Coscienza; implicazioni epistemologiche e metafisiche

Aperto da Alberto Knox, 21 Febbraio 2026, 01:36:23 AM

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iano

#165
Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 14:10:18 PMI qualia sono qualcosa di piu specifico. Ed è questo suo particolarismo ad essere stato "vincente" nell'evoluzione umana (evoluzione della società umana). Altrimenti staremmo parlando di evoluzione di una società canina o di altri esseri viventi che non c'è e non ci sarà.
Leggendo la definizione dei qualia che da Alberto, mi sembra di aver capito cosa sono , e se l'ho capito non possono essere usate a  pretesto di superiorità umana, senza complicare in modo gratuito la questione.
I qualia poi, per quanto mi riguarda, diversamente da come afferma Alberto, non servono neanche per distinguerci da una macchina, essendo gli equivalenti del risultato di un calcolo che la macchina da.
La macchina da il risultato, ma non lo legge, e questa è la differenza.
Questo risultato è scritto in un linguaggio di colori che può destare la nostra meraviglia, ma ciò non lo rende qualcosa di più della lettura di un risultato.
Il punto è se dal provare meraviglia per ciò, come cosa inspiegabile, vogliamo trarre motivo di distinzione, dato che ogni pretesto sembra buono a confermare i nostri dogmi di ''speciosità''.
Ebbene, non possiamo dimostrarlo, e anche dimostrandolo non ne trarrei motivo di superiorità tale da potermene vantare.

Noi non siamo una macchina, perchè non siamo nulla che noi si possa descrivere, e una macchina è solo un modo di descriversi.
Ma fra il vedere il rosso, e stampare il risultato 7, non vedo differenza funzionale, e voler spremere un anima da ciò, per quanta meraviglia possa suscitarmi, mi sembra quindi un volersi accontentare di ben poco.
Non vorrei ridurmi a così poco, e comunque non lo farei se non in compagnia di ogni altro vivente, piante comprese, come ben dice Alberto.
Certo su questa convinzione di essere superiori abbiamo costruito la nostra etica, e ricostruirla non sembra cosa facile.
Ma questo è un altro discorso.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

Alberto Knox

L errore fondamentale della cultura occidentale è di aver ignorato pressochè totalmente l inconscio e aver ingenuamente considerato per secoli la coscienza come fondamento dell uomo (errore già superato dalle filosofie orientali piu di duemila anni fa) e nella prospettiva del monismo materialista , avere pregiudizionalmente negato qualsiasi cosa abbia a che fare con psychè (nel senso piu lato) per il terrore del rischio di sconfinare in una prospettiva dualistica. Se ci silibera da questi pregiudizi si può ipotizzare un "continuum" di sensibilità , attività inconscia e coscienza senza demacazioni e barriere concettuali artificiali , che coinvolge tutta la biosfera in un ampia gamma di modi e livelli diversi. Le forme (più primitive?) di sensibilità e motricità sono già presenti nel mondo vegetale e negli animali (a partire dagli organismi unicellulari come le amebe) consentendo comportamenti perfettamente coordinati e mirati allo scopo. In un qualche punto della biosfera emerge l inconscio e da esso la coscienza , che può finalmente consentire la consapevolezza di sè e la rappresentazione del mondo. Se si ammette questa progressione nell ambito di un continuum indivisibile , evitando di assegnare alle sue parti il ruolo di sostanze e ontologie diverse, si può meglio comprendere la concreta unità e indivisibilità del mondo, di cui siamo parte inscindibile, insieme al resto del mondo vegetale e animale. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Jacopus

#167
A favore della tesi di Alberto posso dichiarare che i ragni sognano, i gorilla possono apprendere un linguaggio dei segni facilitato, le formiche curano le loro compagne con una saliva ricca di anti-infiammatori, alcune specie di primati, per non dividere la frutta fanno il richiamo di allarme che però non è autentico ma una truffa, appunto per non dividere la frutta. Sono stati registrati scimpanzè che hanno ucciso loro con specifici per il controllo del territorio. Infine tarme e formiche si fanno la guerra da milioni di anni. Siamo un continuum, niente di speciale rispetto al resto dell'eco sistema. O meglio, abbiamo qualcosa di speciale: questo ingombrante Sistema Nervoso Centrale, che negli ultimi 10.000 anni ci ha incredibilmente favoriti, ma non è detto che sia stata una scelta idonea al proseguimento della vita. Se credessi nelle anime, direi che ogni essere vivente ha un'anima.
Ps: molte specie di cetacei comunicano fra loro con un linguaggio specifico e dialettale, condiviso solo da un gruppo.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

