Messaggi recenti

#51
Attualità / Re: Epstein files
Ultimo messaggio di Ipazia - 09 Febbraio 2026, 21:27:05 PM
I sintomi della putrefazione liberal-liberista ci sono tutti incluso l'aroma sulfureo satanico. La qual cosa a una vecchia credente comunista come me non può fare che piacere e conferma la profezia "socialismo o barbarie". Lo sterco di satana ha mostrato la sua opera e anche il più frollo sostenitore della civiltà occidentale e dei suoi "valori" farà fatica a rimuoverlo. Non resta che il riarmo e l'olocausto nucleare per stappare, come in "Salon Kitty", quello buono, invecchiato fin troppo in cantina.
#52
Scienza e Tecnologia / Re: Tentativi vani di scoprire...
Ultimo messaggio di Lou - 09 Febbraio 2026, 20:29:59 PM
Citazione di: PhyroSphera il 09 Febbraio 2026, 12:48:20 PMI dati scientifici sono reali e in quanto tali v'è un legame con la verità del pensiero; non fosse così la scienza non sarebbe tale. Pensandola da esterni, anzi estranei, come fate voi, pare che essa proceda separata dalla verità, ma in realtà non si potrebbe fare nessuna intuizione scientifica restando a immaginazioni e fantasie.

Questi vostri addio alla verità sono una contrarietà alle verità di un mondo che non volete, ma assieme c'è un tanto di follia da parte vostra, lo struzzo che mette la testa nella sabbia a volte è metafora proprio della follia. Pensando che i benefici della tecnica vi cadano dal cielo, che siano legati a una pura prassi - così riducete la scienza occidentale e del Villaggio Globale - mostrate di non averli capiti. La sopravvalutazione della tecnica accade completamente dagli estranei o alieni ad essa, che non si rendono conto dei valori, funzioni, scopi. La scienza ridotta a livello tecnico è pensata da chi non ha accettato la realtà di cui essa fa parte. Dalla vostra parte v'è una considerazione sbagliata della tecnocrazia. Il potere dei tecnici può essere poco, basso, prepotente; oppure vi possono esseri poteri forti e virtuosi, tecnocrati autentici e da non biasimare. Voi questi ultimi non li conoscete. Viaggiate su un 'treno' che non conoscete, quando viaggiate sul nostro; ma cominciate a viaggiare su altri pure. Altre filosofie, scienze, tecniche, altra poesia e ispirazione quali premesse? Sicuramente le varie culture del mondo - benché la scienza occidentale, in particolare dall'Europa e l'antica Grecia, e quella derivatane nel Villaggio Globale siano preponderanti - avrebbero qualcosa da dire. In Cina c'è chi insiste che anche dalle loro parti, indipendentemente da Archimede e Newton e gli altri come loro, ne avevano di diverse e non le hanno ancora buttate. Forse voi vorreste che l'Occidente entri nella sfera di potere di questo mondo o altri, ma ci sono parametri che non si possono portare da una parte all'altra.

C'è un modo globale di pensare la scienza che non esclude i particolari; è stato detto che a questo modo si sono ricondotte varie altre culture scientifiche; ma le matrici occidentali non si possono assoggettare ad altro. Il sistema scientifico globale non esclude le realtà locali, muta; ma resta che l'apporto più grande è stato quello occidentale. Muterà ancora, ma non c'è diritto a terminare i nostri parametri che sono ancora validi. Si è ancora agli inizi...
E c'è anche l'abisso dell'oscurantismo nella vostra operazione di addio. Tradimenti, rivolte, ma pure cadute nel nonsenso; il tutto mischiato assieme.
E' assai noto l'addio alla verità del filosofo del Pensiero Debole Gianni Vattimo. Il fatto che non si specificasse bene chi avesse bisogno o dovesse dare questo addio, neanche di quale verità precisamente si stesse dicendo, questo non è accettabile da chi comprende le identità dell'Occidente, dell'Europa e la loro funzione. Ebbi dubbio che il titolo (dell'omonimo libro) ce lo avesse messo l'editore. La verità quale oggettività assoluta priva di intermediazione del soggetto, questa non esiste. Il Prof. Vattimo lo sapeva e lo spiegava con precisione; ma il problema riguarda i contesti sociali politici... e anche quelli etnici oltre che religiosi, cosa quest'ultimo cui lui non diede peso, intellettuale di sinistra volto a migliorare la società non a potenziare e difendere nazioni ed etnie. L'Occidente, l'Europa, hanno dimensioni etniche. I risultati scientifici generali sono oltre, ma negare la dimensione etnica pone in crisi cultura e formulazioni scientifiche occidentali e globali. Nel tradimento e nella rivolta ad ogni verità del nostro mondo c'è incomprensione, disconoscimento dei nostri valori, volontà di farsi estranei; o intrusioni; e dietro la tendenza negazionista più estrema, nichilista, possono esserci tutte queste cose che ho detto... così l'Occidente, l'Europa, la Globalità, perdere la libertà. Gli oppressori più gravi sarebbero quelli senza arte né parte; e dietro ad essi - si sa a quante cose servono una scienza e una tecnica responsabili - possono venire altri, non solo oppressori e capitare anche sciagure non antropologiche, non biologiche, direttamente esiziali cioè.


