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Scrittura e vita, simbiosi perfetta

Scrittura e vita, simbiosi perfetta di Matilde Perrieradi Matilde Perriera

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L'energia del cuore

Ottobre 2017

Da IL CARRO DELLE MUSE 2017

 

Con questo racconto Matilde Perriera si è distinta meritando, a livello internazionale, il PRIMO PREMIO nella sezione narrativa del CONCORSO INTERNAZIONALE PER SOLE DONNE "IL CARRO DELLE MUSE", Matilde Perrierapremio 2017 IL CARRO DELLE MUSEla cui gestazione risale al 2014 per iniziativa della Dott.ssa Loredana Reppucci. L'associazione, alimentata continuamente dall’estro della Presidentessa, è coadiuvata da un'équipe di altissimo spessore culturale e umano sollecitata dall’obiettivo di allontanare un po' "Cenerentola" dai fornelli, spingerla a "leggersi" dentro, farle scoprire e valorizzare, attraverso un racconto o una favola o una poesia o una rappresentazione grafica, le tante potenzialità del suo IO soffocato dalle 1000 incombenze della quotidianità.

 

 

L'energia del cuore

 

Adalgisa spaziava tra le risonanze della lirica, i ritmi della prosa, l’emotività dell’arte e sentiva sgorgare dal profondo sensazioni meravigliose. Ricorreva di continuo a nuove metodologie e alle innovazioni dell’elettromatica per veicolare emblemi di speranza e giustizia tanto incisivi da scoppiare nei cervelli dei suoi studenti, provocare crolli di banalità, interagire nella risoluzione dei perenni contrasti adolescenziali. Sua arma contundente era l’indefinita forza di attrazione di Dante, Machiavelli, Leopardi, Pirandello, Ungaretti, Montale, Vittorini, Sciascia, Seneca, Orazio, Catullo, insuperabili leader della formazione spirituale che alimentavano un fertile cortocircuito intramontabile. Guida imprescindibile per i suoi alunni, portava nelle classi una ventata di freschezza e minimizzava le paure dei ragazzi di fronte a un domani incerto che sbarrava luminose speranze. La sua pianificazione procedeva con singolare armonia quando, inaspettatamente, si trovò sommersa da gelidi acronimi, nomi tecnici che, formati da lettere maiuscole iniziali di più parole, sottintendevano le più disparate realtà. Quello studente, che aveva Bisogno di interventi Educativi Speciali, si era trasformato in un anonimo BES, quel ragazzo dislessico, che manifestava Disturbi Specifici di Apprendimento, in un DSA e l’altro ancora, DiVersamente Abile o con Funzionamento Intellettivo ai Limiti della norma, in un DVA o in un FIL … Il Preside … ops … il DS … il Dirigente Scolastico, con l’altisonante appellativo che ne enfatizzava la qualifica manageriale, avanzava suggerimenti per il PTOF, il Piano Triennale dell’Offerta Formativa disseminato, di volta in volta, da precisazioni sugli IDEI, Interventi didattici educativi integrativi necessari per ottimizzare l’offerta della scuola, o sui corsi ESABAC, con ESAme di stato e BACcalauréat indispensabile per un  Diploma binazionale italo-francese, o sulle iniziative dell’ASL e le virtualità dell’Alternanza Scuola-Lavoro, o sulla POLIS e l’obbligatorietà di Presentare On Line tutte le Istanze, o sulla conclamata LIM, la Lavagna Interattiva Multimediale, “indispensabile supporto” per registrare le assenze, appuntare le lezioni, annotare i voti quadrimestrali. Ci si scervellava, in sostanza, per dare il giusto valore a ogni monogramma e, intanto, la lingua, creatura duttile in continuo divenire e basilare nelle relazioni interpersonali, sembrava aver perso la sua onnipotenza semantica per lasciare il posto ad aride formule chimiche. La direttiva che le aveva strozzato inesorabilmente gli entusiasmi, però, era stata quella con cui, per asettici e vincolanti decreti ministeriali relativi a cattedre di 18 ore, le era stato strappato il latino dal percorso liceale e le era stata sbriciolata la continuità in quel triennio conquistato dopo aver, per decenni, divorato pile di critica letteraria. La Docente, lacerata nell’intimo, non si trovava più a suo agio nella “sua” scuola, soprattutto perché anche i colleghi la definivano obsoleta, l’accusavano di inseguire utopie regressive e le contestavano l’illusione di poter scrivere pagine significative della storia dei propri allievi. Le nuove proposte operative, inoltre, la costringevano a passeggiare nei corridoi dell’istituto mentre i ragazzi, sedotti dal fascino delle novità, erano, di volta in volta, impegnati con olimpiadi di italiano o di matematica o di fisica, soggiorni all’estero, stage, incontri in tribunale, spettacoli teatrali, conferenze, corsi di inglese o di tedesco o di cinese per progetti che, sebbene ne affinassero le competenze, erano tanti e tanti, troppi forse, e li distraevano da un apprendimento