Un problema difficile: racconto breve di un viaggio mentale.

Aperto da Enrico73, 18 Settembre 2025, 19:03:26 PM

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green demetr

Citazione di: Jacopus il 24 Ottobre 2025, 22:22:29 PMNeppure la Chiesa lo fa più almeno dai tempi di Giovanni Paolo II.
Si non ne parla spesso, ma l'evoluzione è una teoria anti-cristiana, non potrà mai essere accettata.
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Gargamella

Jacopus

Citazione di: green demetr il 25 Ottobre 2025, 00:09:07 AMNon si possono dimostrare, perchè richiederebbe un laboratorio, dove puntualmente non avviene alcuna evoluzione, anzi visto i danni del 2020 tutt'ora sotto indagine preoccupata della comunità scientifica di controllo (fittizio naturalmente, visto che hanno allarmato di ulteriori esperimenti deliranti da parti di Pfizer, senza fare niente di sostanziale, tutti zitti nella scienza) andrei piano a  dire che la genetica porta avanti la vita, anche semplicemente quella meramente biologica, qualsiasi cosa abbiate in mente con questa parola.
Tutte quelle in circolazione sono semplici teorie, talmente strampalate e abitate da uno psicologismo spiccio, da lasciare costernati.
Ti consiglio il libro Inizio di Sini, dove sta al gioco e mette alla berlina queste posizioni (ovviamente accettandole di sottofondo, è pur sempre uno dei baroni delle università).
Nessuno mette in dubbio? E certo guai a parlare! (e poi la scienza non pensa).
Non ho voglia di fare l'analisi della storia della scienza (che pensa, una piccola parte, ma bella agguerrita), e della sua controparte, le royalities, per me oggi anche dette.... Pfizer 8) . (una delle 150 aziende che decidono cosa si deve pensare e cosa no).
La filosofia ha delle urgenze ben maggiori che far da spalla al capitalismo.
Ti lascio nel tuo stagno.
Saluti.

Guarda Green. Non ho molto tempo da perdere. Le dimostrazioni della teoria evolutiva non hanno bisogno di un laboratorio così come non tutte le
Teorie ne hanno bisogno di uno.
Fatto sta che la teoria evolutiva è stata dimostrata anche in laboratorio, attraverso le colture di batteri che si modificano nel corso delle generazioni. Basta fare la decodifica del dna (che si fa in laboratorio) per osservare la familiarità fra le specie e la loro comune origine. L'arretratezza politica e sociale dell'Italia è data (in piccolo) proprio da queste posizioni anacronistiche.
Pfizer e il capitalismo con la teoria evoluzionistica c'entrano come i cavoli a merenda. Ti saluto.
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Homo sum, Humani nihil a me alienum puto.

green demetr

Citazione di: Jacopus il 25 Ottobre 2025, 03:33:56 AMGuarda Green. Non ho molto tempo da perdere. Le dimostrazioni della teoria evolutiva non hanno bisogno di un laboratorio così come non tutte le
Teorie ne hanno bisogno di uno.
Fatto sta che la teoria evolutiva è stata dimostrata anche in laboratorio, attraverso le colture di batteri che si modificano nel corso delle generazioni. Basta fare la decodifica del dna (che si fa in laboratorio) per osservare la familiarità fra le specie e la loro comune origine. L'arretratezza politica e sociale dell'Italia è data (in piccolo) proprio da queste posizioni anacronistiche.
Pfizer e il capitalismo con la teoria evoluzionistica c'entrano come i cavoli a merenda. Ti saluto.
Che in un laboratorio abbiano giocato con le mutazioni di batteri e abbiano deciso in base ad un loro particolare delirio che le due cose (osservazione finalista, e teoria riduzionista al limite della cialtroneria) coincidessero, e che il giornale Nature lo abbia peer-reviwed accettato, dopo il 2020, mi permetto di far notare, non dimostra proprio un bel niente.
Hai ragione a parlare di teorie, e infatti sono solo teorie, che vanno contro altre teorie, ugualmente indimostrabili. In questo senso un cristiano non può accettare l'evoluzionismo.
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iano