MAURO PASTORE
Ma con la dizione "voi" e dopo ""vostri", precisamente, a chi ti stai riferendo?
#53
Tematiche Spirituali / Re: La scala di Kardashëv (e i...
Ultimo messaggio di anthonyi - 09 Febbraio 2026, 18:57:09 PM
Luther, te lo ripeto nel topic, non puoi postare solo link senza uno straccio di discorso, di commento, di dibattito, da questo post in poi qualsiasi post privo di commenti personali sarà cancellato. 
#54
Tematiche Filosofiche / Re: Passeggiare con la morte
Ultimo messaggio di Yuri Radaelli - 09 Febbraio 2026, 18:43:58 PM
Non sono colto come voi, e i vostri interventi mi hanno fatto riflettere, fin dove ho potuto capire.
Se ho ben capito, state perorando la causa dell'umano come individuo biologico che si deve confrontare con la società contemporanea che lo appiattisce a "risorsa"?
Se ho capito bene sono concorde con voi dal punto di vista socio/politico: la difesa dei diritti dell'individuo.

Non me la sento però di demonizzare alla Haidegger la tecnologia, figlia della cultura, figlia dell'anima umana.
#55
Tematiche Culturali e Sociali / Re: Leggiamo insieme Preve!
Ultimo messaggio di Yuri Radaelli - 09 Febbraio 2026, 18:22:30 PM
Ciao grazie, Costanzo Preve è un politologo (giusto?) che mi sembra molto rigoroso e intellettualmente onesto.
Sbaglio o si pone comunque a sinistra, anche se in maniera critica?
A sinistra intendo dire nel senso che rifiuta il capitalismo, sostanzialmente.
#56
Tematiche Spirituali / Re: La scala di Kardashëv (e i...
Ultimo messaggio di Luther Blissett - 09 Febbraio 2026, 17:59:58 PM
Aggiungo ai due video del post precedente sulla classificazione delle civiltà aliene questo filmato eloquente col fisico Amedeo Balbi: https://youtu.be/6itlEYdx57g
#57
Scienza e Tecnologia / Re: Tentativi vani di scoprire...
Ultimo messaggio di iano - 09 Febbraio 2026, 14:02:40 PM
Citazione di: PhyroSphera il 09 Febbraio 2026, 12:48:20 PMI dati scientifici sono reali e in quanto tali v'è un legame con la verità del pensiero; non fosse così la scienza non sarebbe tale.



MAURO PASTORE



Infatti la scienza non è tale quale la pensi e sopratutto non è occidentale, ma divenuta quale è per successive graduali globalizzazioni, e tale non sarebbe divenuta se si fosse chiusa dentro le ''anguste'' mura dell'occidente o dell'oriente, dentro le quali tu la vuoi costringere, avviando per lei un processo di regressione, dove non conta più il pensiero, ma chi lo produce.
Il pensiero in ogni caso c'entra, e quindi la filosofia, perchè senza, i dati non produrrebbero da soli teorie, per cui dall'essere reali come dici, intendoli con ciò veri, da ciò non discende direttamente la verità delle teorie, come avviene invece per i teoremi dalle ipotesi, per mediazione della logica.

Io, nella mia grande ignoranza, non ho letto neanche Vattimo, ma da quello che dici sembra che la pensiamo allo stesso modo, come se avessimo respirato la stessa aria non viziata dai pregiudizi che si producono quando si chiudono le finestre che danno sul mondo.

