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Il voto scolastico

di Giulia Gasparre - Novembre 2020


“La scheda di valutazione introdotta dalla Legge 517 del 1977 è stata modificata nel ’96 con un nuovo modello più valido e funzionale. La nuova scheda contiene gli indicatori essenziali delle conoscenze, competenze e abilità relative a ciascuna disciplina, da valutare, tenendo conto, da un lato del livello oggettivo raggiunto, dall’altro anche e soprattutto dei progressi compiuti da ciascun alunno in rapporto alle sue capacità ed alla sua situazione di partenza.” (VALUTAZIONE FORMATIVA di E. Monachesi)

La valutazione scolastica è un argomento poco dibattuto, al quale vorrei prestare, invece, particolare attenzione.

Io sostengo che una buona scuola non debba possedere alcuno strumento di valutazione perché molto spesso accade che il voto scolastico demoralizzi l’alunno, comportando la rassegnazione di quest’ultimo in alcune discipline nelle quali presenta diverse insufficienze, lo studente, quindi, vive uno stato di frustrazione e delusione, ciò causa la perdita di fiducia in sé stesso poiché questo inizia a ritenersi meno intelligente degli altri. Ricordo, infatti, un episodio che mi è accaduto in seconda elementare, durante l’ora di matematica, un mio compagno di classe, trovandosi in difficoltà con lo svolgimento di un esercizio, mi ha chiesto la “cortesia” di eseguire, oltre il mio, anche il suo esercizio e si è anche raccomandato di dirmi di sbagliare di proposito qualche calcolo perché, secondo lui, se l’esercizio fosse stato fatto correttamente, la maestra avrebbe dubitato fosse stato effettuato da lui; è chiaro allora, come sin da piccolo l’alunno avverta l’illusoria consapevolezza di non essere capace e/o all’altezza di soddisfare le aspettative altrui. Magari ciò è causato anche dall’errore dell’insegnate, il quale tende inconsciamente, a influenzare negativamente gli studenti ritenuti poco idonei, con messaggi negativi, anche non verbali, caratterizzati da indifferenza, freddezza e sfiducia, pertanto l’alunno, in alcuni/rari casi, viene quasi isolato e a volte anche allontanato anche dagli altri compagni, i quali ritengono quest’ultimo diverso e inferiore.
A questo stato di frustrazione si contrappone lo stato di esaltazione, molti studenti ottengono voti eccellenti e questo contribuisce a far vivere loro una felicità illusoria, la quale svanisce poco dopo, trasformandosi in un’incessante ansia di raggiungere voti ancora più alti, ma nel momento in cui ciò non avviene, si manifestano fenomeni di vittimismo e sindacalismo, alcuni alunni pensano che il professore sia contro di loro, altri pensano che il docente non sappia svolgere correttamente il suo lavoro, peccando, dunque, di presunzione e arroganza.
In aggiunta, penso che la fame di conoscenza sia stata notevolmente sostituita dalla paura di “abbassare la media”, molti ragazzi studiano per ottenere un voto dignitoso ma raramente per una reale voglia di conoscere, infatti, quando si termina l’interrogazione l’alunno tende immediatamente a voler sapere il suo voto, è noto allora, come l’interrogazione non sia percepita come un momento di confronto, discussione o scambio di informazioni ma come un esame durante il quale l’alunno teme di sbagliare e dunque di ottenere una valutazione inferiore a quella desiderata, per questo l’errore non è percepito come un’occasione per imparare ma come un qualcosa da evitare ad ogni costo e questo fa sì che l’alunno viva uno stato di inquietudine, nervosità e tensione sia prima che dopo la verifica.

Tuttavia è vero anche che l’alunno, temendo un voto negativo, è costretto a studiare, quindi la scheda di valutazione acquista un potere straordinario, che è quello di diffondere cultura la quale dona libertà, sapienza, civiltà e dignità all’essere umano.
Lo scopo della valutazione nella scuola dell’obbligo non è quello di classificare gli alunni, come avveniva con i voti, per selezionarli, ma quello di capirli e aiutarli nella loro formazione, mediante esperienze di apprendimento significative e motivanti, per consentire a ciascuno di sviluppare in modo ottimale le proprie capacità, intelligenze e attitudini.
In secondo luogo, negando la scheda di valutazione agli Istituti scolastici comporterebbe molti scontri e differenze tra studenti poiché alcuni, studiando più di altri, vedono questi ultimi essere considerati al loro livello e ciò potrebbe causare un altro tipo di dispersione scolastica, infatti molti ragazzi sono soliti dire: “allora non studio più neanche io”.
Inoltre, è necessario specificare anche che molto spesso, le emozioni quali la nervosità e l’eccitazione che le verifiche causano nello studente non sono del tutto negative perché queste rendono vivo l’animo umano, aiutandolo a non conoscere la noia; dunque porsi degli obiettivi (come raggiungere un voto eccellente) è di fondamentale importanza e avvertire l’ansia da prestazione è un fattore comune pertanto normale.

