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Le Pulci nell'Orecchio di Riccardo Magnani

Le Pulci nell'Orecchio

Divulgare il metodo scientifico perché ognuno possa giudicare in modo consapevole e autonomo.

Di Riccardo Magnani - indice articoli


Il sogno dell'anatra

Agosto 2020


Vi sto scrivendo da un sogno. Forse.  Non sto scherzando. È una situazione surreale ma autentica. Per intenderci, tutto intorno a me ha l'aspetto della realtà fin nei più piccoli dettagli, quindi...
Ma partiamo dall'inizio. Io sono un appassionato del volo, ho il Brevetto per ULM (meglio dire avevo) e 560 ore al mio attivo. Ho sempre osservato gli uccelli volare, ognuno nel suo particolare modo. Le lunghe planate degli Aironi, i complicati decolli degli Svassi con le ali bagnate, la lunga corsa del Cigno per acquistare sufficiente velocità per sollevare l'enorme peso come fosse un Clipper, idrovolante anni '30. E che dire del Gheppio quando vola fermo su un punto come un elicottero per poi fiondarsi sulla preda ad una velocità pazzesca.
Se non vi siete mai fermati ad osservare questi spettacoli vi siete persi qualcosa. Quindi probabilmente non avete mai osservato un'anatra volare. Parliamo di Germani Reali, quelle splendide piccole anatre il cui maschio si presenta con una livrea dai colori brillanti, la testa verde smeraldo, il petto marrone scuro rigorosamente separato da un collarino bianco e poi il grigio delle ali... insomma una vera magia se pensate che tutto questo è dovuto alla selezione che le femmine (uniformemente marroni e mimetiche) fanno sui maschi... ma il punto è un altro. Questi bellissimi animali camminano in modo ridicolo sulla terra a causa delle corte zampe palmate. Nuotano invece molto bene avendo le penne e le piume impermeabili, caratteristica che però rende impossibile immergersi così che per prendere dal fondo il cibo, si capovolgono a novanta gradi lasciando fuori, in una posa decisamente comica, mezzo corpo in verticale. Ma il Germano lo spettacolo lo dà in volo. Il baricentro del suo corpo si trova spostato molto indietro a causa della sua forma cicciottella. Inoltre le ali sono lunghe ma piccole in relazione al peso, quindi ha un carico alare molto grande. Si può paragonare ad un aereo da caccia. Lunga corsa di decollo e poi via come una freccia. Le ali non smettono mai di battere velocissime con un caratteristico diedro negativo. Di solito maschio e femmina volano insieme, in formazione, e trovato un altro specchio d'acqua si buttano a capofitto con una planata violenta sull'acqua. Uno spettacolo degno di una manifestazione aerea.
Ora vi chiederete cosa c'entra tutto questo? Ebbene dovete sapere che molti anni fa, feci un sogno, ed ebbi la visione di reincarnarmi in un'anatra. Un Germano Reale maschio. Quando annunciai la notizia durante una cena tra amici che, il caso vuole, siano tutti cacciatori, la presero sul ridere e non se ne parlò più.
Ed ora eccomi qui, a galleggiare in questo piccolo corso d'acqua nei panni di un'anatra. Ma naturalmente si tratta di un sogno, non può che essere così dato che non ricordo nulla di ciò che è successo prima di trovarmi ricoperto di piume.
Mi guardo in giro. Dietro di me una bella femmina che, per comodità, chiameremo Gaja, mi sta quasi appiccicata e non mi molla. Ogni tanto emette un <quuaa quuaa> un po' stonato. Io non capisco nulla di quello che mi dice. Purtroppo nessuno mi aveva avvertito del problema linguistico anche se ho capito che lei mi ha scelto come partner per questo anno riproduttivo.
L'ultimo ricordo risale a Ieri. Lungo l'argine di questo corso d'acqua, ho visto passare un uomo in bicicletta. Mi sono girato verso di lui e gli ho urlato <Hei guardami, io sono un uomo ...mi sono reincarnato in un'anatra...> ma dal mio becco, invece delle parole mi è uscito un <quaaaa quaakka>. Ho visto la mia compagna fissarmi con quegli occhietti vispi e un'espressione interrogativa. Mi devo preoccupare? No, dopotutto questo è solo un sogno, ditemi di si. Comunque, per sicurezza, meglio incominciare ad imparare qualche parola nella loro lingua, dopotutto non credo abbiano un nutrito vocabolario e una complessa sintassi.
