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di Alessandro Bertirotti
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Tra educazione e insegnamento, dai processi individuali alla storia delle nazioni

Di Dylan El Bizri   Gennaio 2017

 

La civiltà occidentale sta sempre più conducendo l’individuo verso un progressivo allontanamento da se stesso, con questo non si intende rimandare ad una autenticità originaria dell’essere umano bensì si vuole semplicemente affermare che, nello scenario che ci offre il mondo contemporaneo, la soggettività è obnubilata a favore della valorizzazione delle sue funzioni, o meglio di  quelle funzioni che più si adattano al sistema mercato fondato sulla tecnica. Tale nascondimento  volontario della soggettività è chiaramente visibile a partire dai percorsi di formazione che la  società offre all’individuo, ovvero a partire dalla scuola. La scuola è ormai definibile come un processo di programmazione dell’individuo, un processo nel quale complessi organizzati di nozioni vengono inseriti nel soggetto per renderlo capace di selezionare e combinare i dati depositati a seconda della situazione pratica in cui è inserito per garantire la massima efficienza utilitaristica. Il percorso scolastico della nostra civiltà è fondato su una modalità di apprendimento nella quale il soggetto è un mero elemento passivo, nella quale il fattore personale è completamente escluso perché eccedente e non conforme al principio economico dell’ottenere il massimo risultato con l’impiego minimo di risorse. Per quanto detto possiamo affermare che i metodi utilizzati per condurre i percorsi formativi sono fondati sull’insegnamento, sul porre dentro un segno, sul plasmare una forma priva di contenuti con un criterio perennemente unidirezionale. Il modello rappresentato dall’insegnamento si contrappone alla direzione dell’educazione, del tirare fuori, dell’individualità. Con queste poche righe vogliamo criticare la via dell’insegnamento valorizzando la via dell’educazione ma il prendere questa direzione non vuole essere in alcun modo una difesa della felicità umana bensì un evidenziare come la via dell’educazione possa portare vantaggi considerevoli nella formazione stessa dell’individuo nel microcosmo e nel progresso storico nel macrocosmo. La via dell’educazione inverte il punto di partenza del processo di apprendimento poiché con i metodi formativi appartenenti alla dimensione dell’educazione il soggetto attraverserà  il proprio percorso personale durante il cammino scolastico, esplorerà i suoi strumenti per giungere alle soluzioni dei problemi e così facendo potrà essere pienamente consapevole di ciò che ha generato i problemi stessi e soprattutto della vicenda da vivere per giungere alla loro soluzione. Ecco che solo con la via dell’educazione l’individuo rimane in contatto con se stesso arrivando ad una conoscenza autentica perché non sarà solo depositario della nozione finale ma avrà attraversato il percorso evolutivo generatore di quella nozione. In questo modo l’individuo forma la propria coscienza critica grazie alla quale non sarà mero elemento passivo succube del mondo esterno ma agente attivo di cambiamento e progresso poiché la conseguenza più disastrosa del distacco dell’individuo da se stesso è la generazione dell’illusione che l’azione dell’individuo sia indipendente dal mondo esterno, tale illusione sta conoscendo il suo massimo potenziamento proprio nei giorni nostri, ovvero nell’epoca del mondo virtuale. La tecnologia, ormai diventata estensione del corpo umano, ha creato un vero e proprio mondo virtuale, ebbene possiamo affermare che il livello di ipnosi generale ha da prima creato le masse e successivamente ha portato tali masse a considerare il mondo virtuale più “reale” della realtà che ci circonda, ecco che la maggior parte del nostro tempo è speso nel virtuale, i nostri rapporti sono tessuti nel virtuale e l’impulso della nostra azione è speso prevalentemente nel virtuale. Ovviamente questa ipnosi generalizzata e questo teletrasporto dell’individuo nel mondo virtuale sono funzionali al sistema che anestetizzando la nostra presenza e annullando la nostra incidenza di modificazione della realtà esterna può tutelare e rafforzare se stesso. Anche all’interno della politica italiana possiamo trovare agenti che incoraggiano consapevolmente o inconsapevolmente l’ipnosi generale, stiamo parlando  in particolar modo del Movimento 5 Stelle, il quale fondando la sua intelaiatura sulle idee di Gianroberto Casaleggio, prospetta una visione di mondo nella quale la vita politica debba essere svolta nel mondo virtuale e ogni forma di partecipazione e di aggregazione popolare debba essere manifestata a suon di click. Questo è solo un esempio per evidenziare il fatto che la valorizzazione egemonica della partecipazione