Il_Dubbio

Voi forse vi fate fuorviare dal concetto di coscienza. Io sto parlando di qualia. Al dire il vero non avevo mai parlato prima di qualia. Tutto quello che ho detto precedentemente sulla coscienza lo confermerei. Addirittura prevedevo una solta di coscienza negli esseri inanimati, come quasi fosse a fondamento dell'universo stesso.
Ma i qualia hanno qualcosa di diverso, sono piu specifiche, indicano una qualità del vissuto soggettivo. Questa qualità potrebbe essere il frutto di una elaborazione successiva, in un momento che da semplice coscienza si fa auto-coscienza.
Il girasole che si gira verso il Sole non si sta muovendo avendo autocoscienza di se stesso in quanto girasole. Se si gira verso il Sole è perchè non ne può fare a meno. Uno schiavo che è vissuto tra schiavi in un mondo di padroni, fino a che ha svolto il suo lavoro da schiavo non si è chiesto come sarebbe essere un padrone.
L'autocoscienza comporta qualia specifici e di grande qualità. Gli schiavi si sono evoluti, oggi sono padroni, mentre i girasole sono sempre solo girasole. I delfini possono avere un linguaggio come ce l'hanno i cani, ma non hanno qualia che permetta loro di cambiare la loro condizione. Non hanno idea che la loro condizione debba essere cambiata. Come probabilmente e inizialmente non ce l'avevano gli schiavi nati e cresciuti in un mondo di schiavi a servizio di padroni.
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PhyroSphera

Citazione di: Alberto Knox il Oggi alle 17:26:16 PML errore fondamentale della cultura occidentale è di aver ignorato pressochè totalmente l inconscio e aver ingenuamente considerato per secoli la coscienza come fondamento dell uomo (errore già superato dalle filosofie orientali piu di duemila anni fa) e nella prospettiva del monismo materialista , avere pregiudizionalmente negato qualsiasi cosa abbia a che fare con psychè (nel senso piu lato) per il terrore del rischio di sconfinare in una prospettiva dualistica. Se ci silibera da questi pregiudizi si può ipotizzare un "continuum" di sensibilità , attività inconscia e coscienza senza demacazioni e barriere concettuali artificiali , che coinvolge tutta la biosfera in un ampia gamma di modi e livelli diversi. Le forme (più primitive?) di sensibilità e motricità sono già presenti nel mondo vegetale e negli animali (a partire dagli organismi unicellulari come le amebe) consentendo comportamenti perfettamente coordinati e mirati allo scopo. In un qualche punto della biosfera emerge l inconscio e da esso la coscienza , che può finalmente consentire la consapevolezza di sè e la rappresentazione del mondo. Se si ammette questa progressione nell ambito di un continuum indivisibile , evitando di assegnare alle sue parti il ruolo di sostanze e ontologie diverse, si può meglio comprendere la concreta unità e indivisibilità del mondo, di cui siamo parte inscindibile, insieme al resto del mondo vegetale e animale.
Quale cultura occidentale? Forse il greco Eraclito - Efeso era in Asia (Oriente) colonia occidentale - aveva sopravvalutato la coscienza? C'è un mondo razionalista in Occidente che aveva, ha obliato l'inconscio; ma, per esempio, nella cultura occidentale c'è anche la poesia di Catullo e Ovidio, c'è la cultura romanza e il romanticismo... Dipende da quali punti si fissano nella considerazione storica, ma la tesi che l'Occidente sia in inferiorità sull'Oriente dipende dallo scordarsi che certe linee di avvenimenti non sono rappresentative.
Se ci scorda del'irrazionalismo (Schopenhauer, Kierkegaard, Heidegger...) o peggio ci si scomunica da esso, finanche fraintendone il termine che lo denota (irrazionalismo, non irrazionalità o peggio: non ragione, antiragione), il pensiero occidentale pare insufficiente e ricorrendo a quello orientale si distrugge la coscienza culturale occidentale, doppiandola senza motivo.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 20:49:05 PMQuale cultura occidentale? Forse il greco Eraclito - Efeso era in Asia (Oriente) colonia occidentale - aveva sopravvalutato la coscienza? C'è un mondo razionalista in Occidente che aveva, ha obliato l'inconscio; ma, per esempio, nella cultura occidentale c'è anche la poesia di Catullo e Ovidio, c'è la cultura romanza e il romanticismo... Dipende da quali punti si fissano nella considerazione storica, ma la tesi che l'Occidente sia in inferiorità sull'Oriente dipende dallo scordarsi che certe linee di avvenimenti non sono rappresentative.
Se ci scorda del'irrazionalismo (Schopenhauer, Kierkegaard, Heidegger...) o peggio ci si scomunica da esso, finanche fraintendone il termine che lo denota (irrazionalismo, non irrazionalità o peggio: non ragione, antiragione), il pensiero occidentale pare insufficiente e ricorrendo a quello orientale si distrugge la coscienza culturale occidentale, doppiandola senza motivo.

