Codici perduti, malattie mentali, suggestioni dal sapore profetico

Aperto da Luther Blissett, 05 Gennaio 2026, 23:57:24 PM

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Luther Blissett

La nebulosità del titolo di questa discussione è indizio poco promettente, eppure alla fine della lettura si sarà constatata una sua attinenza al contenuto, effettivamente nebuloso.
 
Il periodo degli anni '70 è stato quello in cui si sono concentrate il numero più grande di tutte le mie "interviste". Poi, nel decenni successivi mi sono progressivamente dato una calmata, selezionando con crescente precisione le persone da compulsare.
Nei miei ruggenti anni '70, però, andavo quasi sempre in giro col mio taccuino, sempre pronto a interrogare tutti coloro che mi avessero dato indizi di avere davvero qualcosa da dirmi.  Non tutti i miei "intervistati" gradivano che estraessi quel mio taccuino, ma avevo imparato a trovare dei modi divertenti per far accettare da quasi tutti quel mio vezzo.  Per perdermi il meno possibile di quanto mi veniva detto, avevo preso lezioni di stenografia secondo il metodo Erminio Meschini, però modificandolo per farmelo divenire più personalizzato, al punto che poi la gentile signora che me l'aveva insegnato mi disse che non lo riconosceva più come il metodo Meschini, tanto che lei non riusciva nemmeno più a decodificarlo.   Di quegli anni, nella mia mente rimane un ammasso nebuloso di personaggi di cui mi ritrovo ancora oggi tanti taccuini pieni zeppi delle loro risposte alle mie domande... purtroppo quasi tutti scritti in stenoscrittura Meschini, e quindi ormai per me del tutto indecifrabili, poiché negli anni successivi ai '70 finii per abbandonare del tutto  quell'insano vezzo della stenografia, perdendo quindi assai presto ogni mia abilità con quel metodo!  Mi dispiace di aver perduto così stupidamente tutto quel patrimonio di taccuini, ma quando usavo il metodo Meschini modificato  credevo che avrei conservato per sempre quella capacità speciale che avevo di adoperarlo. Per fortuna, va detto che la maggior parte di quei personaggi mi si rivelarono in gara tra di loro a risultarmi  deludenti, e ciò mi aiuta a sopportare meglio la perdita secca di tutti quei dati, che sarebbero stati comunque  interessanti come casistica da conservare.  Ecco che in questo momento mi ritorna in mente uno di quei personaggi, anzi una, una  signora devota a Sathya Sai Baba, che emanava raggi di gioia anche al solo nominarlo...  Beh, in fondo mi avrebbe divertito a rileggere quel che costei mi disse quel dì di  mezzo secolo fa... e quanto mi piacerebbe rivedere ancora oggi in lei, se costei fosse ancora viva, quella fontana radiosa di gioia che emanava quel giorno.
Ma purtroppo non solo son perduti i miei taccuini-codici  di persone più o meno dimenticabili, ma anche quelli di persone che oggi avrei voluto poter rileggere in chiaro.
 