#48
Citazione di: green demetr il 04 Novembre 2025, 04:46:07 AMHai ragione a parlare di teorie, e infatti sono solo teorie, che vanno contro altre teorie, ugualmente indimostrabili. In questo senso un cristiano non può accettare l'evoluzionismo.
Hai ragione, si tratta di porre fede in Dio , oppure in altro, come ad esempio nel metodo scientifico.
Posta  fede in qualcosa,  si accettata indirettamente tutto ciò che ne consegue, compreso ciò che, considerato in modo diretto, potrebbe in se risultarci inaccettabile.
Posta una fede poi non è possibile dimostrare a partire da essa che le conseguenza delle altre fedi siano false, per quanto prese in se quelle consequenze possano apparirci appunto inaccettabili.
Questo finché si parla di fedi dichiarate, perchè poi ci sono quelle non dette che complicano parecchio le cose;
non dette perchè cozzano fra di loro, e solo una può essere dichiarata pena perdita di coerenza in partenza, ma che perciò non smettono di agire in noi, rendendo incoerenti le conclusioni, quando non le dichiariamo perchè non sappiamo proprio di possederle.
A noi però sembra normale, a partire dalle sole fedi dichiarate, poter giungere a conclusioni definitive, capaci di stare in piedi da sole.

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

#49
Già la fede in Dio è duplice, in quanto nel porre fede in lui, si pone fede che non ve ne siano altri, o che, anche quando vi fossero, come demoni ed altre diavolerie, a lui si possano ridurre.
L'accusa di riduzionismo fatta alla scienza io la condivido, però ognuno dovrebbe prima guardarsi in casa propria.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

green demetr

Citazione di: iano il 04 Novembre 2025, 09:06:33 AMA noi però sembra normale, a partire dalle sole fedi dichiarate, poter giungere a conclusioni definitive, capaci di stare in piedi da sole.
A noi chi? Io non sono cristiano, non ho fede, e permango nel solco della filosofia che con Socrate ammonisce l'uomo sempre ad una cosa in particolare: a che noi siamo un niente, e che bisogna smettere di pensare di avere ragione quando non sappiamo un bel niente. Non a caso ho detto una teoria vale l'altra.
La morale però era un altra cosa. Evidentemente non ci siamo capiti, noi e i Greci.
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iano

#51
Citazione di: green demetr il 05 Novembre 2025, 05:02:19 AMA noi chi? Io non sono cristiano, non ho fede, e permango nel solco della filosofia che con Socrate ammonisce l'uomo sempre ad una cosa in particolare: a che noi siamo un niente, e che bisogna smettere di pensare di avere ragione quando non sappiamo un bel niente. Non a caso ho detto una teoria vale l'altra.
La morale però era un altra cosa. Evidentemente non ci siamo capiti, noi e i Greci.
Si, però secondo me la parabola socratica, che inizia con un ''sapere di non sapere'', andrebbe conclusa con un ''non sapere di sapere'', cioè col prendere coscienza delle fedi , che pur non dichiarandole, possediamo.
La scienza è un viaggio di andata e ritorno nella fede da cui siamo partiti.
Siamo partiti spinti dalla fascinazione dei luoghi da visitare, e ne siamo rimasti delusi, al modo che restano deluse tutte le aspettative quando sono troppo grandi.
Ora dobbiamo quindi riprendere il viaggio senza aspettative, lasciandoci sorprendere da ciò che scopriamo, rileggendo il nostro passato in questa nuova prospettiva.
Tu però mi sembra che le tue aspettative non le hai ancora ridimensionate, e per questo, come mi pare, non riesci a goderti il viaggio, progettando semmai un viaggio nel passato, un ritorno a una fantomatica arcadia greca, che essendo però non effettivamente visitabile, non potrà perciò mai deludere le tue aspettative.
Sembra che tu dica, o così' mi immagino sentirti dire:
''La parte più bella del viaggio sta nella sua preparazione, immaginandoselo, ma se vogliamo che bello rimanga, meglio allora non farlo proprio, continuando all'infinito a progettarlo.''
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green demetr

Citazione di: Enrico73 il 18 Settembre 2025, 19:03:26 PMIl viaggio continua leggero, affamato di domande e mai di risposte, perché il grande limite umano sta proprio in questo, l'ossessiva ricerca di risposte, che non arriveranno mai perché nessuno potrebbe sopportare il dolore che ne deriva.
Ma psicanaliticamente schietta l'analisi è molto semplice: se neghi che vi sia stata una repressione esterna, sai cosa succede? che questa rientra come il grande inquisitore.
La quota di dolore da pagare come la chiami tu, è evidente che non la vuoi pagare, non che non la puoi. E questo fa tutta la differenza del caso.
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green demetr