MAURO PASTORE
Ho emendato il testo, perché c'era qualche errore di battitura, in particolare un punto interrogativo mancante che non faceva intendere cosa dicessi su Eraclito.

MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: Jacopus il Oggi alle 17:35:34 PMA favore della tesi di Alberto posso dichiarare che i ragni sognano, i gorilla possono apprendere un linguaggio dei segni facilitato, le formiche curano le loro compagne con una saliva ricca di anti-infiammatori, alcune specie di primati, per non dividere la frutta fanno il richiamo di allarme che però non è autentico ma una truffa, appunto per non dividere la frutta. Sono stati registrati scimpanzè che hanno ucciso loro con specifici per il controllo del territorio. Infine tarme e formiche si fanno la guerra da milioni di anni. Siamo un continuum, niente di speciale rispetto al resto dell'eco sistema. O meglio, abbiamo qualcosa di speciale: questo ingombrante Sistema Nervoso Centrale, che negli ultimi 10.000 anni ci ha incredibilmente favoriti, ma non è detto che sia stata una scelta idonea al proseguimento della vita. Se credessi nelle anime, direi che ogni essere vivente ha un'anima.
Ps: molte specie di cetacei comunicano fra loro con un linguaggio specifico e dialettale, condiviso solo da un gruppo.
Sull'esempio di "Alberto Knox", "Jacopus" accoglie un monismo non materialista, ma si nota che esso ha bisogno di premesse esterne alla nostra cultura per non essere una confusiva indistinzione.
Nella cultura orientale la menzione delle differenze emerge anche nel definire la comunanza degli esseri. Per il pensiero orientale dire essere è diverso che da noi; riferendosi al mondo gli orientali col singolare indicano la pluralità, direttamente; è per questo che a volte pare che si scordino dell'individualità, perché il loro linguaggio sulla collettività ne è già inclusivo.
Tutta l'unità che i due fanno emergere, per essere intesa deve abolire le espressioni dell'Occidente - e non è giusta questa morte.
La natura, non ontologicamente gli esseri, è un continuum - "siamo" è espressione fuori dalla verità in questo caso, che distrugge la possibilità di distinzioni necessarie: se si esaltano le somiglianze tra i viventi anche il cane da compagnia può diventare un terribile tiranno profittando di tanto non-pensato.

Il fatto è che il sogno della 'materia una' stigmatizzato e confutato da Plotino, ma riemerso dalle interpretazione atee marxiste del materialismo di Spinoza, viene accantonato tradendo l'Occidente, accusato di insufficienza. Allora ci si pone contro l'assurdità dell'affermazione di una 'materia una' ma scambiando le intrusioni nel nostro mondo per rappresentazioni di esso. In questo modo si abolisce il pensiero occidentale senza averlo neppure considerato veramente. Questo comporta anche il conseguente disastro etnico, in periodo di emergenze ecologiche e quindi di forti bisogni etnici anche occidentali.


Se uno porta un pesce in una vasca senz'acqua e poi si lamenta che il pesce muore, questo è un bell'affare? Proprio no.