politica virtuale può solo aggravare il depotenziamento dell’azione pratica e della consapevolezza del collegamento tra vita individuale e realtà sociale. Il collegamento appena richiamato tra la dimensione individuale e la dimensione sociale non si fonda unicamente  sul fatto che le conseguenze dell’una dimensione ricadano necessariamente sull’altra e viceversa ma anche sul fatto che l’individuale e il sociale attraversano le stesse dinamiche e sono ordinati dalle stesse leggi. Per fare un esempio sulla coerenza che lega gli universi interni alle due dimensioni, possiamo richiamare quanto detto all’inizio di questo scritto in merito alla formazione individuale. Ebbene come l’individuo per giungere ad una conoscenza autentica deve attraversare personalmente tutte le fasi di concepimento della conoscenza stessa per poterla interiorizzare formando la propria coscienza critica, così anche un complesso di individui associati in gruppi, più o meno estesi, deve poter attraversare ogni fase della propria storia per poter compiere un’autentica evoluzione formando la propria coscienza collettiva. Ogni gruppo sociale unito da una coscienza comune deve poter compiere il proprio particolare cammino facendo nascere al proprio interno i paradigmi attraverso i quali si organizza così come sempre al proprio interno deve far nascere le esigenze di cambiamento scaturite da un’evoluzione della coscienza collettiva, ecco che a questo punto saranno possibili le rivoluzioni e il passaggio a paradigmi nuovi ma tutto ciò deve avvenire nel segno della particolarità di ogni gruppo e della fase che tale gruppo sta attraversando. Per queste motivazioni il cambiamento di paradigma non può scaturire da impulsi esterni al gruppo in oggetto poiché non avrebbe l’evoluzione della coscienza collettiva interna come presupposto e come fondamento; l’esigenza di cambiamento deve nascere all’interno del gruppo e ancor prima all’interno dell’individuo. Per rintracciare nella storia contemporanea le conseguenze che causa l’ignorare questo principio possiamo far riferimento agli avvenimenti della cosiddetta “Primavera Araba”. Tralasciando il fatto, anche se essenziale, che i sommovimenti generati durante la Primavera Araba siano stati organizzati dalle potenze occidentali per l’ennesima rapina di risorse ai ricchi paesi del Nord Africa, analizziamo tali sommovimenti come esempio per il nostro discorso. In quegli anni le potenze occidentali, per i motivi prima enunciati, hanno giustificato il loro supporto ai sommovimenti nordafricani ponendo l’esportazione della democrazia come fondamento della loro azione ma ciò che gli sviluppi successivi alla Primavera Araba hanno manifestato è che i paesi che avrebbero dovuto conoscere una nuova era democratica in realtà non erano pronti alla democrazia e lo dimostra il fatto che queste aree geografiche sono state destabilizzate e letteralmente rovinate dagli avvenimenti di quegli anni, tutto ciò perché come base del cambiamento non vi era un cambiamento della coscienza collettiva di quei popoli. Ci sono molte aree del pianeta e dobbiamo accettare che non tutte queste aree attraversano lo stesso periodo storico, basterebbe questo per mettere un limite alla centralità che comunemente si riserva alla parola “Integrazione”; affermando ciò non si vuol imporre nessuna accezione di tipo morale alle fasi attraversate da ogni zona del globo, per evitare il possibile fraintendimento affermiamo che i valori non possono essere concepiti come realtà assolute immutabili ai quali adattarsi bensì come coefficienti sociali in divenire che ci organizzano e ci aiutano a vivere e leggere il nostro tempo. Non dobbiamo fare l’errore di concepire la  società  occidentale  come  composta  da  individui  autenticamente  evoluti,  dobbiamo guardare attentamente la nostra amata democrazia e così potremmo scoprire quanto sia solo una  mera illusione per farci vedere sovranità che in realtà non abbiamo e per distrarci dalla ricerca del vero cambiamento, il cambiamento contenuto nella parola “Demosofia”, uno scrigno che ci porterebbe lontano e che discuteremo nelle riflessioni successive. In conclusione cerchiamo di richiamare il filo conduttore di questo breve percorso, un percorso che è partito dalle possibili modalità di formazione dell’individuo per evidenziare l’importanza di mantenere un rapporto con la propria individualità, questo per generare individui non passivi ma che tessano rapporti bidirezionali con il mondo esterno. Solo questa consapevolezza dei rapporti bidirezionali e delle loro dinamiche può portarci ad una consapevolezza ancora più basilare, una consapevolezza che ci mostra che tutto il potere del cambiamento è dentro di noi, dobbiamo solo trovare la nostra Energia.

 

   Dylan El Bizri

 

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