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Violenza contro i Medici

Di Velia Galati - Luglio 2018

 

Dei mille volti della violenza stiamo imparando a conoscere quello che ha come bersaglio e vittime i medici, e che il fenomeno non sia né eccezionale, né di lieve entità, lo dimostrano gli innumerevoli casi registrati a livello nazionale: nel 2017 l'Ordine dei Medici di Roma ne denunciò 1200, il numero salì a 4000 nel 2018 (TV 2000 - "Siamo noi" 16/6/2018).
Nelle Regioni dell'Italia meridionale e Sicilia sono più gravi e frequenti gli episodi di litigiosità, di ingiurie e di aggressioni: "Ciò che è drammatico - afferma il Presidente dell'Ordine dei Medici di Bari - è dover svolgere questo importantissimo lavoro con la paura di essere fisicamente aggrediti" e, "magari, diventare bersaglio di denunce".
"La violenza sul personale sanitario (La Stampa 22/03/2017) è una vera emergenza", e la Puglia ha il record di aggressioni. L'Ordine dei medici di Bari ritenne utile organizzare una "Campagna di Comunicazione" su questo fenomeno, affinché tutti se ne sentissero responsabilizzati.
"Difendiamo i medici e difendiamo la nostra salute" si leggeva sui manifesti affissi nelle città capoluogo di provincia della Regione, una Regione in cui neppure i mezzi di soccorso, le ambulanze e i loro equipaggi, sfuggono a questa persecuzione. Recentemente, nei pressi di Bari, un'equipe del 118 fu assalita da un paziente armato di katana!
Alle bastonate che in alcuni casi hanno causato la morte di medici, i colleghi hanno risposto con risolutezza, dalla "trincea", e così si è espresso il Presidente dell'Ordine dei Medici di Bari: "è ora di prendere provvedimenti che garantiscano la sicurezza di operatori e cittadini"; il messaggio era rivolto alle Istituzioni, che non si danno pensiero dell'incolumità dei lavoratori della salute, sia che lavorino negli Ospedali, sia che prestino assistenza nei Servizi di Guardia Medica notturna.
Già nel 2008 il Ministero della Salute aveva emanato la "raccomandazione n. 8 per la prevenzione degli atti violenti ai danni degli operatori sanitari", raccomandazione che non sortì alcun effetto, nonostante le denunce sempre più numerose della Stampa e degli Ordini dei Medici, nonostante il sit-in "stop alla violenza", organizzato a Palermo il 24/04/2018, nonostante “la lettera aperta”, del 18/04/2018, del dottor Silvestro Scotti, Presidente dell'Ordine dei Medici di Napoli e Segretario Nazionale dei Medici di famiglia: "A tutti quelli che pensano che sia giusto picchiare un medico che cerca di fare il proprio dovere nei limiti di un'organizzazione che non dipende da lui, di una logistica che non dipende da lui, di una condizione di malattia la cui evoluzione, nonostante il suo impegno, non potrà cambiare, voglio dare il mio consiglio: picchiate me!..."
Il 7/04/2018, nell'"Osservatorio dei Diritti" e nello "spazio-siamo noi" di TV 2000, è riportata la denuncia di sistematiche aggressioni contro i medici: "ecco cosa succede negli Ospedali: ogni giorno tre operatori sono vittime di violenze", una situazione che ha portato in piazza tanti camici bianchi a chiedere una legge che tuteli la loro integrità fisica.
In verità, una legge è in vigore da tempo, ma non viene applicata, è il dl. 8/08 - "Testo unico sulla sicurezza del lavoro", che stabilisce regole, procedure e misure per rendere sicuri i luoghi di lavoro, "qualunque essi siano".
A fronte di un problema che si presentava sempre più preoccupante e senza via d'uscita, il Ministero della salute decise di tenere sotto controllo la situazione, ma evidentemente il fallow-up fu inadeguato, dal momento che il ritmo degli episodi non era rallentato, come ebbe a denunciare la Federazione Italiana delle ASL e la Federazione Italiana Ospedaliera (FIASO).
