della parabola, usato come antenna trasmittente invece che ricevente, è partito il più potente messaggio radio mai inviato verso lo spazio profondo. È stato "sparato" in direzione di M13, un ammasso di stelle nella costellazione di Ercole distante da noi 25.000 anni luce. Durata del messaggio 3 minuti. Data la distanza della sua destinazione questo messaggio non prevede una risposta la quale, ben che vada, richiederebbe altri 25.000 anni per tornare e 50.000 anni di attesa sono un po' troppi. Diciamo che abbiamo lanciato un biglietto da visita con su scritto: "noi siamo qua e crediamo di farvi cosa gradita sapere che non siete soli". In pratica è quello che noi speriamo facciano gli eventuali "altri" nei nostri confronti, ovvero ricevere un segnale di presenza dallo spazio da qualcuno che come noi si pone la stessa domanda.

A questo scopo, sempre nel 1974 è partito il progetto S.E.T.I. acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence. Il progetto è stato patrocinato dalla Università di Berkeley.  Si tratta di ascoltare con radiotelescopi il cielo alla ricerca di segnali che rivelino la presenza di intelligenze extraterrestri. Le registrazioni dei segnali venivano poi distribuite a volontari che grazie a un piccolo programma inviato da SETI, mettevano a disposizione i loro computer, quando erano in pausa, per l'analisi dei dati. Centinaia di migliaia di pc hanno lavorato per anni a decriptare segnali per ora senza alcun risultato. Il programma non è senza problemi. Il primo è: che tipo di segnale stiamo cercando in mezzo al rumore di fondo di miliardi di stelle? Certo non ci aspettiamo di ascoltare l'ultimo successo discografico dalla galassia di Andromeda. Bisogna quindi spiegare al computer che analizza i dati cosa cercare e già questo è un problema. Seconda complicazione: su quale frequenza ascoltare i segnali in arrivo. È come accendere la radio e decidere quale emittente ascoltare. Naturalmente mentre ascoltiamo una certa "stazione" il segnale che cerchiamo potrebbe arrivare su un'altra. Vedo già l'espressione perplessa sul vostro viso. Lo so che se guardiamo il calcolo delle probabilità voi direte che si tratta di tempo e denaro sprecati. Avete ragione al cento per cento ma non fare nulla senza almeno provarci, per i sostenitori del progetto era rinunciare a un sogno. Avete mai comprato un biglietto di una super lotteria? Denaro sprecato dico io, ma anche qui avete acquistato un sogno. Comunque nel 2011 lo stato della California ha smesso di finanziare SETI e attualmente è chiuso. Nel cassetto rimangono ancora milioni di registrazioni non ancora passate al setaccio.

Ritornando al messaggio lanciato da Aracibo e analizzando le possibilità che il nostro segnale venga catturato da qualcuno bisogna tenere in conto altri fattori. Noi abbiamo scoperto le onde elettromagnetiche (cioè luce, onde radio ecc) soltanto 100 anni fa. Quindi in 4.500 milioni di anni di vita, la nostra Terra ha ospitato una miriade di esseri viventi tra i quali alcuni molto intelligenti ma per tutto questo tempo nessuno conosceva le onde radio. Se in quel lunghissimo lasso di tempo fossero arrivati migliaia di segnali radio da migliaia di altri mondi nei quali forme aliene di vita si presentavano come abbiamo fatto noi con i segnali radio inviati da Arecibo, nessuno avrebbe potuto raccoglierli, e i nostri amici alieni sarebbero arrivati alla conclusione che qui non c'era vita intelligente. Aggiungete il fatto che se anche questi esseri intelligenti avessero scoperto le onde radio e costruito antenne prima di noi, avrebbero dovuto, in quei tre minuti della durata del messaggio, avere le parabole indirizzare verso la nostra direzione ed essere sintonizzati sulla nostra frequenza. Se poi, presi dall'entusiasmo, rispondessero immediatamente, prendete nota che tra poco meno di 50.000 anni riceveremo la risposta. Non vi stupite per questi numeri. Nonostante il primo messaggio, quello di Arecibo viaggi alla velocità della luce, 300.000 Km/sec. i tempi di attesa per dialogare con qualcuno vanno ben al di là della durata della vita umana. Provate ad immaginare di viaggiare alla velocità di 60.000 Km/sec, un quinto della velocità luce, partendo da fermi per arrivare accelerando fino a quella velocità e poi frenare ovviamente, saremmo sottoposti a delle accelerazioni e decelerazioni insostenibili. Nonostante questo impiegheremmo 95 anni per arrivare nei pressi della stella più vicina, Alfa Centauri. Per avere un termine di paragone vi dico che gli astronauti che andarono sulla Luna impiegarono 4 giorni per arrivarci. Se la loro velocità fosse stata di 60.000 Km/sec. sarebbero arrivati in 6 secondi! Anche immaginando che la medicina del futuro faccia miracoli permettendoci di vivere più a lungo o che diventi una realtà l'ibernazione come nei film di fantascienza, i tempi necessari per qualsiasi contatto sono veramente scoraggianti.

