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Riflessioni al Femminile di Rita Farneti

Riflessioni al Femminile

di Rita Farneti - Indice articoli

 

Piccole Donne

Agosto 2022


Piccole Donne, il famoso romanzo di Louisa May Alcott, rappresenta davvero un testo senza tempo che ci introduce nel mondo della piccola ed umile borghesia americana dell’Ottocento. Un classico. Diverse nel tempo sono state le trasposizioni cinematografiche: l’ultima, per mano della regista e sceneggiatrice Greta Gerwig, si è conquistata nel 2020 l’Oscar per i migliori costumi. Al riconoscimento per un premio così prestigioso – la versione cinematografica era in gara con ben sei candidature – ha fatto eco il caloroso commento della regista postato sul profilo social di Emma Watson, una delle protagoniste.

Sono traboccante di felicità, 6 volte grazie (…). Questo film è frutto di un’elaborazione durata oltre trent’anni, da quando per la prima volta Louisa May Alcott e Jo March mi hanno raggiunto dandomi la fiducia di (poter) credere in me come scrittrice e creatrice di personaggi (…). Ognuno di noi in questo film ha messo cuore ed anima, siamo ben felici che questo sforzo abbia avuto un riconoscimento*.

La regista conclude dichiarando che se dirigere il film è stato per lei un onore, poterlo condividere ha rappresentato un viaggio che le ha riscaldato il cuore. Agli apprezzamenti, numerosi, si sono aggiunte alcune perplessità di una parte della critica, soprattutto quella europea, scettica su una trama costruita in modo audacemente nuovo, inframmezzato il tempo di adultità a vissuti di adolescenza e primissima giovinezza. Per la critica americana il film risulta, invece, un’opera piacevolmente ritmata, perché comunque esalta un gioiello della letteratura popolare come Piccole Donne, conquistando la valenza di una creazione artistica rimodellata per una generazione nuova. Magari in grado di implementare, forte della complicità di un’inconsueta versione cinematografica, un più longevo consenso all’opera letteraria stessa.

Per Kate Erbland la regista ha modernizzato in modi inaspettati la storia senza tempo del libro. Va da sé che Piccole Donne non possa essere incasellato, ma piuttosto debba venir letto anche da punti prospettici diversificati: a metà del diciannovesimo secolo, periodo in cui viene narrata la vicenda delle sorelle March, si definivano infatti versioni di una femminilità comunque in evoluzione.


Piccole Donne - Alcott


La sequenza narrativa, condotta fin dalle prime pagine attraverso un movimento circolare, con una peculiare coloritura psicologica, sottolineava allora la stabilità nel ruolo femminile nonché il desiderio di potervi potentemente rinunciare, uscendo da canoni dettati dal milieu culturale d’appartenenza. L’incipit di Piccole Donne apre sulla più intima (e domestica) delle feste, il Natale, e si chiude con l’avvicinarsi del Natale successivo. Un perfetto cerchio narrativo.

Un Natale senza regali non è Natale, brontolò Jo sdraiata sul tappeto davanti alla stufa.
Che brutta cosa essere poveri, sospirò Meg guardando di straforo il vestituccio che aveva addosso.
Ci sono delle bambine che hanno ogni ben di Dio, e altre che non hanno nulla, disse Amy con un certo dispetto. Non è mica giusto.
In compenso noi abbiamo il babbo e la mamma e siamo in quattro sorelle a volerci bene, osservò serenamente Beth dal suo cantuccio.

Va anche fatta una premessa. La nascita del libro si deve all’intuizione di Thomas Niles, editor della Roberts Brothers Publishing, che propose a Louisa May Alcott di scrivere un libro per ragazze. La scrittrice americana si fece molto pregare, ma Niles, per poterne vincere le (ultime) resistenze, si servì di un brillante espediente, offrendo un contratto di pubblicazione anche al padre Bronson Alcott. Le condizioni finanziarie degli Alcott al tempo erano davvero precarie. Il capofamiglia Bronson Alcott non aveva però mai visto fino ad allora puntati i riflettori del successo sulle proprie opere.

Louisa Alcott, invece, scriveva già da tempo, pubblicando con due noms de plume ovvero A.M. Barnard e Flora Fairfield. Poiché fu chiaro fin da subito che per Bronson si sarebbe prospettata un’invidiabile occasione, a patto che la figlia iniziasse la scrittura di un libro per ragazze, la secondogenita non poté che accettare l’offerta dell’editor Niles ed immergersi in un lavoro di scrittura faticoso, senza soste, addirittura privandosi in certi momenti del cibo e del sonno. Va anche aggiunto che l’edizione di Piccole Donne venne all’inizio data alle stampe nella forma di due volumi, il primo nel 1868 ed il secondo nel 1869, col titolo di Little Women or Meg, Jo, Beth and Amy. Nel 1880 i testi furono riuniti in un volume unico, presentando anche variazioni del lessico.

