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Le profezie dei Maestri, Dante e la letteratura medianica

Di Domenico Caruso - Maggio 2017

 

 

L’uomo primitivo guardava la natura con gli occhi incantati di un bimbo, per cui anche l’apparente moto del sole o lo scroscio della pioggia rappresentavano un mistero. Dopo millenni, la scienza sperimentale stabilì che fosse reale soltanto ciò che poteva ripetersi ad oltranza.
Ma i Maestri sostengono che la verità è un poliedro dalle tante facce, la scienza ne scopre alcune e la religione altre, senza venire a capo di una visione d’insieme. Così, mentre i nostri progenitori sentivano il bisogno di adorare gli astri e di venerare i cari defunti, nell’attuale Era dell’Acquario si nutre il dubbio sull’esistenza dell’anima. La storia del mondo, secondo le credenze esoteriche, si divide in dodici periodi di 2160 anni, per complessivi 25920 anni (Anno platonico). L’avvento di ogni era è dovuto al fenomeno della precessione degli equinozi in cui risulta decisiva una causa non fisica.
Tenendo conto delle profezie del calabrese Beato Gioacchino da Fiore (1130-1202) - dopo quella del Padre e del Figlio - il 2012 ha dato inizio all’era dello Spirito, caratterizzata da una libera esplosione d’amore e di saggezza fino al Giudizio Universale. Leggiamo nel Vangelo che al fine di preparare la Cena per la Pasqua, Gesù disse:
«Quando entrerete in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua. Seguitelo nella casa dove entrerà». (Lc 22, 10)
Il transito delle ere è, soprattutto, un caso spirituale.
Il filosofo Giordano Bruno (1548-1600), considerato un martire del libero pensiero, dichiarava che “Il numero è limpido principio fisico, metafisico e razionale”.
La legge che presiede la vita cosmica e quella fisica è unica. Ad esempio, il sangue pompato dal cuore umano in un minuto è di cinque litri, in 24 ore di 7200 e in un mese di 216.000 litri (cfr. n. ere).
Per la teoria micro-macrocosmica, come in alto così in basso, già nota agli antichi filosofi greci, tutto - dall’infinitamente piccolo al grande - è soggetto alle stesse regole. I Pitagorici hanno postulato - poi - la teoria atomica, secondo la quale l’universo è costituito dalle stesse unità fondamentali.
L’argomento - chiamando in causa filosofi, medium e scienziati - meriterebbe un’ampia trattazione, per cui passo al mistero esistenziale dell’uomo giovandomi della vasta letteratura medianica che personaggi illustri ci hanno tramandato. Il loro insegnamento rivela, anzitutto, che per essere in armonia con la natura, durante il nostro breve cammino terreno, occorrerebbe cambiare stile e obiettivi, nonché cercare punti di condivisione.

 

Esorta il celebre medium Roberto Setti (1930-1984):
«... tu avrai capito la vita non quando tu farai il tuo dovere in mezzo agli uomini, ma quando lo farai nella solitudine. […] Non quando tu avrai compreso che tutti gli esseri hanno gli stessi tuoi diritti, ma quando tratterai l’essere più umile della terra come se fosse Colui che ha nelle Sue mani le tue sorti».(1)

 

La copiosa letteratura medianica, unita alla produzione artistica e musicale, costituisce il fenomeno detto automatismo creatore.
Ad esempio, William Blake (1757-1827) sostiene che il suo poema Gerusalemme è nato sotto diretta dettatura; J. Wolfgang von Goethe (1749-1832) dichiara d’aver scritto I dolori del giovane Werther quasi inconsciamente; lo stesso vale per Walter Scott (1771-1832), Harriet Beecher Stowe (1811-1896), Charles Dickens (1812-1870), Honoré de Balzac (1799-1850), William Sharp (1855-1905), Anna Katharina Emmerich (1774-1824), la quattordicenne Hermance Dufeaux e tanti altri che riferiscono d’aver creato le loro opere senza rendersene conto.
Ho avuto la fortuna di conoscere nel 1987 - ai Convegni di Parapsicologia di Camerino - Demofilo Fidani (1914-1994), artista e letterato al servizio del mistero del genere umano. Questi, senza timore di sbagliare, scrive che Dante Alighieri (1265-1321) è uno dei pochissimi iniziati che abbia a vantare il nostro Paese.

