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Prosa e Poesia

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L'anno che se ne va

Di Carlo De Luca - Gennaio 2022

Esultare il nuovo Anno é un piacere, ma elogiare il vecchio Anno é un rispetto!
É d'uopo che l'uomo festeggia il novello anno, senza tener conto che è il vecchio anno che, nel trapasso, genera il nuovo. Come se ci fosse un rifiuto per l'anno che passa. Non vediamo l'ora di far cadere l’ultima pagina di calendario per iniziare tutto d'accapo.
Se prima dell'esulto, ci soffermassimo a riflettere sul trascorso, ci accorgeremmo che noi stessi siamo il tempo che passa.
Questo mio pensare, l'ho tradotto in versi.

L'anno che se ne va

 

È morente,
obliato, escluso,
tralasciato, rifiutato.
È invaso dagl’intensi sonori
che esultano il novello.
È sofferente,
poiché ello
genera il nuovo.
Eppur in vita
ha tenuto ognun di noi.
Compagno nei contesti,
vigilante nelle azioni,
ausiliar nel pensare.
Nel trapasso,
la sua memoria
induce alla speranza
per il nuovo.

Ma, a rifletter bene,

chi è l’anno che se ne va?
Di chi sono i momenti,
le azioni e il pensare,
nello scorrere del tempo?
Chi è propositante e speranzoso
del e nel nuovo?
È l’Uomo stesso
che ha convissuto
con il tempo
che nell’ultimo respiro volge.
In questo ponte tra le due rive,
ei si rispecchia nel suo esistere,
ambendo di percepire il bisogno
di recuperare il senso del ciò fatto.
Per cui, legittimo è l’esulto al nuovo,
ma occultar l’elogio al vecchio
all’Uomo non s’addice,
perché ognuno di noi
ha in sé l’anno che se ne va.

Carlo DE LUCA


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