La ( non ) origine dell'universo.

Aperto da iano, 14 Aprile 2026, 21:32:20 PM

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iano

#90
Citazione di: Il_Dubbio il Oggi alle 14:14:42 PMspero che si stia sempre all'interno di un discorso filosofico su ciò riguarda l'origine (o meno) dell'universo. Una teoria che può essere di mezzo fra il filosofico e lo scientifico è la ciclicità dell'universo. Nasce un universo, poi muore e dopo ne nasce un altro. Così all'infinito. Una delle cose non ancora chiarite è se ogni universo è uguale al precedente oppure ogni volta cambia qualcosa. Se cambiasse qualcosa allora staremmo difronte ad un processo eraclideo. Ma se pure cambiasse qualcosa ad ogni universo, questo cambiamento dipenderebbe da cosa? Se fosse indipendete dall'universo precedente il discorso eraclideo finirebbe ad ogni inizio universo. In caso invece l'origine dell'universo dipendesse dall'universo precedente l'origine dell'universo "dipenderebbe" da un processo precedente, quindi esisterebbe una causa. Siccome in un universo ciclico e infinito non esisterebbe una causa prima... ne consegue che Eraclito vivrebbe ancora ma il cambiamento non avrebbe una causa prima.

Noi parliamo di un evoluzione dell'universo, e ne parliamo perchè di  ciclicità al suo interno ve ne sono, e scandiscono quel tempo nel quale si evolve.
L'ipotesi di un universo ciclico equivale all'orologio madre di tutti gli orologi, che dovrebbe misurarsi da solo il suo tempo.
D'altronde se una ripetizione non c'è, non possiamo neanche parlare di un universo ciclico, solo perchè abbiamo rilevato un punto singolare che si presterebbe ad essere il papabile inizio di un eventuale ciclo.

Se non c'è una causa, e un universo non può essere causa di se stesso, un inizio non c'è.
Se c'è, c'è una causa fuori di esso, la quale, non potendo esservi nulla al di fuori di esso  per definizione, lo trascenderebbe, configurandosi come qualcosa da esso separato, propriamente come un altro universo...Platone docet.
Ma alla fine, quello che otteniamo, nel tentativo di spiegare una cosa, è di ottenere una moltiplicazione delle cose da spiegare, e questa si che si configura come  una ciclicità, che finisce solo quando si giunge a un ente che si assumerà come inspiegabile, quando bastava dichiarare tale quell'uno.

Una misura non misura se stessa, e un universo non inizia sa solo.
La domanda se l'universo ha avuto un inizio potrebbe equivalere a chiedersi quanto è lungo un metro, o quanto pesa un kilo.


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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

Citazione di: iano il Oggi alle 11:44:35 AMConoscere a quale fine?
Solo per affermare che vi sia un sapere superiore del quale farsi sacerdoti?
Di superiore al sapere c'è solo chi lo produce, nella misura in cui risulta insondabile a se stesso, come esso stesso dovrebbe prevedere, essendo che il soggetto, può identificarsi col suo oggetto di studi, ma ne resterà separato.
Insistere su un sapere superiore sembra essere quindi operazione sterile, perchè il fatto che un sapere possa distinguersi dall'altro, ciò che nasce da una esigenza descrittiva, non comporta che uno sia superiore all'altro se, venendone a mancare uno, l'altro perde il suo valore.
Certo, i dati in se non contengono alcuna verità, e per giungervi quindi bisogna interpretarli, ma poi su questa verità bisogna convenire, e non è presentandosi come possessore di un sapere superiore, che si può convincere gli altri.
D'altronde non vedo alcun intenzione malevola in ciò, ma la logica conseguenza di un distorto modo di applicare il principio di autorità, come se questa dai filosofi, che l'hanno ricevuta a  loro eterna fama, si potesse per magia trasferire a noi.
Nella misura in cui il singolo non può essere l'interprete dei dati quando questi si accumulano in gran numero, necessitando un lavoro comune, dovremo dare necessariamente una valore all'altrui interpretazione  secondo soggettive attribuzioni di autorità.
Ora, mi pare che non vi sia alcuno su questo forum che te ne attribuisca di autorità, il che non è prova che non te la meriti.
Certo, non c'è genio che sia stato riconosciuto come tale al suo apparire, ma d'altra parte questo mancato riconoscimento non può considerarsi indizio di genialità.

