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Scrittura e vita, simbiosi perfetta

Scrittura e vita, simbiosi perfetta di Matilde Perriera

di Matilde Perriera

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“Benvenuti al sud”, rischiare per crescere

Novembre 2018

 

Da vedere e rivedere BENVENUTI AL SUD. La tessitura capillare di Luca Miniero, le cui riprese sono iniziate nel settembre 2009 e durate circa dieci settimane, pur apparentemente sostanziata da una narrazione lineare divertente, rappresenta un valido supporto per far luce sui nodi problematici dell’epoca. Importante destrutturare la proiezione ed esaminare l'elemento visivo arricchito dalla mole documentaria di cui si è avvalso il regista. Tale procedimento, basandosi anche su analisi e informazioni implicite indispensabili non tanto per la storia che il film racconta quanto per la realtà messa in scena, arricchisce le indagini, dà spessore ai messaggi inconsapevoli e analizza le intenzioni comunicative volontarie. Tra gli attanti, sostanzialmente, spiccano undici figure e tutte occupano un ruolo ben definito e perfettamente funzionale “alla voglia d'intrattenimento leggero per un pubblico che sente un bisogno quasi fisiologico di ridere”(1). C’è Claudio Bisio nelle vesti di Alberto Colombo, un responsabile dell'ufficio postale di una cittadina della Brianza trasferito dalla Lombardia al Sud, e la riuscitissima Angela Finocchiaro, la Silvia che nella sua estrema intransigenza, pretenderebbe lo scontrino pure dai venditori ambulanti di palloncini in Piazza Duomo a Milano, e Chicco, il piccolo Alessandro Vighi tormentato dalle precauzioni di un’ansiogena madre che vede ovunque pericoli per il figlioletto, e la spassosissima Nunzia Schiano, la Signora Volpe esperta nel preparare pietanze tipiche, e Alessandro Siani, Mattia  Volpe “Peter Pan impacciato che non saallontanarsi dal nido”(2), e l’affascinante Valentina Lodovini, che impersona l’intelligente Maria dalla carica espressiva impeccabile, e Naike Rivelli, un’agente della polizia stradale che, assimilando Castellabate al Kossovo, compatisce Alberto per la crux a cui è stato condannato, e Fulvio Falzarano, alias Mario, sempre timoroso che i suoi appoggi verso Claudio Bisio possano danneggiarlo, e Teco Celio, il Gran Maestro, che scoraggia Alberto e gli prospetta le grandicalamità da cui potrà essere investito al suo arrivo al Sud, e c’è, particolarmente attraente, l’allegro tandem dalla battuta colorita rappresentato da Nando Paone, Constabile piccolo, impiegato postale sempre trasandato anche sul posto di lavoro, con lo stuzzicadenti tra le labbra per non balbettare, insieme a Giacomo Rizzo, Costabile Grande, basso, anziano, prossimo alla pensione. A tutti, però, fa naturale contorno il folto gruppo di comparse del luogo che contribuiscono alla complessiva ricostruzione della sceneggiatura e che, in 120 minuti serratissimi, sotto varie angolazioni e a più livelli di lettura intrinsecamente legati insieme, attestano come l’effetto “a specchio” permetta di soffermarsi sulle incognite correlate alla realtà rappresentata nelle sue implicanze socio-politico-economiche. Tramite il linguaggio cinematografico fortemente sintetico, denso di informazioni e congeniale agli stili cognitivi di ogni spettatore, e il fattivo concorso di tutti i personaggi, così, si dimostra la grandissima valenza della trama che, intersecandosi alle “microstorie” di autentici trascinatori come Alberto e Mattia, entra implicitamente nella “Macrostoria” per meglio rappresentarla. Basilare il ricorso al metodo del “Problem solving”, che fa nascere dubbi su atteggiamenti comportamentali eccessivi, testimonia come la socializzazione del proprio lavoro, in senso tanto sincronico quanto diacronico, favorisca la crescita complessiva della riflessione e sottolinei come il connubio di garbo, educazione, cultura, competenza, professionalità, caratteristiche richieste a chi s’immette nel mondo del lavoro, garantisce al dipendente il rispetto e la stima da parte di chi avrà bisogno dei servizi da lui