E' finito il tempo delle polverose biblioteche conventuali, che pure sono state un passaggio fondamentale, e nelle quali ancora ti attardi.
Allora, se questi sono i risultati di tanti studi, produrre uno scudo etnico, tanto vale che io mi attardi nella mia ignoranza.
La scienza, siccome ad essa media il pensiero, valendo per tutti, crea naturalmente quel pensiero comune che tu vorresti imporre in quanto unto dal tuo signore.


#58
Scienza e Tecnologia / Re: Tentativi vani di scoprire...
Ultimo messaggio di PhyroSphera - 09 Febbraio 2026, 12:48:20 PM
Citazione di: iano il 06 Febbraio 2026, 14:47:41 PMIndipendentemente dal valore che noi diamo alla verità, compresi gli scienziati, si è verificato che dovendovi questi ultimi giocoforza rinunciare, ciò, diversamente dall'attesa suscitata dall'attribuzione di quei  valori, non abbia arrecato danno alla scienza nel suo procedere.
Quindi, di fronte all'evidenza di non poter affermare verità, se nonostante tutto la scienza è andata avanti, significa che ha trovato valori diversi al suo procedere.
Come è stato possibile questo?
Credo perchè ci si è resi conto che la voglia di conoscenza è rimasta intatta, anche slegandola dalla ricerca di verità.
Se di verità abbiamo parlato, e ancora qualcuno ne parla, un motivo ci sarà, ma quel motivo non spinge più la scienza come necessario.
Tu potrai dire che non è più la scienza di una volta, ed è vero, ma non puoi dire che non è più vera scienza, se a questa è possibile dare diversi valori, o anche nessuno, se nonostante ciò rimane intatta la voglia di conoscenza.




Citazione di: iano il 06 Febbraio 2026, 15:20:51 PMUna scienza slegata dalla verità non suscita in me alcun timore, e il mio timore è invece che nella misura in cui la filosofia vi resti legata, si slegherà dalla scienza, rischiando così quest'ultima di perdere la sua essenza.
In diversi modi si può seguir virtute e canoscenza quindi, a quanto pare, e quando pure la presunta unica motivazione a perseguirle viene messa in discussione, non perciò si smette di farlo, e questa non è una teoria, ma un fatto che merita considerazione .


I dati scientifici sono reali e in quanto tali v'è un legame con la verità del pensiero; non fosse così la scienza non sarebbe tale. Pensandola da esterni, anzi estranei, come fate voi, pare che essa proceda separata dalla verità, ma in realtà non si potrebbe fare nessuna intuizione scientifica restando a immaginazioni e fantasie.

Questi vostri addio alla verità sono una contrarietà alle verità di un mondo che non volete, ma assieme c'è un tanto di follia da parte vostra, lo struzzo che mette la testa nella sabbia a volte è metafora proprio della follia. Pensando che i benefici della tecnica vi cadano dal cielo, che siano legati a una pura prassi - così riducete la scienza occidentale e del Villaggio Globale - mostrate di non averli capiti. La sopravvalutazione della tecnica accade completamente dagli estranei o alieni ad essa, che non si rendono conto dei valori, funzioni, scopi. La scienza ridotta a livello tecnico è pensata da chi non ha accettato la realtà di cui essa fa parte. Dalla vostra parte v'è una considerazione sbagliata della tecnocrazia. Il potere dei tecnici può essere poco, basso, prepotente; oppure vi possono esseri poteri forti e virtuosi, tecnocrati autentici e da non biasimare. Voi questi ultimi non li conoscete. Viaggiate su un 'treno' che non conoscete, quando viaggiate sul nostro; ma cominciate a viaggiare su altri pure. Altre filosofie, scienze, tecniche, altra poesia e ispirazione quali premesse? Sicuramente le varie culture del mondo - benché la scienza occidentale, in particolare dall'Europa e l'antica Grecia, e quella derivatane nel Villaggio Globale siano preponderanti - avrebbero qualcosa da dire. In Cina c'è chi insiste che anche dalle loro parti, indipendentemente da Archimede e Newton e gli altri come loro, ne avevano di diverse e non le hanno ancora buttate. Forse voi vorreste che l'Occidente entri nella sfera di potere di questo mondo o altri, ma ci sono parametri che non si possono portare da una parte all'altra.