Negli anni '70 non interrogavo soltanto persone per me interessanti sul piano delle religioni, ma anche persone aventi problematiche psichiatriche.  Avevo anche visitato vari manicomi ed ero rimasto allibito di quel che avevo visto là dentro.  Venni presto a sapere che si era venuta formando una associazione radicale che si proponeva di affrontare fattivamente quella assurda realtà di luoghi dove la malattia mentale veniva punita invece di essere curata: si chiamava CARM (Comitato Abolizione Regolamenti Manicomiali).  Non mi iscrissi, poiché volevo restare fuori da ogni parte politica, ma mi misi in contatto, ottenendo infine di poter intervistare  il professor Giovanni Jervis, psichiatra, uno degli uomini chiave di quel tempo in cui si sperava di poter cambiare radicalmente certe leggi spietate.   Il guaio è che anche per l'intervista a Jervis utilizzai il metodo Meschini modificato, proprio per non perdermi nemmeno una sua parola.
Questa è una perdita secca, senza rimedio. Ricordo solo spezzoni di quell'intervista, e quindi non ci provo nemmeno a tentare di ricostruirla, ma ricordo che si parlò di cose importanti, anche tecniche, che mi rivelarono pure una qualche sorprendente dissonanza di fondo rispetto a Basaglia.    Jervis mi parve uno psichiatra razionale, uno psichiatra che non negava l'esistenza della malattia mentale, come incredibilmente si sentiva dire da qualche parte.  Mi parve uno psichiatra quasi profetico sui difetti che avrebbe potuto  avere una futura riforma che non tenesse conto di quella sua concretezza critica.
Ecco, la malattia mentale.  Sempre in quei miei anni ruggenti, in cui follemente mi fidavo così tanto di un metodo che, modificato, credevo di aver trasformato in un mio inviolabile codice segreto, un metodo che mi portò a riempire invano un mare di taccuini.  E ora nemmeno io posso più decrittare il mio codice :)
Ma ci sono delle eccezioni, anche risalenti a quegli anni dell'imperante metodo Meschini modificato.
Una delle eccezioni fu quando intervistai un soggetto cui era stata diagnosticata una malattia mentale, e che mi fu presentato come un artista dalle idee strane e complesse.
Ecco che vi rivelo quanto questo soggetto sia riuscito a misteriosamente influenzarmi.
Riporto col copia-e-incolla quanto io ho scritto in un post datato 19 dicembre '25 a pagina 1 del thread "Biglino e la Bibbia": 
"Mi è rimasto impresso come fosse ieri, quasi un trauma antico ma persistente ancora per i suoi effetti, lo sconcerto che da adolescente, purtroppo tanti decenni fa, ebbi al mio primo incontro con la Bibbia.  Ricordo come riversai quel mio primo turbamento ai tolleranti frequentatori della Biblioteca dei Francescani, dove imperava l'insegna con la parola "silentium": tra mille bisbigli, mi fu suggerita la parolina magica che lì per lì mi permise di mandar giù i bocconi biblici più indigesti: "metafora".  Eccole, le metafore, le seconde letture, le parole salvatrici, ciambelle di salvataggio lanciate a chi credeva di star quasi per affogare in un povero e crudele senso stretto e che poi con gran meraviglia si sentirà elevato verso la più radiosa latità dei significati. 
Ecco, si prenda nota delle ultime due righe di questa autocitazione, e si scoprirà come io abbia inconsapevolmente copiato una espressione contenuta nell'intervista che mi aveva dato l'artista psicotico.
 