Nella notte fra il 6 e 7 aprile 2018, a Palermo, nell'ospedale Di Cristina, un padre, disperato per la morte del figlio nato fortemente prematuro e con gravi forme tumorali, sfogò la sua collera afferrando per il collo il pediatra, graffiandolo e sferrandogli due pugni in faccia; non appagato, infierì anche contro un altro medico presente, procurandogli un trauma cranico e ricovero al pronto soccorso. Entrambi furono raggiunti da un altro medico, colpito da un paziente con un casco e trascinato, poi, sul pavimento per i capelli.
Sempre a Palermo, il 17/05/2018, all'ospedale Cervello, un paziente ha preso a schiaffi e pugni un medico causandogli la rottura di un timpano. Nello stesso giorno, nel reparto annesso al Pronto Soccorso, con disponibilità di 16 posti, si trovavano ricoverati, oltre ai degenti, altri 12 malati sulle barelle, attorniati da intere famiglie che pretendevano di assisterli, cinque persone per ogni paziente. Quando un Operatore Sanitario chiese a tutti di uscire perché avrebbe dovuto distribuire i pasti, i familiari lo apostrofarono con estrema violenza: "tu hai parlato troppo", e lo malmenarono talmente che dovette essere ricoverato al pronto soccorso.
Il 14/06/2018, il Presidente dell'ANAO (Associazione Nazionale Medici e Dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale) Mario Falcone, membro del Tribunale dei diritti e dei doveri dei Medici, fondatore e direttore della pagina "Salute" del quotidiano la Repubblica, denunciò l'aumento di episodi di violenza nei Servizi di pronto soccorso, negli Ambulatori del 118, nei Reparti di degenza ospedalieri, nelle strutture ambulatoriali, e persino negli studi dei Medici di famiglia.
Anche nella trasmissione in diretta "Siamo noi" di TV 2000, persistono ininterrotte le denunce di aggressione ai medici: 4000 ogni anno nei Servizi di pronto soccorso, nei Servizi ambulatoriali e negli studi di medici di famiglia. Uno di questi, a Ferrandina (Matera), viene furiosamente picchiato - quaranta giorni di prognosi - per essersi rifiutato di rilasciare un certificato falso.
Il 14/04 viene redatto un questionario in collaborazione fra la Associazione Scientifica Hospital & Clinical Risk Manager e la Fenomeco: l'esame delle risposte rivela una triste realtà, non è cambiato nulla, sembra un rituale: "Servono interventi strumentali e cambiamenti culturali".
A Bari il 25/06/2018, ennesima violenza in una sede di continuità assistenziale dove un paziente si presenta brandendo un coltello, il medico attiva il pulsante di allarme alla vigilanza che però arriva troppo tardi, dopo 30 minuti, e al medico non resta che sollecitare la chiusura dei Servizi di Soccorso che non sono in grado di assicurare l'incolumità dei Medici di Guardia!
Questo il risultato di un'indagine del SIM (Società Italiana Medicina di urgenza) del 23/05/2018, sulla violenza contro il personale sanitario: dalla Sicilia, passando per la Campania e il Lazio fino al Friuli. il ricorso all'esercito e forze dell'ordine si è reso talmente indispensabile da diventare una prassi corrente. Presìdi di Polizia sono stabili a Roma, all'interno del Policlinico di Torvergata, al pronto soccorso dell'Ospedale San Filippo Neri, dell'Ospedale Oftalmico, del CTO di Roma2, al Sant' Eugenio, al Pertini e al San Giovanni.
Indubbiamente è in causa, in primo luogo, il comportamento rissoso e incivile di pazienti e di loro familiari, ma anche le negligenze e il disimpegno nella gestione di un settore vitale come la politica sanitaria, l'organizzazione di servizi di assistenza sanitaria.
