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Riflessioni sulla Semplicità

Riflessioni sulla Semplicità

di Alberto Viotto    indice articoli

 

Semplificare la finanza

Febbraio 2017

  • La natura dei soldi

  • L'inflazione

  • La creazione dei soldi

  • Equilibrio instabile

  • Uscire dai debiti

  • La borsa

  • Il gioco dei soldi

 

Semplificare la finanza

 

Semplificare la finanzaIl settore finanziario è  un campo molto complicato, ben al di là di quanto sarebbe necessario. Non si capisce in che modo cose come ‘strumenti finanziari’, derivati, fondi contribuiscano alla vera ricchezza, composta dalle cose utili o piacevoli, cibo, case, automobili. I ricavi del settore finanziario costituiscono circa il 10% del prodotto interno lordo delle nazioni sviluppate (ad esempio l’11,6% per un paese particolarmente legato alla finanza come la Svizzera(1)). Nell’ipotesi che le attività finanziarie non contribuiscano per nulla alla ricchezza generale, questo vorrebbe dire che circa il dieci per cento della ricchezza effettiva non è distribuita tra chi la produce, ma viene attribuita a chi lavora in questo settore.

Le attività del settore finanziario sono rese convenienti dalle regole del gioco. Per capire come semplificarle è necessario approfondire la natura dei soldi.

 

La natura dei soldi

Il commercio ha sempre avuto bisogno di una moneta di scambio; anticamente si usavano i semi di cacao, le conchiglie o il sale (da cui il termine “salario”), poi si sono usati metalli preziosi come l’argento e l’oro. L’introduzione delle monete cartacee, in origine legate all’oro (ad esempio fino al 1971 era possibile convertire ogni dollaro statunitense in un trentacinquesimo di oncia d’oro(2)) ha permesso una decisiva semplificazione: il valore di ogni acquisto può essere riassunto da un numero e si possono portare con sé solo pratici biglietti di banca e non sacchetti di materiale ‘prezioso’.
Slegati dal valore di oggetti fisici, i soldi sono diventati un’entità astratta, emessi da un organismo delegato da ogni Stato (la Banca centrale) e poi scambiati liberamente tra le persone. Si possono considerare dei ‘diritti’ per suddividere la ricchezza reale o per richiedere qualcosa ad altre persone. Dopo ogni transazione un certo numero di diritti (il prezzo) viene ceduto da chi ha ottenuto ciò che voleva.
Se la quantità totale di questi diritti aumenta o diminuisce, la ricchezza reale non cambia. Se si fa un rogo di biglietti di banca la ricchezza globale non diminuisce, se si stampano più banconote non aumenta. Quando i giornali titolano ‘bruciati cinque miliardi in borsa’, la società nel suo complesso non ha perso nulla. La ‘perdita’ o il ‘guadagno di soldi’ sono solo uno spostamento di diritti da una persona all’altra. La finanza non crea ricchezza reale.
Scambiare banconote è più semplice che scambiare pepite, ma il denaro astratto ha permesso di fare ancora meglio. I nostri soldi non corrispondono solo alle banconote che abbiamo nel portafoglio, ma anche al saldo del nostro conto corrente, un numero correlato al nostro nome nei calcolatori della banca. Un pagamento è una diminuzione del numero associato a chi paga ed un aumento della stessa entità del numero associato a chi riceve.

 

L'inflazione

Per uno stato la possibilità di emettere il denaro è una cosa bellissima, ma se si esagera c’è il rischio che il denaro perda valore, come è successo molte volte nella storia (ad esempio in Germania ai tempi della repubblica di Weimar). Non è però automatico che l’aumento dei soldi in circolazione ne provochi la perdita di valore (l’inflazione). Se i soldi non sono usati è come se non ci fossero. Se si regalasse ad ogni persona un milione di euro, ma tutti li tenessero depositati e nessuno li usasse,  nulla cambierebbe per la circolazione dei soldi.
In questo periodo (2016), ad esempio, la banca centrale europea sta ‘creando’ una gran quantità di euro con l’operazione di ‘quantitative easing’ nella speranza di aumentare leggermente l’inflazione nell’area dell’euro, ma essa resta pressoché nulla.

 

La creazione dei soldi

Per emettere soldi uno Stato non deve fisicamente stampare le banconote, ma la Banca Centrale può semplicemente attribuirli ad una banca commerciale. Negli Stati Uniti il valore di tutte le banconote in circolazione è di circa 1.500 miliardi di dollari(3), mentre la ‘Base monetaria’, che comprende tutto il denaro emesso, è di circa 4.000 miliardi(4). Nell’area euro il valore di tutte le banconote in circolazione è di circa 850 miliardi di euro(5), la base monetaria di 3.000 miliardi.
I soldi che globalmente le persone credono di possedere sono però di più, perché il settore finanziario può ‘creare’ soldi. Le banche infatti possono prestare i soldi ‘depositati’ sul conto corrente (che sarebbe più corretto considerare come soldi prestati alle banche). Questi soldi rientrano in circolo, chi li ha ottenuti li può spendere dandoli a qualcuno che li depositerà a sua volta.

