La fede illumina la verità

Aperto da anthonyi, 29 Gennaio 2026, 06:31:46 AM

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anthonyi

La fede illumina la verità è permette di vederla. Chi non ha fede non vede nulla, ed é per questo che pensa che non ci sia nulla. 
Che ve ne pare di questo mio pensiero? 
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Jacopus

Nulla di buono. Ma bisogna anche specificare. Fede in cosa? Ognuno di noi crede in qualcosa o in molte cose. Chi non crede in nulla penso che viva in una situazione di forte depressione, non tanto bella.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

iano

Citazione di: anthonyi il 29 Gennaio 2026, 06:31:46 AMLa fede illumina la verità è permette di vederla. Chi non ha fede non vede nulla, ed é per questo che pensa che non ci sia nulla.
Che ve ne pare di questo mio pensiero?
Sono d'accordo, ma bisognerebbe precisare meglio, in quanto io non ho fede,  eppure vedo, mentre tu non vedi, siccome hai fede.
Io credo che ci sia una fede nascosta che ci consenta di vedere, e che in generale a qualcosa ognuno di noi crede, anche quando non lo sa.
Può mancare la fede, ma non la capacità di credere.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

anthonyi

Infatti non a caso io ho evitato di specificare la qualità della fede in questione, che certamente é importante, ma non tanto importante quanto il fatto di avere una qualsiasi fede, cioé un punto di partenza dal quale far partire ogni ragionamento sul mondo, anche quando, come dice iano, non si ha coscienza di ciò di cui si ha fede. 
La nostra psiche interpreta la realtà sulla base di modelli che sono nella sua mente, se questi modelli non ci sono, se non c'é la predisposizione a riconoscere certi aspetti della realtà, questi aspetti non possono essere riconosciuti, e chiaramente mi riferisco in particolare alle realtà spirituali che possono dare segnali della loro presenza, ma non essere riconosciute come tali da chi non é predisposto a riconoscerle. 
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Lou

Ciò mi ha fatto pensare (azzardatamente) alla posizione di Nietzsche, il quale sostiene che conoscere non significa mai partire da zero. Prima ancora di iniziare a conoscere, compiamo infatti un vero e proprio atto di fiducia, cioè decidiamo di tener per vero qualcosa. Diamo per scontato, ad esempio, che esista una realtà da conoscere o che la verità abbia valore.
Questi presupposti non possono essere dimostrati dalla conoscenza stessa, ma sono ciò che la rende possibile. In questo modo Nietzsche mette in luce che la conoscenza non si fonda su certezze assolute, bensì su scelte preliminari legate ai nostri valori e al nostro modo di stare nel mondo.

Ovviamente Nietzsche analizza questo aspetto per poi criticare, smantellare e superare questo tipo di conoscenza e passare alla consapevolezza dell'atto interpretativo fondante il suo prospettivismo. Ma è un'altra storia, forse.
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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

iano

Citazione di: anthonyi il 29 Gennaio 2026, 10:05:53 AMInfatti non a caso io ho evitato di specificare la qualità della fede in questione, che certamente é importante, ma non tanto importante quanto il fatto di avere una qualsiasi fede, cioé un punto di partenza dal quale far partire ogni ragionamento sul mondo, anche quando, come dice iano, non si ha coscienza di ciò di cui si ha fede.
La nostra psiche interpreta la realtà sulla base di modelli che sono nella sua mente, se questi modelli non ci sono, se non c'é la predisposizione a riconoscere certi aspetti della realtà, questi aspetti non possono essere riconosciuti, e chiaramente mi riferisco in particolare alle realtà spirituali che possono dare segnali della loro presenza, ma non essere riconosciute come tali da chi non é predisposto a riconoscerle.
Si, però i modelli sono innati solo per chi li eredita, oppure si può avere  fede che siano stati innestati da Dio, ma non è il tipo di fede di cui stiamo parlando, penso.
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iano

Citazione di: Lou il 29 Gennaio 2026, 10:57:33 AMCiò mi ha fatto pensare (azzardatamente) alla posizione di Nietzsche, il quale sostiene che conoscere non significa mai partire da zero. Prima ancora di iniziare a conoscere, compiamo infatti un vero e proprio atto di fiducia, cioè decidiamo di tener per vero qualcosa. Diamo per scontato, ad esempio, che esista una realtà da conoscere o che la verità abbia valore.
Una fede premessa di una fede?
Direi meglio una fede possibile grazie alla capacità di credere.
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Lou

Citazione di: iano il 29 Gennaio 2026, 13:18:54 PMUna fede premessa di una fede?
Direi meglio una fede possibile grazie alla capacità di credere.
Ok  sulla tua esigenza di non correre il rischio di cadere in una regressione infinita (una fede che fonda un'altra fede) e apprezzo anche il tuo spostamento sul piano antropologico, dove parli di capacità di credere come struttura di base del soggetto. È un punto importante, e lo condivido.

