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Riflessioni ...ovvero libertą pura

- Riflessioni ...ovvero libertà pura
- Non avere dubbi
- Il Crepuscolo
- Il Fiordo
- ...il resto è un punto di domanda

 

Riflessioni ...ovvero libertà pura

Associo i mercatini di antiquariato, chissà perché all'inverno, alle giornate di pioggia, di neve, alle castagne, al freddo...
Mi risulterebbe oltremodo fastidioso associarli all'estate, ai pomeriggi caldi, ai colori solari.
Mi sono chiesta molte volte il perché. Credo sia da rimandare al mio passato, quando nei pomeriggi invernali in cui non potevo uscire di casa, mi accingevo a fare le cose che più mi piacevano.
Amo i mercatini d'antiquariato, quelli alla portata del popolino, perché trovo siano il passaggio concreto di una certa libertà di espressione manuale dal passato a noi.
Quei pomeriggi erano il momento dell'intimità con me stessa, dove finalmente lasciavo libero ciò che io ritenevo dovesse essere un'armonica esternazione delle emozioni.
Momenti di libertà pura … ma che con il crescere e l'andare degli anni si son fatti sempre più rari...
Non perché sia venuta a mancare una certa libertà di movimento, o che ci siano stati casi di minaccia verso la mia libertà, semplicemente perché non ho trovato una persona a cui mi sarebbe piaciuto riportare e condividere questo mio desidero che sembrerebbe contrapposto al libero desiderio (ma anche gli opposti hanno armonia). Infatti la mente è refrattaria a vincoli e se ne fosse schiava , perderebbe proprio la sua principale caratteristica di evasione.
Volgere la mente verso qualcosa o qualcuno ...pensiero delizioso e libero. Ora, questa riflessione è partita poco dopo aver ricevuto l'ennesimo regalo da parte di una persona, con cui ho pochissimo a che fare anche in senso di amicizia.
Ma è la terza volta -- ho constatato -- che azzecca in pieno i miei reconditi desideri... Mi sono ritrovata a guardare la scatola ed il suo contenuto: buste e fogli antichi, matite di scrittura antiche, un compose "dell'outil du poete depuis 1670" proveniente dalla Francia, con pennini antichi e con un reportage di scrittura stile calligrafo "arrotondato" e "bastardo" ed un manuale di postura dello scrittore.
Un regalo delizioso che mi ha portato immediatamente ad una bozza di riflessione che poi ho tramutato in definitiva con questo mio messaggio. Lui è stato il bridge che mi ha permesso -- tramite, un foglio, una penna, una busta antica -- di essere libera per pochi minuti.
Questa è libertà, creare una riflessione scritta ha un significato per me particolare: è fecondità, un grande grembo che si oppone a tutto ciò che è immobilismo o arresto.

 

Non avere dubbi

Tutti gli alberi sono diversi: la ricchezza della natura è proprio questa diversità.
Noi l’abbiamo riconosciuta, questa ricchezza, prima era solo noia.
Come puoi quantificare gli alberi di un bosco? Sai che non è possibile.
E’ come tentare di quantificare l’amore: lo si può solo riconoscere, poi ne respiri l’ossigeno e ti senti vivo.
Nel bosco non c’è niente di definito.
Se credi che ci siano confini, manchi d’immaginazione, perché non puoi fermare le radici di un albero.
Vanno lasciate libere.
La Natura non è complicata, è la semplicità assoluta.
La Natura non ha dubbi è solo l’uomo che dubitando, ne fissa i campi ed i recinti...


Il Crepuscolo

Spesso accade che dietro alla patina consueta di una giornata come tante altre, i pensieri più accorti sulla propria esistenza si scatenano ad un tratto per via di un particolare, apparentemente irrilevante: "Il crepuscolo" l'ultima ora del pomeriggio, quando il sole è tramontato e ci dispone spontaneamente alla riflessione.
Mi sovviene il ricordo di tante storie ascoltate, tanti i pensieri: nostri e quelli degli altri.
E mai come ora mi piace fermarmi sulle sfumature del vero nascosto, dietro le pieghe di un pensiero mio o di un altro e poi dare alla scrittura il compito di trasformare i pensieri in parole Mille uomini... mille verità..!
Il tutto per cercare di dare una risposta convincente ed esauriente alla mente umana, dare una spiegazione dell'esistenza , a questo treno della vita, questa lenta e faticosa acquisizione personale basata sulle esperienze, ragionamento ed intuizione. E allora ti accorgi di dare importanza solo alle voci di persone silenziose, quando l'armonia di continuità e cambiamento della vita sbiadisce, quando capisci che tutto ciò che accade sia una specie di scambio in questo susseguirsi di aurore e crepuscoli, quando realizzi che le cose a cui teniamo di più, sono quelle che ci sfuggono più rapidamente....


Il Fiordo

...ricordo un fiordo in Norvegia nella terra dei vichinghi, che mi colpi pur non essendo molto diverso dagli altri.

La natura, in quella terra, è incredibilmente generosa ed allora non c’era il turismo di massa: fare certi viaggi era di pochi.

Avevo gli occhi già pieni di tanta bellezza: montagne, tundre, altipiani e fiordi, tanti fiordi... Il verde era il grande protagonista ed ogni luogo: potevi toccare con mano la splendida natura "La cosa più grande che un Dio abbia creato" direbbero i deisti.

