La ( non ) origine dell'universo.

Aperto da iano, 14 Aprile 2026, 21:32:20 PM

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iano

#105
Citazione di: PhyroSphera il 28 Aprile 2026, 13:00:09 PMuniverso che sarebbe infinito nel senso che il suo limite, se vi fosse, non segnerebbe una fine non essendoci alcun oltre
Un universo finito e illimitato è possibile. possibile nel senso che accettiamo di applicare alla realtà modelli matematici anche quando non vi siano analogie che ce li facciano visualizzare, non ponendoci come limite la nostra capacità di immaginare a cui è legata la nostra percezione.
Limiti entro i quali oltretutto mi accusavi di rinchiudermi. Bada dunque adesso che l'accusa non ti si ritorca contro.
 Nel nostro caso comunque siamo ancora ''fortunati'', perchè una analogia con qualcosa di visualizzatile c'è.
Lo puoi ''visualizzare'' infatti , questo universo finito e illimitato, in analogia con la superficie di una sfera, che è appunto finita, ma che puoi percorrere senza incontrare alcun limite.

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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

#106
Citazione di: iano il 28 Aprile 2026, 13:28:24 PMUn universo finito e illimitato è possibile. possibile nel senso che accettiamo di applicare alla realtà modelli matematici anche quando non vi siano analogie che ce li facciano visualizzare, non ponendoci come limite la nostra capacità di immaginare a cui è legata la nostra percezione.
Limiti entro i quali oltretutto mi accusavi di rinchiudermi. Bada dunque adesso che l'accusa non ti si ritorca contro.
 Nel nostro caso comunque siamo ancora ''fortunati'', perchè una analogia con qualcosa di visualizzatile c'è.
Lo puoi ''visualizzare'' infatti , questo universo finito e illimitato, in analogia con la superficie di una sfera, che è appunto finita, ma che puoi percorrere senza incontrare alcun limite.


Io di accuse a fronte di errori intellettuali non ne ho fatte; ho sempre presente la distinzione tra onore delle imprese e orgoglio della vita; e vivendo incontro tanti troppi che non ne vogliono; e questo genera confusione sui miei messaggi anche.

Un mondo finito e illimitato è possibile, ve ne sono, la rappresentazione sferica è appropriata; ma l'universo non è il mondo.
Una azione non finita di modelli matematici, libera, può accadere perché non ci sono limiti nel considerare numericamente. Tra due punti infiniti punti, questo ne è un esempio. Ma coi modelli è diverso. Un piano su cui fissare dei punti non è un modello ma una rappresentazione geometrica; e così tanto altro in matematica; ma se ci sono modelli, non è possibile trovare sempre una realtà rispondente.
"iano" invece pone in campo un pensiero che è usato in prassi non veramente certificate. Nella tecnoscienza sembra che le realizzazioni siano dipendenti dall'arbitrio; il modello viene fatto funzionare dopo essere scelto; ma da una parte c'è l'illusione che le coincidenze siano corrispondenze, dall'altra l'inganno che a libere coincidenze esistano libere iniziative. In realtà il tecnoscienziato per adattarsi alla realtà data, non partendo da dati scientifici ma da una prassi nemmeno compiutamente tecnica, oscilla tra invenzione e servitù e non può far valere propriamente il proprio dato scientifico. La invenzione riesce all'artista, all'artigiano; resta la servitù, senza armamentari e dotazioni rigorosi, quindi il destino della prassi è seguire, fare cosa dettano le necessità, ma senza guide seguendo il corso di avvenimenti di fronte ai quali si è come primitivi. Questo va bene in un gioco, ma non per costruire qualcosa che affronti le difficoltà.

- Dato che su questo forum e non solo ho scritto di motociclismo, faccio ora esempio soltanto vicino, non realmente inerente, dei ciclomotori, tramite sorta di excursus.
I ciclomotori, veicoli a due ruote dotati di motore, nati per arrangiarsi quindi non tecnoscientificamente ma per congetture e poi sottoponendo i risultati a controlli - dunque non ingegneristicamente, questo solo poi - furono riprodotti tecnoscientificamente, nati due volte per così dire.
Nel vero motociclismo la spinta del motore non è mai eccessiva o difettosa perché in un moto (non direzione) già preventivato-fissato (partire direttamente col motore) o già in atto (spostare il motociclo coi piedi prima di usare il motore, il che è il modo caratteristico) e secondo calibri (i motocicli, dunque anche le varianti dette motociclette, sono in tutto e per tutto calibri, sia per motociclista e passeggero che per l'ambiente tutto attorno). Nel ciclomotorismo praticato su due ruote invece la spinta del motore non è mai commisurata. Il pilota deve arrangiarsi e parimenti l'impiego di questi mezzi è solo per arrangiarsi, con tutti i problemi che ciò procura per le strade, luoghi intrinsecamente difficili.
Le cosiddette Vespe erano ciclomotori costruiti impiegando residuati di altre produzioni, nel dopoguerra quando era necessario per molti avere maggiore mobilità che dei pedoni e le disponibilità, anche nel Paese intero, erano pochissime. Ma finita l'emergenza e tentando di trovare uno standard, di fatto fu impiegata la tecnoscienza, seguendo all'inizio le condizioni iniziali, cioè il disagio e i guai della seconda guerra mondiale. Questo già la dice lunga. Il resto è che, essendo tali condizioni sparite per i più, dopo si procedette altrimenti, secondo due filoni di pensiero: imitazione del motociclismo non senza ignoranti pretese di agguagliarne; riferimento ai bisogni del pilota. Questa seconda linea di pensiero falliva completamente, o perché non c'era bisogno di reiterare emergenze inesistenti, o perché nel perdurare di queste i bisogni del pilota non si poteva mai assecondarli abbastanza. Difatti su questi ciclomotori si procede improvvisandosi, fino a che possibile e rischiando a volte molto o troppo senza poter opporre prudenze, solo affidandosi a presagi. La prima linea di pensiero o otteneva altro, di tramutare i ciclomotori in altri motoveicoli non motocicli, oppure incappava in fallimento ancora peggiore. Per cui la produzione continuava arrangiandosi, ma senza coscienza dello scopo, della opportunità di arrangiarsi. Cosa si seguiva e si segue per continuare le produzioni senza mutarle, quando non reiterate soltanto alla meno peggio?
Secondo una leggenda che ascoltai tra gli arabi gli attuali ciclomotori sarebbero nati per abilità di scimmie, non secondo ingegno umano. Leggende a parte, è noto il fatto che l'evoluzionismo, pseudofilosofia e pseudoscienza, col considerare l'uomo una scimmia modificata diffondeva le proprie elucubrazioni in settori non veramente tecnici della produzione industriale, pseudotecnici cioè; e chiunque può notare che chi scommette qualcosa di più del possibile su questi ciclomotori (a due ruote!) si riduce male come un grosso scimmione, mentalmente e fisicamente. Ma non c'è da ritenere che non sia accaduto che si seguisse anche altro. Se tali aggeggi funzionano ancora, c'è stata qualche umana invenzione pure; ma per come funzionano, sempre più illusionisticamente, si notano fattori non umani anzi antiumanitari preponderanti. Col crescere delle potenze tali ciclomotori sono diventati assai più precari che le prime cosiddette Vespe.

Altro esempio, in cui sarò breve perché ne ho già detto (in altri messaggi, non solo in questa discussione): la costruzione delle bombe atomiche. Accadde uguale, tanto che alcuni sopravvissuti ai bordi delle città giapponesi distrutte dalle esplosioni atomiche pensarono che a guidare i progettisti fossero dei mostri marini. Parole di cieca disperazione? Io andai a notare che erano accadute prove di materiali e tecnologie sott'acqua e ritenni che davvero degli animali avevano alterato i risultati delle rilevazioni! Quando gli zoologi scoprirono un "pesce-bomba", sorta di polipo che con reazioni chimiche è capace di generare piccole esplosioni per tramortire le prede, io da certuni non fui più ritenuto un mitomane (perché si capì che esistevano, potevano esistere intelligenze bestiali in grado di ordire reali e appropriati inganni) - ma la vita sottomarina, tutte le nuove scoperte in particolare quelle sulla forme di vita dette ctonie, vita dipendente non dal sole ma dai vulcani e fanghi bollenti sottomarini, è un oggetto di studio cui pochi seppero e sanno rapportarsi. I risultati sono difficili da reperire, anche perché è un mondo biologico fortemente mutante.


Ho fatto questi esempi - mi scuso per la prolissità del primo - per mostrare la elucubrazione riferita da "iano" a cosa corrisponde nella pratica; non perché voglia snaturare i messaggi di questa sezione del forum, ma per indicare delle relazioni tra incaute pretese di filosofia e incaute prassi pseudotecniche.
La applicazione arbitraria di modelli matematici alla realtà dell'universo non è possibile e se ci sono successi sono solo momentanei e non conducono ad alcuna armonia di fondo, prima o poi i disastri. Infatti in tal caso l'arbitrio è una imitazione dell'Assoluto, un relativo falsamente assoluto; in termini teisti (in particolare, monoteisti): l'imitazione inconsapevole o incosciente della libertà creativa di Dio.



MAURO PASTORE
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iano

#107
Citazione di: PhyroSphera il 28 Aprile 2026, 21:17:45 PM"iano" invece pone in campo un pensiero che è usato in prassi non veramente certificate.





MAURO PASTORE
Come potrei parlarne? Non so cosa siano e ne ho sentito parlare solo da te, ma in post cosi lunghi e densi da risultare leggibili solo agli accorti lettori che con il loro silenzio assentono.
Prova a spiegarmelo in poche parole.
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PhyroSphera

#108
Citazione di: iano il 29 Aprile 2026, 08:58:22 AMCome potrei parlarne? Non so cosa siano e ne ho sentito parlare solo da te, ma in post cosi lunghi e densi da risultare leggibili solo agli accorti lettori che con il loro silenzio assentono.
Prova a spiegarmelo in poche parole.

Non ho scritto che ne parli; ho mostrato in che il tuo pensiero è coinvolto. Un po' d'attenzione in più alle parole e i miei lunghi messaggi non ti sono problematici da leggere. Te lo dico prima in breve, poi mi dilungo un po' ma cercando di esser semplice il più possibile.

A fronte della tua affermazione di infinito quale applicazione di sempre nuovi modelli matematici, dicevo che questa non è vera libertà perché si traduce in abbandono del vero piano scientifico-tecnico per ottenere una servitù al reale. Il modello non può essere applicato ad arbitrio senza che si debba fare altro, seguendo dei dettami che sono tutto il contrario della libertà.

Facevo esempio del ciclomotorismo su due ruote: costruito un modello sullo schema tecnico del motociclismo, esso veniva applicato in una pratica non interamente tecnica (tecno) e usando non veramente utilizzando i dati scientifici (tecnoscienza). Tale modello è quello della mobilità, che veniva applicato a una realtà cui invece corrisponde lo schema della motilità. Secondo il modello - fatto proprio di numeri e formule solo in sé coerenti - ci si potrebbe spostare come in motociclo ma conservando i modi che sono propri della mobilità, agilmente ma come seduti sulla sedia del proprio ufficio. Ciò però non genera libertà ma schiavitù, perché - nonostante i ciclomotori vengano detti impropriamente "moto" invece che "mobili", come invece onestamente si dovrebbe - per ottenere lo spostamento si finisce con l'obbedire a necessità senza realizzazioni e pratiche propriamente umane. Dicevo di modalità che sono allineate alle realtà puramente animali - scimmiesche, i piloti dei ciclomotori a due ruote sono sovente costretti ad imitare come scimmie i motociclisti - ma anche di altre inaccettabili obbedienze - forse nessuno le sa tutte, perché ne aggiungono una sull'altra e perché lo fanno senza sapere nemmeno bene cosa stanno facendo.

Altro esempio, la bomba atomica; di questo mi limitavo a dire di intrusioni animali (avdendone trattato già in altri miei messaggi qui su questo forum). Il tecnoscienziato non è padrone della propria prassi, fino al punto che si trova a costruire una catastrofica bomba senza aver capito neppure come l'ha ottenuta. Alcuni sopravvissuti agli scoppi di Hiroshima e Nagasaki che erano un po' distanti dai nuclei urbani ebbero impressione della intrusione di un animale nella progettazione umana dell'ordigno; io ti dicevo della notizia di esperimenti subaquei su materiali prima di quelli di Los Alamos, esperimenti subaquei che io ritenni, dedussi fossero stati alterati da interventi animali (da bestie, conosciute solo poi, in grado di capire come disturbare e dirigere le azioni umane). Anche in questo caso si applicavano arbitrariamente modelli matematici, al modo che tu hai detto (l'applicazione realmente scientifica-tecnica della fisica dei quanti evitava solo il peggio).

Questo modo imita l'onnipotenza del Dio creatore delle fedi monoteiste, inverte ruoli di assoluto e relativo e avvia pratiche che invece della infinita libertà generano schiavitù e disastri.


Precisazione:
Ho scritto messaggi molto lunghi, alcuni un po' lunghetti, altri brevi, senza essere in ciò una eccezione nel forum. Repliche brevi generano a volte necessità di lunghi messaggi. Si inseriscono lunghi excursus per porre in campo ciò che a volte è necessario, non c'è obbligo di stare sempre entro informazioni e conoscenze ridotte - se c'è chiusura mentale negli interlocutori è necessario andare proprio oltre. Il fatto che ultimamente mi si sta dicendo di essere breve è una intrusione di pseudopsicologia. Penso che lo farò, o mi asterrò da tante risposte, ma non per obbedire a notazioni false.




MAURO PASTORE


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iano

#109
Citazione di: PhyroSphera il 30 Aprile 2026, 08:21:14 AMA fronte della tua affermazione di infinito quale applicazione di sempre nuovi modelli matematici, dicevo che questa non è vera libertà perché si traduce in abbandono del vero piano scientifico-tecnico per ottenere una servitù al reale. Il modello non può essere applicato ad arbitrio senza che si debba fare altro, seguendo dei dettami che sono tutto il contrario della libertà.
Ma chi ha detto che il modello lo si applica senza fare altro?
Comunque quello della sfera non è un modello, ma una analogia che si fa con il modello  a scopo divulgativo, grazie alla quale riusciamo a visualizzarlo.
In genere però questa visualizzazione non è possibile, ma per fortuna non è neanche strettamente necessaria. Infatti gli addetti ai lavori non hanno bisogno di visualizzare il modello per applicarlo.
Inoltre non c'è nulla da certificare, ma solo da verificare secondo prassi condivise.
Non si pretende neanche che il modello aderisca alla realtà come un abito su misura, e si prova eventualmente ad aggiustarlo strada facendo.
Il modello può contenere inoltre parti ridondanti, innocue, ma non necessarie.
Ma innocue solo fino a un certo punto, perchè sono parte di una forma mentis che diventa causa del come si tende a procedere, cosicché nella ricerca di una soluzione ad un problema spesso la soluzione sta proprio nel cambiare questa forma mentis.
Così ad esempio si passa da un universo pensato come infinito ed illimitato, ad uno pensato come finito e illimitato. Dall'idea di uno spazio contenitore, alla mancanza di un contenitore, cioè ad un universo comprensivo dello spazio, e che si ''contiene da solo''.

Qui si discute appunto se può essere utile cambiare la forma mentis secondo la quale ogni cosa  debba avere una origine.
Cambiare forma mentis quindi significa in generale aprire nuovi scenari prima impensabili all'interno dei quali vi può essere la soluzione che cercavamo.


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PhyroSphera

Citazione di: iano il 30 Aprile 2026, 14:18:27 PMMa chi ha detto che il modello lo si applica senza fare altro?

Dicevo del fare altro, di disastroso fare altro però.







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PhyroSphera

#111
Citazione di: iano il 30 Aprile 2026, 14:18:27 PM[...]
Comunque quello della sfera non è un modello, ma una analogia che si fa con il modello  a scopo divulgativo, grazie alla quale riusciamo a visualizzarlo.
In genere però questa visualizzazione non è possibile, ma per fortuna non è neanche strettamente necessaria. Infatti gli addetti ai lavori non hanno bisogno di visualizzare il modello per applicarlo.
Inoltre non c'è nulla da certificare, ma solo da verificare secondo prassi condivise.
Non si pretende neanche che il modello aderisca alla realtà come un abito su misura, e si prova eventualmente ad aggiustarlo strada facendo.
Il modello può contenere inoltre parti ridondanti, innocue, ma non necessarie.
Ma innocue solo fino a un certo punto, perchè sono parte di una forma mentis che diventa causa del come si tende a procedere, cosicché nella ricerca di una soluzione ad un problema spesso la soluzione sta proprio nel cambiare questa forma mentis.
Così ad esempio si passa da un universo pensato come infinito ed illimitato, ad uno pensato come finito e illimitato. Dall'idea di uno spazio contenitore, alla mancanza di un contenitore, cioè ad un universo comprensivo dello spazio, e che si ''contiene da solo''.

Qui si discute appunto se può essere utile cambiare la forma mentis secondo la quale ogni cosa  debba avere una origine.
Cambiare forma mentis quindi significa in generale aprire nuovi scenari prima impensabili all'interno dei quali vi può essere la soluzione che cercavamo.




Allora la sfera costituisce pur sempre un modello, ma ideologico, culturale. Tu dicevi che ti occupi di produzioni umane - di tutto quel che l'umano produce sarebbe impossibile occuparsene se non restando prigionieri di astrazioni; di questo ne sei cosciente?

Il tuo non-detto si profila per un possibile trabocchetto; tu, un altro potreste dirmi che io critico la tecnoscienza senza avere a che fare con veri tecnoscienziati e che dunque non avrei ragione con nessuno. Dunque, a prescindere dal tuo lavoro o attività, tu hai nel contesto della discussione manifestato una affermazione che non si può eludere e che va criticata, secondo quanto ho fatto. Se ti poni sofisticamente, anche e proprio nel senso di sofisticazione - e il tuo discorrere comincia a diventarlo - ci sarebbe da ricordare la critica di platone ne Il sofista. Se ti introduci negli ambienti della filosofia per destituirne attività, per giunta del tutto necessarie, bisogna che si sappia che la filosofia non è inerme verso attacchi così.

Di forma mentis ve n'è di due specie: una che si costruisce, decostruisce, si adotta e si abbandona; un'altra che è il nostro essere, quali uomini, viventi, appartenenti a determinati gruppi umani, persone. Questa non si adotta né si abbandona, non è un costrutto. A questa io riferivo la fatale domanda sull'Alterità, il bisogno immancabile di chiedersi l'origine delle cose dell'universo, che in parte determinante sono attestati anche dalle scienze.
Se tu ti riferisci invece alla prima, dici di semplici curiosità; però entri in conflitto con l'altra; dissuadendo dall'esser curiosi tenti di dissuadere dalla soddisfazione del bisogno di sapere dell'origine. Intendendo la metafisica in un certo senso, si tratta anche di bisogno metafisico, questo vale per il piano fisico che fai valere; ma non è solo questo. Comunque ho già detto tantissimo, per esempio della fusione e inversione indebite di scienza matematica e scienza fisica, che nel tuo, vostro concepire le applicazioni si mostra. Avete navigato e navigate in contraddizioni ed errori, com'è ridotta la vostra nave? L'indifferenza alle smentite che vi si fa, come ve la producete? Inoltre la semplice curiosità non può essere un male stando tra le cose dell'universo.

Se sei uno studioso di cultura e culture, perdurando indifferente alle mie obiezioni ti limiteresti all'interesse subculturale per le subculture. Niente contro la suculturalità, tranne che non si voglia con essa usurpare il posto della non subcultura.


MAURO PASTORE
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iano

#112
Citazione di: PhyroSphera il 01 Maggio 2026, 11:58:58 AMAllora la sfera costituisce pur sempre un modello, ma ideologico, culturale. Tu dicevi che ti occupi di produzioni umane - di tutto quel che l'umano produce sarebbe impossibile occuparsene se non restando prigionieri di astrazioni; di questo ne sei cosciente?



Ne sono cosciente , ma non le chiamo astrazioni. Sono i prodotti della nostra interazione con la realtà, con i quali impropriamente la identifichiamo. Una identificazione funzionale, che definisce i limiti del mondo/modo in cui viviamo la realtà.
Questi limiti sono ineliminabili, ma non definitivi, nel senso che possiamo cambiarli, ma non eliminarli.
Cioè non abbiamo altro modo di vivere la realtà se non in modo indiretto.
Credere che vi sia un modo diretto, o quantomeno credere che  una rappresentazione univoca sia possibile, o che, in breve, esista una verità, è un compressile errore fintantoché di una sola di queste rappresentazioni disponevamo e mi riferisco a quella rappresentazione che ci appare senza apparente fatica aprendo gli occhi, come se nulla a questa mediasse.
Un acquisizione di grande ricchezza con un investimento irrisorio. Se te la proponesse un intermediario finanziario ci crederesti?
Eppure proprio a questo tu credi.

Ma non è la prima volta che scrivo quanto sopra, prova che non mi leggi , e/o non assimili, proprio come io faccio con te.
Il resto del tuo post, grazie alla sua brevità, questa volta però l'ho letto, ma lo accomuno a tutti gli altri a prova di come, credendo nella verità, si possa restare reclusi in un mondo dove si rimane a vivere da soli.
Un mondo che per poter sopravvivere abbisogna quindi di dimostrare continuamente che tu sei tu, e gli altri non sono nulla.
Infatti i tuoi post non sono altro che critiche generalizzate dalle quali nessuno si salva, ad eccezione di quei lettori immaginari che tacendo li approvano, e che, come fantasmi popolano insieme a te il tuo mondo.
Il tuo mondo è finito Mauro. Ma non vedere in ciò motivo di sconforto. Morto un mondo se ne è fatti altri, e li ci troverai ad aspettarti a  braccia aperte.






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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

#113
Citazione di: iano il 01 Maggio 2026, 15:14:25 PMNe sono cosciente , ma non le chiamo astrazioni. Sono i prodotti della nostra interazione con la realtà, con i quali impropriamente la identifichiamo. Una identificazione funzionale, che definisce i limiti del mondo/modo in cui viviamo la realtà.
Questi limiti sono ineliminabili, ma non definitivi, nel senso che possiamo cambiarli, ma non eliminarli.
Cioè non abbiamo altro modo di vivere la realtà se non in modo indiretto.
Credere che vi sia un modo diretto, o quantomeno credere che  una rappresentazione univoca sia possibile, o che, in breve, esista una verità, è un compressile errore fintantoché di una sola di queste rappresentazioni disponevamo e mi riferisco a quella rappresentazione che ci appare senza apparente fatica aprendo gli occhi, come se nulla a questa mediasse.
Un acquisizione di grande ricchezza con un investimento irrisorio. Se te la proponesse un intermediario finanziario ci crederesti?
Eppure proprio a questo tu credi.

Ma non è la prima volta che scrivo quanto sopra, prova che non mi leggi , e/o non assimili, proprio come io faccio con te.
Il resto del tuo post, grazie alla sua brevità, questa volta però l'ho letto, ma lo accomuno a tutti gli altri a prova di come, credendo nella verità, si possa restare reclusi in un mondo dove si rimane a vivere da soli.
Un mondo che per poter sopravvivere abbisogna quindi di dimostrare continuamente che tu sei tu, e gli altri non sono nulla.
Infatti i tuoi post non sono altro che critiche generalizzate dalle quali nessuno si salva, ad eccezione di quei lettori immaginari che tacendo li approvano, e che, come fantasmi popolano insieme a te il tuo mondo.
Il tuo mondo è finito Mauro. Ma non vedere in ciò motivo di sconforto. Morto un mondo se ne è fatti altri, e li ci troverai ad aspettarti a  braccia aperte.








La brevità non sempre è possibile né conveniente. Se "iano" ne ha voglia, leggerà tutto e risponderà eventualmente dopo essersi preso il tempo necessario.


Non esiste solo il mondo come rappresentazione. Comprendo quel che dici sul fatto che la realtà del mondo è mediata - aggiungo: l'oggetto è conosciuto attraverso il soggetto - ma tu estendi la rappresentazione a tutta la realtà, quindi escludi che si possano raggiungere delle verità fondamentali nella vita. Io conosco la critica al possesso della verità assoluta, la condivido; ma il tuo no alla verità è la affermazione del rifiuto a comprendere altro che non siano le apparenze del mondo. Sicuramente questo tuo atteggiamento mentale è ridotto (non può accadere altrimenti!) e riguarda la corrispondenza tra concetti, idee ed espressioni. Sai benissimo che la domanda (per esempio): è vero o falso che fuori piove?, non solo ha senso ma è necessaria, tuttavia esprimi un rifiuto anche nei confronti delle forme del dire. Sono in molti oggi che escludono l'alternativa vero/falso per ridurre tutto a un: fuori piove?; ma francamente sono le bestie che pensano a questo modo non gli umani. Tantissimi giovani sono a riguardo non dei nuovi primitivi ma protagonisti di un primitivismo ad imitazione dei puri e semplici animali (e questi li continuano a non amare o ad amare troppo poco).

Ricevere risposte come la tua è - filosoficamente - quasi una pena ma se ne trova una interessante dimensione confessionale.
Come mai ti sei inventato che io non comprendo la mediazione dell'oggetto attraverso il soggetto? Bisogna dire che tu affronti l'argomento assurdamente. Ponendoti come ti poni verso il mondo delle rappresentazioni e cercando di trarre una conclusione generale, dovresti convenire che le rappresentazioni avvengono secondo desideri, sono soggette alla volontà. Tu ti poni come un saggio giudice, invece riduci tutto a rappresentazione perché ti scordi della volontà di rappresentare. I desideri, in quanto tali, non recano il principio di realtà; se tu fai riferimento a la realtà e ti scordi di stare desiderando il mondo proprio così come lo pensi, allora fai della rappresentazione del mondo non una totalità ma la totalità - non a caso politicamente le tue posizioni sono adatte al totalitarismo, quindi a finire nella non-politica.

C. G. Jung (psichiatra, psicologo, psicoterapeuta, raramente antropologo, filosofo ed altro) diceva a proposito della filosofia di Schopenhauer e delle false interpretazioni di essa: l'affermare che il mondo è la rappresentazione (1), ribaltato nell'altro che la rappresentazione è il mondo (2), diventa pura espressione di follia, dalla quale si esce considerando l'azione della volontà, intesa quale principio inconscio. Nella seconda affermazione si resta imprigionati nelle apparenze, e se esse per via di coincidenze non diventano negative e spiacevoli poi divengono direttamente letali.
Così tu dici che io non leggo neppure i tuoi messaggi - è assolutamente falso, non li leggo tutti ma replico a ciò che ho visionato e ponderato - e mentre ti lamenti di questo vai confessando di non leggere tutto di quello che scrivo. Allora perché ti ostini? Dici: troppe lungaggini; ma queste per chi? per chi non ha tempo o per chi vuol rispondere sùbito e generare tante frequenze invece che intelligenze? A volte ti abbandoni ai desideri scordandotene. E' tuo desiderio rapportarti ai miei messaggi come se si capisse tutto senza la dovuta attenzione... e allora tu continui a replicare senza stare attento come dovresti; e così ti scontri con le evidenze ma non te ne mostri cosciente.

Tu dici: 'la realtà' - non questa o quella realtà. Dài un giudizio generale che è possibile solo se si accetta l'esistenza de la verità, perché se si dice de la realtà non indicandola solo emotivamente allora si parte da la verità. Ma tu questa la rifiuti. Si scorge chiaramente che non accettando proprio una realtà e verità superiori - che io so benissimo noi non possiamo possedere solo venire a sapere per frammenti - ci si illude di sapere tutto, facendo della inferiorità del mondo la totalità. Alla radice del tuo errore c'è il rifiutare che esista la Verità cui accedere solo in parte, corrispondente alla Realtà verso cui rapportarsi senza esperienza diretta (inutile che vanti distacchi senza averne, non è di sole percezioni che si deve considerare); a questo segue l'elezione della realtà del mondo a tutta la realtà, quindi può darsi il superbo giudicare, senza avvedersi che a guidare è la follia secondo cui la rappresentazione è il mondo. Come si può pretendere di affrontare l'argomento dell'origine dell'universo, stando intellettualmente chiusi all'alterità?
Nessuna follia è totale; e infatti si nota che tu, mentre operi tale chiusura, ti diverti a scherzare con le parole, non accogliendo veramente il verbo filosofico di cui fai uso, non utilizzo. Insomma un poco fai il pazzo - a partire da una follia astratta - e un altro poco sei ostile alle espressioni culturali occidentali.
Chiudersi nelle apparenze del mondo, pensare che la mondanità sia tutto scordandosi il peso dei propri desideri nella visione del mondo stesso; voler decostruire le affermazioni che invece includono il pensiero dell'universo e dell'alterità ad esso - realtà e Realtà -, concentrarsi sulla sola esperienza, per giunta rifiutando quelle indirette e reiterando falsità a fronte di discorsi sensati ed anche filosoficamente significanti... tutto ciò è una immersione nella cieca follia. Come uno che indossando la muta del subaqueo senza esserlo, preso dai puri desideri fini a sé stessi, si consegna a una discesa incauta e va incontro alla morte per embolia. Catastrofe di una vita singola, ma anche - non ci sei solo tu anche altri in questa condizione - catastrofe di un intero mondo. Non si tratta di negare i desideri, ma di riconoscerli senza assolutizzarli.
Se voi altri avevate qualcosa da notare, da dire, da criticare, rivolgendovi invece contro chi non coinvolto in ciò che provate a lamentare, resterete senza realizzare ciò che dovevate. Il punto per noi è evitare che la vostra caduta ci rovini addosso, non provvedervi di un'ombra di ragione a seguitare la vostra cattiva volontà. In certi momenti in cui un barlume di buon senso vi appare, molti di voi reagiscono cercando di coinvolgerci nei vostri guai. Allora vi pare di poter dire che siamo noi altri ad esser veri prigionieri delle apparenze; il sofisma in questi casi si fa seducente. La verità sul vostro mondo, che esiste anche se voi non la volete, è invece quest'altra: avversione contro l'Occidente, le sue parole, in cambio di apparenze che a tutta prima paiono favorevoli poi diventano letali. Nel frattempo i vostri ostili espedienti recano fraintendimenti e incomprensioni; come il tuo silenzio sulla tua attività, che dici a metà evidentemente suggerendo che a saperne sarebbe smentito tutto il mio discorso. E' noto che di solito in questi trucchi c'è di mezzo la malasanità. Alla fine i delitti: diagnosi sbagliate, drogaggi o peggio secondo false necessità, dichiarazioni e manifestazioni ignorate, falsificate... Esempio fondamentale: la citazione della filosofia di Schopenhauer, o suoi analoghi, vengono usati dalla malasanità per falsi pareri su inesistenti depressioni. Si sa che in questa filosofia il mondo della rappresentazione è dimostrato essere dominato dalla sofferenza e dalle illusioni, con un nesso tra le due; ma si sa che filosoficamente se ne indica la confinatezza quale mondo non vero. Certo il sanitario che si illude che una terapia costituisca la base per una buona vita non si accorge che scientificamente non si riesce a trovare niente oltre l'individuazione ma che oltrepassare è necessario  Tutto, per il principio del piacere, può funzionare senza identificare niente e per periodi limitati di tempo individuando soltanto una parte ristretta di realtà. Il neurologo riscontrerebbe che tutto è ok, lo psichiatra direbbe di ottimo stato... Ma senza andare oltre l'individuazione e chiudendosi in un orizzonte mentale limitato, si finisce con l'impazzire in perfetta salute o morire direttamente di guai. (Inutile andare a notare solo in ritardo che il lavoro di Sigmund Freud Al di là del principio del piacere restò incompiuto per via della limitatezza della sua ottica di fondo - taccio sul resto, più che criticabile.) Per tale ragione i bravi e onesti terapeuti non fanno mai della terapia una base per affrontare la vita; e per la stessa ragione il medesimo Jung nell'approcciarsi da medico e analista alla filosofia ed alle fedi ne attestava motivazioni superiori. Le stesse fedi non-teiste, pur non contenendolo quale proprio oggetto, lasciano sempre che alla fine l'Assoluto sia identificato. Così quella formula da Jung desunta dalla filosofia di Schopenhauer inquadra un ordine di realtà superiore a quello scientifico, non in conflitto coi risultati delle ricerche scientifiche. Se non si tiene conto della sua superiorità, il paziente si mette in guai assai peggiori che una malattia. La follia dei malati è con disagio e questo, consciamente o inconsciamente, avverte sempre di una falsità in atto. Non gli scienziati e medici ma i filosofi possono avere a che fare con il vero lato tragico e distruttivo della follia. C'è anche quello favorevole, ma non è questo il caso delle repliche che "iano" mi oppone né di tutte quelle dello stesso suo ordine d'idee, le quali non sono affermazioni ieratiche o poetiche, di quelle tanto opportune nella Repubblica ideale designata da Platone, né sono altro di positivamente accettabile.