Ciò che volevo sottolineare, però, non è tanto la capacità in sé, quanto l'atto con cui essa viene messa in gioco. Con atto di fiducia intendo una decisione epistemica originaria che ha anche un valore esistenziale: nel conoscere, il soggetto non si limita a poter credere, ma sceglie di credere, assumendosi l'impegno di considerare vere alcune premesse fondamentali, come l'esistenza della realtà e il valore della verità. La capacità di credere ne è la condizione di possibilità, ma è l'atto di fiducia a renderla concreta e a dare avvio reale al processo della conoscenza.
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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

iano

#8
Citazione di: Lou il 29 Gennaio 2026, 14:43:08 PMCiò che volevo sottolineare, però, non è tanto la capacità in sé, quanto l'atto con cui essa viene messa in gioco. Con atto di fiducia intendo una decisione epistemica originaria che ha anche un valore esistenziale: nel conoscere, il soggetto non si limita a poter credere, ma sceglie di credere, assumendosi l'impegno di considerare vere alcune premesse fondamentali, come l'esistenza della realtà e il valore della verità. La capacità di credere ne è la condizione di possibilità, ma è l'atto di fiducia a renderla concreta e a dare avvio reale al processo della conoscenza.
''Scegliere di credere'' mi sembra una terminologia azzeccata, in effetti, ma quando il modello di realtà  funziona, e tu non sai che è un modello, potresti scegliere di non credere che  sia la realtà?

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Alexander

Citazione di: iano il 29 Gennaio 2026, 17:25:44 PM''Scegliere di credere'' mi sembra una terminologia azzeccata, in effetti, ma quando il modello di realtà  funziona, e tu non sai che è un modello, potresti scegliere di non credere che  sia la realtà?


Si può scegliere di non credere che la realtà sia quella che ci appare, ma che quella che ci appare ai sensi e. quindi alla mente ne sia solo una parte limitata, incompleta, forse fuorviante addirittura. 
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anthonyi

Citazione di: Alexander il Oggi alle 09:22:42 AMSi può scegliere di non credere che la realtà sia quella che ci appare, ma che quella che ci appare ai sensi e. quindi alla mente ne sia solo una parte limitata, incompleta, forse fuorviante addirittura.
In realtà possiamo pensare a qualcosa che agisca prima della scelta, qualcosa di automatico. Mi ricordo un esperimento psicologico con una scimmia in un campo di basket con gli osservatori che vedevano al suo posto uno dei giocatori, e riuscivano a percepire la presenza della scimmia solo dopo un'attenta presa di coscienza. 
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baylham

Citazione di: anthonyi il 29 Gennaio 2026, 06:31:46 AMLa fede illumina la verità è permette di vederla. Chi non ha fede non vede nulla, ed é per questo che pensa che non ci sia nulla.
Che ve ne pare di questo mio pensiero?
Non ha alcun senso. Ad esempio un cieco non vede nulla, pensa che non ci sia nulla, quindi ha una fede che illumina la verità che non ci sia nulla.

Osservo che la visione non richiede la fede, semmai è la fede che richiede la fede in un circolo vizioso.
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Lou

#12
Citazione di: iano il 29 Gennaio 2026, 17:25:44 PM''Scegliere di credere'' mi sembra una terminologia azzeccata, in effetti, ma quando il modello di realtà  funziona, e tu non sai che è un modello, potresti scegliere di non credere che  sia la realtà?
Secondo me l'atto di fiducia non è qualcosa che, all'inizio, viviamo come esplicito o consapevole. Il più delle volte opera in modo pre-riflessivo, come una presa di posizione originaria che struttura il nostro rapporto con il mondo. Finché ciò a cui aderiamo ci appare semplicemente come "la realtà", e non come una credenza, un modello o un'illusione, non c'è distanza, spazio per una scelta: non puoi scegliere di non credere, banalmente, a ciò che non riconosci come credenza.

È a posteriori, riflessivamente, quando il modello di realtà smette di funzionare, entra in crisi o viene messo a confronto con un altro, che ciò che davamo per scontato emerge come una scelta possibile. Ma, facendo epoché , da un lato questo atto di fiducia viene tematizzato, cioè quando sospendiamo l'adesione spontanea al mondo. Dall'altro lato dopo questa sospensione, la "realtà" rivela la sua natura e ciò che davamo per scontato si mostra sotto una nuova luce.

(un po' al film Matrix a ben pensarci, con la differenza che risvegliarsi non è uscirne ma sapere che potrebbe esserci Matrix  ;))


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"La verità è brutta. Noi abbiamo l'arte per non perire a causa della verità." F. Nietzsche

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