Citazione di: Enrico73 il 27 Settembre 2025, 19:00:13 PMQuesta lacerazione è il tentativo di sottrarsi all'elaborazione delle informazioni che la causano. Il dolore è, quindi, un segnale informativo con una funzione specifica: spingere il Filtro-Censura ad agire come un limitatore di banda cognitiva. Non è un'opinione, ma un meccanismo di sopravvivenza. Se non fosse un segnale "forte," in presenza di dolore molto forte si perderebbe la coscienza ("blocco di sistema"). La Prova del Filtro nella Tua Replica. Mi dici che hai dubbi sul dominare i tuoi pensieri e che li "abbandoni facilmente e in fretta" quando non ne hai certezza o ti generano disagio. Questa descrizione è, di fatto, la manifestazione perfetta e auto-dimostrazione del Filtro-Censura in azione. Il tuo "abbandonare" i pensieri scomodi è esattamente l'atto di censura volontaria e in tempo reale delle informazioni che potrebbero provocare dolore. Il luogo in cui operi questa scelta, anche se la percepisci come un "non dominare" o un semplice "lasciar andare," è il pre-conscio. È lì che la mente, per evitare il sovraccarico emotivo, opera la scelta più tollerabile: filtrare. Il tuo atteggiamento non è una semplice "visione filosofica," ma una strategia evolutiva per mantenere la sostenibilità emotiva. Ti chiedo quindi di non confondere i concetti del mio modello con i sostantivi astratti del linguaggio comune, ma di considerarli come meccanismi evolutivi concreti. Chiudiamo il Loop. Quello che stiamo facendo qui è toccare un punto sensibile, ed è un bene. Tuttavia, se questo dibattito ti provoca disagio al punto da spingerti a "complicare un pensiero al solo scopo di renderlo confuso," è probabile che tu stia attivando una censura ancora più forte e protettiva. Questo atteggiamento non ti avvicina alla comprensione dei tuoi meccanismi. Tutti noi funzioniamo così. Accetta quello che puoi accettare e rimanda l'analisi di ciò che ti provoca dolore o fastidio. Se vuoi affrontare in modo non conflittuale l'attivazione del tuo filtro, ti sconsiglio la confusione e ti suggerisco l'osservazione. La meditazione, soprattutto profonda, è uno dei pochi strumenti che può attenuare il filtro in modo significativo, AIUTANDOCI a capire cosa SIAMO in grado di sostenere e cosa è meglio, per ora, evitare. Un abbraccio
Capisco benissimo il tentativo di leggere una modellazione nel processo evolutivo.
Il fatto è che l'abbrivio per arrivarci è troppo facilmente leggibile.
Comunque lasciando da parte l'analisi del profondo: volevo chiederti se in questa tua modellazione del pre-conscio e della sua relazione col conscio, che funzione ha il sè?
Provo a immaginare, magari rileggo il primo post nei giorni seguenti: che il sè è il risultato è il prodotto fra le leggi dell'inconscio corteccia cervelletto e aree interne x, e il conscio vero e proprio, che non è che nient'altro una sorta di equalizatore delle spinte biologiche che vengono da sotto.
Ecco a me interessa questa analisi del sè (anche se nella mia visione il sè è niet'altro che il soggetto, mentre noi siamo l'io una manifestazione estranea completamente sia al preconscio che al conscio).
Sostanzialmente questa volontà di filtro non è nemmeno del soggetto conscio, ma addirittura una sorta di codificazione nel dna, di raffreddamento delle pulsioni (sensoriali) dal basso.
Ma nella tua meditazione queste pulsioni (rettiliane vengono anche chiamate o sbaglio?) che tipo di relazione hanno con l'esito finale del nostro sè?
Cioè come avviene questo processo di raffreddamento? Molto interessante.
Perchè sebbene per me è evidente che l'io è una emergenza fenomenica, è anche vero che ci deve essere un quid, qualcosa, magari di rilevante, con le nostre bassezze, le nostra stesse interiora (nel senso proprio di intestino, verme, lombrico, come nelle analisi dei transumanisti)?
Possibile sia una mera questione evolutiva (io non credo all'evoluzione cmq)?
Cioè io capisco benissimo l'errore di sistema, questo è ampiamente noto, per esempio con il fenomeno del burn-out cosi importante nella relazione con il malato (diciamo che avrei dovuto essere dell'ambiente para-medico).
Si certo. Non ha senso pagare un senso del dolore che non sia funzionale poi all'assistenza del malato, o alla prosecuzione di una buona socialità in generale.
Siamo solo pezzi di carne? Ciao!







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