offerti. Alberto, messo sotto pressione della moglie, è disposto a tutto pur di ottenere il trasferimento nel centro dell'adorata Milano, all'ombra del Duomo. Dopo l’ennesima delusione, anche determinata dalla codardia di Mario, si finge invalido per salire in graduatoria, ma il trucchetto non funziona e, scoperto senza troppe difficoltà, viene … Sospeso? Peggio! Licenziato? Peggio ancora! Trasferito … Da Usmate Velate al Sud … giù, più giù di Bologna, più giù di Roma … molto più a Sud! Sicilia? Più su … vicino Napoli … a Castellabate!!! Dovrà trascorrere almeno due anni in quel paesino della Campania. Una sanzione esemplare, certamente meno onerosa di un licenziamento per gravi responsabilità Un vero e proprio incubo per un abitante del Norde, un milanese membro della prestigiosa Accademia del gorgonzola guidato da una “mentalità scientifica fatta di freddezza e di distacco”(3). Rivestito di fisime contro i meridionali, di tanta diffidenza e convinto che “Cristo si fosse fermato a Eboli”, Claudio Bisio, “l'uomo padano che vive all'ombra della Madonin di Milano e rivolge tutte le possibili stigmatizzazioni contro il Sud pigro e parassitario”(4), parte da solo alla voltadella terra dei terrùn scansafatiche, delle donne con i baffi, del colera, del tifo, della meningite, del caldo asfissiante con 30/40°, della camorra, della monnezza per le strade infestate dai topi, con un giubbotto antiproiettile, vestiti leggeri e il navigatore satellitare … senza il Rolex, ovviamente, commiserato da tutti, persino da Naike Rivelli, che non gli fa nemmeno la multa, malgrado i 40 Km/h in autostrada che rallentano il flusso discensionale. Giunto a destinazione, mentre le lacrime gli scivolano sul viso e infuria l’imprevedibile pioggia torrenziale, scopre la targa con la frase “Qui non si muore”, insegna che a Castellabate non esiste, anche se la frase è stata realmente pronunciata da Gioacchino Murat in visita nella cittadina durante il suo ultimo viaggio nel meridione italiano. Tutto, per il resto, come preannunziato, la lingua incomprensibile, l'appartamento disadorno, l’odore intenso di naftalina, le abitudini alimentari primitive ... Tisane, the, yogurt bianco, marmellate, fette biscottate sostituiti da abbondanti e frequenti tazze di caffè, salsicce, chiappe di pomodoro, frittate, cioccolata mischiata al sangue di maiale … per colazione!!! Ben presto, però, con sua immensa sorpresa, “il calore e l'accoglienza del Meridione scioglieranno tutti gli stereotipi sul Sud che fino ad allora lo avevano accompagnato”(5); scoprirà un luogo affascinante, un mare splendente in cui la luce del sole che tramonta crea effetti straordinari, una popolazione ospitale. Ecco l’archetipo della mamma ancestrale rivisitata dalla Signora Volpe, i colleghi affettuosi, il Mattia fuochista per passione e postino di professione, la Maria esasperata da un Mattia che non riesce a instaurare un rapporto vero con lei, il duo Costabile … Una realtà e un'umanità che Alberto nemmeno immaginava, un appoggio a 360°.  “È ancora possibile conoscersi, dunque, coniugare, nonostante la sedimentazione di stereotipi, il divertimento con l'altruismo, provare ad andare oltre”(6), venirsi incontro, collaborare pure per arredare un appartamento, dare una mano al nuovo amico Mattia a sganciarsi dalla madre invasiva e iperprotettiva che, nonostante l'età adulta di lui, continua a portargli a lavoro la merendina e a riconquistare il cuore della bella guagliuncella mediterranea. Intramontabili saranno per lui i ricordi di varie scene animate iperbolicamente, come nel caso della consegna a domicilio della posta corroborata dai mille caffè quotidiani, dai Nocilli, dai succhi di frutta alcolici offerti dagli utenti ospitali con le conseguenti crisi nervose o le frequenti ubriacature. Come dirlo alla moglie nevrotica? E’ un problema che s’ingigantisce in climax perché Alberto, da quando è partito, non solo ha visto rifiorire il rapporto con la moglie, ma, agli occhi dei vecchi amici del Nord, è divenuto un vero e proprio eroe. Silvia, convinta che la criminalità regni