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Strade Interiori

Strade Interiori

Riflessioni per tornare dentro di te


Come essere presenti davvero nella vita di tutti i giorni


Sei mai stato in una conversazione dove annuivi, sorridevi, rispondevi - ma non c'eri davvero? Il corpo era lì, ma tu eri altrove. Pensavi alla lista della spesa, alla mail da mandare, al litigio di stamattina.
O hai mai mangiato un pasto intero senza ricordarti il sapore di un solo boccone? Guidato per chilometri senza ricordare la strada? Vissuto intere giornate in modalità automatica, arrivando a sera e pensando "Dov'è finito il tempo?"?
Benvenuto nel club dell'assenza. La maggior parte di noi vive così: fisicamente presente ma mentalmente assente. Qui col corpo, altrove con la mente. Esistiamo, ma non viviamo davvero.
E il paradosso crudele è che mentre sei assente, la vita accade comunque. I tuoi figli crescono. Le persone che ami invecchiano. Le stagioni cambiano. I momenti preziosi passano. E tu li perdi, perché non ci sei.
La presenza non è un lusso spirituale per chi ha tempo da perdere. È l'unico modo per vivere davvero la vita che hai. Perché puoi avere tutto - salute, amore, successo - ma se non sei presente, è come non averlo. Attraversi la vita come un sonnambulo, e poi ti svegli a sessant'anni chiedendoti dove sono andati gli anni.
Questo articolo non ti darà tecniche di meditazione sofisticate. Ti mostrerà come essere presente nella vita vera - quella caotica, imperfetta, piena di interruzioni e imprevisti che è la tua quotidianità. Perché la presenza non si pratica sul cuscino. Si pratica mentre vivi.


Cosa significa davvero essere presenti


Prima di capire il "come", dobbiamo chiarire il "cosa". Perché sulla presenza c'è molta confusione.


Cosa NON è la presenza

Non è assenza di pensieri. Molti pensano: "Essere presente significa avere la mente vuota". No. La mente produce pensieri come il cuore batte. Essere presente non significa fermare i pensieri (impossibile), ma non essere trascinato da essi.
Non è perenne beatitudine. "Se sono presente, dovrei sentirmi sempre sereno". No. Puoi essere presente anche nel dolore, nella rabbia, nella paura. Presenza non è uno stato emotivo, è consapevolezza di qualunque stato tu stia vivendo.
Non è lentezza meditativa. "Devo fare tutto lentamente, tipo monaco zen". No. Puoi essere presente anche correndo, lavorando velocemente, in mezzo al caos. Presenza non è la velocità dell'azione, è la qualità dell'attenzione.
Non è un traguardo da raggiungere. "Un giorno sarò finalmente sempre presente". No. La presenza non è una destinazione ma una pratica continua. Torni presente, ti distrai, torni, ti distrai. All'infinito. Questo è normale.


Cosa È la presenza

È essere dove sei. Mente e corpo nello stesso posto, nello stesso momento. Non corpo qui e mente nel passato o nel futuro. Qui. Ora. Insieme.
È consapevolezza del momento. Sapere cosa stai facendo mentre lo fai. Sentire cosa stai sentendo mentre lo senti. Vedere cosa stai vedendo mentre lo vedi.
È uno spazio tra te e i pensieri. Non sei schiavo del flusso mentale. C'è un te che osserva i pensieri invece di identificarsi totalmente con essi.
È la fine del pilota automatico. Scegli invece di reagire. Rispondi invece che agire meccanicamente. Vivi invece che sopravvivere.


Perché è così difficile essere presenti


Se la presenza è così importante, perché è così maledettamente difficile? Ci sono ragioni evolutive, culturali e personali.
Ragione 1: Il cervello è progettato per vagare
Il cervello umano ha una "rete di default" che si attiva quando non sei impegnato in compiti specifici. Questa rete fa vagare la mente: pianifica, analizza il passato, immagina scenari futuri, si preoccupa.
Evoluzione: questo meccanismo era utile per sopravvivenza (anticipare pericoli, pianificare caccia). Ma oggi, nella maggior parte delle situazioni, non serve. Eppure continua ad attivarsi.
Risultato: il 47% del tempo la tua mente è altrove (studio Harvard 2010). Quasi metà della vita la vivi assente.
Ragione 2: La cultura dell'iperconnessione
Viviamo nella prima epoca della storia umana dove puoi essere costantemente distratto. Smartphone, notifiche, social, streaming infinito. Ogni secondo c'è qualcosa che ti tira via dal presente.
E il problema non è la tecnologia in sé, ma l'abitudine all'assenza. Hai allenato il cervello a saltare da uno stimolo all'altro. La presenza richiede l'opposto: restare.
Ragione 3: Evitare il disagio
A volte l'assenza è una fuga. Il presente può essere scomodo: dolore fisico, emozioni difficili, situazioni che non vuoi affrontare, il vuoto quando non fai nulla.
È più facile fuggire nel telefono, nei pensieri, nelle distrazioni. La presenza richiede coraggio di stare con ciò che c'è, anche quando è difficile.
Ragione 4: Credere che il multitasking funzioni
"Posso fare più cose insieme!". No, non puoi. Il cervello non fa multitasking, fa task-switching (cambio di attività) rapidissimo. E ogni switch ha un costo: perdita di qualità, errori, stress, esaurimento.
Quando credi di fare tre cose insieme, in realtà le fai tutte male e non sei presente in nessuna.