Veniamo all'intervista, per esaminarla più da vicino.  Entrato alla sua presenza, lui è rimasto in silenzio per oltre un'ora. Sono rimasto in silenzio anche io. Non gli ho chiesto di dire qualcosa, ho adottato il suo medesimo atteggiamento. Ho contato sul fatto che ad un certo punto si sarebbe stufato di avere davanti un soggetto ingombrante come so essere anche io.  Lo chiamerei metodo Marina Abramović, talvolta funziona. E funzionò infatti.
Lui mi chiese cosa volessi, e io gli risposi che volevo intervistarlo, che volevo conoscere la sua visione del mondo.  E lui d'un tratto cominciò a parlare con un tono che era al contempo ieratico ma anche sfottente.  Io mi affrettai a scrivere usando il metodo Meschini modificato, ma mi accorsi sùbito che c'era qualcosa che non andava. Non riuscivo a usare quel metodo e anzi stavo scrivendo in chiaro, ma così stavo rallentando, e lui, che della mia difficoltà se ne era accorto, stava apposta accelerando il suo dire. Smisi di scrivere chiedendogli di fermarsi un attimo. -Gli dissi: "guarda che mi interessa molto quel che tu hai da dirmi, ma ho difficoltà col metodo stenografico che adopero, perché tu d'un tratto hai cambiato registro, e le cose che dici sono insolitamente più complesse e impegnative di quanto mi attendessi. Tu stai facendo quella che sembra una prolusione accademica, devi fare con me come fanno i prof bravi nella didattica, che quando dicono cose impegnative, rallentando opportunamente, permettono agli studenti di prendere appunti.
Lui si è allontanato un poco ed è tornato sùbito dopo con un foglietto in mano, e me lo ha consegnato.   
Ebbene, lui si era imparato a memoria quella cosa che mi stava dicendo, e che aveva  addirittura già scritta e pubblicata nel 1968, svariati  anni prima di quella nostra intervista.
Io gli chiesi cosa significasse la parola "oloneultico".
Lui mi rispose: - immaginavo che me lo avresti chiesto.
Io gli dissi: - a me piace molto l'etimologia, ma in questo caso non mi è stata d'aiuto, poiché a parte 'olos',. neultico mi rimane criptico.
E a questo punto lui tornò a divenire ieratico e sfottente ad un tempo, accentuando però ancora di più la ieraticità, con la stessa posa assunta quando mi aveva dettato quello che era il nucleo di un suo libro pubblicato anni prima. e mi disse: - un giorno, quando tu ti sarai dimenticato di me e del mio nome, fra tanti anni, userai proprio questa parola, oloneultico, per ritrovarmi, e per ricordarti di me.
(E mi sorrise tendendomi la mano, che io, sorpreso,  strinsi forte)
Bene, mi si dirà che non era questa una suggestione profetica.
Ma quando avevo scoperto, nel mese scorso, di avere usato inconsapevolmente, in questo forum, un frammento chiaramente prelevato da uno strano scritto che mi era stato consegnato mezzo secolo prima da un artista finito in manicomio ma di cui avevo ormai del tutto dimenticato nome e cognome, resomi conto che era proprio impossibile riuscire a ricordarmi come si chiamasse questo artista, sono tornato a esaminare in dettaglio parola per parola tale antico scritto, rendendomi conto che questo scritto quasi lo avevo imparato a memoria, pur avendolo avuto tra le mani rarissime volte.  Ma quando sono arrivato a leggere la parola 'oloneultico', mi son ricordato le parole "dall'aria profetica" che mi aveva detto mezzo secolo fa: tradotto nel nostro tempo, per ritrovare il nome e cognome dell'artista era sufficiente usare il motore di ricerca di Google: l'artista si chiamava Gian Pio Torricelli.
Il libro che scrisse nel 1968, dal titolo "Coazione a contare", consiste in sostanza in una sola pagina significativa supercompatta e poi in una sequenza di numeri fino al numero 5132.
Il libro è scaricabile gratis in  PDF da questo sito:
https://dlib.biblhertz.it/ia/pdf/PE-8063.pdf
Ma dato che la pagina significativa di quel libro in questo sito linkato appare dimidiata in modo da renderla ancor meno comprensibile, provvederò io stesso a postare tale 'superpagina', invitandovi a ritrovare in essa quella espressione da me inconsapevolmente copiata.
 