C'è un modo globale di pensare la scienza che non esclude i particolari; è stato detto che a questo modo si sono ricondotte varie altre culture scientifiche; ma le matrici occidentali non si possono assoggettare ad altro. Il sistema scientifico globale non esclude le realtà locali, muta; ma resta che l'apporto più grande è stato quello occidentale. Muterà ancora, ma non c'è diritto a terminare i nostri parametri che sono ancora validi. Si è ancora agli inizi...
E c'è anche l'abisso dell'oscurantismo nella vostra operazione di addio. Tradimenti, rivolte, ma pure cadute nel nonsenso; il tutto mischiato assieme.
E' assai noto l'addio alla verità del filosofo del Pensiero Debole Gianni Vattimo. Il fatto che non si specificasse bene chi avesse bisogno o dovesse dare questo addio, neanche di quale verità precisamente si stesse dicendo, questo non è accettabile da chi comprende le identità dell'Occidente, dell'Europa e la loro funzione. Ebbi dubbio che il titolo (dell'omonimo libro) ce lo avesse messo l'editore. La verità quale oggettività assoluta priva di intermediazione del soggetto, questa non esiste. Il Prof. Vattimo lo sapeva e lo spiegava con precisione; ma il problema riguarda i contesti sociali politici... e anche quelli etnici oltre che religiosi, cosa quest'ultimo cui lui non diede peso, intellettuale di sinistra volto a migliorare la società non a potenziare e difendere nazioni ed etnie. L'Occidente, l'Europa, hanno dimensioni etniche. I risultati scientifici generali sono oltre, ma negare la dimensione etnica pone in crisi cultura e formulazioni scientifiche occidentali e globali. Nel tradimento e nella rivolta ad ogni verità del nostro mondo c'è incomprensione, disconoscimento dei nostri valori, volontà di farsi estranei; o intrusioni; e dietro la tendenza negazionista più estrema, nichilista, possono esserci tutte queste cose che ho detto... così l'Occidente, l'Europa, la Globalità, perdere la libertà. Gli oppressori più gravi sarebbero quelli senza arte né parte; e dietro ad essi - si sa a quante cose servono una scienza e una tecnica responsabili - possono venire altri, non solo oppressori e capitare anche sciagure non antropologiche, non biologiche, direttamente esiziali cioè.


MAURO PASTORE

#59
Racconti Inediti / Re: La città distrutta e ricos...
Ultimo messaggio di PhyroSphera - 09 Febbraio 2026, 11:35:15 AM
Avevo aggiunto una versione con una correzione (una parola ripetuta due volte senza motivo), che ora trovo senza la precedente originaria - non so se sia stata predatata dalla redazione del sito, ma soprattutto mancano i corsivi presenti nella prima. A me risulta che la riformattazione - senza i corsivi cioè - non è dipesa da me e dal mio terminale.
Sono dunque costretto a pubblicare terza versione, con la correzione e di nuovo coi corsivi (e anche un "era" sostituito con: 'ero'). Dato il valore letterario dello scritto, ma date anche le necessità di pronta leggibilità e di chiarezza, i corsivi sono necessari e non avevo detto a nessuno che si potevano togliere.