Quando mi risvegliai da quel famoso primo sogno, incuriosito, cercai informazioni sui Germani. Mi sono stupito nello scoprire che possono vivere anche 10 anni. Dunque mi devo attrezzare. Il soggiorno in questo corpo potrebbe essere alquanto lungo e la prospettiva di svegliarmi d'improvviso nel mio letto sembra alquanto remota.
Intanto mi è venuta fame guardando la mia compagna capottarsi a testa in giù per infilare il becco sott'acqua. Dunque andiamo a vedere. Ricordo di aver letto che le anatre mangiano un po' di tutto.  Con la testa sott'acqua ci vedo stranamente bene. Provo a peluccare qualcosa sul fondo. Si, direi che si può fare, qualche larva e contorno erbe acquatiche. Dentro il mio precedente corpo, come umano, avrei vomitato tutto, non solo per il cibo ma anche per la posizione che bisogna assumere per ingerirlo.
Sguazzando qua e là siamo finiti in un canneto nei pressi della riva. Qui il mio occhio cade su un alto palo su cui è inchiodato un cartello. Mi avvicino con la speranza di poterlo leggere. No, purtroppo quei segni neri su sfondo bianco mi sono oscuri. In questo piccolo cervello di anatra non c'è molto spazio per la memoria della mia anima umana.... o forse nei sogni può accadere di tutto. Guardo nuovamente il cartello. Ho solo un ricordo ancestrale che mi mette paura. L'istinto mi dice di allontanarmi più possibile. Mi volto verso la mia compagna. Un cenno e mi preparo per il volo. Ma come si fa a volare? Ho ancora in mente tutta la teoria studiata per conseguire il brevetto di pilota ULM. Flap, motore, resistenza indotta, rientra il carrello, velocità di stallo... intanto che penso a queste cose incomincio a correre spingendo sull'acqua con le zampe palmate e poi, sbattendo le ali, imprimo una spinta con le estremità che sostituiscono l'elica, ricordo che si chiamano "penne remiganti". L'istinto mi sta guidando, sento la pancia staccarsi dall'acqua, sto volando, incredibile. Ok rientriamo il carrello, zampe aderenti al ventre, dita palmate sotto il timone di coda per non disturbare l'aerodinamica e via veloci come il vento. Guardo dietro di me, con questi occhi sui lati della testa ho una magnifica visione a quasi 180° e vedo uno stormo di miei simili che probabilmente, udendo il rumore delle mie ali sbattute sull'acqua, ha deciso unanimemente di partire con me. Sono tutte in formazione a V e per non sfigurare mi aggrego in fondo. Ed ecco la sorpresa, in quella posizione la fatica di volare diminuisce moltissimo. Sbattendo le ali davanti a me, quello che mi precede, crea una compressione dell'aria che aumenta la portanza per chi lo segue. Tranne il primo della formazione, tutti gli altri ci guadagnano, ecco perché ci si alterna a capo dello stormo. Ma a quale corso di aerodinamica hanno partecipato per avere nozioni come questa? Se questo è un sogno, vi prego non svegliatemi proprio adesso perché mi sto troppo divertendo. Indubbiamente volare è faticoso, soprattutto per uccelli come noi che abbiamo queste ali piccole e affusolate per prestazioni eccezionali, ma grazie ai "sacchi aerei", sbattendo le ali, spingiamo nei polmoni una enorme quantità di ossigeno che, insieme ad un'alta temperatura corporea, mantiene il metabolismo ad un livello altissimo. Insomma, un motore che consuma molta energia ma anche un meccanismo biochimico per produrne in quantità adeguata.