«Egli ebbe il dono di sapere utilizzare i poteri della meditazione e nel contempo adoperare le sue grandi doti medianiche per esprimere e divulgare concetti di altissimo livello morale ed intellettivo che il mondo della cultura conosce attraverso la sua opera. Al tempo in cui visse il sommo poeta era rigorosamente proibito parlare dell’Aldilà. Tutto era vincolato ai princìpi, alle leggi, ai dogmi della Chiesa di Roma».(2)
L’opera post-mortem dantesca Dalla Terra al Cielo costituisce una prova inconfutabile della sopravvivenza dell’anima. Ottenuta nel corso di numerose sedute medianiche, presso il Centro di studi metapsichici di Camerino, è quanto di meglio possa offrirci la letteratura paranormale. Il Divino Poeta è riconoscibile nel verso, nei riferimenti mitologici, nel particolare linguaggio che non esclude termini attuali. Alcuni dati biografici, inoltre, sconosciuti dai critici, dileguano ogni dubbio sull’autenticità dell’Alighieri che si rammarica di non aver perdonato in vita i suoi nemici:

 

«Oh, come, ahimè, nell’esistenza nova
piansi, né so per quante volte l’alta
clessidra, d’anni ripeté sua piova!

 

L’orgoglio rio ch’ogni persona assalta
vinse pur me, né l’“io” fece da usbergo
spinto da quel che l’esteriore esalta». (X, 25-30)

 

La missione dell’uomo non si esaurisce sulla Terra, avendo ricevuto da Dio oltre al dono del corpo anche quello dello spirito:

 

«Ben più folta la Schiera Alta sarebbe
nella delizia eterna celestiale
se lo Spiritual Dono che s’ebbe

l’uomo seguisse più che il materiale!». (VI, 88-91)

Il Poeta innalza una sentita preghiera a Dio, Immortale Padre dei mortali, per i quali soffrì pietoso. Egli è grande con la Sua corona di mondi eletti in armonico movimento. E’ il Signore che tutto può, che ama i propri figli e che superando e annullando persino il tradimento concede il Suo aiuto. Elargendo grazie, dona agli uomini quella luce che squarcia le ombre del dubbio. Il vero allora, più accessibile, toglie il peccato che offusca il senso della fede:

 

«O Tu Immortale Padre dei mortali
cui offristi eterno premio, o Tu affettuoso
che per le colpe lor, pei loro mali

 

mezzo donasti giusto ed amoroso
perché nel tempo estinguansi per merto
di penitenza e di soffrir pietoso,

 

o Tu, Padre, che hai l’eccelso serto
fatto di mondi eletti e rifulgenti
che in movimento sono e di concerto,

 

o Tu, Signor, che spargi tra le genti
le grazie Tue pel Tuo infinito amore,
fa’ che i Tuoi figli tristi e al male intenti

sian tolti, per il Ver, dal loro errore!». (IX, 1-13)

Suggestiva è l’invocazione all’Amore perché, sopito nell’uomo per le cattive azioni, possa sorgere prima che paurosi eventi bussino alla sua porta, essendo stato dato da Dio perché si donasse. Ogni anima lo ha in sé dalla nascita ed ognuno di noi è come fulgido scrigno; questo si macchia e diventa immondo con il peccato:

 

«Surga l’amor che voi sopito avete
per vostro agire e favella bugiarda
dell’alma, prima che vi bagni il Lete!

 

Surga l’amore in voi; dall’alto guarda
Dio ch’Amor vi donò perch’il donaste
e tal donar non sia vostr’opra tarda!

 

Surga l’amor che voi, nati, serraste
nella coscienza, allor fulgido scrigno
e fatto immondo, poi, perché peccaste!». (X, 1-9)

Giosuè Carducci
(1835-1907), nella composizione postuma Il convegno,(3)descrive come:

 

«Un flutto ardente d’anime
al Campidoglio sale.
Son tutti, il primo e l’ultimo
dal dì che la quadrata
cinta per colli e vallici
d’attorno fu segnata».

