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Riflessioni sulla Semplicità

Riflessioni sulla Semplicità

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Le regole per la semplicità

Ottobre 2016

  • Le regole per la semplicità

  • Evitare le ripetizioni

  • L'ordine

  • Coerenza

  • Regole costitutive

 

Le regole per la semplicità

 

Per fare cose semplici il principale criterio è quello enunciato dal filosofo Guglielmo di Occam (1285-1347) nel quattordicesimo secolo (il ‘rasoio di Occam’), “Non si devono introdurre entità senza necessità”. Di moltissime cose non c’è nessun bisogno, di complicati regolamenti, di norme cervellotiche, di istruzioni (autentiche) del tipo:

  • Per un forno a microonde: non usare per asciugare gli animali domestici.

  • Per una TV: non versare liquidi nel vostro televisore.

  • Per una motosega: non provate a fermare la motosega con le mani.

  • Per un ferro da stiro: non stirare i capi mentre li indossate.

Non c’è bisogno di un ‘pulisci ananas’ di un ‘separa tuorli’, di un ‘affetta mele’. Oltre all’accortezza di introdurre solo ciò che serve – e di realizzare bene ciò che si introduce - si possono però individuare alcune regole per la semplicità:

  • Evitare le ripetizioni

  • L’ordinamento

  • La coerenza

  • Le regole costitutive

 

Evitare le ripetizioni

 

Se qualcosa è già stato detto o descritto è inutile dirlo o descriverlo di nuovo, conviene fare riferimento a quanto c’è già. Se esiste una conoscenza comune tra noi e l’interlocutore conviene utilizzarla. Se parlando di una ”auto” dovessimo spiegare come è fatta e a che cosa serve il discorso sarebbe tremendamente complesso, mentre di solito ipotizziamo che l’interlocutore lo sappia perfettamente ed usiamo una sola parola invece di una gran quantità di spiegazioni (è un oggetto lungo dai tre ai cinque metri, alto circa un metro e mezzo e poco più largo, con quattro ruote provviste di pneumatici, con un motore a scoppio che gli permette di muoversi rapidamente, due o più porte, un certo numero di sedili, un volante e innumerevoli comandi al posto di guida, un serbatoio che si può riempire di carburante).

 

Le intese tacite

Se quando una persona si mette al volante di un’automobile gli dovessimo dire: ‘l’acceleratore è a destra, il freno al centro e la frizione a sinistra’, se dando ad una persona una banconota da cinque euro gli dovessimo dire: ‘è un pezzo di carta molto particolare che chiunque accetterà in pagamento di qualsiasi merce, ci puoi comprare cinque caffè, un panino,  tre giornali’, se facendo vedere a qualcuno un itinerario su una mappa dovessimo dirgli che la mappa è una rappresentazione della realtà su scala ridotta e che la ‘N’ indica il nord, che è la direzione verso il Polo indicata di notte dalla stella polare, la nostra vita sarebbe molto più complessa.

Invece in tutti questi casi sappiamo che l’interlocutore sa come funziona un’auto, a che cosa serve una banconota, come si usa una mappa. Queste intese tacite permettono di semplificare la comunicazione con gli altri: quando parliamo basta dire quanto non è ovvio per entrambi: per tutto il resto, come dicono i francesi, ‘Ça va sans dire’.

 

Brutti scherzi

Affidarsi alle intese tacite può fare brutti scherzi. Quando si chiede un’indicazione stradale se si seguono alla lettera le indicazioni è difficile riuscire ad arrivare a destinazione, a meno di aiutarci con il nostro ‘fiuto’. Chi dà le indicazioni dà per scontate una serie di informazioni che il suo interlocutore non conosce, ad esempio non si menziona la prima rotonda perché si ritiene che sia ovvio che si deve andare a destra (la strada principale), mentre per chi riceve le indicazioni non è ovvio per niente e riterrà più opportuno andare dritto. Anche in questo caso si fa riferimento ad un corpus di conoscenza implicita, ma lo si sopravvaluta.