Ma dopo un viaggio di questo tipo a quella velocità, un'altra straordinaria sorpresa ci attenderebbe al ritorno. I nostri figli, se ancora in vita, sarebbero più vecchi di noi a causa della relatività.  Se poi, più realisticamente viaggiassimo alla velocità delle nostre sonde spaziali, la rotta per Alfa Centauri richiederebbe 10.000 anni solo andata. Naturalmente questi sono i medesimi problemi che incontrerebbero eventuali visitatori provenienti da altri sistemi solari. Questo spiega perché non si vede una folla di alieni in fila alle dogane.

Messaggio di AreciboMa torniamo al messaggio di Arecibo (riportato qui a destra). È stato usato il linguaggio binario, una serie di 0 1 che riempiendo le caselle di righe e colonne forma un disegno con alcune informazioni che, anche una forma di intelligenza non eccezionale, dovrebbe capire. Comunque il messaggio è in viaggio da 46 anni e quindi si trova a 46 anni luce dalla Terra. Ha ancora 24.955 anni di viaggio prima di arrivare a M 13.

Naturalmente fare un censimento della vita aliena è impossibile con le nostre attuali conoscenze, ma una certezza almeno l'abbiamo: alla domanda "quante civiltà intelligenti ci sono nella nostra galassia?" Almeno una è sicura e passare da zero a uno è un passo infinitamente grande. Osservando le condizioni che hanno permesso la nascita della vita sulla Terra, ci permette di stabilire dei limiti fisici e chimici entro i quali forme viventi potrebbero essere comparse altrove. Va tenuto presente che le leggi della chimica e della fisica sono identiche in tutto l'universo come pure gli elementi chimici dall'Idrogeno all'Uranio. Alcune "quasi certezze" possiamo incominciare a fissarle.

  • Gli elementi più abbondanti dell'Universo sono i primi due: Idrogeno e Elio che formano le stelle. L'Idrogeno, attraverso la fusione termonucleare si trasforma in Elio liberando una enorme quantità di energia. Ma noi esseri viventi siamo fatti di tutt'altri atomi. Prevalentemente oltre l'Idrogeno siamo fatti di Carbonio, Ossigeno e in minore quantità di Azoto, Fosforo, Zolfo. Inoltre non devono mancare il Sodio, Potassio, Calcio, Ferro e molti altri elementi anche se in quantità minime. Tutti questi atomi più pesanti dell'Idrogeno e dell'Elio per formarsi hanno bisogno di temperature molto più elevate di quelle di una stella. Temperature che si raggiungono quando una stella esplode al termine della sua vita. L'esplosione, che prende il nome di Supernova, produce questi elementi e li scaraventa intorno ad essa a formare una nebulosa planetaria che origina per addensamento gravitazionale un sistema solare. Il nostro Sole è quindi una stella "di seconda mano". Ed è grazie a questo fatto che disponiamo di tutte le materie prime che hanno originato la vita. Prima conclusione che possiamo dare per certa: la vita va cercata su pianeti che ruotano intorno a questo tipo di stelle.

  • Anche il colore di una stella può influenzare la possibilità che su qualche pianeta intorno ad essa abbia origine la vita. Il nostro Sole è una stella gialla e la sua temperatura superficiale è di 5.750 K, ma vi sono stelle più fredde, quelle rosse che raggiungono appena 3.000 K e molto più calde come quelle azzurre che arrivano a 80.000 K. Stiamo parlando di temperature della superficie perché all'interno si raggiungono i milioni di gradi. Ebbene più alta è la temperatura più veloce sarà il consumo dell'Idrogeno nel diventare Elio e più breve sarà la vita della stella. Le stelle azzurre divorano l'Idrogeno a velocità pazzesca per cui vivono qualche centinaio di milioni di anni soltanto mentre le gialle come il sole raggiungono la veneranda età di 10 miliardi di anni. La nostra è a metà della sua vita e ne avrà ancora per 4,5 miliardi di anni. In sintesi, poiché la vita ha impiegato un miliardo di anni per nascere sul nostro pianeta, le stelle blu hanno vita troppo breve per la nostra ricerca di alieni e vanno scartate.