Mentre penso a queste cose lo stormo è arrivato su un nuovo specchio d'acqua. Non sono io a scegliere ma i primi a sorvolare lo stagno decidono di scendere. Virata a destra e giù. Il rateo di discesa è elevato e mi chiedo dove siano i flap e i diruttori per rallentare la caduta. Mi guardo intorno col timore di un impatto violento nell'acqua ma... ecco come fanno. Aumentano l'angolo di attacco delle ali per rallentare. Per evitare lo stallo che si prospetta in quelle condizioni, le muovono velocemente in avanti flettendole più o meno, creando quindi un flusso d'aria contrario al movimento come fanno gli inversori di spinta. Ma non basta. Giù il carrello, e mentre abbassano le zampe, allargano al massimo le dita per estendere l'ampia parte palmata che funge da freno aerodinamico e… splash, l'impatto è comunque abbastanza violento ma controllato e tutte in un secondo assumono la configurazione anfibia: galleggiamento perfetto e zampe motrici in movimento. Lo stormo è tutto nell'acqua me compreso. Molti i Quuaa quuaa di approvazione. Quello che sento dietro me è della mia compagna. Sembra voler dire <mi sembravi imbranato ma sei venuto giù bene. Bravo> almeno credo dal tono del <quuuaaa quak> che abbia voluto dirmi questo. A questo punto Gaja mi affianca e con uno scatto della testa mi invita a seguirla sulla terra ferma. Con queste ridicole corte zampe ci arrampichiamo sulla riva ed entriamo in un prato incolto pieno di sterpaglie. Dopo qualche metro si gira verso me e mi fa un lungo discorso fatto di <quua quua> e <quak qua>. Credo di aver capito, vuole mettere su casa. Si mette subito all'opera. L'incombenza della costruzione è tutta sua, io girerò un po' attorno per vedere che non esistano pericoli. Intanto anche le altre coppie si danno da fare.
A proposito, non vi ho raccontato come ho conosciuto la mia compagna. Dunque, eravamo in autunno o in inverno, non so dirvelo con precisione, il senso del tempo per un'anatra è un po' vago, e spinti da un moto istintivo c'è stato un grande raduno per i corteggiamenti. Io guardavo gli altri maschi e facevo come loro sentendomi un po' ridicolo. Comunque ho iniziato a scuotere il becco poi la coda poi mi sono raddrizzato sulla parte posteriore emettendo una specie di fischio seguito da un brontolio poi ho portato indietro la testa sollevando le ali e drizzando la coda. Dopo questo balletto mi sono avvicinato a una femmina e le nuotavo davanti annuendo con la mia testina color smeraldo. Infine ho sollevato di scatto le parti posteriori toccando l'acqua con il becco.
Non chiedetemi una spiegazione, era la prima volta che lo facevo ma a quella femmina è piaciuta la mia esibizione e ha detto si. I misteri dell'amore.
Da quel momento siamo stati sempre insieme.
Intanto, dopo un giretto nell'acqua per mangiare qualcosa, sono tornato a vedere come va l'edificazione del nido. Perbacco, diciamo che l'ingegneria non è il piatto forte delle anatre. Mi aspettavo una villa invece abbiamo un rustico. Comunque si è data da fare strappandosi un po' di piume per riempire gli spazi tra i legnetti e rendere l'ambiente più confortevole e caldo. Ok, la casa dei nostri sogni l'abbiamo. Come tutte le coppie abbiamo atteso la fine di Marzo e in questi mesi ho imparato a parlare e capire abbastanza bene la loro lingua: sono passati dei mesi ma forse nel sogno sono stati minuti, non lo so. Comunque io Gaja abbiamo volato più volte insieme. Una mattina siamo anche ritornati allo stagno dove avevo visto quei cartelli ma abbiamo sentito dei rumori forti come un tuono, così siamo scappati subito e non ci siamo più tornati.  Questi mesi di attesa della primavera e del momento di procreare sono stati momenti felici per noi. Solo un paio di volte qualche giovane maschio rimasto senza compagna ha tentato di rubarmi la mia Gaja, ma dopo aver osservato come reagivano gli altri maschi accoppiati, anch'io l'ho inseguito col collo proteso in avanti e il becco a sfiorare l'acqua. Di solito questo gesto, se fatto con una certa aggressività, è sufficiente per fare scappare questi ragazzotti.
Comunque anche la luna di miele finisce e verso la fine di Marzo arriva il momento delle responsabilità. Così ... eccomi a fare il padre. Mezza giornata di "lavoro". Il resto è tutto compito di Gaja. Io giro un po' intorno al nido per vedere se esistono potenziali pericoli, mentre lei sfornava una quindicina di uova. Purtroppo due sono cadute fuori dal nido, rompendosi. Io le guardo con un groppo alla gola ma qui nessuno ne fa un dramma. Bisogna concentrarci sulle altre 13.