 

Le abbreviazioni

Le abbreviazioni sono una forma di riferimento a una conoscenza comune: se invece di ‘colonnello’ si dice ‘col.’ si dà per scontato che l’interlocutore traduca la seconda parola nella prima. Uno dei problemi delle abbreviazioni è il rischio di ‘collisioni’, perché una sequenza di lettere può avere più significati: ‘col’ può essere una abbreviazione per ‘colonnello’ o per ‘colonna’, ‘ced’ può indicare un ‘Centro Elaborazione Dati’ o la ‘Comunità Europea di Difesa’; ‘cd’ può indicare ‘Compact Disk’, ‘Change Directory’, ‘Certificato di Deposito’, ‘Corpo Diplomatico’; ‘rid’ può indicare ‘Rapporto Interbancario Diretto’ (il sistema con cui si pagano automaticamente le bollette), ‘Registro Imbarcazioni da Diporto’, ‘Rivista Italiana Difesa’.

Combinando due o tre lettere a caso c’è una buona probabilità di trovare una abbreviazione che rimanda a più di un termine. Le combinazioni di due caratteri sono 1296 (ogni carattere può assumere 36 valori - 26 lettere e dieci numeri) e Wikipedia ha 967 pagine di disambiguazione per sigle di due caratteri. Le combinazioni di tre caratteri sono 46656 e Wikipedia ha circa 13000 pagine di disambiguazione di questa categoria. In tutti questi casi è il contesto ad indicarci quale possibilità scegliere, ma il rischio di fraintendimenti rimane alto.

 

La standardizzazione

Se ogni tipo di automobile avesse uno schema diverso per i pedali, alcune con l’acceleratore a destra, il freno al centro e la frizione a sinistra, altre con l’acceleratore a sinistra, il freno a destra e la frizione al centro, le intese tacite su questo argomento non sarebbero possibili: ogni volta che ci si mettesse alla guida di una macchina che non si conosce ci si dovrebbe informare sul tipo di configurazione adottata – e gli incidenti sarebbero molto più numerosi.

Tutte le manopole si avvitano in senso orario e si svitano in senso antiorario, in tutte le strade di una nazione si circola dallo stesso lato, in ogni città un semaforo rosso indica che ci si deve fermare ed un semaforo verde che si può passare. Queste scelte sono comuni, alcune definite in modo formale ed altre no, e rappresentano degli standard. Sono questi a permettere le intese tacite ed una semplificazione decisiva della nostra conoscenza.

 

I valori di default

Qualsiasi oggetto tecnologico (un personal computer, uno smartphone, un programma di word processing) ha un’infinità di opzioni - impostazioni che l’utente può cambiare a suo piacimento. Lo sfondo della schermata iniziale, la musichetta che annuncia l’arrivo di una chiamata, il tipo e la grandezza di caratteri usati quando si crea un nuovo documento possono essere scelti dall’utente.

Un oggetto tecnologico sarebbe pressoché inutilizzabile se si dovessero effettuare delle scelte su ogni opzione prima di poterlo usare: si perderebbe troppo tempo.. Per evitare questo problema i progettisti decidono dei valori di default. Se l’utente non fa niente, le scelte sono quelle: lo sfondo è l’immagine predefinita, il jingle alla chiamata è il “Nokia tune”, la luminosità dello schermo ha un valore medio. In questo modo si opera una semplificazione decisiva dell’oggetto: nell’immagine che ce ne facciamo non dobbiamo tenere conto di tutte le possibili opzioni ma soltanto di quelle che vogliamo modificare.

Nella stragrande maggioranza dei casi i valori di default non si cambiano, tranne quelli con maggiore impatto (come la suoneria di un cellulare). Chi decide questi valori influenza quindi in modo rilevante l’utilizzo dell’oggetto.