Discussioni, liti alterchi sono anche lo sfogo di pazienti delusi, frustrati da assurdi modelli di organizzazione: lunghe attese nelle aree di emergenza, interminabili code nelle sale di accettazione e di accesso ai servizi di pronto soccorso, gremiti di malati appena deposti dalle ambulanze, nelle barelle, sui sedili di fortuna, in piedi, appoggiati ai muri, mentre medici e infermieri debbono operare contemporaneamente in più sale: "Non siamo noi i responsabili di disservizi che spesso innescano aggressività eppure siamo noi in prima linea, in trincea a pagarne le conseguenze" (Fenomeco 27/05/2018), "per questo serve una legge che tuteli maggiormente i Medici che hanno fatto della loro professione la missione della vita, per prendersi cura delle sofferenze delle persone" Si può fare della facile ironia sul concetto di "missione" del medico in un'epoca in cui tutto è dissacrato, ma non si può disconoscere che in una società in cui sono tramontati quei valori che ne costituivano il punto di riferimento e di aggregazione, è missione quella del medico che realizza la saldatura fra competenze scientifiche ed umanistiche, la cui relazione con il malato-paziente è orientata alla sua interezza biopsichica, con tutte le esigenze e caratterizzazione di ordine affettivo, culturale, spirituale unite a quello diagnostiche, terapeutiche riabilitative di organi e di apparati.
In questo consiste la missione del medico.
All'indebolimento della figura del medico contribuì anche il progresso della tecnologia che, pur avendo favorito le conquiste della ricerca medica, ne aveva assecondato la diffusione presso sempre più numerosi fruitori di rete e di cyber-spazio. Su internet il "navigatore di rete" può trovare raffinate ricette culinarie, notizie sulla cultura meandro spiralica e informazioni sulle malattie e relative cure, così da alludersi di poter diagnosticare i propri disturbi e... correre all'armadietto del bagno per scegliere fra i mille medicinali collezionati quello che giudica idoneo alla terapia del proprio malessere.
Nel tardo 700 (1770), un medico napoletano così ironizzava: “non ha chi non si intenda di medicina e non ne parli al pari o meglio dei medici” (T. Fasano -Memoria sul Novello Metodo di ravvivare gli annegati e quanti per altre ragioni sembrano morti - Napoli Porsile 1977). Recentemente l'agenzia "Dire-Sanità" scrive che l'80% dei genitori si rivolge al dottor Google per la salute dei propri figli. La stessa considerazione fu fatta al congresso di pediatria, dal Professor Alberto Ugazio, Direttore del Dipartimento di Medicina dell'Ospedale Pediatrico Bambin Gesù.
Già il CENSIS aveva ricordato che 15 milioni di italiani cercano informazioni sul web e 8,8 milioni sono rimasti vittime di fake news nel corso dell'anno e 3,5 milioni di genitori avevano avuto informazioni e indicazioni errate di terapie, infine 36,9% di essi erano millennial, che cercano nel web le cure per i loro disturbi.
Il 14/06/2018, in occasione del convegno organizzato dall'Ordine dei Medici di Roma e dall'Associazione Stampa Romana, il giornalista Pappagallo osservò che "oggi, purtroppo, l'accesso al web fa pensare ai cittadini di poter fare tutto quanto da sé; le conseguenze nel breve e lungo termine possono essere devastanti". Il rischio, dunque, sta nell'uso delle nozioni elementari di medicina apprese da internet, se sono percepite come sufficienti e abilitanti alla valutazione, alla critica, all'approvazione o al rifiuto delle diagnosi e delle proposte terapeutiche del medico.
Uno studio del National Quality Forum degli USA ha evidenziato gli ostacoli che impediscono la fiducia delle cure.
1) il mito che il professionista competente e responsabile intervenga sempre con successo;
2) il timore di cause legali per "malpractice" che impedisce la comunicazione e la condivisione di eventuali o potenziali eventi avversi;
3) carenze di personale nelle strutture;
4) sottovalutazione negli insuccessi nelle cause sistemiche dell'organizzazione.