Venni a contatto con la filosofia di Emanuele Severino quando ero da poco adolescente. Un universitario, che aveva simpatia per mia sorella (poi diventato professore di filosofia in una università) e si presentava spesso a casa mia munito di un'intera compagnia di amici, me ne parlò in mezzo alle sue terribili elucubrazioni sulla musica di J. S. Bach. Lo suonava un po', ma incredibilmente teso e come in magica riverenza. "Severino" con la statua di Parmenide non doveva essere tanto diverso: così giudicavo quando, dopo, ricevevo un complimento alla mia dignitosa esecuzione di un preludio dello stesso Bach.
Maggiorenne, diplomato al liceo classico - l'insegnante di filosofia mi aveva ritenuto terribilmente ozioso ma comprensivo quanto basta - durante un'estate ero in viaggio per l'Europa con un biglietto unico interrail e in compagnia di due più nemici che amici. A Parigi mi ero recato alla Sorbona dove avevo udito alcuni studenti meravigliarsi alla sintesi della filosofia del Prof. Severino. Girando la notte per i locali notturni della città con un gilet fatto di tante cravatte unite assieme, a chi mi trattava da gay io facevo capire in preghiera che i repressori della libera sessualità avrebbero fatto meglio a meditare l'autoimpiccagione, proprio con una cravatta sarebbe potuto andar bene. A seconda della faccia dell'importuno di fronte, ne indicavo una del mio gilet e gli chiedevo con lo sguardo chi lui desiderava morto, ricevendo esterrefatta immobilità e passando oltre. In una discoteca ebbero difficoltà a farmi entrare combinato così ma alla fine cedettero. Tra le persone dentro una ragazza bellissima che alla mia curiosità mi confermava di essere nobile. Non impossibile né illusionista, ma tremendamente inibita e ancora più curiosa del gioco con le cravatte, io ero irritato dal fatto che lo comprendeva ma non lo voleva capire e continuava a cercare di sapere. Una nobile cattolica, che non sapeva pensare ai sacerdoti repressori e li cercava nel mio sguardo? E perché? Alla sua reiterata attrazione-inibizione, io reagii così, invitandola ad andare insieme alla toilette che se proprio non la voleva finire di eccitarmi e temermi gli avrei potuto proporre di lasciarle un po' della mia vita sui vestiti o se era timida sulle scarpe... All'università io davo agli studenti questo consiglio sulla filosofia di Severino: la potete considerare eternità venduta a buon mercato (se proprio non la volete finire di stravedere per la barba di Marx). Uno che guardava mi apostrofò incuriosito: 'della cravatta ne sappiamo più noi, che le abbiamo inventate'. Mi comunicava col volto che era terrorizzato da me, del mio sarcasmo, mi faceva capire che le cravatte sono tipiche dell'abbigliamento dei rabbini, e che oramai si sentiva tremendamente attratto dall'idea di smentire definitivamente un tale rivenditore di eternità. Trascorso tanto tempo, dando un'occhiata al libro La legna e la cenere apprendevo dell'incontro-scontro tra i due professori, Levinas e Severino, chissà quando avvenuto però. L'idea era semplice: la legna non diventa cenere, non esiste il diventar altro, alla legna succede la cenere... ma non c'era da dare torto all'ebreo francese quando rimproverava il collega rammentandogli non solo affermando una completa alterità rispetto alle cose del mondo. L'essere non s'annulla, certo, ma di qui a dire di eternità delle cose ce ne corre, pensavo deluso della deduzione volgare di un collega così.
A Ravello, durante la stagione dei concerti - ma per un periodo con la musica da camera c'erano eventi tutto l'anno - io incontrai proprio il Professor Severino, che voleva sapere da me come mai comunicassi tanto profondamente coi giapponesi senza capirne lingua e tanto diverso e 'ignorante'. Era quasi scioccante per me notare che il professore, stimatissimo e osannato anche in Francia, nutriva nei confronti della grecità le stesse fantasie torbide degli insegnanti di liceo arrabbiati perché non potevano far spogliare certi studenti e rimandarli così a settembre o bocciarli proprio se tanto 'belli in quel modo lì'. Venuto fuori il fattaccio, lui diceva che in fondo uno del mondo delle industrie di Brescia - per quanto filosofo - non aveva doveri nei confronti 'di quelli lì'. L'enigma io lo risolsi - come tante altre volte - notando che esisteva una musica ellenista giapponese e allora non si era tanto remoti per parte mia... il che veniva salutato da un "esperto della mente" come una confusione di parametri spaziotemporali. Cosa ne sapevo io della musica che si suonava nei centri culturali dell'ellenismo in Asia? Cosa c'entrano le isole giapponesi con l'Impero di Alessandro? Eppure l'espansione culturale dell'ellenismo era stata in luoghi più vasti e i retaggi mi erano chiari: una musica presente può sùbito evocare un mondo passato... Queste evocazioni facevano cadere il banditore dell'eternità in una profonda prostrazione. Lui si chiedeva insolentito fino all'inverosimile: 'allora sarei io l'ignorante?'.
Non avevo mancato di far innamorare alcuni ambienti fascistoidi e nazistoidi del pensiero del Prof.: non ci sono più gli spartani che gli stivali li portano sul serio in quel modo lì, che fanno vivere ai capi nazisti il sogno di un duello omerico, che strappano all'esercito tedesco occupante un armistizio senza condizioni, coi soldati elleni dietro le barriere già morti di fame, a volte l'elmo falso perché mancano pure i soldi. 'Come contiamo i morti, se non riusciamo a distinguere gli effetti dei morsi della fame da quelli dei buchi dei proiettili? Cosa stiamo facendo, a girare per le montagne del Peloponneso e in mezzo a gente così?' Al racconto che l'esercito di Hitler aveva dovuto abbandonare l'Ellade per dare manforte al resto delle truppe vessate dai cannoni di Stalin - anche a distanza - e che i greci gli avevano impedito un favorevole ricongiungimento attaccandoli mentre risalivano a Nord, gli intellettualoidi fascisti e nazisti reagivano innamorandosi delle interpretazioni equivoche che il Prof. Severino non mancava di reiterare nei suoi scritti alle prese con l'antico pensiero greco - fra il resto sognavano anche il fantasma di Badoglio al posto di quello di Mussolini.
Qualche tempo dopo, durante un viaggio, mi stava di fronte nientedimeno che il Prof. Alberoni e io non lo avevo riconosciuto ancora quando, mezzo moribondo per aver sopravvalutato la sociologia fisica assieme a delle terapie di troppo, mi chiedeva come avessi fatto a reggere in mezzo a tanti pericolosi o disastrosi dispetti, che lui capiva bene erano da una società sbagliata, non per un caso. Difatti attorno non me ne volevano combinare una buona. Io gli consigliai di svolgermi un còmpito: come può una società essere dominata dalla follia del nichilismo estremo ma sussistere ancora? Il sociologo si stupì della mia strategia: 'anziché prendere il buono rimasto, tu ti metti contro?', reputandomi un uomo già morto. Però del tema offertogli era entusiasta, nonostante a sentire il nome di un grande filosofo gli si era fatto il viso pallido. Nonostante tutto, l'obiezione che trovai mossa pubblicamente sulla stampa era formidabile. Severino non è mai riuscito a superare la questione postagli con la scienza sociologica: nessuna società, e quella occidentale non fa eccezione, sussiste in preda a un errore estremo su ciò che è e che non è. La società esiste nel riferirsi realmente alle cose del mondo.