MAURO PASTORE
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Alberto Knox

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 19:15:55 PMVoi forse vi fate fuorviare dal concetto di coscienza. Io sto parlando di qualia.
ma infatti mi interessa quello che hai da dire sui qualia. E non concentro ormai più l attenzione sulla coscienza così come avevo fatto all inizio. Sto considerando l inconscio come sorgente della coscienza. Intendo l inconscio come qualcosa insito nella natura stessa non dell uomo. è la contemplazione della natura che mi rivela la sua straordinaria intelligenza , ci può essere intelligenza anche senza cervello , e questo lo si  può evincere nella contemplazione delle piante. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Alberto Knox

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 19:15:55 PMVoi forse vi fate fuorviare dal concetto di coscienza. Io sto parlando di qualia.
ma infatti mi interessa quello che hai da dire sui qualia. E non concentro ormai più l attenzione sulla sola coscienza così come avevo fatto all inizio. Sto considerando l inconscio come sorgente della coscienza. Intendo l inconscio come qualcosa insito nella natura stessa non dell uomo. è la contemplazione della natura che mi rivela la sua straordinaria intelligenza , ci può essere intelligenza anche senza cervello , e questo lo si  può evincere nella contemplazione delle piante. 
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Noli foras ire , in teipsum redi, in interiore homine habitat veritas.

Jacopus

Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 19:15:55 PMVoi forse vi fate fuorviare dal concetto di coscienza. Io sto parlando di qualia. Al dire il vero non avevo mai parlato prima di qualia. Tutto quello che ho detto precedentemente sulla coscienza lo confermerei. Addirittura prevedevo una solta di coscienza negli esseri inanimati, come quasi fosse a fondamento dell'universo stesso.
Ma i qualia hanno qualcosa di diverso, sono piu specifiche, indicano una qualità del vissuto soggettivo. Questa qualità potrebbe essere il frutto di una elaborazione successiva, in un momento che da semplice coscienza si fa auto-coscienza.
Il girasole che si gira verso il Sole non si sta muovendo avendo autocoscienza di se stesso in quanto girasole. Se si gira verso il Sole è perchè non ne può fare a meno. Uno schiavo che è vissuto tra schiavi in un mondo di padroni, fino a che ha svolto il suo lavoro da schiavo non si è chiesto come sarebbe essere un padrone.
L'autocoscienza comporta qualia specifici e di grande qualità. Gli schiavi si sono evoluti, oggi sono padroni, mentre i girasole sono sempre solo girasole. I delfini possono avere un linguaggio come ce l'hanno i cani, ma non hanno qualia che permetta loro di cambiare la loro condizione. Non hanno idea che la loro condizione debba essere cambiata. Come probabilmente e inizialmente non ce l'avevano gli schiavi nati e cresciuti in un mondo di schiavi a servizio di padroni.
Sono d'accordo su un tema che sfiori, ovvero che l'autocoscienza è anche un "lavoro", una "disciplina", che può essere più o meno esercitata e sviluppata. Più aumenta la consapevolezza di essere "unici" e più si elabora il principio di coscienza, inteso in termini di autoriflessività. Se si vive come schiavi o come "haftling" la consapevolezza scarseggia, perchè c'è in primo luogo la lotta per la sopravvivenza. La coscienza è in qualche modo un risultato della tecnica, che permette periodi sempre più ampi all'uomo nel dedicarsi ad altro rispetto alla riproduzione della nuda vita (ricerca di cibo, riprodursi, dormire).
La consapevolezza di poter cambiare la propria condizione non la vedo come collegata alla coscienza, quanto alla possibilità appresa che la condizione dell'uomo può cambiare. Un apprendimento che inizia sui banchi di scuola.
Ma che la coscienza sia un hard problem ce lo diciamo da circa 30 anni (Chalmers), ma vi sono stati esimi predecessori, come in primis Freud, che per primo disse che la terza ferita al nostro narcisismo è stata quella di scoprire che non siamo più padroni neppure in casa nostra.
Personalmente penso che la coscienza nasca dall'intrecciarsi della nostra esperienza attuale con la memoria, per cui la nostra esperienza sarà unica perchè unica è la nostra singola memoria su quel fatto, per cui la nostra reazione ad un colore (ad esempio) è data dalla nostra storia relazionale con quel colore. Del resto che debba essere unica, risponde anche ad una esigenza evolutiva, perchè è un motore fondamentale per l'adattamento, che non può solo fondarsi su caso e necessità, ma che si fonda sull'interazione dei singoli/collettività al problema della sopravvivenza nell'ambiente.

