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Ascoltare fra distanza e prossimità

Di Rita Farneti
Luglio 2016

 

 

Siamo avvezzi ormai a classificare quanto proviamo al pari degli oggetti che ci circondano, incluso un io soggetto che diventa un oggetto come tanti, come tutti. Facciamo parte di un sistema indifferenziato, varrebbe dunque ritenere che partecipiamo di umanità liquida, per allinearci con Bauman.
Siamo sempre più carenti ed impoveriti della capacità autoriflessiva, una funzione dell’io che permette di guardare a noi stessi come ancora noi stessi. Se cerchiamo di assegnarci il ruolo di coloro che si chiamano fuori, accade anche - e soprattutto - perché impotenza, delusione e senso di frustrazione superano la soglia di un dolore soffribile. Navighiamo all’interno di un flusso indistinto, miscuglio disorientante ove la sonorità è al plurale ed il dare voce al singolo diventa esercizio di  virtù spesso infruttuosa.
Raramente il silenzio può conquistarsi esistenza e consistenza. Per dirla con Rossollò la maggior parte delle volte il silenzio dell’uomo è meramente epidermico. Ha un carattere provvisorio, transitorio, è come una pausa, un’interruzione tra parola e parola, il più praticato, certo, ma il meno profondo ed edificante per tutti.
L’educazione al silenzio si attua in ciò che sperimentiamo di noi stessi, fuori dal dominio della burocratizzazione della nostra vita interiore. A pregare nel silenzio nessuno ci insegna: come libero moto interiore dell’animo la preghiera si configura nell’adesione profonda al mistero, nell’accostarsi all’intangibile, nel sentire il non sensibile.
La preghiera spontanea e irriflessa, non fondata su un rinnovato atto di comprensione e dedizione, bensì alitata nel volubile moto dell’animo, è destinata a spegnersi facilmente, a non avere continuità e sostanza.
L’uomo nella preghiera aspira al raccoglimento, nutrendosi del bisogno di affidarsi, memore del mistero che lo circonda, per non appiattirsi in (mera) oggettivazione. Al  tempo stesso è smarrito davanti alla grande ontologica distanza che lo frappone allo Spirito, al Principio unificante, a Dio.
Difficile dare voce alla nostra intima ragion d’essere che cerca parola per dirsi, che cerca ascolto per conquistarsi l’esistere, che anela al dialogo per reincontrare  l’Alterità. E’ un procedere sul quale si declina il gesto di interpellare e darsi ad un’Alterità della quale avvertiamo distanza e al tempo stesso prossimità.

 

Rita Farneti

 

Ascoltare fra distanza e prossimità di Rita Farneti

 

Bibliografia
- R. Taioli, Del silenzio, in www.lua.it/accademiasilenzio
- Z. Bauman, Modernità liquida, Ed. Laterza, Roma-Bari, 2012
- Siamo ostaggi del nostro benessere: per questo i migranti ci fanno paura, in www.repubblica.it/cultura/2015
- F. Torralba Rossellò, Volti del silenzio, traduzione dal catalano a cura di Matilde Spiniello, Edizioni Qiqajon, Magganano, BI, 2012, p.153
- R. Taioli, La preghiera nella riflessione di Romano Guardini, in www.gianfrancobertagni.it/materiali/misticacristiana/guardinipreghiera.htm - M. Bellet, Invitation. Plaidoyer pour la gratuitè et abstinence, Bayard Paris, 2003

 

 

In sintesi - Rita Farneti, psicologa e psicoterapeuta, vive a Ravenna. Già consulente del Centro per lo Studio della Fisiopatologia del Climaterio e della Postmenopausa del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna (1986-1992), collaboratrice esterna Dipartimento di Scienze dell’Educazione Università degli Studi di Padova Facoltà di Psicologia (1995-2003), giudice non togato al Tribunale di Sorveglianza di Bologna (1999-2000), ha partecipato nel gruppo di lavoro dell’Ordine degli Psicologi della Toscana alla stesura del Documento programmatico RSA (2009-2010). Docente e formatore degli operatori  sulla relazione di aiuto (anziani, migrantes, malati oncologici) per Enti ed associazioni del territorio ravennate ,è autrice di pubblicazioni nazionali ed internazionali. Redattrice di Geragogia.net ( 1998-2011), dal 2013 al 2015 ha collaborato con l’Università Popolare di Firenze e con il C.S.C.P di Firenze. Dal 2015  collabora come redattrice e conferenziera con il Garden Club di Ravenna ed è consulente  per enti Istituzionali sull’identità di genere femminile.


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