Passò tanto tempo, anche da quando mi ero permesso di inviare messaggi allo stesso filosofo, di questo tenore: rimasto senza concludere? prova con questo o quell'altro argomento - e non mancavo di trovare riscontri. La mia motivazione era stata questa: ci sono indizi per ritenere che la neoinquisizione cattolica, soprattutto il suo lato oscuro e occulto, ha ostacolato lo scontro-incontro tra G. Bontadini, filosofo idealista ed esistenzialista, e l'antimetafisico Severino. Giunse notizia di morte 'del tutto normale' di quest'ultimo, nonostante lo avessi messo a parte, in compagnia di alcuni zingari, della leggenda de la grande città dell'ovest, sempre fiorente di metalli e commerci, sempre distrutta dai belligeranti ma ricostruita più potente di prima... fino a che non arrivarono quelli lì, simili a foche e spaventosi per i mercanti, a decretarne la fine, poiché si era esagerato col fare e disfare senza senso...
Ieri telefonavo in libreria, dopo essermi rammaricato che mancava nella mia biblioteca l'ultima grande pubblicazione del Professore di Brescia (Severino appunto). Davo titolo e il resto senza dire prima chi fossi, al mio nome e cognome il libraio alterava il tono in meravigliato e arrabbiato dacché era presuntuoso e insolente - forse perché in passato avevo esposto lamentele sullo stato dei libri che mi cominciavano a consegnare. Anche questo esemplare in condizioni uguali: segni di esser stato toccato da mani spalmate di crema, pagine e copertina rigida deboli, quasi in decomposizione, e spiacevoli al tatto. Forse superstizione, a chi studia o ha studiato teologia gli alterano la roba, forse casi sfortunati con faccia ambigua dietro la cassa... di fatto tra spiacevoli brividi alla pelle e detersioni di mani ed esposizioni all'umidità della pioggia io, dopo, leggevo qualcosa.
Alle giuste puntualizzazioni sul pensiero filosofico di E. Severino, da me già stilate:
1) alquanta indistinzione tra piano della natura e del soprannaturale: ciascuno vivendo incontra l'essere solo dopo il nulla, ma la follia del nichilismo va nettamente distinta da questo, non accettata fatalmente, non è la voglia matta che si fa bellissima, attraverso cui tutti passano;
2) abbandono al fenomeno studiato, che catalizza l'autore della filosofia, ne attrae e imprigiona la mente; la follia estrema non pensa le cose quali sono, attua una immagine falsa della filosofia greca, l'Occidente, il cristianesimo - sicché l'autore vive circondato da falsi simulacri e non li compara alle vere rappresentazioni del pensiero greco, occidentale, cristiano;
3) chiusura nell'orizzonte ontologico, senza dare sufficienti indicazioni di quello esistenziale, esistentivo, ove niente finisce perché tutto diviene, ovvero si sommano le cose ma trasformandosi pure;
4) linguaggio alienato, perché la parola della follia è fatta propria ma nella pervicace volontà di criticare tutto sulla base della visione del mondo ottenuta col linguaggio stesso,
a queste mie puntualizzazioni passate, io aggiungo questa osservazione, sulla base delle sbirciate di ieri al nuovo mesto acquisto (valeva la pena spendere tanti soldi??):
la 'volontà del destino', che l'autore E. Severino discopre accanto alla 'volontà del mortale', cos'è? Forse se un destino è tale lo si può cambiare volendo altro? Dunque se c'è una tale volontà, essa attesta l'esistenza di una libertà superiore alla necessità del destino, da Severino ribaltata inanemente anche se opportunamente in "destino della necessità". Il destino non si cambia, ma pensiero ed essere contengono anche altro dalla necessità ontologica.