L’american idiom ovvero il linguaggio parlato, così vivace nell’immediatezza, venne sostituito ed il testo emendato affinché potesse assumere una più consona autorevolezza, a sua volta richiesta dalla compostezza che usualmente caratterizza una prosa. Le prime edizioni italiane di Piccole Donne risalgono agli inizi Novecento, ad opera dell’editore Carabba, ed anche in quel caso il testo andò in stampa nella forma di due libri, Piccole Donne e Piccole donne crescono. Venne attuata una sorta di cesura rispetto alla versione originale, un taglio che verrà rispettato anche nelle successive edizioni francesi ed inglesi. Piccole Donne ebbe fin da subito un successo incredibile diventando così un classico della letteratura dell’infanzia in virtù di una considerazione, profonda: il dover diventare degli adulti non è un percorso facile.

Parafrasando Pirandello, sono tanti i personaggi in cerca di autore, dunque è un cammino che si declina nelle identificazioni di se stessi come ancora se stessi – ma anche come altri davanti all’altrui sguardo – ma è anche un percorso che varia di volta in volta per la delicatezza e la complessità dei vissuti di cui si acquista consapevolezza matura. Piccole Donne si conferma come la prima vera opera importante della Alcott, è un romanzo vessillifero di una volontà di emancipazione femminile e molte scrittrici in seguito ammetteranno di essersi riconosciute nei personaggi del libro, soprattutto in Jo March.

Simone de Beauvoir confesser à che Piccole Donne aveva rappresentato per lei un’esperienza forte, esaltante, l’aveva a sua volta formata permettendole di ritrovare tratti della propria personalità. Era dunque possibile per la donna cambiare trovando una propria dimensione. Ad oggi, oltre a consentire una piacevole lettura grazie anche a felici traduzioni, l’opera più famosa di Louisa May Alcott apre a molti interrogativi, anche perché ha nutrito una messe di studi di genere, pubblicati nelle Communities of Women, che si sono in qualche modo intestate la parabola alcottiana come inequivocabile (oltre che unico) segno della ferma volontà di emancipazione femminile. Anche Michela Marzano mette in luce l’importanza dei personaggi della Alcott, ed aggiunge quanto sia sempre importante poter scoprire e riscoprire un classico, ad oggi oggetto di scarsissima attenzione. Il rischio che corrono i classici è quello di essere relegati in soffitta: Piccole Donne e l’altrettanto famoso Ventimila leghe sotto i mari rischiano di diventare opere silenziate, nelle quali i riferimenti non sono più gli stessi.
I ragazzi e le ragazze di oggi non leggono nulla di quello che abbiamo letto noi. Lo vedo con i miei studenti. Viviamo in un’epoca in cui c’è un rifiuto verso ciò che è universale e atemporale.

Già lo aveva intuito Cesare Pavese quando nel 1950 vinse il premio Strega: non sono mai i premi letterari a sancire il capolavoro di un’epoca. Per Michela Marzano oggi i bestseller stagionali e i premi letterari hanno i riflettori addosso, sono loro ad aver dominio della scena letteraria, oltre che del mercato. Continua la scrittrice e filosofa, ormai divenuta parigina di adozione, che siamo dentro un tempo in cui non sappiamo cosa siano i classici e in cui c’è chi spinge a rinunciare a capire cosa saranno in futuro (…) Ci saranno sempre libri che raccontano il vuoto e lo spaesamento che viviamo. Ci sarà sempre il tentativo di capire cos’è la sofferenza e di riparare le ingiustizie. Per i temi che affrontano i classici continueranno a vivere (…) il classico non muore, si trasforma, alcuni scompariranno per poi riemergere. (…) Un classico si legge e si rilegge e ogni volta fa scoprire qualcosa di nuovo.


   Rita Farneti


Indice Riflessioni al Femminile


Bibliografia

*N.d.R. Liberamento tradotto dal profilo sociale della Watson

it.wikipedia.org/wiki/Louisa_May_Alcott
www.hollywoodreporter.com/news/general-news/little-women-review-roundup-what-critics-are-saying-1257878/
www.indiewire.com/2019/11/little-women-review-greta-gerwig-adaptation-1202191341/
www.jstor.org/stable/3177529
loa.org/writers/119-louisa-may-alcott
www.deepdyve.com/lp/rocky-mountain-modern-language-association/communities-of-women-an-idea-in-fiction-by-nina-auerbach-review-u0OiMK2Z1w
www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/teen/2019/06/25/marzanoda-bimba-ero-jo-di-piccole-donne_55e9f8ce-931f-4e36-83af-4efe45342cd2.html
www.ilcentro.it/cultura-e-spettacoli/marzano-mi-sentivo-la-jo-march-di-piccole-donne-crescono-1.2249229

La foto della copertina di Piccole Donne è tratta dal l’omonimo libro, edito da Salani nel 1956, dal quale è stato fedelmente riportato anche l’incipit.


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