 

La stessa cosa

Semplificare riferendosi alla stessa cosa funziona soltanto se ogni volta che si usa un riferimento si pensa esattamente alla stessa cosa. Se quando parliamo di una ‘auto’ noi ed il nostro interlocutore pensiamo a cose diverse – ad esempio uno pensa ad un SUV, un altro ad una golf cart elettrica (un veicolo per trasportare due giocatori di golf e la loro attrezzatura lungo il campo da gioco) - le cose non funzionano: il pericolo non è solo quello di non riuscire a semplificare, ma si rischia il totale fraintendimento.

Una informazione a cui si fa riferimento dovrebbe trovarsi in un solo posto, e non essere duplicata. L’esistenza di un deposito presso una banca deve risultare dall’archivio centrale della banca: altrimenti sarebbe fin troppo facile produrre con una stampante laser dei documenti che attestano depositi immaginari, come in effetti è accaduto nel caso del crack Parmalat. E’ facilissimo fabbricarsi la ricevuta di un bonifico, ma se il numero di CRO che riporta (l’unico dato effettivamente importante) non corrisponde ad una transazione registrata nell’archivio centrale il bonifico non esiste.

 

La forma normale

Nella teoria dell’informazione la ‘forma normale’ è una organizzazione dei dati in cui non ci sono ripetizioni. Se ad esempio dobbiamo memorizzare tutte gli acquisti fatti da un cliente presso il nostro magazzino, sarebbe inutile ogni volta riportare nome, cognome, indirizzo, CAP, numero di telefono e così via. Ci sarà una tabella in cui sono presenti tutti i clienti con le loro informazioni, mentre nella tabella in cui sono presenti tutti gli acquisti ci sarà soltanto il codice cliente (in altri termini, il riferimento al cliente) con cui si potranno trovare tutte le informazioni che riguardano il cliente.

In questo modo si ottengono due vantaggi: da una parte si semplifica (il codice cliente è molto più piccolo e maneggevole delle informazioni complete), dall’altra si evitano possibili errori (se la via ed il codice postale sono memorizzati in un posto solo, è impossibile che per sbaglio si assegnino per due acquisti informazioni diverse allo stesso cliente).

 

La modifica unica

Se poi il cliente cambiasse il proprio indirizzo, basterebbe cambiarlo una volta sola invece che andare a farlo in tutte le registrazioni dei suoi acquisti. Oltre che più semplice, questo evita il rischio che lo si cambi in un punto e non in altri, nel qual caso i dati diventano inconsistenti.


 

L'ordine

 

Un insieme ordinato è più semplice di un insieme disordinato. In un insieme di oggetti ordinati per lunghezza, ad esempio, ogni oggetto può soltanto essere uguale o più lungo di quello precedente. Gestire delle entità i cui elementi sono ordinati è molto più facile: pensate ad un negoziante che si trovasse gli articoli che deve vendere in totale disordine; ogni volta dovrebbe controllarli tutti per trovare qualcosa.

 

L’elenco telefonico

In un elenco telefonico è essenziale che i nomi degli abbonati siano ordinati in modo alfabetico. Un elenco che riportasse gli abbonati in modo casuale sarebbe inutile. Anche nella vita comune ordiniamo continuamente gli oggetti; quando svuotiamo la lavapiatti, ad esempio, mettiamo in posizioni diverse i coltelli, le forchette, i cucchiai per poterli ritrovare facilmente in seguito. Nella nostra biblioteca, probabilmente, i libri seguono qualche criterio di ordinamento, come il nome dell’autore o la collana.

 

L’immagine mentale

Se un insieme di oggetti è ordinato è più agevole formarsene un’immagine mentale e memorizzarla. La facilità di memorizzazione di un insieme ordinato lo rende anche più piacevole: le pattuglie militari in parata non hanno alcun motivo per essere ordinate secondo l’altezza dei soldati, se non la necessità di dare un’immagine più compatta e gradevole.