...Io immaginavo, anticipandogli questa conclusione, che il vecchio professore anziché morire normalmente ringiovanisse un poco, quanto basta per vagare qualche altro anno in compagnia degli zingari, alla ricerca della "nobile città dei metalli" sul cui vero nome pare non si disputasse anche se si dubitava se fosse una soltanto: Tartesso... Tartessa? Forse restar vivi inaspettatamente procura ricordi in meno, o forse non si è più riconosciuti, la carta d'identità diventa una roba inutile... Però al telegiornale della RAI la notizia della morte era solenne. Chissà, qualcuno ha visto per le strade di Brescia (le rovine di Elea, quelle forse sono tutte recintate) un sosia anzianissimo del professore fare la caricatura della barba di Marx in cambio di qualche monetina?

P.S.
A me era venuto in mente persino che si trattasse di Severino Boezio redivivo, sconfitto tale e quale ma senza farsi ammazzare in un carcere per l'intento ostinato di esprimere assieme alla sapienza l'odio più ingiustificato e proprio nelle circostanze peggiori.


MAURO PASTORE

#60
Tematiche Spirituali / La “questione fondamentale”
Ultimo messaggio di Anello Verde - 09 Febbraio 2026, 09:24:33 AM
Giovanni Ponte nel 1963 nell'articolo "Per chi scriviamo" affermava: (Testo completo disponibile al link: https://ilsufismo.wixsite.com/il-sufismo).
 
