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Scrittura e vita, simbiosi perfetta

Scrittura e vita, simbiosi perfetta di Matilde Perriera

di Matilde Perriera

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Danza di onde tempestose

Gennaio 2022

Da IL CARRO DELLE MUSE 2021


La Prof.ssa Perriera, con la storia di Marco e Giulia, ha allargato lo sguardo su situazioni di vera e propria emergenza. Ha scintigrafato, appunto, le emozioni di quanti, purtroppo, abbassano drasticamente il livello di percezione dell’illecito e si allontanano senza ritegno da ogni norma sociale. Ha sottolineato, altresì, come tali individui, divorati dal tunnel della violenza, perpetuano un indebito oltraggio dei diritti umani, anche se nessun protocollo interdisciplinare tra avvocati, magistrati, psicologi, psichiatri, criminologi potranno ufficialmente condannarli.



Danza di onde tempestose


Il mare era di uno splendore indescrivibile. Marco non lo guardava nemmeno. Seduto su uno scoglio, stava leggendo distrattamente qualche pagina dell’opera “Ricordi, sogni, riflessioni” di Carl Gustav Jung, quando, all’improvviso, si sentì trafitto da un’osservazione molto incisiva.  “Il mare è come la musica: contiene e suscita tutti i sogni dell’anima”. Le asserzioni intense e significative dello psicoterapeuta svizzero, inizialmente, non intaccarono l’apatia di Marco. Il giovane era scettico. Lo sciabordio delle onde avrebbe mai potuto sottintendere fertili ping pong dialettici con un osservatore?

Quella massa spumeggiante, invece, ebbe un potere attivo sul suo cuore perché cominciò ad accendere in lui un senso di colpa finora sconosciuto e a scintigrafarne le emozioni. Riesaminava il momento in cui era salito su un treno senza fermate, in un evolversi inesorabile che lo aveva esposto al toc toc dello smarrimento spirituale. I modelli delle baby gang a cui si era legato, con bravate riprese continuamente da telegiornali, fiction e serie televisive, avevano drasticamente abbassato il suo livello di percezione dell’illecito. Si era allontanato senza ritegno da ogni norma sociale creando una situazione di vera e propria emergenza. Divorato dal tunnel della violenza, si era ormai rivestito dell’habitus del maltrattatore. Capiva di essere colpevole per aver perpetuato un indebito oltraggio dei diritti umani, anche se nessun protocollo interdisciplinare tra avvocati, magistrati, psicologi, psichiatri, criminologi poteva ufficialmente condannarlo. Aveva cominciato, inconsciamente, un viaggio di iniziazione da cui avrebbe imparato ad affrontare i propri demoni.

Marco osservava le onde che si infrangevano sugli scogli e cercava di riflettere su come uscire dal vortice della tempesta interiore. Gli risalirono a galla i pensieri più nascosti. Avviluppato in questa parabola di intrecci devianti, era stato sollecitato dalla smania di sentirsi invincibile. Desiderava esercitare azioni di comando su Giulia per sentirsi appagato e sicuro di sé. Nella sua mente scorrevano i fotogrammi delle occasioni in cui, dispotico o intollerante, le aveva inflitto prove degradanti e dolorose. All’inizio era stato gentile e premuroso, poi era arrivata un’immotivata gelosia e si era lasciato andare con aggressioni psichiche o percosse scatenate, probabilmente, dall’insicurezza e dalla paura dell'abbandono. In un crescendo pericoloso, era divenuto sempre più riottoso al punto che schiaffi, pugni, calci, frustate erano state le sue uniche manifestazioni verso di lei. La bistrattava, la mortificava, l’offendeva, la strapazzava, la tormentava, la minacciava e non una-due-tre-quattro volte, sempre, rendendo palesi i grovigli preoccupanti di una cultura aberrante e dei rischi a essa connessi.

Il moto ondoso, frattanto, generato da un vento che spirava con più intensità, stava increspando la superficie marina. I cavalloni si avvicendavano ininterrottamente in un movimento senza fine. Questa rete di meraviglia, quasi in correlativo oggettivo, sembrava partecipe del turbamento di Marco e lo spingeva a valutare i tanti effetti negativi o i momenti di sconforto a cui la compagna era andata incontro. Aveva rischiato di ucciderla. Come aveva potuto calpestarla con tanta brutalità?