  • Le ultime informazioni ci dicono che il 40% delle stelle simili al nostro sole ha dei pianeti. Non tutte le stelle però dotate di un sistema planetario hanno pianeti con superficie solida. Nel nostro sistema solare solo due pianeti su otto, la Terra e Marte, hanno una superficie adatta ad una possibile colonizzazione biologica. E, stando alle conoscenze attuali, uno solo sembra essere riuscito nell'intento. Se grazie alle sonde robotiche mandate su Marte si rivelasse la presenza di qualche forma batterica vivente o fossile, le aspettative di trovare forme viventi nell'universo aumenterebbero esponenzialmente.

  • La chimica ci dice che l'elemento costituente lo scheletro di tutte le molecole di cui sono fatti gli esseri viventi del nostro pianeta, è l'atomo di Carbonio. Poiché le regole delle reazioni chimiche sono uguali ovunque, qualsiasi altra forma vivente dovrà essere basata su questo atomo. L'unico che riesce creare molecole complesse e stabili. E anche questa è una quasi certezza. Attenzione, stiamo parlando di molecole a base di Carbonio simili alle nostre, non di aspetto esteriore. Uguale materiale da costruzione può portare a forme diversissime e viene da sorridere quando nella fantascienza propongono alieni simili a noi, magari un po' più verdi o con la testa più grossa. La forma di un alieno dipenderà dalle caratteristiche del suo pianeta come la gravità, la composizione e la pressione atmosferica, la temperatura media e molti altri parametri. Del resto anche sulla Terra le forme viventi si sono sbizzarrite non poco.

  • Altra condizione essenziale dettata dalla chimica è la presenza di acqua in forma liquida.  La maggior parte delle reazioni chimiche avvengono in ambiente acquoso cioè in "soluzioni". Dunque in forma liquida ma non eccessivamente calda perché le bio molecole sono piuttosto delicate.

  • Ricercando le condizioni indispensabili per la formazione della vita andiamo inevitabilmente a sbattere contro il dilemma del DNA e delle proteine. Ma prima ancora dobbiamo chiarire cosa vogliamo intendere quando diciamo " essere vivente". Tutti capiscono che un sasso non è vivente e un elefante lo è. Ma quando si scende la scala fino al livello di virus allora bisogna essere precisi con le parole. Io riassumerei così le condizioni necessarie per essere un vivente: 1) essere in grado di modificare il proprio ambiente interno rispondendo ai cambiamenti dell'ambiente esterno. 2) saper ricavare energia dall'ambiente. 3) Contenere informazioni ereditabili scritte nel codice genetico uguale in ogni vivente del nostro pianeta.  Avere il codice uguale per tutti è una potente dimostrazione che tutto è iniziato da un unico "ceppo" di vita ed è andato poi diversificandosi in milioni di specie sotto la spinta selettiva dei vari ambienti mantenendo però costante il significato del codice.

     

    E qui sta il problema. Noi non sappiamo come si sia formato il DNA e come attraverso il suo codice sia avvenuta la traduzione in una catena di aminoacidi, chiamata proteina, capace a sua volta di assemblare in modo specifico i pezzi del codice. Provo a farmi capire. Perché dal codice esca una proteina occorre la presenza contemporanea di molti fattori (enzimi e molecole di RNA) che a loro volta sono prodotti dal DNA. Quindi è il gatto che si morde la coda. E su altri mondi? se accettiamo le condizioni che abbiamo visto, suppongo le molecole della vita non potranno essere molto differenti dalle nostre. ma qui brancoliamo nel buio.