Innanzitutto bisogna considerare che l’Istituto formativo sarebbe, a mio avviso, migliore se l’attenzione dello studente fosse focalizzata maggiormente sulla conoscenza corretta degli argomenti piuttosto che sul voto finale; penso che la scuola debba essere un luogo piacevole dove poter stare, dove poter riflettere, discutere, confrontarsi e sperimentare. Altresì penso che molti studenti spesso saltino le lezioni per paura di sostenere un’interrogazione e questo corrisponde alla rinuncia di una giornata che avrebbe potuto insegnare loro qualcosa di nuovo, ciò comporta anche, in altri casi, la dispersione scolastica e alcuni perdono anche l’anno e, a sua volta, quest’ultimo effetto provoca una scelta estrema, quella di abbandonare gli studi.
Sarebbe bello, invece, pensare ad una scuola nella quale nessuno viva con affanno, con fatica, ma una scuola che permetta a tutti di poter seguire in piacevole armonia la lezione; una scuola costituita da verifiche orali ma senza alcun voto, a meno che questo sia sostituito da un giudizio, ciò permette allo studente di studiare ma anche di imparare perché se l’alunno si pone come fine la conoscenza e non il voto alto, si sente anche libero di sbagliare e dunque di imparare senza che ciò comporti un esito negativo.
Inoltre si può dire che alcuni ragazzi presentano atteggiamenti competitivi, questo sicuramente comporta un’ottima riuscita nello studio, ma causa anche affanno, ansia, paura che dell’altro, lo studente tende a diventare egoista, individualista ma la scuola non deve provocare ciò, è necessario invece studiare per conoscere e fondare una società basata sulla giustizia, sull’integrazione, sull’emancipazione e sulla capacità di cooperare insieme. Lo studente, allora non deve vivere ponendosi il fine di prevalere sull’altro perché non è questo che insegna la storia, altrimenti si è in costante guerra, soprattutto con sé stessi.
Infine, in contrasto a quanto detto nell’antitesi è bene sottolineare che la noia deve essere conosciuta dai giovani, non deve essere vista solo in chiave negativa, vivere in uno stato di noia serve all’uomo per porsi nuovi obiettivi e lottare per quelli (non per un voto, un numero) ma degli obiettivi più importanti; la noia, il dolore sono necessari, il travaglio è importante al fine di cambiare qualcosa. L’uomo se non viene a contatto almeno una volta con questa, secondo il mio pensiero, non può essere totalmente libero, perché è nella noia che si comprendono i propri bisogni, desideri, necessità e qualità, quando si è in uno stato di noia si ha nostalgia della felicità ed è da qui che si partorisce un’idea, un talento, un qualcosa che possa dar di nuovo un senso all’esistenza umana.

Qualcuno potrebbe obiettare che la valutazione scolastica sia indispensabile per favorire borse di studio, viaggi, premi ecc... Poiché attraverso la media si decide chi può partecipare ad una determinata esperienza e chi no, pertanto questo diventa motivo di orgoglio e soddisfazione per chi, mediante sacrifici e numerose rinunce, è  riuscito ad ottenere un premio, un riconoscimento e ciò porta lo studente a fare ancora meglio, a superare i propri limiti, a voler diventare perfetto e questa lotta con sé stessi comporta anche l’innalzamento dell’autostima (saper riconoscere in maniera realistica di avere sia pregi che difetti, impegnarsi per migliorare le proprie debolezze, apprezzando i propri punti di forza) e ciò rende l’animo dello studente meno passivo e più felice.
Infine la scheda di valutazione è importante perché essa fa in modo che lo studente, nel momento in cui riceve un voto negativo, possa comprendere dove ha sbagliato e pensare di fare meglio.

In base a quanto considerato è importante ribadire quanto il sistema di valutazione crei disparità, è vero quanto sostenuto dell’antitesi, ma pensiamo agli altri studenti appartenenti alla stessa classe, essi vivono, però, un momento di sconforto, di delusione, un vero e proprio crollo delle certezze che essi hanno posto in sé stessi.
Gli altri rimangono fuori da esperienze che avrebbero potuto migliorare loro, restano uguali a sé stessi, non si arricchiscono, non sperimentano, non conoscono nient’altro che la realtà che percepiscono, è necessario, a mio avviso, rendere gli studenti tutti uguali perché non è il voto che definisce il valore di una persona e tutti hanno necessità di conoscere, come dice Stefano Centonze: “Il successo da adulti non dipende dai voti a scuola​”.​
In conclusione è bene sottolineare che lo studente non impara solo quando riceve un voto negativo, questo causa l’apprendimento passivo, triste, deluso, è invece importante pensare che l’alunno possa imparare dai propri errori anche mediante la spiegazione del docente, senza la presenza dell’insufficienza che non fa altro che provocare, in un primo momento, nell’animo del ragazzo senso di impotenza e delusione che poi sicuramente si trasformerà in riscatto ma non tutti gli studenti possiedono la stessa tenacia (e qui entra in gioco la questione caratteriale).

Un’ulteriore analisi si può anche fare sulla valutazione adottata durante gli esami di Stato tenutisi dal 17 giugno 2020.
Grazie al sistema di valutazione si è riusciti a dare a tutti la possibilità di superare l’esame date le numerose difficoltà che ha comportato la DAD (Didattica A Distanza), questa procedura ha reso chiara la grande umanità del Governo Italiano.

È apprezzabile il “grande” gesto di compassione avuto nei confronti degli studenti, ma non necessario perché anche se i disagi, causati dal Covid-19, sono stati numerosi e la situazione politica e sanitaria si è rivelata molto difficile e instabile è bene considerare che in DAD è possibile utilizzare strumenti tecnologici i quali consentono agli studenti di copiare i compiti e leggere durante le interrogazioni, pertanto penso che la compassione che ha dimostrato la Ministra, nei confronti degli alunni italiani, sia onorevole ma totalmente errata; gli studenti, a mio avviso, sarebbero dovuti essere ammessi agli esami con i voti reali (dato che la scuola è gestita ancora da sistemi di valutazione), perché per quanto si voglia aiutare è anche bene riflettere su quanto la DAD sia stata vissuta sia con disagio ma soprattutto con disonestà da parte della maggior parte degli studenti.
Ma è stata vissuta con disonestà per giungere ad ottenere un buon voto e quindi sostengo ancora una volta che una buona scuola non deve possedere alcuno strumento di valutazione al fine di poter educare maggiormente i ragazzi alla civiltà.


Giulia Gasparre


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