Come tornare al presente: ancore pratiche


La presenza non è uno stato permanente che raggiungi una volta per tutte. È qualcosa a cui torni, continuamente. Ecco ancore concrete per riportarti qui, ora.


Ancora 1: Il respiro (sempre disponibile)

Il respiro è l'ancora più immediata perché è sempre con te e avviene sempre nel presente (non puoi respirare nel passato o nel futuro).
Come usarla:
Ogni volta che noti di essere perso nei pensieri:

  1. Ferma qualunque cosa stai facendo (anche solo 5 secondi)
  2. Porta attenzione al respiro - non cambiarlo, solo osservalo
  3. Senti l'aria nelle narici (fresca entrando, tiepida uscendo)
  4. O senti il petto/addome che si espande e si contrae
  5. Tre respiri consapevoli bastano

Quando usarla:

  • Prima di ogni transizione (uscire di casa, entrare in riunione, aprire il laptop)
  • Quando senti stress montare
  • Quando ti accorgi di essere in modalità automatica
  • Nei momenti morti (fila, semaforo, ascensore)

Ancora 2: I piedi sul pavimento (radicamento fisico)

Quando sei perso nella mente, torna nel corpo. Il corpo è sempre nel presente.
Come usarla:

  1. Ferma e senti i piedi
  2. Nota la pressione sui talloni, la pianta, le dita
  3. Senti il contatto con scarpe/pavimento
  4. Premi leggermente verso il basso, sentendo il radicamento
  5. Espandi consapevolezza: gambe, bacino, tronco, braccia, testa

Quando usarla:

  • In piedi in qualunque situazione
  • Durante conversazioni dove ti senti disconnesso
  • Quando l'ansia ti porta nella testa
  • Prima di eventi importanti

Ancora 3: Domanda "Sono qui?" (check-in rapido)

Una domanda semplice ma potente che ti sveglia dall'automatismo.
Come usarla:
Ogni ora (imposta promemoria), chiediti:

  • "Sono qui?" (fisicamente, mentalmente, emotivamente)
  • "Dov'ero con la mente?"
  • "Cosa sto facendo in questo preciso istante?"
  • "Come mi sento adesso?"

Non serve risposta elaborata. Basta notare. La domanda stessa ti riporta presente.
Variante: Imposta promemoria random durante il giorno con scritto solo "ORA". Quando suona, fermati e senti: questo è adesso.


Ancora 4: Usare i sensi (porte verso il presente)

I sensi operano solo nel presente. Non puoi vedere il passato o annusare il futuro. Quando attivi i sensi, torni qui.
Come usarla:
Vista: Cosa vedo in questo momento? Colori, forme, movimento, luce.
Udito: Quali suoni ci sono? Vicini, lontani, costanti, improvvisi.
Tatto: Cosa sento sulla pelle? Aria, vestiti, temperatura.
Olfatto: Quali odori percepisco?
Gusto: Cosa sento in bocca?
Pratica dei 5 sensi (2 minuti): Dove sei ora, identifica:

  • 5 cose che vedi
  • 4 cose che puoi toccare
  • 3 cose che senti (suoni)
  • 2 cose che annusi
  • 1 cosa che puoi gustare

Questa pratica ti riporta violentemente nel presente.


Ancora 5: "Questo momento, così com'è" (accettazione radicale)

Spesso l'assenza nasce dalla resistenza: "Non voglio che sia così". Passi mentalmente altrove per evitare il qui-ora scomodo.
Come usarla:
Quando resisti al momento presente, ripeti mentalmente: "Questo momento, così com'è"
Non significa che ti piace. Non significa che non cambierai nulla. Significa: smetto di combattere mentalmente contro la realtà di adesso.
Esempio: Sei bloccato nel traffico, frustrazione montante.

  • Resistenza: "Non dovrebbe essere così! Perché sempre a me! È ingiusto!"
  • Presenza: "Questo momento, così com'è. Traffico. Qui. Ora. Posso essere presente anche in questo."

Paradossalmente, accettare il momento lo rende più sopportabile.


Essere presenti nelle situazioni quotidiane specifiche


Ora scendiamo nel pratico estremo: come essere presente nelle situazioni concrete della vita.


