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La morte non è niente

Commento a Sant'Agostino

di Bruno Savino - marzo 2006


- Gennaio 2008 Errata Corrige

In realtà il seguente brano è di Henry Scott Holland (1847-1917) canonico della cattedrale di St. Paul (Londra).
Alla fine del commento troverete il testo molto simile attribuito a Sant’Agostino d’Ippona e l'originale in inglese di Henry Scott Holland.

 

- Maggio 2010 Errata Corrige

Il testo attribuito a Sant’Agostino in realtà è stato scritto da Padre Giacomo Perico. Alla fine del commento troverete il testo originale e la biografia dell'autore.


 

La morte non è niente
di Henry Scott Holland

 

La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu.

Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.

 

Commento

Se io volessi alleviare al massimo il dolore che un essere umano (meglio se bambino) prova quando una persona cara muore, potrei anche tentare di dire qualche cosa di simile, magari non sarei capace di ottenere la stessa efficacia. Probabilmente per l'Homo Sapiens - ed in particolare per i suoi cuccioli - questo è l'unguento più adatto per quel genere di profonde ferite. Lasciatemi però pensare che esista anche un'altra via, che l'Homo Sapiens abbia anche una sottospecie (o una sopraspecie?) ...(Homo Sapiens Atheus?)... di cui non so il nome ma della quale sicuramente faccio parte, che resterebbe attonito a sentirsi dire le stesse parole, delle quali non sente proprio di avere alcun bisogno.

Per non restare nell'astratto leggo e commento quanto dice Sant'Agostino, ipotizzando che lui lo dica a me, per conto di mio padre, morto da più di vent'anni.

"La morte non è niente"

...la considero, al contrario, qualche cosa di estremamente significativo e di definitivo per chi non c'è più. Per me, invece, da quel momento, è iniziato un percorso. Io, la sua morte, l'ho vissuta con tenerezza (ero con lui quasi ogni notte del suo ultimo mese di vita) e ho fumato con lui le sue ultime sigarette, di nascosto, nel bagno dell'ospedale. Ho provato e provo tutt'ora quando ci penso, un grande vuoto, un dolore ancora vivo e, nel contempo, una grande pace pensando che lui ha compiuto il suo ciclo di esperienze fondamentali: nascere, vivere e morire. Tutto ciò va accettato, senza pietose minimizzazioni.

"Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu."

...non lo credo proprio, tutto è cambiato, mio padre non c'è più, da nessuna parte, tranne che nei ricordi miei e di tutte le altre persone che lo hanno conosciuto ed amato.

"Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato."

...sono d'accordo con Sant'Agostino, quando penso a mio padre, faccio più o meno così. Anche se, onestamente, non posso dire che mi rivolgo direttamente a lui. In certi momenti difficili mi capita di pensare: "...chissà cosa avrebbe fatto papà in questa situazione", ma
non: "...papà, tu che avresti fatto in questa situazione?"

"Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza."

...supponiamo che sia successo ieri: perché kacchio devo far finta di niente? Quale preghiera devo rivolgere e a chi? Mio padre non c'è più ed io sono triste, devo essere triste, voglio esserlo! Mi manca e questo è doloroso! Poi il tempo passa ed addolcisce anche le emozioni più dure. Oggi posso sorridere ricordando certi nostri momenti, quando parlo con mia madre di lui o quando, da solo, lo penso in un certo modo.

"La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo."

...qui mi rivolgerei direttamente a lui, come se potesse sentirmi: "...papà, ma che cosa dici? OK, la mia vita, sostanzialmente, è la stessa di prima, ma la tua non c'è più, è finita e non possiamo farci niente. Tranquillo non sei fuori dai miei pensieri, anche se devo confessarti che il passare degli anni li rende sempre più deboli, più sfumati. E sappi anche che se la tua attuale "vita" sono i pensieri di chi ti ricorda, anche questo prima o poi finirà. Per chi non viene ricordato sui libri di storia, dopo tre o quattro generazioni non c'è più memoria. Può oggi rimanere a lungo qualche foto, qualche filmato, che forse i nipoti dei tuoi pronipoti potranno anche sfogliare o proiettare tra cent'anni, ma tutto finirà lì. E non continuare a dirmi che sei qui vicino, dietro all'angolo. No, non ci sei proprio più, da nessuna parte!".

"Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace.     Sant’Agostino"

...queste ultime righe meritano una risposta diretta a Sant'Agostino:
"...è appena morto mio padre e tu mi dici di rassicurarmi e che va tutto bene? Va tutto male, invece, ed io sono incazzato come una bestia. Aveva 67 anni, era una persona splendida, onesto, generoso e veramente buono. Aveva lavorato per quarantacinque anni senza fare mai un giorno di ferie (non scherzo). Poi il giusto premio: un bel cancro che se lo è portato via in sei mesi. Caro Sant'Agostino, non va bene proprio per niente. Non capisco quale "tenerezza purificata" devo ritrovare oggi dal cuore di mio padre che è morto? Io ricordo la tenerezza che mi dava da vivo ed era fantastica e non aveva bisogno neanche un pò di purificarsi con un cancro! Lasciami piangere quanto voglio. Arriverà un momento (e così è stato) in cui le mie lacrime si asciugheranno da sole e quando tornerà il mio sorriso (ed è poi tornato) quello sarà il momento della mia pace e non della pace di mio padre. Lui la sua pace l'ha trovata subito, un istante dopo essere morto, quando la sua coscienza di sé è finita, con la morte dell'ultima cellula che ne conservava l'ultima traccia elettrochimica."