Sul fatto che abbiamo una visione dei qualia può dirci che homo sapiens ha una coscienza, ma non abbiamo alcuna prova che gli animali non abbiano una visione dei qualia, anzi le osservazioni sul mondo animale ci dicono il contrario, poichè molti animali si riconoscono allo specchio e ricordano e la memoria credo sia un aspetto fondamentale della nostra coscienza, come capacità di riconoscerci come soggetti unici. Questa base "neurologica" però è stata fortemente implementata dalla cultura, dalla capacità della cultura di "specchiarci" sulla nostra soggettività, grazie alle innumerevoli arti che siamo riusciti a forgiare.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

Jacopus

C'è anche un altro aspetto di non poco conto, ovvero di come, se si accetta la presenza di una coscienza in ogni essere vivente, cambia la dignità del mondo vivente (e lasciamo perdere il panpsichismo, per cui la coscienza risiede in ogni materia, organica e inorganica), poichè non abbiamo più a che fare con automi privi di risposte autonome, e che quindi agiscono solo tramite impulsi ed istinti, ma con esseri viventi autentici e irripetibili. Con cani e gatti questa esperienza è facilmente rintracciabile. E' anche possibile che più l'organismo sia semplice e meno vi sia la possibilità di pensarli come dotati di coscienza. Un batterio probabilmente non ha coscienza perchè non ha sistema nervoso centrale, ma una formica? Un'ape?
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

PhyroSphera

#176
Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 19:15:55 PMVoi forse vi fate fuorviare dal concetto di coscienza. Io sto parlando di qualia. Al dire il vero non avevo mai parlato prima di qualia. Tutto quello che ho detto precedentemente sulla coscienza lo confermerei. Addirittura prevedevo una solta di coscienza negli esseri inanimati, come quasi fosse a fondamento dell'universo stesso.
Ma i qualia hanno qualcosa di diverso, sono piu specifiche, indicano una qualità del vissuto soggettivo. Questa qualità potrebbe essere il frutto di una elaborazione successiva, in un momento che da semplice coscienza si fa auto-coscienza.
Il girasole che si gira verso il Sole non si sta muovendo avendo autocoscienza di se stesso in quanto girasole. Se si gira verso il Sole è perchè non ne può fare a meno. Uno schiavo che è vissuto tra schiavi in un mondo di padroni, fino a che ha svolto il suo lavoro da schiavo non si è chiesto come sarebbe essere un padrone.
L'autocoscienza comporta qualia specifici e di grande qualità. Gli schiavi si sono evoluti, oggi sono padroni, mentre i girasole sono sempre solo girasole. I delfini possono avere un linguaggio come ce l'hanno i cani, ma non hanno qualia che permetta loro di cambiare la loro condizione. Non hanno idea che la loro condizione debba essere cambiata. Come probabilmente e inizialmente non ce l'avevano gli schiavi nati e cresciuti in un mondo di schiavi a servizio di padroni.
Qualificare l'autocoscienza umana, quale diversità appunto, non è possibile senza ricorrere al concetto di singolarità esistenziale. E' sulla idea di singolarità che si può definire la nostra identità, di umani cioè, non sugli stessi qualia, che non sono antropologicamente abbastanza significanti.
La filosofia a questo scopo deve dunque volgersi a ciò da cui origina, perché la categoria del singolo è individuabile attraverso il "rapporto assoluto con l'Assoluto" - per dirla con un'espressione di S. Kierkegaard. Si tratta cioè di considerare la spiritualità, non il discorso filosofico chiuso in sé o rivolto solo a scienze e tecniche.

Se si vuol impedire la violenza della schiavitù bisogna pensarsi in quanto singoli, non quali animali razionali tra animali non razionali e fra vegetali e minerali. Anche il buon cane da compagnia, scorgendo sul vostro volto questo pensiero, se ne rallegrerebbe confermandolo (a fronte di voi umani, più singolari di tutti gli altri esseri). Altrimenti basta il ronzio di un insetto per entrare in un tilt per nulla opportuno. Si scopre così la nostra somiglianza principale, a Dio; ma lo scienziato (psicologo) potrà solo ravvisare la presenza di un sentimento verso un mistero che si pensa simile. Chi deduce erroneamente che l'unica realtà è quella interna alla scienza stessa, escludendo le indicazioni scientifiche di confine, non può raggiungere l'autoconsapevolezza sufficiente, neanche per sfuggire gli intrighi delle bestie, le suggestioni delle piante, gli estremismi dei minerali. Perisce nel mondo a causa del mondo.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: Jacopus il Oggi alle 21:34:40 PMC'è anche un altro aspetto di non poco conto, ovvero di come, se si accetta la presenza di una coscienza in ogni essere vivente, cambia la dignità del mondo vivente (e lasciamo perdere il panpsichismo, per cui la coscienza risiede in ogni materia, organica e inorganica), poichè non abbiamo più a che fare con automi privi di risposte autonome, e che quindi agiscono solo tramite impulsi ed istinti, ma con esseri viventi autentici e irripetibili. Con cani e gatti questa esperienza è facilmente rintracciabile. E' anche possibile che più l'organismo sia semplice e meno vi sia la possibilità di pensarli come dotati di coscienza. Un batterio probabilmente non ha coscienza perchè non ha sistema nervoso centrale, ma una formica? Un'ape?
E con tanti giusti orientaleggianti pensieri, a fronte di una formica orientale e una occidentale, te la caveresti senza essere ingiusto? Dico di no.