Passano re e imperatori, Garibaldi, Cavour, Mussolini e tanti altri:

 

«Ciascuno reca un’opera
possente e dolorosa
e taciturno ascende
nell’ora che si posa».

Ed ecco:
«Son giunti; ora s’arrestano:
ritto su la scalea
in bianca veste attende
l’Uomo di Galilea.
Ei sorridente schiude
le braccia nello spazio
con il Suo gesto nobile
che ogni cuore fa sazio.
“A me venite” mormora;
e quei, senza parlare,
qual preda d’incantesimo
cominciano a sfilare.
E innanzi a Lui depone
ciascuno il suo fardello,
col gesto dolce donano
ciò che fu brutto o bello.
Il Nazzaren sorride
gentile li comprende
in un amplesso e l’aria
di gran fulgor risplende.
Ed i cipressi ondeggiano
freme la loro chioma
quasi a sferzar l’immobile
eternità di Roma».

 

Il poeta, perfetto massone, nel 1906 premio Nobel per la letteratura, colpito da gravi lutti familiari, non fu un vero ateo. Recandosi a Genova, per rendere omaggio a Giuseppe Verdi, nel contemplare il mare rivelò di credere in Dio. Oltre alle poesie che inneggiano i valori cristiani, sappiamo che prima di morire ricevette i sacramenti, avendo la moglie Elvira fatto entrare il prete nella camera dell’infermo, attraverso un passaggio segreto.

 

Il poeta romano Trilussa (1871-1950), ne Lo specchio che avrebbe desiderato comporre in vita, riferisce d’aver tanto lavorato per la morale che:

 

«… sta assieme a la coscenza,
è inutile a cercalla drento o fora»:
«Quante mijara de rimane ho scritto
che miscujo de cose che pantano!
Sarebbe stato mejo a stasse zitto
e nun confonne er “Sacro cor Profano”.

 

Li lupi l’ho confusi co’ l’agnelli
li gatti co’ li sorci e co’ li cani
li rospi abbraccicati co’ l’ucelli
e li somari assieme a li Cristiani.

 

[…] Tutto questo l’ho fatto solamente
pe’ cercà la morale in quarche posto
ma ner cercà non ho trovato gnente,
sortanto tutto fumo senza arosto».(4)

Di grande attualità si rivelano i versi di Giuseppe Giusti (1809-1850), allorquando gli si fa osservare che:

 

“non crepa un asino
che sia padrone
d’andare al diavolo
senza iscrizione”

 

e che non c’è un somaro che non sia per lo meno cavaliere. Lo spirito arguto del poeta regala la quartina:

 

«Or che la zappa i cavalieri vanno
a rivangar se il ceppo s’ebbe gloria,
e le commende nelle mani stanno
per rifar d’oro quelli senza storia».(5)

 

Concludo con le parole di Demofilo Fidani:

 

«La vera e sola ragione per cui Dio nessuno lo conosce, è il suo grande mistero. Se invece lo conoscessimo non sarebbe più Dio. La realtà e la perfezione dell’universo testimoniano e dimostrano la sua esistenza. Egli non ha alcuna fretta di farsi conoscere. Siamo noi che dobbiamo intuirne la costante presenza. Questo è possibile e diventa realtà soltanto quando prenderemo coscienza del grande dono che Egli ci ha fatto, quello di vivere per l’eternità».(6)

 

Domenico Caruso

 

NOTE

1) Dal sito Internet del Cerchio Firenze 77.

2) Demofilo Fidani, Se ci sei… batti un colpo - Realtà e fascino dell’aldilà - Pubbli.Edi, Palermo - 1990.

3) Demofilo Fidani, Il medium esce dal mistero - Euroclub Italia su licenza L. Reverdito Ed., 1988.

4) D. Fidani, Il medium esce dal mistero, op. citata.

5) Gino Trespioli, “La Vita” - Ultrafanie - Casa Editrice Sonzogno, MI - 1939 - (Opera artisticamente illustrata, rarissima).

6) D. Fidani, “Il medium…”, op. citata.

 

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