 

È necessario dunque tener presente che la medicina non è una scienza esatta ma una pratica basata su scienze (biologia, fisica e chimica) e fondata sulla statistica (Giorgio Cosmacin: "La medicina non è una scienza esatta"). La statistica medica si affermò nel secondo dopoguerra imponendosi al paradigma del sapere scientifico con il concetto di EBM (evidence based medicine); pertanto, la capacità del medico non può essere commisurata al successo di una diagnosi, in caso contrario ai medici non resterebbe che rifugiarsi nella così detta "medicina difensiva", causa di prolungamenti non necessari di terapie. (fu una valutazione statistica che consentì nel 1800 al medico inglese Ignàc Semmelweis - "Il salvatore delle madri" - di scoprire le cause della mortalità delle puerpere nell'ospedale di Vienna.
Nell'attuale contesto di svilimento della classe medica si è andata affermando una cultura aziendale della medicina in cui il malato è l'utente di una struttura di servizi, perdendosi così la dimensione terapeutica della relazione medico-paziente. La soggettività del paziente e la soggettività del medico concorrono e convergono nella terapeutica della relazione interpersonale, in quella "solitudine a due" nella quale l'uomo malato si denuda, e non solo degli abiti, affidando la propria vita al medico e "questo incontro personale fra paziente e medico non può avvenire senza rispetto e amore per l'uomo" (Raggi delegato per l'Italia alla conferenza internazionale degli Ordini dei Medici). Nella prospettiva di una medicina altamente tecnicizzata e burocratizzata il rapporto medico-paziente, si configura come contrattuale, inserito in uno schema negoziale in cui prevale - anche nel consenso informato - la volontà del paziente, il quale può accettare o rifiutare la proposta terapeutica del medico.
Non è certamente condivisibile l'illusione di un medico taumaturgico, tuttavia abbiamo dovuto constatare la problematicità di un'assistenza fortemente regolamentata della burocrazia, di un'assistenza protocollare vessatoria, in cui il medico non opera più su base fiduciaria, ma su base contrattuale. Burocratismo e tecnicismo clinico hanno messo in crisi il rapporto medico paziente. Karl Jasper, psichiatra e filosofo, negli anni '50 ("Il medico nell'età della tecnica") scriveva: "Il medico non è un semplice tecnico né solo un'autorità, ma un'esistenza per un'esistenza, un essere umano transeunte insieme ad altri"; contestava gli aspetti negativi dell'eccessiva frammentazione ad opera del tecnicismo clinico, riproponendo il paradigma ippocratico che considera il malato indivisibile, non oggetto dunque di esami strumentali estranei alla relazione medico paziente, estranei al valore etico dell'incontro, ascolto e relazione fra due soggetti e la cui maggior grandezza fu la codificazione della morale medica (del  "giuramento di Ippocrate"  ci è pervenuto un manoscritto bizantino, a forma di croce, dell'undicesimo secolo, che è conservato nella Biblioteca Vaticana. Esso contiene invocazioni cristiane e non quelle pagane dell'originale (per quanto si possa parlare di "originalità" di un documento che ha attraversato secoli di eventi e di culture). Anteriore a questo manoscritto è un frammento proveniente dall'Egitto, scritto su un papiro, intorno al 300 a.C.
La versione moderna del Giuramento fu redatta dalla Federazione degli Ordini dei Medici.
Pur nelle notevoli formulazioni, il giuramento resta una pietra miliare nello sviluppo della deontologia medica: "Giuro di portare la mia opera con diligenza, perizie e prudenza, secondo scienza e coscienza".
Se, oggi, vogliamo contestualizzare la scarsa valutazione della professione medica, cioè la stigmatizzazione della figura del medico, dobbiamo cercare le radici in quella contestazione globale che nel 68-70 investì l'organizzazione della società e ne denunciò i non-valori che essa esprimeva, ma travolse ogni aspetto della vita: famiglia, scuola, sanità. In questa analisi dissentiamo dunque da Guido Crainz (Espresso 2018/02/01) "non date la colpa al 68". Il molto tempo ormai trascorso ci consente di  riconoscere che la contestazione globale fu sentita come rovesciamento del potere non statale e politico ma del potere privato, e, sul modello di quella frattura sociale prospettata nel 1970 da Rokkam, anche il rapporto medico paziente fu rappresentato nella percezione Faucoltiana del "potere d'autorità" cioè una delle forme antropologiche del potere (Fenomenologia del potere Heinrich Poppitz "Al re la corona, al poliziotto la pistola, al giudice la toga e il martello, al medico il camice") il camice rappresenta simbolicamente il ruolo codificato del potere medico, ma "Scienza e Coscienza" sono i due aspetti indivisibili e fondamentali nella professione del Medico: la Scienza riguarda le competenze e le attività professionali, la Coscienza riguarda  il loro modo di applicazione, secondo quella scala di valori che ogni medico custodisce nella propria coscienza.

 

Velia Galati

Dott. Velia Galati - Psicologa

Medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica

 

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