sovrana nel Sud d'Italia e preoccupata per le sorti del marito, decide di andare a visitare il posto; Alberto, per metterla di fronte ai gravi rischi a cui egli andava incontro giornalmente e convincerla a tornare a Usmate, lancia un disperato SOS ai colleghi. La donna, al suo arrivo a Castellabate, resterà scioccata di fronte alla scorta armata composta dai colleghi, ormai amici di lui, che inscenano false sparatorie. Dopo una serie di malintesi e scene spassosissime, a seguito delle quali Alberto recupererà il matrimonio, la polentona, imparando anche ad apprezzare la gente e il modo di vivere dei meridionali, capirà che deve rimanere accanto all’uomo che ama, spogliandosi di tutte le trepidazioni. Si libererà, finalmente, di tutte le apprensioni anche nei confronti di Chicco, che terrà con sé al Sud fino al termine della prigionia a Castellabate. I detrattori rimproverano a BENVENUTI AL SUD di avere pedissequamente ricalcato “Giù al Nord”, anch’esso incentrato, polemicamente, sulle differenze Nord-Sud di uno stesso Paese e sulla possibilità di abbattere il pregiudizio. Nei due film cambia l'ambientazione, ma molti dei dialoghi dell'originale francese e i temi sono gli stessi, dalla temperatura climatica tremenda, all’abbigliamento con cui i migranti intraprendono il viaggio, alla difficoltà del dialetto, anche se “fra l'esagono francese e lo stivale italiano la cartina socio-culturale del pregiudizio appare specularmente rovesciata. In Francia si brama il sole del Mediterraneo e si temono i cieli grigi delle regioni del Nord; in Italia si ristabilisce la connessione fra discesa geografica e declino civile”(7). La commedia originale francese, “Bienvenue chez le Ch’tis”, narra l’avventura esistenziale di Philippe Abrams, il quale aspira al trasferimento a Cassis, ridente località marittima della costa francese mediterranea, ma, per punizione, è costretto a rintanarsi nel gelido Nord, nella piccola cittadina di Bergues, nei pressi di Lille. Crede di dover affrontare un freddo polare e l'ostilità dei minatori musoni Ch'ti, ma trova un clima mite e un'accoglienza strepitosa non solo da parte dei suoi nuovi colleghi, ma anche dei vicini di casa, al punto che sarà difficile per lui, due anni più tardi, ripartire per l'agognato posto di direttore delle Poste a Porquerolles, isola al largo della Costa Provenzale nel Sud. Nella seconda parte della versione italiana, comunque, molte situazioni sono state aggiunte, modificate o cambiate per renderle più aderenti agli stereotipi italiani. Nelle due sceneggiature, per esempio, per dissuadere la moglie e convincerla a tornare a casa, gli amici inscenano una rappresentazione amplificata delle abitudini locali secondo i più biechi pregiudizi; la signora, però, mentre nella versione originale francese è coinvolta in una serie di eccessi alcolici, secondo lo stile di vita della popolazione locale, nel film italiano si ritrova circondata dalla scorta armata e da false sparatorie. Al di là di ogni somiglianza, in ogni caso, l’animus di BENVENUTI AL SUD prodotto da Medusa è tutto italiano, anzi, meridionale, tanto da spingere Luca Miniero a dichiarare che “nei telegiornali non viene mostratala quotidianità di certi luoghi ed è quello che ha cercato di fare. L'intenzione era quella di smantellare gli stereotipi, far riflettere in maniera simpatica sui pregiudizi di cui si può essere vittima, di mostrare il rapporto tra Nord e Sud, che, malgrado le diversità, si ritrovano sul terreno dell'umanità”(8) tanto che un forestiero, se viene al Sud, piange due volte, quando arriva e quando parte. Gli stessi attori protagonisti, una volta letto il copione, hanno sentito propria la tematica e hanno interpretato le rispettive parti con grande partecipazione emotiva, sempre vigili con iniziative e proposte colte finanche dalla viva voce dei cittadini, animati dal desiderio di rendere “vero” il copione, arricchendolo con le mille sfumature che riflettessero le vicissitudini italiane, condizionate dall’estraneità tra gli abitanti del Nord e quelli del Sud. “La sceneggiatura, pertanto, si