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Riflessioni sulla Semplicità

Riflessioni sulla Semplicità

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Qualche regola per il marketing

Dicembre 2017

  • Prezzi più semplici

  • Impedire le pubblicità scorrette

  • Niente ipocrisie

  • Attribuire al marketing i suoi costi

  • Evitare le scorrettezze

 

Qualche regola per il marketing

 

Tutti si lamentano del fastidio della pubblicità, ma è difficile pensare che il comportamento razionale che la farebbe sparire (più un prodotto è pubblicizzato meno è conveniente, e quindi lo si dovrebbe evitare) si possa diffondere rapidamente. Per diminuire i danni della pubblicità si dovrebbe introdurre qualche regola.

 

Prezzi più semplici

Si dovrebbero vietare i prezzi ‘civetta’, come ‘9.99’, rendendo obbligatorio l’arrotondamento ad un prezzo con un numero minore di cifre significative se possibile con un aumento limitato (ad esempio 1% se il prezzo è sotto i 10 euro, 0.1% altrimenti). Un prezzo di 9.99 € confonde l’acquirente, un prezzo di 10.00€ è sostanzialmente equivalente ma più semplice.
Si dovrebbero vietare le offerte legate a condizioni stravaganti, come l’’autoricarica’ dei cellulari (in cui si ottiene uno sconto se si riceve del traffico). Vietato anche associare il finanziamento all’acquisto indicando solo il costo delle rate e non il prezzo finale. Vietati gli accoppiamenti obbligati tra i prodotti, come i supplementi dei quotidiani - se li vuoi devi pagare.
Si dovrebbero vietare inoltre le discriminazioni tra clienti, come le facilitazioni per chi viene da un altro fornitore, e gli aumenti di costo automatici dopo il primo periodo (ad esempio le offerte che costano 19 euro al mese per il primo anno e 39 euro al mese per gli anni successivi).

 

Impedire le pubblicità scorrette

A costo di sembrare illiberale, ritengo che ogni messaggio pubblicitario dovrebbe essere preventivamente autorizzato. Ogni messaggio dovrebbe essere sottoposto ad una Authority, che dovrebbe rispondere immediatamente, bloccando solo le pubblicità contrarie alla normativa.
Dovrebbero essere vietati gli annunci che indicano i prezzi in modo ingannevole o fanno confronti scorretti con la concorrenza. In teoria questo dovrebbe già avvenire ma è sotto gli occhi di tutti che non ci sono sufficienti controlli. Si dovrebbe vietare ogni genere di azione scorretta nei confronti del cliente, come alzare il volume rispetto ai normali programmi durante gli spot, oppure inserire suonerie o altri suoni che richiamano l’attenzione, o sfruttare voci infantili o guaiti di cani.
La pubblicità di certi prodotti o servizi dovrebbe essere semplicemente vietata, come già avviene ad esempio per la pubblicità delle sigarette. Dovrebbe essere vietata la pubblicità di medicinali e paramedicinali, che sfrutta la tendenziale ipocondria di tutti noi spingendo a comperare farmaci che non servono o, peggio, induce a credere che si può guarire facilmente con determinati prodotti da disturbi che richiedono cure approfondite. Dovrebbe essere vietata la pubblicità di ogni forma di gioco d’azzardo. È corretto che uno Stato regoli il gioco d’azzardo, guadagnandoci sopra (la ‘tassa sulla stupidità’) piuttosto che lasciarci guadagnare organizzazioni clandestine, ma da qua a pubblicizzarlo ce ne passa.
Infine, dovrebbe essere vietata ogni forma di pubblicità di finanziamenti. Non è interesse di uno Stato che i suoi cittadini si indebitino; se servono più soldi per fare funzionare l’economia è meglio che lo Stato li crei da sé (stampando moneta) piuttosto che lasciarli creare al settore finanziario (che presta i soldi depositati dai correntisti).

 

Niente ipocrisie

Alcune regole già esistenti, invece di migliorare la situazione, la complicano ulteriormente. La pubblicità indiretta, in cui ad esempio si mette in evidenza la marca dell’acqua minerale offerta agli ospiti di un programma, dovrebbe essere semplicemente vietata, mentre adesso si può fare se si scrive sullo schermo che nella trasmissione sono presenti ’inserimenti pubblicitari’ (un annuncio che non ha nessun effetto). Se non si riuscisse a vietarla, meglio allora permetterla senza ipocrisie.

 

Attribuire al marketing i suoi costi

Si dovrebbe smettere di agevolare le spese di marketing dal punto di vista fiscale (adesso sono interamente detraibili) ed attribuire ad ogni azienda i costi generati dal suo marketing e che restano a carico della società, come lo smaltimento di imballaggi sovradimensionati per motivi di immagine e del materiale pubblicitario (gli opuscoli infilati nelle cassette delle lettere).

 

Evitare le scorrettezze

Le telefonate di promozione commerciale (telemarketing) dovrebbero essere permesse solo verso i numeri di chi le richiede iscrivendosi in un apposito albo. Chi trasgredisce dovrebbe rimborsare chi è molestato pur non essendo iscritto. Dovrebbero essere vietate le direttive ai cassieri che li costringono a proporre prodotti aggiuntivi (aggiungo un Gratta e Vinci?). Dovrebbe essere vietato imporre un percorso obbligato verso l’uscita più lungo del necessario che costringa i clienti a passare davanti ai prodotti in vendita in un esercizio.

 

   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

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