 

Equilibrio instabile

Immaginiamo che nel mondo esistano solo 100 euro e che appartengano a Gigi il negoziante che li ha depositati in banca. La banca li presta a Gianni, che li spende nel negozio di Gigi, che li deposita ancora in banca dove il suo conto arriva a 200 euro. A questo punto Gianni li chiede di nuovo in prestito, li spende ancora e ancora Gigi li deposita in banca, e così via per venti volte. Alla fine Gianni ha un debito di 2000 euro e Gigi ritiene di possedere 2100 euro, anche se in tutto esistono soltanto 100 euro 'veri'.
Gigi è un po' imprudente? Certamente, ma a ben vedere è quello che succede comunemente: i crediti, considerati come 'ricchezza', valgono almeno 20 volte il denaro 'vero' in circolazione. Il solo debito pubblico italiano è di circa 2.000 miliardi mentre la quota di banconote attribuibile all’Italia (la cui economia vale circa un sesto della zona dell’euro) è di circa 150 miliardi. In buona parte questo debito è in mano a cittadini italiani, che quindi complessivamente ritengono di possedere più di 1.000 miliardi di soli titoli di stato.

 

Uscire dai debiti

Ma c’è qualche speranza che Gianni riesca a non avere più debiti? Dove potrebbe prendere i 2000 euro da dare alla banca che li dovrebbe ridare a Gigi (nel mondo esistono solo 100 euro)? L’unica soluzione è che Gigi prelevi 100 euro, acquisti qualcosa da Gianni per questo valore e Gianni li restituisca alla banca, e questo per venti volte. Alla fine, però, se Gianni non avrà più debiti, Gigi non potrà più avere 2000 euro; al massimo, avrà i 100 euro ‘veri’. Non è possibile che Gigi sia senza debiti ed allo stesso tempo Gianni sia ricco come prima. Perché ci siano dei “ricchi”, ci devono essere persone indebitate. A meno, naturalmente, che si crei più moneta vera, come le banche centrali possono fare.
Non ha senso che il settore finanziario possa ‘creare’ i soldi. Se è necessario che ci sia in circolazione una maggior quantità di soldi, è molto più semplice che lo faccia direttamente lo Stato.

 

La borsa

Anche il sistema borsistico contribuisce a dare l’impressione dell’esistenza di una grande quantità di soldi. Le ‘azioni’ scambiate in borsa sono quote di aziende: gli investitori versano dei soldi ed in cambio ottengono una parte di azienda (e parte degli utili, i ‘dividendi’). In teoria il valore di un’azienda corrisponde al valore di una azione per il numero delle azioni emesse (la ‘capitalizzazione’).
La somma della capitalizzazione delle aziende quotate alla borsa di New York (il NYSE), la principale del mondo, è di circa 20.000 miliardi di dollari, la somma della capitalizzazione delle principali borse del mondo è di circa 50.000 miliardi di dollari(6), una enorme massa di denaro.
Anche questa quantità di denaro è virtuale, non ci sarebbero in circolazione i soldi per comprare queste aziende. Se si vogliono vendere delle azioni si deve trovare qualcuno disposto a comprarle; se se ne vendono in grande quantità, il loro prezzo (la ‘quotazione’) diminuisce rapidamente perché diventa difficile trovare un compratore.
In certi periodi il valore delle azioni è chiaramente sopravvalutato, come avvenne ai tempi della ‘bolla di Internet’ per le aziende tecnologiche. L’italiana Tiscali, un’azienda di circa 1000 persone, arrivò nel 2000 ad avere una capitalizzazione di 18 miliardi di euro, mentre adesso il suo valore è di circa 100 milioni. Anche l’attuale capitalizzazione di 300 miliardi di dollari per Facebook, un’azienda di 15.000 dipendenti che non ha mai distribuito dividendi, potrebbe esserne un esempio.

 

Il gioco dei soldi

Tutto questo complicato giro di soldi non ha relazione con la ricchezza reale; che ci siano in giro cento miliardi o mille miliardi, la ricchezza reale è la stessa. Tutto questo è un gioco, solo un gioco che sottrae un bel po’ di risorse al mondo reale.


   Alberto Viotto

 

Se qualche lettore trovasse questo articolo interessante o ne volesse discutere, all'autore farebbe piacere ricevere delle e-mail all'indirizzo: alberto_viotto@hotmail.com

 

NOTE

1) it.wikipedia.org/wiki/Economia_svizzera#Banche_e_finanza

2) troy ounce, l’unità di misura che si utilizza per i metalli preziosi, pari a circa 31 grammi, da non confondere con l’oncia avoirdupois pari a circa 28 grammi.

3) www.fiscal.treasury.gov/fsreports/rpt/treasBulletin/current.htm

4) en.wikipedia.org/wiki/Monetary_base

5) www.ecb.int/euro/banknotes/circulation/html/index.it.html

6) en.wikipedia.org/wiki/Stock_exchange#Major_stock_exchanges

 

 

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