 

Coerenza

 

La coerenza

La coerenza consiste nel seguire le regole che ci siamo dati, nel non contraddire quello che abbiamo detto. Ogni volta che, invece di seguire una regola, se ne introduce una nuova si complica quello che si sta facendo – oltre a tutti gli altri problemi che si possono creare.

 

I tassi di interesse

Se per descrivere l’andamento del mercato di borsa riportiamo, come fa un noto quotidiano:

  • I tassi a 5 anni

  • I tassi a 15 anni

  • Lo ‘spread’ (differenza tra i tassi italiani ed i tassi tedeschi) a 10 anni

è chiaro che nella descrizione c’è qualcosa che non va. Se ci interessa avere informazioni con una granularità di 5 anni, le vorremmo sempre per la stessa cosa, o il tasso o lo spread. Se ci interessano sia il tasso che lo spread, e non c’è posto per riportare entrambe le informazioni per 5, 10 e 15 anni, possiamo limitarci ad una granularità di 10 anni, riportando le informazioni a 5 e 15 anni.

Dopo avere riportato i tassi a 5 e 15 anni, la terza informazione, lo spread a 10 anni, rappresenta una complicazione maggiore rispetto al tasso a 10 anni; è una entità completamente nuova, non una nuova declinazione dell’entità ‘tasso’ già introdotta. E’ per questo motivo che questa descrizione ci lascia perplessi, perché complicata in modo non giustificato.

 

Le regole che ci siamo dati

Le ‘regole’ applicate nell’esempio erano:

  • dare informazioni sui tassi

  • riportare i valori per le scadenza a 5 e 15 anni

Se introduciamo nuove grandezze siamo ‘coerenti’ se ad esempio riportiamo i tassi a 10 anni (rispettiamo la prima regola ed estendiamo la seconda), o se riportiamo lo spread a 5 e 15 anni (estendiamo la prima regola e rispettiamo la seconda).

 

Nuove regole

Non sempre è opportuno essere coerenti, anzi a volte è utile mettere in discussione le regole che ci siamo dati. Rispettare queste regole però consente di fare cose più semplici ed è la migliore politica nella grande maggioranza dei casi.

E’ possibile relazionarsi con gli altri solo se c’è un minimo di coerenza nelle loro parole; se una persona con la parola ‘gatto’ indicasse le cose più diverse non ci sarebbe modo di avere rapporti costruttivi. Se le persone si comportassero in modo totalmente incoerente la nostra società semplicemente non potrebbe sopravvivere.


 

Regole costitutive

 

L’orario del bus

Immaginiamo di dover scrivere le tabelle con gli orari di passaggio dei bus che saranno appesi ad una fermata. Il servizio inizia alle 7.00 e finisce alle 23.00 e i bus passano ai minuti 15, 35 e 55. Potremmo scrivere semplicemente queste indicazioni, oppure elencare tutti i passaggi:

 

7.15
7.35
7.55
8.15
8.35
….

 

I supermercati

Sul sito web di una catena di supermercati dobbiamo riportare gli orari di apertura e di chiusura di tutti i negozi, che aprono tutti alle 8.30 e chiudono alle 19.30 meno quelli del Piemonte che invece sono aperti dalle 9.00 alle 20.00. Anche qua possiamo descrivere la regola o riportare tutti gli orari:

Negozio

Apertura

Chiusura

Abbiategrasso

8.30

19.30

Bra

9.00

20.00

Cesena

8.30

19.30

Crema

8.30

19.30

Cuneo

9.00

20.00

…..

 

La più semplice

In entrambi i casi, qual è la soluzione preferibile? La prima è sicuramente più semplice perché comprende meno elementi costitutivi, ma richiede un minimo di ragionamento per cui, per alcuni, la seconda soluzione potrebbe essere preferibile. In linea di massima, però, la prima è migliore. Se ci sono delle regole costitutive è meglio esplicitarle piuttosto che riportare il risultato della loro applicazione.

 

   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

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