è modificata più volte in corso d'opera, per cui il film, nonostante sia un remake, si distacca dall'originale per la sua veste tutta italiana”(9). BENVENUTI AL SUD, inoltre, è un ottimo esempio di come si possa produrre una commedia all’italiana che ammicchi al passato senza allontanarsi dal presente, specialmente perché, grazie alla colonna sonora di Umberto Scipione impreziosita da ben 16 canzoni, in più di un’occasione, si torna con la memoria al Pane, amore e gelosia di Comencini, a un cinema che fu, dominato di buoni sentimenti, popolare nel senso più positivo del termine e, appena usciti dalle sale cinematografiche, gli spettatori intonano nel cuore le note di Madonin, Tammuriata Cilentina, Passione Eterna, Cuore Latino, O’ballo D”o Cavallo, ‘O Sole Mioun altro sole più bello non c'è,  il sole mio sta in fronte a te … Ben meritati, quindi, i premi ricevuti, dal Trailer d'oro alla Nomination del Festival del Cinema di Salerno nel 2010, alla Medaglia d'oro della provincia di Salerno, al Biglietto d'oro come secondo classificato tra i film più visti in Italia nel 2010 e, ancora oggi, a otto anni di distanza, BENVENUTI AL SUD continua a suscitare un’eco imprevista, a conquistare il box office con gli oltre 35 milioni d'incassi e a innescare una serie di iniziative davvero encomiabili. Tanti turisti, soprattutto giovani, per esempio, invadono la piazzetta di Castellabate per visitare location dell’ormai celeberrimo film e immergersi nell'atmosfera che vi si respira per le botteghe di artisti, artigiani, ceramisti, orafi, per le caratteristiche viuzze che si snodano tra piazzette e palazzi, per i suggestivi paesaggi marini e, in particolare, proprio l'ufficio postale in cui si svolgono tante scene. Dalle varie interviste emerge come, per tutti, restino memorabili le ultime battute, lo zabaione con il Marsala dell’intuitiva Signora Volpe a Mattia e l’abbraccio fraterno tra Alberto e Mattia; le definiscono come la metafora di una complementare proposta operativa tesa all’opportunità di “ritrovarsi” a patto di assimilare “piccole situazioni quotidiane insieme a un pizzico di commedia”(10). Semplici gesti affettuosi? Assolutamente NO – dicono – perché “si percepisce, nello scorrere della struttura filmica, un’efficace strategia attraverso cui Luca Miniero, napoletano purosangue, “racconta, con il sorriso, le divisioni e le prevenzioni che ancora avvelenano le relazioni tra Nord e Sud”. Ci si rende conto, allora, che, grazie alla frizzante e vitale commedia, Castellabate e Usmate Velate sono uscite dal cono d’ombra dell’anonimato e finite sotto i riflettori della sfera politica per consentire alle platee di introiettare messaggi di ampio spessore, quali la percezione del “diverso” e una più oggettiva valutazione di tendenze o potenzialità. Che dire di più? “Alea iacta est”(11), il dado è tratto, ora bisogna agire. Non si cresce senza rischiare, senza mettersi alla prova, senza provare a navigare nel mare aperto, insieme. Unirsi è un inizio. Mantenersi uniti è un progresso. Lavorare insieme è un successo, senza mai demordere e ricordando che “esiste un'isola di opportunità all'interno di ogni difficoltà”(12).

 

      Matilde Perriera

 

Indice articoli

 

NOTE

1) Angela Cinicolo, Pane, amore e … gorgonzola, movieplayer.it, sett. 2010

2) Angela Cinicolo, ibidem

3) Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, 1945

4) Edoardo Becattini, Fedele remake arricchito da un certo virtuosismo tecnico e da uno spettro di colori più ampio e caldo, www.mymovies.it, settembre 2010

5) www.corriereinformazione.it, 24 ottobre 2010

6) Giancarlo Zappoli, Giù al Nord, Una commedia sulla possibilità di abbattere il pregiudizio, www.mymovies.it

7) Edoardo Becattini, ibidem

8) Intervista a Luca Miniero, cinema.excite.it, 29/9/2011

9) Luca Miniero, Ibidem

10) Giancarlo Zappoli, ibidem

11) Svetonio, De vita Caesarum, 10 gennaio del 49 a.C

12) Massimo Rosa, Da Seneca ad Anthony Robbins, le frasi che fanno bene al Business!, dicembre 2007.


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