La mia macchina fotografica non lo immortalò e ne sono felice e con delle scuse, ho impedito agli altri di fotografarlo, dicendo "No ...dopotutto è uno dei tanti". Non era vero... era forse il più bello.
Se avessi potuto l’avrei dipinto con la tecnica dell’acquarello su toni delicati, senza quegli accenti violenti rispecchianti la veridicità del paesaggio.

L’avrei riprodotto bleffando ad arte sui colori…

La nostra mente è strana, al contatto con la natura proietta stati d’animo contrastanti: cioè dolcezza, pace, irrequietezza e persino gelosia. L’acquarello sarebbe risultato un pochino deludente e non all’altezza del paesaggio mentale dei fantasiosi e romantici, che si sa, sono poco legati alla grettezza della vita quotidiana.

La foto avrebbe svelato la realtà di ciò che i miei occhi avevano visto ed io gelosa, ho voluto fare solo mio ciò che avrebbe potuto appartenere anche ad altri. Non mi ha deluso come tante speranze che svaniscono di fronte ad una realtà molto più terrena e normale di quella che ci saremmo aspettati.

E’ un ricordo che non sono disposta a cedere a nessuno... gli altri si accontentino di vedere l’acquarello.

 

...il resto è un punto di domanda

Erano mesi che aspettavamo quel momento, avevamo quasi la certezza che non si potesse avverare, logisticamente era difficile e combinare il periodo altrettanto.
Dopo varie proposte mie e sue decidemmo per un week-end, al di fuori dei nostri rispettivi paesi. Un luogo neutrale, dove non esisteva il passato per entrambi ma a giorni solo un breve presente.

Non ero preoccupata… però faticai a dormire la notte precedente al nostro incontro.

Una telefona con gli ultimi accordi ci tranquillizzò totalmente …Quando spensi il cellulare mi trovai a sorridere per il tono vagamente serio ed indifferente che accompagnò le nostre ultime battute, come a ribadire l’uno verso l’altro che dopotutto si stava verificando una cosa naturalissima e quasi senza importanza… Balle!

Mentitori entrambi…

Il preludio di un incontro a cui si fa tanto affidamento è sempre strano… Una sensazione di sospensione nell’aria, un limbo di attesa dove non riesci quasi a pensare…
Il giorno dopo raggiunsi il luogo, sapevo a priori delle sua bellezza. Me ne avevano gia parlato... Un monastero, uno dei tanti di quella regione che son stati rilevati da una persona influente che conoscevo e adibito ad un lussuoso albergo. Avevo visto le foto, bellissimo, isolato in mezzo al verde e carico di misticismo, ottimo per tamponare eventuali esasperazioni di emotività.
Raggiunsi con la macchina il monastero e quasi giunta all’imbocco della stradina che portava all’ingresso principale, il cuore, vigliacco che non pensava ai fatti suoi, mi avvertì che lui era già li. Ed infatti lo vidi subito… o meglio, lo riconobbi immediatamente. La stazza era quella e l’atteggiamento di attesa pure. Sguardo fisso in un punto ben preciso, mani in tasca e niente sorriso sulle labbra.
Parcheggiai la macchina e gli feci cenno con la mano, tanto per confermargli che si... ero io… e che non c’era bisogno che si allarmasse a cercare altrove. Preoccupazione inutile la mia…

Mi avvicinai veloce... lui un po meno non perché non fosse agile, ma così …forse dava corpo ad un pensiero inconscio suo che faceva parte del quotidiano e che io riuscivo in qualche modo a recepire. Perché avere fretta? si può parlare ancora di fretta? Esiste un anfratto del suo corpo ancora riservato alla fretta?
Tutto questo rimuginava il mio cervello in quei pochi istanti che ci separavano… flash... sempre flash di pensieri anche inopportuni.

Ci fermammo l’uno di fronte all’altro, ci guardammo ed io finalmente mi rilassai la mente cervello, gli dissi …basta! smettila un secondo... e lasciami libera.

E fu così, fui io che per prima lo abbracciai:
con calma con molta calma, appoggiai prima la testa contro il petto e poi lentamente gli passai le braccia intorno alla vita. A quel punto l’abbraccio all’unisono avvenne e fu interminabile, silenzioso solo percettibilmente ondeggiante.
Furono minuti, ore? Non saprei… riuscii a dirgli un ciao... con voce ferma, sommessa quasi stanca.
Lui ricambiò con la stessa parola, con tono potente ma di completa arrendevolezza…
Non ci baciammo …Sapevamo che se avessimo iniziato da subito, non avremmo smesso più.

Il lettore si aspetta il continuo del racconto, ma io lo termino qui perché ho dato un fermo all’immaginazione all’improvviso. Come se una mano avesse preso una decisione al posto mio ed io, che ho riconosciuta quella mano, ho capito che il resto del racconto non appartiene né a me, né a lui. Rimane un punto di domanda, un interrogativo che lascio al tempo se il tempo vorrà concedere di dargli una risposta. Una risposta che a volte tarda e che forse non arriverà mai perché gli umani sono un istituzione che hanno sempre contro di se, la necessità e la fortuna…

Maurizia

 

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