 
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Luther Blissett

Coazione a contare è un'orazione autoctona (tanto, che ormai candisce) a favore d'una definitiva implosione dell'ideatività artistica o, almeno, è uno sleale contributo alla liturgia attraverso cui si sterilizza oggi l'invenzione libresca: seppure eufemismo segretamente blasfemo o sgambetto mancato verso lo spettro paterno dell'industria culturale (ossia, ripulsa eternamente preventiva del seno buono, in previsione che s'incattivisca, per un'elaborazione paranoica della fame); ma è anche un'economica e ipobolica parodia d'ogni determinazione psichica ed epistemologica, d'ogni finzione ludica o cerimoniale. Cosicché, per scontarla, sembri intanto desiderabile diventare la propria trappola, e non eluderla con l'alludere, al di là della maniera, alle infinite maniere dell'ermeneuticizzarla a chi ancora sostiene la noumenicità della coscienza. Poiché è forse cosi che ci è dato di assistere a una — come dire? — prometeica peregrinazione delle zone eronee del predicatore, attraverso l'esperito aforisma bruniano con cui "Sicuramente possiamo affirmare che l'universo è tutto centro o che il centro dell'universo è per tutto", o magari affabularci attorno a un qualsiasi Nirvana persino dove ci è pluralis maiestatis?! Oppure l'ordigno che ti cambia l'errore in esattezza è forse ove scopri in un povero senso stretto una ricca latità di significati 0, comunque, ov'è abbastanza nocumentata la sacralità della natura c'è differenza tra il neneismo e la dicotimia?! E preferisci che la lingua sia una creatura androgina o che il signifer caudalis e il liber scriptus proteretur in quo totum continetur sia, estaticamente o non, un'implicazione eubolica incestuosa?! E se una prevalenza della sensibilità tattile durante la tua fase ontogenetica sintetizza lo stato oloneultico del plasma stellare e prelude a un'ipotesi di vita in cui, tra eccesso epischesico e neolalia, l'incube della salvazione coatta della per- sona materna t'impone istericamente un'uterina simulazione schizofrenica dov'era un mare rimosso da un Super-lo maniaco-depressivo, potrai suonare a orecchio che il soggettivismo biologico del protozoaro sta alla sua moltiplicazione organizzata in un modello fisiologico, come l'individuo odierno tende ad annullarsi in un neo-plasma ecumenico?! Eppure, anche ora tale interiezione pazientemente interrogativa puoi dirla proiezione animista, fotostatica d'una vaga ciclotimia vegetale entro un sogno d'eugenemi o paradossalità olovoca dell'impostazione junghiana: e la coazione starà tutta nel connettere alla condizione del potere (e alla sua relazione cabalistica dovere) col commento del riserbo che, nella sua regione alchemica, circonda il grumo neuronico del problema e del fatto?! (Eh, se ora tu la potessi già configurare come restrizione di campo, cappello amniotico e copula erezionale!) Ma la risposta sarà in parte, e purtroppo, nelle caratteristiche ipodomiche della descrizione delle pareti della stanza ove ti poni al sicuro, della pronuncia della riflessione di sapore namadico, della consacrazione di un limite oggettivo nel tuo soggettivo limitarti a consacrare, e dell'immondo complotto che cerchi nel confronto statistico delle diverse misurazioni delle onde herziane che vivificano, una per volta, le delicate sinapsi delle tue pulsioni copro-necrofile. O se lo vuoi non leggi più a te stesso, fino a farti raggiungere addirittura un paragone ipostatico delle strutture di quel perenne rinvio che sta, ad esempio, alla riproduzione partenogenetica di un altro "ad esempio", quanto quest'ultimo è muco sull'apostrofo, o s'equipara all'identificazione di Mercurio con Ciborg, o meglio, alla sua prolificazione formulativa, in un esauribile rapporto omologico, di un residuo gastronomico dell'esemplarità che qui può anche dimostrare — per dirlo con Grifi — quanto il cervello sia solo un bel cancro dello stomaco. E adesso, che COAZIONE A CONTARE sia COAZIONE A CONTARE è già qualche cosa di più che una pura e semplice tautologia: dacchè che cos'è in definitiva un linguaggio (o la sua funzione) se non una tautologia epistemotipica, rispetto ai suoi comunicandi ante-linguistici?! O la letteratura non è forse un'allegoria pornografica della millenaria censura operata dalla civiltà sugli istinti biologici, tramite quella grandiosa trappola rimozionale che è stata ed è la nostra cultura?! E in sostanza, chi vuol dire una volta per tutte che la nostra cultura è un'inutile, tombale atarassia, una tragica ripetizione e un vuoto recipiente del vivere o, quasi, un'alimica illusione, allestendo la quale vi sembra talvolta di opporvi all'inconvertibile orientamento dell'evoluzione filogenetica in uno stratificato, farsesco concorso di segregazionismi e museificazioni, di situazioni, appunto, ossessivo-coatte?! Così, a chi desidera travalicare ogni irresponsabilità o cautela e travasare decisamente in esclusive affermazioni tali istanze indirette, sarà lecito allora estendere alla storia la facile profezia clinica per cui è spesso naturale progresso e regresso di una nevrosi ossessivo-coatta l'esito (finale?) dello stupore catatonico: da malintendere poi come una dichiarazione di poetica.
 
"Se vuoi che t'aprano, conta fino a cinquemilacentotrentadue, ma non chieder mai permesso."
 
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