Durante le conversazioni (ascolto presente)

Il problema: Mentre l'altro parla, tu stai già preparando la risposta. O pensando ad altro. O giudicando. Non stai davvero ascoltando.
Essere presente:

  • Guarda negli occhi (non fissare, ma contatto reale)
  • Senti il tuo respiro mentre ascolti (ti mantiene ancorato)
  • Nota l'impulso di interrompere, ma non cedere immediatamente
  • Ascolta le parole E il tono, il linguaggio del corpo, l'emozione sotto
  • Fai pause prima di rispondere (2-3 secondi di silenzio dopo che l'altro finisce)
  • Chiediti: "Cosa sta davvero comunicando?" non "Cosa dico io?"

Risultato: l'altro sente la differenza. Sentirsi davvero ascoltati è raro e prezioso.


Mentre lavori (presenza produttiva)

Il problema: Lavori con 10 schede aperte, notifiche che suonano, telefono che vibra, mente che salta da un pensiero all'altro.
Essere presente:

  • Mono-tasking radicale: Una cosa alla volta. Chiudi tutto il resto.
  • Pomodoro presente: 25 minuti su un solo compito, con presenza totale. Poi pausa.
  • Disattiva notifiche: Tutte. Fissi orari per controllare (es. ogni 2 ore).
  • Respiro prima di iniziare: Tre respiri consapevoli prima di ogni compito.
  • Domanda focus: "Cosa sto facendo ora?" quando ti distrai.

Risultato: più qualità, meno tempo, meno stress.


Con i figli (presenza che nutre)

Il problema: Sei fisicamente presente ma mentalmente altrove. Il bambino parla e tu rispondi "Mmh, sì" mentre scorri il telefono.
Essere presente:

  • Metti giù il telefono: Letteralmente. A faccia in giù, lontano.
  • Scendi alla loro altezza: Inginocchiati se piccoli. Contatto visivo loro livello.
  • Presenza fisica: Tocco (mano sulla spalla, abbraccio), non solo vicinanza.
  • Ascolta attivamente: Rifletti ciò che dicono. "Quindi ti sei sentito..."
  • Gioca davvero: Quando giochi, sei lì. Non pensi alla cena o al lavoro.
  • 10 minuti totali: Meglio 10 minuti di presenza totale che ore di presenza a metà.

Risultato: i figli sentono la differenza. E ricorderanno quei momenti per sempre.


Durante i pasti (nutrire corpo e presenza)

Il problema: Mangiare davanti allo schermo, in piedi, di corsa, mentre pensi ad altro.
Essere presente:

  • Ambiente dedicato: Tavola apparecchiata (anche se solo per te), no schermi.
  • Pausa prima: 10 secondi di gratitudine/osservazione del cibo.
  • Rallenta: Posare la forchetta tra un boccone e l'altro.
  • Mastica consapevolmente: 20+ volte. Senti i sapori trasformarsi.
  • Nota sazietà: A metà pasto, fermati 10 secondi. "Quanto sono pieno?"
  • Silenzio (anche parziale): Primi 5 minuti senza parlare o con conversazione leggera.

Risultato: maggior piacere, migliore digestione, spesso mangi meno.


Nelle attività di routine (presenza nel banale)

Il problema: Doccia, pulizie, spostamenti - tutto in automatico. Tempo "morto" sprecato.
Essere presente:
Doccia: Senti l'acqua sul corpo. Temperatura. Suono. Profumo sapone. (Vedi articolo precedente per dettagli)
Pulizie: Ogni gesto consapevole. Passare lo straccio diventa meditazione in movimento. Senti muscoli, movimento, superfici.
Camminare: Senti piedi che toccano terra. Ritmo naturale. Aria sul viso. (Camminata meditativa)
Guidare: Mani sul volante. Postura. Strada davanti. Invece di musica/podcast costanti, prova silenzio consapevole.
Risultato: il "tempo morto" diventa tempo vivo. Niente è banale quando sei presente.


Nei momenti difficili (presenza nel dolore)

Il problema: Quando c'è dolore (fisico, emotivo), fuggi. Distrazioni, negazione, intorpidimento.
Essere presente:

  • Non fuggire immediatamente: Respira. Resta. Senti.
  • Localizza: Dove sento questo dolore/emozione nel corpo?
  • Osserva senza storia: "C'è tensione nel petto" non "Perché mi capita sempre questo?"
  • Respira nello spazio: Porta respiro dove c'è dolore/emozione.
  • Nota impermanenza: Resta abbastanza a lungo da vedere che l'emozione cambia intensità.

Risultato: il dolore non sparisce, ma la tua relazione con esso cambia. Da nemico a esperienza attraversabile.


