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L'anima del consumatore

Di Antoine Fratini - Aprile 2018

 

Eh si, potrà sembrare strano o contradditorio, ma anche il consumatore ha un'anima! Il problema, semmai, consiste nel riconoscerla e farla valere. Prendere coscienza del “potere”, nel senso che i popoli tribali attribuiscono a questa parola, rappresentato dallo statuto di consumatore non è operazione né facile, né indolore. Come ogni potere, anche quello legato alle scelte di consumo responsabilizza e si rivela, almeno inizialmente, piuttosto imbarazzante da assumere. Alla stregua di ogni presa di coscienza autentica, anche questa non si da senza impegno, ma è il risultato di un lungo e difficile lavoro su sé stessi. Un lavoro di disalienazione dalla Natura e dall’anima, due entità che la nostra cultura ci ha abituati a separare ma che in realtà formano un tutt’uno inseparabile.

 

Come sostenni lo scorso anno al Festival dell’Etica di Parma, non senza suscitare le inevitabili resistenze del pubblico, lo statuto di soggetto ha subito lungo i secoli in Occidente un processo di degradazione. Esso è passato da soggetto dell’umanesimo a soggetto lavoratore, e poi da questi a soggetto del linguaggio per approdare infine al soggetto consumatore, il che ha innegabilmente qualcosa di raccapricciante, se non addirittura di deprimente. L’uomo moderno non è più misura di tutte le cose, il lavoro non rappresenta più un mezzo idoneo a favorire l’individuazione ma solo un mezzo di sussistenza e l’eloquenza è solo specchio della sua falsità strutturale. Oggi il cittadino conta ed è corteggiato solo ed esclusivamente per il proprio potere d’acquisto. Dietro ai modi falsamente garbati e seducenti usati dai media e da tutti gli apparati della società consumistica vi è il tentativo costante ed inesorabile di sfruttare quel potere allo scopo di trarne profitto economico. “Consumo, dunque sono” è l’equazione invisibile data da intendere dietro ai vari “consigli per gli acquisti” e agli slogan pubblicitari ed è proprio quella equazione a rendere così difficile l’emancipazione dal consumismo.

 

Tuttavia, quello stesso statuto può anche rappresentare una fortuna, a patto di riappropriarsi del potere ad esso legato. Infatti, se i consumatori trovassero la forza, il coraggio e la lucidità per rispondere di “no” a tutti quegli inviti a redimersi tramite la religione economica di cui sono costantemente oggetti e al contempo usassero in maniera etica e consapevole il loro potere di acquisto, si assisterebbe in tempi rapidi ad un miglioramento sensibile dell’intera società senza che vi sia bisogno di riporre le proprie speranze in nessun partito o movimento politico. Uno degli ostacoli più ostici a tale operazione può riassumersi nell’interrogazione disfattista, tanto errata quanto deresponsabilizzante: “tanto io da solo cosa posso fare/ci?”, alla quale segue immancabilmente la risposta: “niente”. Da lì ad accomodarsi delle menzogne, a percepirsi una nullità e a farsi schiacciare dal masso della depressione il passo non è poi così lungo come potrebbe apparire…

 

Durante il dibattito al già citato Festival dell’Etica una persona intervenne dicendo che tanto il marketing aveva già previsto ogni forma di reazione da parte del consumatore. In realtà, come certi studi hanno messo in luce, il consumatore e in generale i Mercati mantengono fortunatamente una parte di “irrazionalità” che nessun marketing saprebbe anticipare. Ad illustrazione della tesi qui sostenuta prenderemo un paio di esempi abbastanza paradigmatici. Se la maggioranza dei consumatori si mettessero progressivamente ad acquistare solo prodotti “bio”, i quali come è noto rispondono a regole etiche molto più severe degli altri prodotti, tutte le ditte risponderebbero a tale imput convertendosi al biologico, o addirittura inventando altri label eticamente ancora più significativi, con tutte le ricadute positive che questo comporterebbe sia dal punto di vista ambientale che della salute.

 

Un altro esempio riguarda la lotta alla mondializzazione i cui effetti deleteri in termini di spreco di energie e di inquinamento sono tanto forti quanto evidenti a tutti. I grandi trattati intercontinentali per il libero commercio tra le nazioni come il TTIP e il TAFTA sembrano inarrestabili, nonostante l’allarme delle associazioni di consumatori e le puntuali manifestazioni dei cittadini. Eppure, come disse il grande comico-filosofo Coluche in una delle sue memorabili battute, “se certi prodotti non venissero più acquistati non verrebbero più prodotti!”. In questo caso, basterebbe comprare prodotti a km zero, o locali o al massimo nazionali per porre fine a tale follia.

 

Ci sono oggi le basi per realizzare una tale rivoluzione, in quanto grazie alle nuove tecnologie informatiche si dispone di capacità di reperire informazioni mai raggiunte in passato. Il sapere e le informazioni grazie ad internet non sono più il privilegio di pochi ma sono e rimangono in ogni momento alla portata di tutti coloro che non intendono accontentarsi delle solite versioni “ufficiali” della realtà, dei soliti discorsi pronunciati in nome del dio Economia.

 

Allora, consumatore soggetto o soggetto consumatore? Consumatore con anima o deprivato dell’anima? A noi la scelta…

 

   Antoine Fratini

 

 

Antoine Fratini lavora da oltre quindici anni come psicoanalista, è Vice Presidente dell'Associazione Psicoanalisti Europei e membro attivo dell’Accademia Europea Interdisciplinare delle Scienze. Egli ha scritto nel 1991 il saggio Vivere di fumo (Book Editore, Bologna) sul rapporto tra adolescenza e uso di stupefacenti leggeri, nel 1999 il saggio Parola e Psiche (Armando, Roma) sul collegamento tra gli indirizzi linguistico e archetipico in psicodinamica e decine di articoli su riviste e siti italiani e stranieri. Poeta e artista, egli ha fondato assieme all’Associazione Culturale C.G. Jung di Fidenza il Movimento per l’Arte Naturale, corrente artistica basata sul pensiero junghiano, e le sue poesie compaiono sui maggiori siti del settore. La sua ultima pubblicazione: Psiche e Natura, fondamenti dell'approccio psicoanimistico, Zephyro Edizioni, 2012.

 

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