- Invito il lettore che non lo ha ancora fatto a leggere i miei ultimi messaggi di stasera, per capire tutto il minimo necessario. 


MAURO PASTORE
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Jacopus

Lo stesso concetto di "divinità" come artificio tecnico ha molto a che fare con la coscienza, come da me considerata. Dio è uno specchio dell'uomo, una sua raffigurazione ideale, potente e perfetta che ci induce a pensare ad altro, a ciò che non è o a ciò che ancora non è. Ovvero, la coscienza umana oltre a dover fare i conti con i qualia, è attraversata anche da un'altra dimensione ovvero da quella del tempo e dalla raffigurazione del tempo, passato, presente e futuro, che siamo in grado di rappresentarci. Coscienza quindi come memoria e come rappresentazione di noi nel futuro. Ma occorrerebbe anche un bel bagno di umiltà e considerare la coscienza per quello che è, ovvero un prodotto scaturito da eventi fisiologici (cervello di notevoli dimensioni e ben cablato) e culturali come l'invenzione delle religioni. Ma non solo: la coscienza è anche un fatto che riguarda molto la scrittura e prima della scrittura il linguaggio. La scrittura soprattutto è un mezzo che realizza uno specchio e permette di costruire un mondo sopra il mondo, così come la coscienza è spesso raffigurata come una riflessione sopra una riflessione. L'autoriflessività è uno dei cardini della coscienza, giusto? E la scrittura è uno specchio, anche se: "stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus".
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iano

#179
Citazione di: Jacopus il Oggi alle 21:53:40 PMMa non solo: la coscienza è anche un fatto che riguarda molto la scrittura e prima della scrittura il linguaggio.
Riguarda la tecnica/arte in generale come hai scritto altrove, delle quali alcune, dopo averle avversate, come sempre avviene, possiamo farle talmente nostre, da non considerarle più tali, fianaco a divinizzarle , riferendole a un Dio Verbo, fatto a nostra immagine, anche se questa storia la si racconta al contrario, ma non con minor presunzione, per quanto cosi si tenti di mascherarla dietro una falsa umiltà.
Io non farei distinzione fra uomini e animali, ancor prima che per gli indizi a favore che hai portato, e che sempre più si accumulano, perchè mi sembra un inutile complicazione, almeno fino a prova contraria.
Io la storia la farei semplice, complicandola semmai strada facendo, laddove se ne rilevasse la necessità, ma  al di la della necessità di confermare i nostri pregiudizi ( primato degli umani, primato dell'occidente, etc...) io di altre finora non ne ho rilevate.

Ora io mi chiedo, se uno fa qualcosa in piena incoscienza, quale vantaggio dovrebbe avere nel fare la stessa cosa in coscienza, considerando che la coscienza consuma energia, e non è quindi gratuita. Questo significherebbe infatti rendere il processo inefficiente, a prima vista.
A guardar miglio però abbiamo semplicemente un diverso modo di fare la stessa cosa con in suoi pro e contro, e il contro sta nell'inerzia del processo a cambiare quando ce ne fosse la necessità.
Noi siamo quelli che meglio si adattano ai cambiamenti ambientali, cambiando l'ambiente, con i contro che oggi sperimentiamo, ciò che ci costringe a considerare infine come siamo legati inestricabilmente  alla biosfera, come un ape al suo alveare.
Detto ciò, sempre nell'ottica di non complicare le cose oltre ciò che si rivelasse necessario, non vedo motivo di considerare una coscienza allargata, come suggerisce Alberto, perchè la coscienza in se non sembra strettamente necessaria, per quanto  possa apparirci desiderabile. a meno che non la si usi, come io suggerisco di fare, per distinguere la vita dalla materia.
La coscienza come causa del fallimento delle leggi della fisica nel prevedere il comportamento dei viventi,  altrimenti  detto libero arbitrio.
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