Nei momenti di gioia (presenza nella bellezza)

Il problema: Anche la gioia la vivi a metà. Stai già pensando "Quanto durerà?", fotografando per i social invece di vivere, o non notando affatto.
Essere presente:

  • Pausa consapevole: Quando c'è un momento bello, fermati 10 secondi. Nota: "Questo è un momento bello".
  • Assapora: Non correre verso il prossimo momento. Resta in questo.
  • Sensazioni fisiche: Come si sente nel corpo la gioia? Leggerezza? Espansione?
  • Gratitudine spontanea: "Sono qui per questo". Semplice riconoscimento.
  • Meno foto, più memoria: Vivi il momento. La memoria interna è più ricca della foto.

Risultato: i momenti belli si intensificano. E lascia tracce più profonde.


Le resistenze alla presenza (e come lavorarci)

Essere presente suona bene in teoria. Ma nella pratica, ci sono resistenze. Riconoscerle è il primo passo.


Resistenza 1: "È noioso"

Pensiero: "Se sono sempre presente, mi annoio. Voglio stimoli, eccitazione, novità!"
Verità: La noia nasce proprio dall'assenza. Quando sei veramente presente, anche il "banale" diventa ricco. Il problema non è la realtà, è la tua capacità di vederla.
Lavoro: Prova presenza nelle cose che giudichi noiose. Scopri che non lo sono.


Resistenza 2: "Perdo tempo"

Pensiero: "Se mi fermo a essere presente, perdo tempo. Devo essere produttivo!"
Verità: L'assenza ti fa sprecare più tempo. Errori da rifare, energie disperse, decisioni sbagliate. La presenza aumenta efficienza, non la riduce.
Lavoro: Sperimenta. Una settimana fai tutto di corsa e assente. Una settimana fai le stesse cose con presenza. Confronta risultati e sensazioni.


Resistenza 3: "È troppo intenso"

Pensiero: "Se sento davvero tutto, è troppo. Emozioni, sensazioni, pensieri - meglio restare un po' intorpidito."
Verità: Intorpidimento non è protezione, è privazione. Quando anestetizzi il dolore, anestetizzi anche la gioia. La presenza ti fa sentire tutto, ma ti dà anche capacità di restare con tutto.
Lavoro: Gradualmente. Non ti chiedo di essere presente 24/7 subito. Inizia con micro-momenti. Costruisci tolleranza.


Resistenza 4: "Non ci riesco"

Pensiero: "Ho provato, non funziona. La mia mente vaga sempre. Non sono capace."
Verità: La mente vagherà sempre. Presenza non è assenza di distrazione, ma accorgersi della distrazione e tornare. Questo è il successo, non la mente vuota.
Lavoro: Cambia definizione di successo. Ogni volta che noti di essere assente e torni, è una vittoria. Non un fallimento.


Il paradosso della presenza


C'è qualcosa di profondamente paradossale nella presenza, e capirlo cambia tutto.


Non puoi forzare la presenza

Più ti sforzi disperatamente di "essere presente ORA!", meno lo sei. Perché quello sforzo è tensione, e la presenza è rilassamento nell'essere.
La presenza non è qualcosa che conquisti con forza. È qualcosa in cui ti rilassi.


La presenza non esclude il futuro

Essere presente non significa non pianificare, non avere obiettivi, vivere solo nell'attimo. Significa: quando pianifico, sono presente al pianificare. Quando agisco per il futuro, sono presente nell'azione.
Non è "qui-ora" contro "futuro". È presenza in qualunque cosa, incluso pensare al futuro.


La distrazione fa parte della pratica

Non combatti la distrazione. La usi. Ogni volta che ti distrai e torni, stai allenando il muscolo della presenza. La distrazione non è il nemico, è parte dell'allenamento.


Essere presente include essere presente alla tua assenza

Il livello più sottile: essere consapevole di quando NON sei presente. "Ah, eccomi, sto vagando di nuovo". Questa consapevolezza DELL'assenza è già una forma di presenza.


Quando la presenza cambia la vita


Non posso prometterti quando accadrà. Ma se pratichi la presenza costantemente, arriva un momento di shift.


Il momento dello shift

Improvvisamente ti accorgi che:

  • Le stesse situazioni non ti stressano più allo stesso modo
  • Trovi piacere in cose che prima trovavi banali
  • Le relazioni sono più ricche, anche se non è cambiato niente esternamente
  • Hai più energia, perché non la sprechi in resistenza mentale
  • I problemi ci sono ancora, ma hai spazio per affrontarli
  • La vita ha una qualità diversa - più vivida, più reale, più tua

Non è che i problemi spariscono. È che tu ci sei, finalmente, per la vita che stai vivendo.


La vita che era già qui

La scoperta più bella della presenza è questa: la vita che cercavi era già qui. Non devi andare da nessuna parte, diventare qualcun altro, raggiungere qualcosa.
Devi solo essere presente per la vita che stai già vivendo.
Il tuo respiro. