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Il superamento dell'arte e l'arte con la a nana

Di Antonio Saccoccio

- Febbraio 2011

 

Il superamento dell'arteQuando parliamo di oltre-arte e arte con la a nana, ci riferiamo alle condizioni specialissime in cui gli avanguardisti del XXI secolo si trovano oggi ad intendere il superamento dell'arte. Le teorie e le pratiche più radicali della seconda metà del Novecento hanno puntato più volte sul superamento e la morte dell'arte. Ma noi net.futuristi abbiamo affermato che solo in questo momento storico ci sono per la prima volta le condizioni effettive per questo superamento. È la rivoluzione neotecnologica ad offrirci i mezzi per farla finita con l'Arte e gli Artisti. L'Internazionale Situazionista aveva affermato profeticamente: «Poiché tutti diventeranno artisti ad uno stadio superiore, cioè in modo inseparabile produttori-consumatori di una creazione culturale totale, si assisterà alla rapida dissoluzione del criterio lineare di novità. Poiché tutti diventeranno, per così dire, situazionisti, si assisterà ad un’inflazione multidimensionale di tendenze, esperienze, di “scuole”, radicalmente differenti, e tutto questo non più successivamente ma simultaneamente. Inauguriamo ora quello che sarà, storicamente, l’ultimo dei mestieri. Il ruolo di situazionista, di dilettante-professionista, di anti-specialista è ancora una specializzazione fino a quel momento di abbondanza economica e mentale in cui tutti diventeranno “artisti, in un senso che gli artisti non hanno raggiunto: la costruzione della loro vita». L’Internazionale Situazionista fallì essenzialmente perché non ebbe a disposizione i mezzi per rendere noti e praticabili i suoi principi. All’Internazionale Situazionista mancava la tecnologia della rivoluzione, mancava la tecnologia in grado di coinvolgere tutti rapidamente. All’Internazionale Situazionista mancava la rete globale che oggi è disponibile. E così ai situazionisti non rimase che il compiacimento del loro settarismo radicale. Negli anni Ottanta Stewart Home, uno degli ultimi veri avanguardisti, provò a fare un passo in avanti rispetto alle avanguardie del Primo Novecento: «Se il futurismo, Dada e il surrealismo volevano integrare arte e vita, l'odierna avanguardia vuole consegnare l'arte all'oblio». E un passo in avanti anche rispetto al situazionismo: «Non si tratta tanto di "superare" l'arte quanto di abbandonarla».
Il problema è che l'arte oggi più che mai costituisce soltanto una categoria che mantiene alcuni individui in posizione immotivatamente privilegiata rispetto ad altri. Possiamo convenire con Home quando afferma: «L'arte è una giustificazione secolare che dà una giustificazione "universale" alla stratificazione sociale, e fornisce alla classe dominante il cemento sociale di una cultura comune, contemporaneamente impedendo alla vasta massa di uomini e donne di accedere a questo regno "superiore"».
L'arte non è che uno degli elementi della società autoritaria che abbiamo ereditato e non abbiamo purtroppo messo in discussione. È per questo che insistiamo sul fatto che l'avanguardia debba puntare ad un'azione di destrutturazione globale dei vecchi miti, delle opprimenti istituzioni e dei consunti "valori" su cui si fonda il nostro mondo: lavoro, scuola, arte, ordine, disciplina, gerarchia.
Ecco perché chi vuole mantenere ancora in piedi il carrozzone dell'arte vuole anche mantenere in piedi tutto il lugubre corredo composto dal culto della scuola, dal dio lavoro, dalle rassicuranti gerarchie, etc. Chi è davvero avanguardista deve semplicemente indicare la strada a chi non lo è: la strada verso il superamento dell'arte, che è parte del superamento dell’attuale assetto gerarchico mondiale. Oggi bisogna essere oltre-artisti. Oggi possiamo solo essere artisti con la a nana e diffondere la libera creazione in tutti gli ambiti della nostra esistenza. A quel punto la categoria dell’arte avrà esaurito anche l’ultimo (e più alto) dei suoi possibili obiettivi e potrà essere, con sollievo di tutti, cestinata per sempre.

Antonio Saccoccio
http://liberidallaforma.blogspot.com


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