E Giulia? Brancolava nel buio, si sentiva una piccola trottola sotto la sferza di un destino ostile.  Era ormai preda di quella “rassegnazione acquisita” che, ben esemplata dalla commedia francese con il “gioco degli anagrammi impossibili” e la favola del “luccio affamato”(1), l’aveva ridotta a uno stato di soggezione massima. A forza di collezionare umiliazioni, infatti, aveva radicato nel profondo la convinzione di essere idiota. L’impatto psicologico di questi episodi aveva segnato profondamente la sua personalità e la ragazza non sapeva più prendersi cura di sé, non riusciva più a lavorare, soffriva di perdita di fiducia e autostima, si sentiva disperata e impotente, aveva attacchi di panico, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali, ma, soprattutto, aveva più volte tentato il suicidio. Subiva in silenzio ormai da tre anni. La loro relazione proseguiva, ma il suo disagio e i suoi malesseri erano divenuti irreversibili. In un continuo e disperato ritornello, si chiedeva come tutto questo potesse essere provocato dalla persona che lei amava e che avrebbe dovuto proteggerla. Fino a quando avrebbe resistito barricata nella sua disperazione?

La vittima impaurita, intanto, aveva intercettato il Pronto Soccorso che si rese subito disponibile per un primo intervento sanitario per poi sottoporla alle attenzioni dell’ONG e dell’Onlus. Con il sostegno psicologico e l'efficacia delle strategie degli esperti legati a Organizzazioni Non Governative Non Lucrative e di Utilità Sociale, ripercorse le tappe fondamentali della sua avventura esistenziale e cominciò a rimuoverne i palesi o più latenti ostacoli che le avevano impedito di ricomporre la propria identità. Il conforto che le diedero si trasformò in carica di dinamite necessaria per sorreggere i suoi disperati SOS e colmare i vuoti della sua anima. Ed è così che, lentamente, sentì abbattere il muro di ferro invisibile che, a causa delle coercizioni patite, l’aveva isolata dal mondo e soffocato ogni suo potere decisionale. Aveva maturato l’idea di una sfida prima di tutto contro sé stessa, ormai pronta a non lasciarsi sopraffare dagli eventi. Il tentativo di un cambiamento radicale divenne, per lei, prolessi di redenzione morale. Sentire, agire, lottare, nella consapevolezza che bisognava superare anche le crisi più profonde, erano diventati i suoi nuovi imperativi. Le si riaprivano le porte al futuro. BASTA. Avrebbe abbandonato il compagno.

Marco tornò a casa. Molte frecce, ancora, trafiggevano il suo animo,eppure, dopo l’istante magico in cui il suo sguardo si era specchiato nell’immensa distesa azzurra, aveva ricominciato a leggere i suoi sogni. Impossibile crederlo? Per chi ama la montagna, forse, per quella esclusiva dimensione di natura e rocce, sentieri e valli rigogliose, picchi sublimi e nuvole. Chi, invece, ha provato i benefici effetti psicologici di una vacanza vicino a una spiaggia, tra sole, acqua, sabbia, scogli, e l’immediato senso di freschezza dopo una nuotata rigeneratrice può capire. Il mare, effettivamente, con la forza propulsiva delle sue burrasche, era stato il suo mentore. Gli aveva consentito di uscire dal carcere.

Aprì la porta, la chiamò. Le avrebbe chiesto perdono e avrebbero ricostruito il loro legame. SILENZIO. Giulia era fuggita. Marco sapeva che lei aveva avuto mille ragioni per lasciarlo. Tutto gli sembrò perduto. Era troppo tardi? No. Sarebbe andato a cercarla, deciso a valicare l’inferno delle tentazioni e farle riscoprire l’uomo realmente innamorato che si era smarrito nel ragazzo fuorviato. Sì, ce l’avrebbe fatta – pensava – e sentiva echeggiare dentro di sé le immortali parole di Jim Morrison: “Sii sempre come il mare che, infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza di riprovarci”. Sperava che, se egli voleva, il sole non sarebbe più tramontato sulla sua vita travagliata.

Giulia non poteva assolutamente immaginare che Marco fosse pronto a riemergere dal baratro in cui era piombato e, comunque, non sarebbe stata più disposta a credere ai soliti “scusami non lo farò più” del partner.

Lo vide arrivare.

Terrorizzata, si toccò istintivamente la spalla ancora dolente per le ripetute percosse.

Attraversò la strada per sfuggirlo… Brooomm… SKREEK … Lo stridore vano dei freni scosse l’aria… Un urlo agghiacciante… Panf… Booom - Bum!

… e, dopo alcuni anni …“Padre Marco, celebrerà lei stasera la messa?” …



   Matilde Perriera


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NOTA
1) Film “Lesgrands esprits” - Il professore cambia scuola, Regia di Olivier Ayache-Vidal, genere Commedia - Francia, 2017, durata 106 minuti, distribuito da P.F.A. Films, Emme Cinematografica.


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