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Le Pulci nell'Orecchio di Riccardo Magnani

Le Pulci nell'Orecchio

Divulgare il metodo scientifico perché ognuno possa giudicare in modo consapevole e autonomo.

Di Riccardo Magnani - indice articoli


Cacciati dall'Eden

Maggio 2020



Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita
,   
(G. Leopardi)


È iniziato tutto così. Con il pensiero umano che si fa sempre più audace nel distinguersi da quello animale mentre il giardino dell'Eden si allontanava sempre più. La coscienza dell'essere che si fa strada lentamente dentro di noi di generazione in generazione. Il frutto proibito ci ha elevato al rango di Dei ma questo privilegio lo abbiamo pagato con la perdita dell'ingenua felicità animale. Nulla è per caso. Fatti a Sua immagine? È l'ambiente che detta le regole. Potevamo non avere le mani prensili? Potevamo avere le dimensioni di un criceto? Decisamente no. Erano alcune delle condizioni necessarie per dare origine alla nostra civiltà? Infatti senza mani prensili nessuno strumento, nessun oggetto, nessun manufatto avrebbe potuto vedere la luce. E se l'essere umano fosse stato mediamente alto pochi centimetri? La civiltà è iniziata estraendo metalli dalle rocce. Per frantumarle occorre picchiare con una energia sufficiente a romperle.  Ma un piccolo uomo di pochi centimetri di altezza non sarebbe dotato di forza sufficiente. Cancellate i piccoli uomini di Lilliput. Senza metalli niente attrezzi e niente civiltà. In natura ogni minimo particolare di un essere vivente è funzionale al suo ruolo. Nessun fronzolo inutile. Tutto ha un senso. Se una cosa ce l'hai vuol dire che ti serve.

Prenderemo la data dell'11.000 a.C. come linea di partenza. L'ultima glaciazione sta finendo, il clima si fa più mite, i nostri antenati sapiens, ovunqueabitino, sono prevalentemente raccoglitori e un po' anche cacciatori. È una vita difficile. La caccia è una attività pericolosa e non garantisce lo stomaco pieno ogni giorno. Per fortuna mentre gli uomini cacciano, le donne raccolgono. Cosa? Bacche, frutti, radici. Tutto quello che nella lunga esperienza tramandata di madre in figlia, è risultata commestibile.
Nelle ultime tre decine di migliaia di anni i nostri antenati di origine africana, si sono sparsi in Europa, in tutta l'Asia e approfittando del basso livello dei mari che ha messo in comunicazione molte terre, attraversando lo stretto di Bering, sono arrivati anche in America mentre dall'Asia hanno raggiunto l'Australia. A questo punto però le storie si dividono. Così come prevede l'evoluzione Darwiniana, inserendo una specie in luoghi differenti, attraverso meccanismi selettivi si vanno a creare specie diverse. Nel caso dell'uomo sapiens, usando questa similitudine, trovarsi a vivere in una steppa o in una foresta, in una tundra gelata o in una penisola circondata dal mare, ha modificato il suo stile di vita (non i suoi geni). Se poi aggiungiamo la differente flora e fauna nonché la presenza o meno di animali addomesticabili, il quadro si completa.
Ed è qui che Caino e Abele si spartiscono il mondo.
Abele ha capito quanto la caccia sia una attività densa di rischi, quindi si mette ad allevare animali che vivono in branco, come pecore e capre, oppure renne se vive nelle gelide tundre. Tutti animali gregari che si possono guidare facilmente da un pascolo all'altro e che gli forniscono tutto quello che serve per vivere: cibo, vestiario, tende, sterco da bruciare per il focolare. Abele ama il nomadismo e la libertà, i grandi spazi. Dorme volentieri nelle yurte. Non ha la doccia e puzza come i suoi animali. Oltre alla carne produce formaggi secchi airag e yogurt. Odia gli agricoltori che hanno il brutto vizio di dichiararsi proprietari del terreno sul quale vivono e delimitano i loro possedimenti con muretti di pietra e cancelli che impediscono ai pastori di passare.
Caino invece ha capito che la raccolta di cibo commestibile su vasti territori è una grande fatica. Per questo si inventa l'agricoltura. Non arriva subito a comprendere tutti i prodigi di questo nuovo modo di procacciarsi il pasto quotidiano, ma piano piano intuisce le grandi potenzialità che offre. Naturalmente non sopporta i pastori che con le loro greggi passano sui campi coltivati che hanno richiesto tanta fatica. Caino ama vivere in una comoda casa vicino ai terreni che coltiva. Si lava tutti i giorni e ha anche inventato il sapone. Ha un'idea fissa che lo tormenta. Una idea non politicamente corretta: poter sparare in quel posto ad Abele e ai suoi parenti... Capisco che tra fratelli non è un bel pensiero, ma se leggete con attenzione la Bibbia come si può dare tutto il torto a Caino? Soppesate ogni parola, vi stupirete di non trovare alcuna giustificazione nella benevolenza di Dio verso Abele che "offre i primogeniti del suo gregge" mentre Caino "offre i frutti del suolo" "e il Signore gradì Abele e la sua offerta ma non gradì Caino e la sua offerta". Questa disparità di trattamento tra i due fratelli che fa molto arrabbiare il povero agricoltore vegetariano accendendo l'odio nei confronti del fratello carnivoro, ha una sola spiegazione: il popolo ebraico in quel tempo viveva di pastorizia e il suo Dio era il Dio dei pastori. Chi scrive questi versi dà per scontata l'interpretazione del lettore che i nemici della pastorizia siano proprio le due grandi civiltà agricole: Egiziana e Mesopotamica. È proprio sul filo conduttore della liberazione da queste schiavitù che si dipana il racconto biblico. In seguito da lì sono iniziati i conflitti. Barbari nomadi contro i Romani agricoltori, Mongoli contro Cinesi, Scozzesi contro Inglesi, Ebrei contro Egiziani, Indiani d'America contro costruttori di ferrovie, insomma la storia dell'umanità.
Nulla, nel corso dei millenni, è cambiato nel modo di gestire un gregge. Oggi come 10.000 anni fa un ragazzino guarda le pecore e dopo dieci ore le riporta all'ovile. Quali pensieri attraverseranno in tutto quel tempo la mente del pastore? Forse solo una grande noia. Chi lo sa. Comunque dopo secoli di lotte i pronipoti di Caino hanno vinto, avvalendosi della tecnologia, costruendo grandi città, sistemi di trasporto, costringendo i nomadi a vivere nelle lande più remote del mondo, quelle terre estreme che l'agricoltore non osa rivendicare.