  • Vita intelligente? Darwin ci spiega che l'evoluzione dei viventi non ha un obiettivo da raggiungere, un fine ultimo se non quello di adattarsi alle differenti condizioni ambientali. La comparsa dell'Homo Sapiens è un puro caso. Il prodotto di una successione di eventi casuali e probabilmente difficilmente ripetibili. Lo sviluppo cerebrale come arma di difesa-offesa in un mondo pieno di zanne e artigli insanguinati. Sarete d'accordo con me che se l'essere umano non avesse sviluppato, per selezione naturale, questo straordinario uso delle mani prensili abbinate ad un grande cervello, nessun altro essere vivente avrebbe sofferto della sua mancanza e la vita sul nostro pianeta avrebbe seguito il suo corso senza problemi. Togliete noi dal pianeta Terra e tutto continuerà forse anche meglio. Per questo motivo tra tutti i pianeti dove forme viventi potrebbero venire alla luce, quale probabilità esiste di trovare un percorso evolutivo che porti ad un essere intelligente almeno quanto noi? Inoltre è necessario che il partner alieno che stiamo cercando raggiunga il livello paragonabile al nostro di conoscenze scientifiche e tecnologiche nello stesso momento nostro. Nella Roma antica non avevano antenne radio e qualsiasi segnale in arrivo sarebbe andato perduto.

Se queste mie riflessioni vi hanno convinto, la conclusione inevitabile è che contatti con vite aliene sono e saranno anche in futuro soggetti esclusivamente da fantascienza. Ho detto contatti pressoché impossibili, ma dato l'altissimo numero di stelle esistenti nell'Universo (200 miliardi solo nella nostra galassia ed esistono miliardi di galassie) la ragione induce a pensare che non si può escludere la possibilità che combinazioni casuali di atomi e molecole siano avvenuti come da noi ma in altri mondi. Per la scienza questa è solo una congettura, nessuna certezza finché non avremo prove inequivocabili.

Chi crede in un Universo creato da Dio sbalordisce per le sue dimensioni. Ci saremmo accontentati di un monolocale e ci hanno regalato la reggia di Versailles. Sorgono inevitabili molte domande. Perché una "invenzione" di tali dimensioni per noi piccoli uomini. C'è una sproporzione evidente. Per stupirci bastava molto meno. È un universo sovradimensionato per le nostre esigenze. Solo la presenza di altri esseri intelligenti potrebbe giustificare questo apparente spreco. Non credo vi siano religioni che abbiano preso in considerazione questa ipotesi. Nel caso trovassimo conferma della presenza, su remoti pianeti, di forme di vita intelligenti si dovrebbero riscrivere tutti i libri sacri.

Tutte queste considerazioni sulla vita extraterrestre si possono a mio parere riassumere così.

Dobbiamo tenere presente tutte le condizioni sopra citate e ricordare che tutti i luoghi dell'universo sono sottoposti alle medesime leggi della fisica e della chimica. Partiamo dalla previsione statisticamente più negativa riguardo alla percentuale di pianeti che abbiano quelle caratteristiche che ho elencato sopra. Ammettiamo che un solo pianeta su un milione le possieda, dato che la nostra galassia contiene 200 miliardi di stelle. Se anche 4 stelle su 10 avessero pianeti avremmo 80 miliardi di sistemi planetari con 80.000 pianeti disponibili alla vita. Se moltiplichiamo per miliardi di galassie, quella che è una ipotesi non verificata dell'esistenza di forme di vita nell'Universo diventa, diciamolo pure, un'idea assolutamente plausibile anche se forse non potrà mai essere verificata.
Anche se la vita "intelligente" non necessariamente è lo sbocco finale dei processi evolutivi, sempre come dato statistico bisogna ammettere che vi sono delle possibilità che in qualche remoto luogo si sia arrivati come da noi a forme di pensiero complesso. Quindi se la domanda è: "siamo soli nell'Universo? la mia risposta, per quello che vale, è certamente no. Ma se la domanda è: " potremo mai comunicare o addirittura avere incontri con alieni?". La risposta è questa. Pur essendo teoricamente possibili "salti" nello spazio-tempo, attraverso i Wormhole per ora sono solo congetture e le energie richieste per compierli sono quasi infinite. Bisogna prendere atto che, se non scopriremo nuove  leggi fisiche che si possano applicare anche agli esseri viventi e non solo alle particelle in modo di ridurre le distanze all'oggi insormontabili, le possibilità di fare quattro chiacchiere con qualcuno che abita nel gran condominio dell'Universo si riducono a zero con un sospiro di sollievo per tutti coloro che vedono nell'incontro con una civiltà aliena un possibile pericolo e una grande delusione per chi invece sperava in una contaminazione positiva per tutti noi.

Riccardo Magnani


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