più sistematico. Adalgisa, seppur sollecitata dalla scrittura creativa in tutte le sue espressioni e incline alla rilettura autonoma di film o romanzi, non riuscì più a far germogliare le sue passioni nel petto degli adolescenti e sentì la mente vacillare. Tutte le sue risorse furono assorbite da frequentissime alterazioni psico-fisiche; incapace di concentrarsi e soggetta a sbalzi di umore inspiegabilmente seguiti da singhiozzi improvvisi, percepì che i suoi filtri intellettivi erano ormai succubi dei tetri compagni dell’ansia, del pessimismo, dell’apatia, dell’inettitudine, degli attacchi di panico. I medici, generalizzando, parlavano di crisi di salute mentale, ma nessuno di loro scandagliava i 1000 PERCHE’ che la martellavano … “I suoi pensieri erano stigmatizzati perché seguivano con passi eccessivamente felpati le macroscopiche innovazioni? O, soltanto, perché essi, non ritenuti omologati alla massa, erano avvertiti come diversi e, quindi, strani? Oppure perché non ne veniva compreso lo spirito animatore? Bisognava, per essere accettati, schiacciare il pacchetto della propria unicità? E come mai nessuno condannava le cattedre oversize che, con 28-30-32 studenti, ne ostacolavano il naturale processo di crescita? A cosa le era servito vincere tanti concorsi, aver profuso nello studio i migliori anni della sua vita, veder brillare i liceali da lei seguiti nelle più selettive facoltà universitarie?” … L’oppressione toracica e il nodo alla gola non l’abbandonavano, il suo corpo era in modalità sopravvivenza e, a ogni secondo, ticchettio dopo ticchettio, il capolinea salvifico di una lunga carriera veniva dilazionato a oltranza dall’implacabile APE, che imponeva dure condizioni per l’Anticipo Pensionistico. Una notte, una delle tante trascorse insonni nell’analisi angosciosa degli ostacoli più invalicabili, Dididìn … dididìn … dididìn … il messaggio di Erika, scritto per ringraziare la Prof. di averla aiutata a dar voce al suo vulcanico mondo interiore … E, l’indomani, Dididìn … dididìn … dididìn … quello di Alessio, poi, quasi collegati da un misterioso filo invisibile, quelli di Giulia, Carla, Marta, Sara … Dididìn … dididìn … dididìn … Il cellulare continuava a squillare e quello spirito travagliato, scosso dall’imperitura stima colta nei ping pong telematici di studenti già da anni diplomati, sentì vibrare dentro di sé una molla che riaprì la barriere difensive e gli diede l’input per resistere alle forze contrarie. Il letale mostro dal torpore tombale si volatizzò e le prime luci di un’alba nuova stavano facendo risalire a galla trascinanti aspirazioni, supportando la Docente con la spinta propulsiva necessaria per farla convivere con i propri sogni. Le era stata tolta l’opportunità di dare linfa vitale alle radici latine di cui era tanto orgogliosa? Doveva scontrarsi ogni giorno con la Lavagna Interattiva Multimediale che, per la connessione spesso lenta, le impediva di registrare tempestivamente i dati? Da ogni valutazione oggettiva presagiva che la darwiniana tensione del progettificio tendeva a svalutare la sua professionalità? E a rubare tempo prezioso allo sviluppo di temi graffianti? Sì … e la ferita sarebbe rimasta aperta, ma lei, a questo punto, pur costretta a subire la ristrutturazione dei programmi da svolgere, le logoranti sigle e i “bla bla” dei tanti che inneggiavano alla BUONA SCUOLA, non era più disposta a tollerare in silenzio le più demistificanti mortificazioni ... Dididìn … dididìn … dididìn … Francesca, Noemi, Alessandra … Altri messaggi, sempre più coinvolgenti … Adalgisa si era riappropriata del suo IO e, a testa alta, rivide nella pensione non più una fuga, ma il naturale completamento di un ruolo. La priorità assoluta sarebbe stata quella di rispondere, senza mai perdere il sorriso, ai bisogni formativi, sociali e culturali degli studenti, certa che i richiami trasversali le avrebbero permesso di favorire l'approccio circolare presente-passato-futuro e di allettare i ragazzi con le scintille del “suo” Seneca, del “suo” Orazio, del “suo” Catullo … In un mondo caotico in cui le idee, spesso, si poggiano su fondamenta di fragile cristallo, insomma, avrebbe continuato a lasciare un’impronta indelebile nell’animo degli studenti grazie alla fervente sete che sprigionava dall’energia infinita del proprio cuore.

 

      Matilde Perriera

 

 

Matilde PerrieraMatilde Perriera palermitana di nascita e nissena di adozione, ama la letteratura italiana in tutte le sue espressioni. Una passione che germoglia nei suoi racconti brevi e fiorisce nelle menti delle sue figlie, dei 4 nipoti e di tutti gli alunni che, dal 1978 a oggi, ha incontrato tra i banchi di scuola.

 

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