... Con un paragone tratto da un'espressione popolare (che deriva da un noto simbolismo tradizionale), diremo che, se la vita è «una ruota che gira», vi è però un centro della ruota che non gira, intorno al quale si ordina tutto il suo movimento. In generale, la situazione dell'uomo contemporaneo è paragonabile a una posizione del tutto periferica sulla "ruota dell'esistenza", senza una possibilità effettiva di ricollegarsi al suo asse; tale situazione, in quanto permanga, comporta anche, per una logica inevitabile, il destino di rimanere schiacciati al termine del proprio ristretto ciclo di esistenza, ed infatti la morte corporea rappresenta comunemente per l'uomo moderno una chiusura definitiva del proprio orizzonte.
Il nostro discorso non è per chi si accontenti di questa condizione. E non è neppure per chi si accontenti di una fiducia passiva in ciò che sta all'origine della vita, e, mentre si lascia trascinare nella corrente del mondo contemporaneo, ritenga tuttavia di avere chissà quali "diritti" per l'"aldilà".
Non intendiamo negare che la credenza in una sopravvivenza, o in un'ulteriore esistenza, possa essere giustificata. Ma non è questo il punto che importa chiarire qui. Altra cosa è ricevere e, per così dire, subire un'ulteriore esistenza, altra cosa è ricollegarsi coscientemente a ciò che sta all'origine delle esistenze, non dopo una morte ma propriamente al di là e al di sopra di ogni morte. Altra cosa è rimanere chiusi nell'ambito sempre incerto di inclinazioni, sensazioni ed opinioni soggettive, altra cosa è raggiungere la certezza che viene dalla partecipazione diretta a quel Principio originario in cui risiede la spiegazione di ogni cosa.
Il nostro discorso è con coloro che si pongono la fondamentale questione di come volgersi a tale scopo finale, e sono o saranno decisi ad affrontarla.
...
Osserviamo a questo proposito che le occasioni e le vie che conducono a porsi quella questione fondamentale, sia pure in forme diverse, sono praticamente innumerevoli; e, in un certo senso, si può anzi affermare che qualsiasi campo di esperienza o di ricerca, se venisse sufficientemente approfondito, condurrebbe inevitabilmente a doverla affrontare.
...
In ogni caso, quando si arriva al "nocciolo", la "questione fondamentale" è essenzialmente unica, ed è tale da poter suscitare appunto quell'aspirazione di cui abbiamo parlato in principio.
...
Per esprimerci in termini che, pur riflettendo solo certi aspetti della questione, servono a metterne in evidenza il senso effettivo e non astratto, diremo che la "conquista dell'immortalità" non è dunque alcunché di fantastico e di immaginario, ma corrisponde bensì ad una possibilità reale, una possibilità che in certo modo coincide, in definitiva, con il fine e con la stessa ragion d'essere di ognuno.
Ma quali saranno i mezzi per attuare tale possibilità? A dire il vero, a rigore, nessun "mezzo" è necessario in modo assoluto, dal momento che quello che si tratta di realizzare risiede nell'essenza stessa di ognuno. Però sussiste uno stato di fatto al quale l'uomo, nelle condizioni attuali, non può sfuggire: la sua coscienza è condizionata inevitabilmente da fattori esteriori, e uno sforzo isolato di concentrazione in se stesso, anche qualora fosse messo in atto in una certa misura, non potrebbe far incontrare altro che degli stati psicologici speciali, facilmente atti a provocare un ulteriore squilibrio e delle nuove illusioni.
Dovrebbe così essere abbastanza facile capire che la vera via d'uscita è data dalla possibilità di incontrare sul proprio piano di realtà presente qualche cosa che stabilisca il legame tra quest'ultima e quel dominio dell'"immortalità" che si intende realizzare. A questo riguardo, la cosa migliore ci sembra essere evidentemente quella di riferirsi a come la questione viene considerata là dove si trova effettivamente "risolta", e dove la presenza vivente di coloro che manifestano di aver realizzato lo scopo finale ha sempre fatto parte della situazione normale della società, persino dal punto di vista della mentalità generale: ed è questo il caso di ogni civiltà veramente tradizionale e completa verso l'alto.
Eppure, questo riferimento che sarebbe quasi ovvio si trova oggi praticamente ostacolato e talvolta complicato in modo quasi inestricabile non soltanto per la generale ignoranza delle cose tradizionali, ma anche per l'influenza di innumerevoli correnti cosiddette "spiritualiste" che presentano una prospettiva falsa e confusa della questione, pretendendo poi di offrire delle vie che sono tutt'al più delle imitazioni o delle contraffazioni.
... Il contatto con simili correnti non è mai indifferente, e riserva anzi dei pericoli assai più gravi di quello che si potrebbe immaginare a prima vista. Il mondo psichico, scambiato per "spirituale" con estrema facilità, presenta delle possibilità di illusione e di inganno immensamente più vaste e incontrollabili del mondo corporeo, fino a poter far smarrire definitivamente la strada; e in ogni caso la possibilità di procedere utilmente è preclusa fino a quando non ci si liberi dall'influenza di quelle stesse correnti, per intraprendere la ricerca dopo aver "ripulito" la propria mentalità.
Riferendoci dunque a come la questione viene considerata in tutte le civiltà tradizionali, troviamo anche in senso "operativo" una concordanza precisa di indicazioni: nella condizione presente dell'umanità, è necessario ricevere una "influenza spirituale" trasmessa ritualmente attraverso una "catena" ininterrotta di uomini qualificati a conservarla e a tramandarla, risalente in definitiva a ciò che si tratta di raggiungere. In questa trasmissione consiste il rito di "iniziazione", il quale è il punto di partenza indispensabile di un lavoro essenzialmente interiore ma appoggiato su mezzi concreti e tecniche che possono avere il loro riflesso in ogni grado di realtà: lavoro che permetterà di sviluppare ciò che dapprima è soltanto virtuale nell'iniziato, per realizzare infine quel grado di "iniziazione effettiva" che coincide con l'"immortalità". D'altra parte, ad evitare interpretazioni semplicistiche in proposito, dobbiamo però insistere sul fatto che qualsiasi mezzo, anche se praticamente necessario, è di per sé del tutto inadeguato a tale finalità ultima, che non si può assolutamente considerare come un "risultato" ottenibile dall'esterno; e osserviamo inoltre che anche il lavoro di purificazione preliminare, per il quale i mezzi tradizionali sono oggi massimamente indispensabili, richiede già, per essere compiuto nel mondo attuale, un coraggio e un impegno costante che non a sproposito si potrebbe definire eroico.
...