Infine c'è da considerare che anche quando su certe verità si sia raggiunto il consenso, queste nel tempo sono state sistematicante smentite, mentre il consenso raggiunto non è stato vano, avendo prodotto uno sforzo di conoscenza comune.
E' in questa possibilità di lavorare insieme che sta il potere della scienza.
Del detenere una verità incomunicabile che dagli altri ci isola cosa dovremmo farcene?
Intendo dire, oltre a farne motivo di disprezzo per l'altrui pensiero, per quanto questo possa apparirci grezzo e ingenuo.
E' il processo del pensiero in se, nel suo svolgersi, che dovrebbe essere per noi motivo di interesse, perchè in questo processo ognuno di noi può riconoscersi, a meno che non siano nati ''imparati'', (per quanto anche in questo c'è un nocciolo di verità), e se questo processo è di nostro interesse, non dovremmo cercare di porgergli paletti e divieti in nome di una verità di cui nessuno può dirsi detentore.

Può essere sterile parlare di un inizio dell'universo, ma nel farlo non facciamo un gran peccato.
Condirriamo comunque anche la possibilità di non parlarne, se la necessità di parlarne non c'è, ammettendo la possibilità che ciò nasca dal far coincidere impropriamne l'universo col nostro piccolo mondo, dove in effetti le cose sembrano aver un inizio e una fine.

Il cattivo sofista può iniziare direttamente da una premessa falsa. Io non ho affermato la conoscenza dell'Assoluto - di Dio - insomma di ciò che all'ignaro si presenta per Alterità.
Quindi il tuo falso sermone sull'inesistenza di saperi superiori non lo devi rivolgere a me.

La filosofia si rapporta al principio di autorità diversamente da quel che credi tu e io non ho pensato gli utenti di questo forum come dei notai che dovessero riconoscermi qualcosa; in ogni caso non parlare a nome di tutti i passati, presenti, futuri e tieni presente che ci sono anche i semplici lettori.

La tua replica è tutta un fuggire da certe distinzioni, soprattutto culturali, secondo uno schema non solo ridotto anche distorto che interpreta l'esperienza affidando il giudizio ai sensi. E' questa un'ossessione che i filosofi hanno già smascherato ma che i sofismi ripresentano, per cui io non sono sciocco ad aver scritto tante cose qui.
Vuoi togliere alla filosofia il diritto ad attingere alle discipline che si confrontano col mistero mentre tenti di attribuire alla scienza funzioni che sono dei filosofi. Nel frattempo prendi posizione, circa un universo infinito e increato, il che è una illazione fatta nel tentativo di compensare la negazione dell'alterità all'universo. Questo da solo non si spiega, tu allora stabilisci che è eterno. Ma è solo un gioco arbitrario che fai e che vorresti far valere al posto delle autentiche riflessioni sull'argomento.

Il pensiero dell'alterità lo incontrano tutti, tu ne hai una idiosincrasia antifilosofica, avendo fatto l'orizzonte percettivo la tua dimora, a porte e finestre chiuse per non sapere e non capire il resto. Lo stesso tanti altri e le sveglie servono anche a chi desto.


MAURO PASTORE
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PhyroSphera

Citazione di: iano il Oggi alle 12:28:30 PMLa possibilità di un divenire senza inizio e senza fine non possiamo comunque escluderla, e dentro a questa possibilità, se qualcosa ci sembrerà venire dal nulla, questo nulla andrà considerato come qualcosa, a meno che uno al significato che viene dato ai termini non resti affezionato, confondendo i fini coi mezzi, ritenendo più opportuno mettere i punti sulle i, che considerarne la funzione.
E' un errore comune, e non c'è chi non lo commetta, e può essere destabilizzante per un falegname che, giunto alla pensione, scopra che il mondo non è fatto di seghe.
Già ti mostravo la insostenibilità di questo nulla che sarebbe qualcosa. Sembrano le cose venire dal nulla fintantoché ci si accorge che si formano per via di altra dimensione, in ogni caso le cose dell'universo stanno inspiegabilmente secondo l'universo stesso delle cose, ma la nostra ragione comprende che una spiegazione del loro esistere ci è necessaria.
Comunque tu con le tue parole ti bisticci con Parmenide. Questi non diceva che Essere e Tutto sono solo quanto percepibile.
Citazione di: Lou il Oggi alle 12:51:02 PMBeh certo: permane il divenire - permane almeno questo, il mutare. È questa l'unica permanenza: ciò che non smette di mutare.
Senza inizio e senza fine.
 In pratica sto dicendo chenon esiste qualcosa che non cambi, ma è invariabile il fatto che tutto cambi.

Eraclito docet. 8)

Eraclito non diceva che il divenire è tutto ma che tutto è divenire. Lui inoltra la conciliazione degli opposti e di fatto nella sua filosofia è presente una conciliazione ultima che è oltre il divenire cosmico. Anche Eraclito diceva di Assoluto senza tempo - oscuramente ne diceva.


MAURO PASTORE


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