Dunque è stata l'agricoltura la carta vincente degli esseri umani. La causa della massiccia crescita della popolazione ma anche la soluzione al problema alimentare che si collega alla curva demografica. Non solo.  Un effetto collaterale della proprietà privata è l'invenzione della scrittura e ovviamente, per il calcolo delle superfici, della geometria e della matematica. La Scienza si fa strada lentamente. Manca ancora un metodo. Si va per tentativi. Empirismo alle sue estreme conseguenze.
Ma come è nata l'agricoltura?  Come è venuta questa idea che oggi pare così scontata e neppure tanto originale? Ricordiamoci che i nostri antenati erano privi di conoscenze botaniche. Inoltre vi era una assenza assoluta di tecnologie di supporto. La forza motrice, se andava bene, era animale dove vi erano animali addomesticabili, altrimenti umana. L'Africa ad esempio abbonda di animali che potrebbero trainare un carro od un aratro, ma né il Bufalo, né lo Gnu, né la Zebra possono essere addomesticati. Questa è stata indubbiamente una palla al piede che ha rallentato il progresso tecnologico in questo continente.
Dunque l'agricoltura nacque circa nell'8.000 a.C. in luoghi favorevoli come la Mesopotamia e l'Egitto. Ma come si incominciò a capire i meccanismi con cui le piante si riproducono?
Vediamo i due aspetti della questione. Il punto di vista delle piante e quello dell'agricoltore.
Le piante hanno l'esigenza di trovare un modo per spargere i loro semi possibilmente lontano dalla madre che li produce. Le soluzioni tecniche sono molte ma per quanto riguarda i prodotti agricoli, nel caso delle piante da frutto ad esempio, si tratta di inserire i semi in una confezione regalo (il frutto) molto gustosa per gli animali, ma molto costosa per la pianta. I semi sono lisci e rivestiti di un materiale che resiste alle aggressioni digestive dello stomaco e dell'intestino per poter uscire indenni insieme alle feci. Spesso nel seme è contenuta una sostanza amara che obbliga l'animale a non masticarlo, atto che ne provocherebbe la distruzione (provare a masticare i semi dell'uva). Dunque i nostri antenati, che da raccoglitori non potevano certo osservare questi fenomeni, incominciarono a collegare quello che vedevano nelle latrine ovvero la nascita delle piante dai semi nelle loro feci. Capito questo semplice rapporto causa-effetto avranno incominciato a porre a dimora i semi delle piante che producevano i frutti più buoni e gustosi. Le piante naturalmente non erano d'accordo. Avrebbero preferito produrre frutti piccoli ed economici ma l'uomo indirizzò la freccia evolutiva verso i propri interessi.
Qualcosa di analogo avvenne anche per quelle piante come il frumento o il riso che, a maturazione completata, lasciano cadere i semi a terra. Qualche genio di nostro antenato scoprì forse una pianta geneticamente difettosa che tratteneva i semi nella spiga. Selezionando proprio quella il cui destino sarebbe stato l'estinzione, garantì la sopravvivenza del genere umano.
Questo discorso è valido per tutti i viventi che sono stati addomesticati. Sono gli OGM ante litteram.

Questa è stata dunque la nostra ribellione al volere Divino. Si tratta di un peccato non di un reato. Nessuno vi condannerebbe perché preferite la conoscenza all'ignoranza. Noi sappiamo distinguere il bene dal male? Ne siete sicuri?  Forse il frutto propostoci dal serpente non era ancora maturo e tutta questa capacità di discernimento non mi sembra acquisita una volta per tutte. Forse sappiamo distinguere il nostro bene dal nostro male ma difficile è stabilire cosa sia il bene o il male assoluto. Penso che ognuno di noi stilerebbe una graduatoriadifferente. Persino il Dio Biblico ci stupisce per tutto l'antico testamento quando afferma che adorare altri dei è per Lui il male assoluto. Ogni qualvolta il suo popolo si dà al culto di Baal, divinità dei Cananei e dei Fenici, (guarda caso divinità della fertilità ma anche dei raccolti) il Dio degli ebrei va su tutte le furie minacciando le più terribili punizioni. Dopotutto il primo comandamento recita così: “non avrai altro Dio all'infuori di me”.

Dunque ce la siamo proprio andata a cercare. Potevamo vivere di istinti come fanno gli animali intorno a noi, senza peccati né colpe, sicuri che qualsiasi cosa facciano è sempre la cosa giusta. E soprattutto senza quel male di vivere che ci è stato consegnato insieme al frutto della conoscenza.

Spesso il male di vivere ho incontrato. era il rivo strozzato che gorgoglia.
era l'incartocciarsi della foglia. riarsa, era il cavallo stramazzato. 
(E. Montale)


Riccardo Magnani


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