Impazzire invece che scorgere la sensatezza della domanda sull'origine dell'universo, invece che notare sensata la risposta che indica una Alterità assoluta, ovvero l'Assoluto, Dio creatore? Perdere il senno per passione di qualche seducente o ingannevole apparenza è quel che è. Tautologicamente evidente, comprensibile a livello logico e anche più profondo 'loico' (secondo espressione di Benedetto Croce), senza dunque bisogno che "strizzacervelli" e relative compagnie vengano ad evitare il peggio. Per certi casi ci sarebbe l'ironia dei pirati, ma con evidenze e tautologie non bisogna scomodare neanche loro.
Le parole per la realtà superiore non vanno valutate secondo l'inferiore. Di quale origine dell'universo, creazione si può intendere? Non è azione d'ordine fisico, ordinario, da prendere in considerazione. Perciò non si dia sèguito a notazioni critiche inopportune o importune.



MAURO PASTORE
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iano

#114
Citazione di: PhyroSphera il 02 Maggio 2026, 10:21:43 AMNon esiste solo il mondo come rappresentazione. Comprendo quel che dici sul fatto che la realtà del mondo è mediata - aggiungo: l'oggetto è conosciuto attraverso il soggetto - ma tu estendi la rappresentazione a tutta la realtà, quindi escludi che si possano raggiungere delle verità fondamentali nella vita. Io conosco la critica al possesso della verità assoluta, la condivido; ma il tuo no alla verità è la affermazione del rifiuto a comprendere altro che non siano le apparenze del mondo. Sicuramente questo tuo atteggiamento mentale è ridotto (non può accadere altrimenti!) e riguarda la corrispondenza tra concetti, idee ed espressioni. Sai benissimo che la domanda (per esempio): è vero o falso che fuori piove?, non solo ha senso ma è necessaria, tuttavia esprimi un rifiuto anche nei confronti delle forme del dire. Sono in molti oggi che escludono l'alternativa vero/falso per ridurre tutto a un: fuori piove?; ma francamente sono le bestie che pensano a questo modo non gli umani. Tantissimi giovani sono a riguardo non dei nuovi primitivi ma protagonisti di un primitivismo ad imitazione dei puri e semplici animali (e questi li continuano a non amare o ad amare troppo poco).
Che io non sia una bestia è un ipotesi non necessaria, la quale può risultare innocua nel migliore dei casi, o altrimenti condurre ad errori. Conviene sempre generalizzare, ove possibile, specie a chi della verità affermi di andare in cerca.
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

iano

#115
Citazione di: PhyroSphera il 02 Maggio 2026, 10:21:43 AMRicevere risposte come la tua è - filosoficamente - quasi una pena
Un suggerimento per accorciare i tuoi post.
Fai l'elenco di quelli che non ti fanno filosoficamente pena sul forum, rimandoci poi eventualmente a quello con un link.
Evitiamo inutili ridondanze.
Fai anche l'elenco di quelli che consideri i nostri difetti, e io ti dirò quali di quelli considero invece pregi, l'essere una bestia per prima cosa, e, volendo ancor più generalizzare, un essere vivente.
Il resto non l'ho letto.
Prova comunque a restare în argomento.
Apri una discussione a parte sulle tue pene filosofiche
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Lo stesso uomo non può bagnarsi due volte nello stesso fiume.

PhyroSphera

#116
Citazione di: PhyroSphera il 02 Maggio 2026, 10:21:43 AMLa brevità non sempre è possibile né conveniente. Se "iano" ne ha voglia, leggerà tutto e risponderà eventualmente dopo essersi preso il tempo necessario.


Non esiste solo il mondo come rappresentazione. Comprendo quel che dici sul fatto che la realtà del mondo è mediata - aggiungo: l'oggetto è conosciuto attraverso il soggetto - ma tu estendi la rappresentazione a tutta la realtà, quindi escludi che si possano raggiungere delle verità fondamentali nella vita. Io conosco la critica al possesso della verità assoluta, la condivido; ma il tuo no alla verità è la affermazione del rifiuto a comprendere altro che non siano le apparenze del mondo. Sicuramente questo tuo atteggiamento mentale è ridotto (non può accadere altrimenti!) e riguarda la corrispondenza tra concetti, idee ed espressioni. Sai benissimo che la domanda (per esempio): è vero o falso che fuori piove?, non solo ha senso ma è necessaria, tuttavia esprimi un rifiuto anche nei confronti delle forme del dire. Sono in molti oggi che escludono l'alternativa vero/falso per ridurre tutto a un: fuori piove?; ma francamente sono le bestie che pensano a questo modo non gli umani. Tantissimi giovani sono a riguardo non dei nuovi primitivi ma protagonisti di un primitivismo ad imitazione dei puri e semplici animali (e questi li continuano a non amare o ad amare troppo poco).


Citazione di: iano il 02 Maggio 2026, 18:43:40 PMChe io non sia una bestia è un ipotesi non necessaria, la quale può risultare innocua nel migliore dei casi, o altrimenti condurre ad errori. Conviene sempre generalizzare, ove possibile, specie a chi della verità affermi di andare in cerca.