 

Questi sono i miei pensieri e le mie percezioni sulla morte e sull'elaborazione del lutto, in chiave naturale ed assolutamente materialista. Oggi questo è il modo di pensare di circa 900 milioni di esseri umani contro 2 miliardi di Cristiani, 1 miliardo e 200 milioni di Mussulmani, 800 milioni di Induisti, 360 milioni di Buddisti, 405 milioni di Scintoisti-Taoisti-Confuciani, ecc. ecc. La logica del perbenismo che si dovrebbe seguire quando si trattano argomenti di questo genere mi porterebbe a concludere più o meno così:

"Non sono certo che la mia visione sia quella più giusta, però, è uno tra i tanti punti di vista, la verità non la conosciamo direttamente, ...ecc. ecc."

Ma non ci riesco, ho mille indizi e centinaia di prove per essere sicuro che su questo tema i 900 milioni ci vedano più chiaro degli altri 5 miliardi!

Poi, ci mancherebbe, esiste per tutti la possibilità di credere in ciò che si vuole: oggi ci sono centinaia di milioni di persone che credono in nuove religioni, sette ed affini che si sono formate negli ultimi decenni. Che giocano al lotto sui numeri ritardatari, che si affidano alle Vanne Marchi o ai Divini Otelma dell'ultima ora, affidando loro interi patrimoni. Figurarsi a cosa sono disposti a credere pur di procurarsi l'illusione dell'immortalità del proprio esistere!

Pensateci.

    Bruno Savino

 

 

Preghiera/meditazione di Padre Giacomo Perico attribuita nel web a Sant'Agostino

Tratta da "Resta con noi Signore!" San Paolo Edizioni, 2001 - Prefazione del Rev.mo Cardinale Carlo Maria Martini.
Padre Perico ha avuto questa ispirazione ai piedi del letto di morte di suo papà.

 

"A te che piangi i tuoi morti, ascolta"

 

"Se mi ami non piangere!

Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo

dove ora vivo; se tu potessi vedere e sentire

quello che io vedo e sento

in questi orizzonti senza fine

e in questa luce che tutto investe e penetra,

tu non piangeresti se mi ami.

Qui si é ormai assorbiti

dall'incanto di Dio e dai riflessi

della sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo,

quanto piccole e fuggevoli,al confronto!

Mi é rimasto

un profondo affetto per te;

una tenerezza che non ho mai conosciuto.

Ora l'amore che mi stringe

profondamente a te,

é gioia pura e senza tramonto.

Mentre io vivo

nella serena ed esaltante attesa,

tu pensami così!

Nelle tue battaglie, 

nei tuoi momenti

di sconforto e di stanchezza,

pensa a questa meravigliosa casa,

dove non esiste la morte,

dove ci disseteremo insieme

nel trasporto più intenso,.

alla fonte inesauribile

dell'amore e della felicità.

Non piangere più 

se veramente mi ami!"

 

 

Padre Giacomo Perico

(Ranica, 1911 - Milano, 2000), sacerdote dal 1940 nella Compagnia di Gesù, specializzato in problemi di bioetica e nelle tematiche della vita familiare e sociale, ha fondato nel 1946 il Centro Studi Sociali di San Fedele (Milano) che ha dato origine alla rivista Aggiornamenti Sociali, sulla quale ha scritto 248 articoli. Nel 1960 ha dato vita all'Istituto Giulio Salvadori per "bambini soli" accanto a quello femminile già esistente. Tra le sue pubblicazioni più diffuse: L'aborto - Adozione e prassi adozionale Giovani, amore e sessualità - A difesa della vita - Problemi che scottano Problemi di etica sanitaria.

 

 

Versione originale di Henry Scott Holland

I suppose all of us hover between two ways of regarding death, which appear to be in hopeless contradiction with each other. First there is the familiar and instinctive recoil from it as embodying the supreme and irrevocable disaster...

But, then, there is another aspect altogether which death can wear for us. It is that which first comes to us, perhaps, as we look down upon the quiet face, so cold and white, of one who has been very near and dear to us. There it lies in possession of its own secret. It knows it all. So we seem to feel. And what the face says in its sweet silence to us as a last message from one whom we loved is:

 

"Death is nothing at all. It does not count. I have only slipped away into the next room. Nothing has happened. Everything remains exactly as it was. I am I, and you are you, and the old life that we lived so fondly together is untouched, unchanged. Whatever we were to each other, that we are still. Call me by the old familiar name. Speak of me in the easy way which you always used. Put no difference into your tone. Wear no forced air of solemnity or sorrow. Laugh as we always laughed at the little jokes that we enjoyed together. Play, smile, think of me, pray for me. Let my name be ever the household word that it always was. Let it be spoken without an effort, without the ghost of a shadow upon it. Life means all that it ever meant. It is the same as it ever was. There is absolute and unbroken continuity. What is this death but a negligible accident? Why should I be out of mind because I am out of sight? I am but waiting for you, for an interval, somewhere very near, just around the corner. All is well. Nothing is hurt; nothing is lost. One brief moment and all will be as it was before. How we shall laugh at the trouble of parting when we meet again!"

 

So the face speaks. Surely while we speak there is a smile flitting over it; a smile as of gentle fun at the trick played us by seeming death...

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