Sono 28 giorni di ansia. I pericoli sono tanti e stare immobili per covare mette a rischio anche la vita di Gaja. I predatori di uova sono moltissimi: ratti, volpi, cornacchie. Basta un momento di distrazione e la covata può andare completamente perduta. Ho visto un nido vicino al nostro depredato completamente. Sapete cosa è successo poi? Alla fine di aprile la natura ha permesso una seconda possibilità. Merito del Dio delle anatre. Comunque per farla breve noi ne abbiamo perse altre 3 divorate da non so chi.
Finalmente è arrivato il giorno della schiusa. Il mio orgoglio di padre toccava il cielo. Forse sono di parte, ma io non credo che esista essere più bello e simpatico di un anatroccolo appena nato.
Voi penserete che covare le uova sia stato il lavoro più impegnativo. Vi sbagliate. Il grande impegno incomincia ora.  A 24 ore dalla nascita con Gaja in testa e loro al seguito... tutti in acqua, come fosse una cosa normale. Sono più in ansia io di loro. Con quelle piccolissime zampette devono vincere la corrente e restare molto vicini alla madre. Ci vorranno due mesi prima che imparino a volare, due mesi di patemi d'animo. Hanno un aspetto così indifeso... inoltre le loro dimensioni sono a portata della bocca di una massa di predatori compresi i grossi pesci. Nei primi giorni ne abbiamo persi due portati via dalla corrente. Gaja sta attenta che tutti la seguano ma non può fare miracoli. Ho visto una cornacchia volare via con un piccolo nel becco. La mia anima umana piange e si dispera ma non ci sono lacrime per Gaja, la sua missione è portarne il maggior numero a conseguire il brevetto di volo, poi il suo compito sarà finito. Ogni mezzo è lecito per salvare la nidiata. In un nido, sull'altro lato di questo corso d'acqua ho visto una madre inscenare, starnazzando, una sceneggiata di una finta ala ferita per distrarre il predatore ed allontanarlo dal nido. Non sempre però funziona. Pensavo che una interpretazione dell'animale ferito troppo realistica può portare il predatore ad uccidere madre e i piccoli. Questa mia anima umana nel corpo di anatra mi sta dando troppe sofferenze. So quanto la natura sia matrigna e crudele, ma vivere questo incredibile gioco al massacro dall'interno, mi distrugge.
Ecco ora vorrei svegliarmi come accade quando i sogni si trasformano in incubi... ma non ci riesco. Comincio a pensare che non ne uscirò mai. Sono prigioniero di un sogno che è diventato realtà.
Non ho contato i giorni ma ormai dovremmo essere vicini al grande momento. Il calendario ai nostri figli non serve. Improvvisamente scoprono di avere le ali. Quelle strane appendici il cui significato era per loro misterioso.
Prima cosa da fare un po' di allenamento. Le aprono e le sbattono. Bisogna rinforzare i muscoli per il grande lavoro che dovranno sopportare. È il periodo delle prove di volo. Li osservo saltellare come per darsi una spinta. Ci vuole tempo per imparare l'arte del volo. È incredibile che appena nati sappiano camminare, nuotare sopra e sotto l'acqua, ma volare è un'altra cosa.
Terminato questo lungo tirocinio uno ad uno li osserviamo intraprendere brevi voli seguiti da disastrosi atterraggi. Gaja ed io li guardiamo con orgoglio. È un momento meraviglioso, il coronamento di tante fatiche e tante sofferenze. Eccoli, se ne vanno, altri si alzano in volo e tutti si uniscono in un grande stormo che vola sopra di noi per poi allontanarsi definitivamente. Non li rivedremo più.
Gaja mi lancia un <quuaa quaaa> che vuol dire <ora tocca a noi>. Breve corsa sull'acqua e via a grande velocità. Lei è dietro di me, la vedo a pochi centimetri dalla mia ala come sempre. Dove stiamo andando?  Verso il sole che sta nascendo ad oriente di Eden.
No, non svegliatemi vi prego.

Riccardo Magnani


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