Io non avevo fatto l'ipotesi che tu o altri umani siate delle bestie.
Ho già scritto varie volte e non solo su questo forum che non c'è stata nessuna trasformazione scimmia-uomo alla nostra origine, neanche regressioni uomo-scimmia sono possibili. Ho scritto che ritengo sciocca questa paura o aspettazione.
Quindi ti invito a non vaneggiare, anche se ti sei smentito da solo. Risulta scritto che io dicevo di imitazioni e risulta del tutto evidente che dicevo di inautenticità da parte di alcuni umani che assumono modi di bestie, non che questi siano proprio i loro. C'è una parola in italiano: imbestialirsi. E' davvero possibile, anche se l'evoluzionista lo tratta per altro caso per altre evenienze - in realtà impossibili: l'autocoscienza umana non consente trasformazioni; o c'è o non c'è e questo è quanto. Troppe sciocchezze sulla origine dell'umanità impediscono di affrontare i discorsi sull'origine dell'universo, che è anche origine delle cose.

Citazione di: iano il 02 Maggio 2026, 18:51:10 PMUn suggerimento per accorciare i tuoi post.
Fai l'elenco di quelli che non ti fanno filosoficamente pena sul forum, rimandoci poi eventualmente a quello con un link.
Evitiamo inutili ridondanze.
Fai anche l'elenco di quelli che consideri i nostri difetti, e io ti dirò quali di quelli considero invece pregi, l'essere una bestia per prima cosa, e, volendo ancor più generalizzare, un essere vivente.
Il resto non l'ho letto.
Prova comunque a restare în argomento.
Apri una discussione a parte sulle tue pene filosofiche
Non ho bisogno né volontà, neanche prima l'avevo, di scrivere messaggi della dimensione che decidi tu. Dicevo: invece di replicare presto, mettici più tempo, anche più giorni per leggere tutto e se vuoi rispondi a tutto, senza fare più tentativi di dissezionamenti dei miei testi. Comunque si capisce che si è alla autoevidenza dei miei argomenti.
Hai scambiato questo forum per una "cosa vostra"; e voi chi sareste, siete tutti? e un forum cos'è, non è uno spazio aperto? Certo i miei messaggi non lo rendono una cosa mia.
So che molti evoluzionisti in fin dei conti vorrebbero sentirsi bestie ("scimmie modificate"), ma ripeto che non significa niente e non ho mai dato adito a simili interpretazioni.
Approdavi ai sofismi per non prendere atto delle mie smentite, che facevi conto non avevo dato - le comunicazioni che tu non léggi tutto sono state tardive - ora ti sei dato alle invenzioni (forse con lo scopo di farmi arrabbiare per tanto impegno da parte mia nella scrittura?). Perché dici di pene e non quasi pene filosofiche?
Citazione di: PhyroSphera il 02 Maggio 2026, 10:21:43 AMRicevere risposte come la tua è - filosoficamente - quasi una pena ma se ne trova una interessante dimensione confessionale.


Non avevi visto cosa avevo scritto? (Sta qua sopra.)
Hai letto solo quanto citavi dei miei messaggi?
Giochi a coprire??

Per restare filosoficamente in argomento a volte si deve finanche divagare; mi sa che ormai vorresti fare a "a chi ce l'ha più duro" e nessuno serio, me compreso, si divertirebbe. Non è bella né giusta la tua intromissione.



MAURO PASTORE


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iano

#117
Citazione di: PhyroSphera il Oggi alle 05:32:59 AMIo non avevo fatto l'ipotesi che tu o altri umani siate delle bestie.
Ho già scritto varie volte e non solo su questo forum che non c'è stata nessuna trasformazione scimmia-uomo alla nostra origine, neanche regressioni uomo-scimmia sono possibili. Ho scritto che ritengo sciocca questa paura o aspettazione.
Quindi ti invito a non vaneggiare, anche se ti sei smentito da solo. Risulta scritto che io dicevo di imitazioni e risulta del tutto evidente che dicevo di inautenticità da parte di alcuni umani che assumono modi di bestie, non che questi siano proprio i loro. C'è una parola in italiano: imbestialirsi. E' davvero possibile, anche se l'evoluzionista lo tratta per altro caso per altre evenienze - in realtà impossibili: l'autocoscienza umana non consente trasformazioni; o c'è o non c'è e questo è quanto. Troppe sciocchezze sulla origine dell'umanità impediscono di affrontare i discorsi sull'origine dell'universo, che è anche origine delle cose.
Io mi dichiaro animale, e in quanto animale non posso regredire ad uno stato animale, perchè lo sono già.
Questa paura di regressione può averla solo chi non accetta la teoria dell'evoluzione, oppure non l'ha compresa.
Allo stesso modo l'ipotesi di un ''non inizio dell'universo'' esclude la sua possibile fine, con tutte le paure che essa può comportare.
In ogni caso non si dovrebbero porre ipotesi allo scopo di esorcizzare le proprie paure, anche se è comprensibile che lo si faccia.
Il ''non inizio dell'universo'' è solo una ipotesi fra tante da prendere in considerazione.
E' un ipotesi che io ritengo ragionevole, rispetto a quella di un inizio, fintantoché non si trovi un criterio che affermi come fare a riconoscere un dato punto dell'evoluzione dell'universo, (o della vita), come suo inizio.
Questo inizio, detto in altri termini, non potrebbe che derivare da un atto di fede.
Più in generale, l'esistenza di una verità ritengo comporti un atto di fede, fintantoché non si dica da cosa dovremmo accorgerci di averla raggiunta, una volta trovata.

Io mi dichiaro un animale, ma non dico che tu lo sia, anche sede entro alle ipotesi che assumo anche tu lo sei.
Se io assumo che tu sia un animale, non vuol dire che ti lo sia.
Quello che voglio evidenziare non è dunque la tua natura animale, ma quanto questa assunzione semplifichi per me la spiegazione delle cose, escludendo di fatto la necessità di dover spiegare alcune cose, una volta presa coscienza che questa ha origine solo nelle nostre paure.
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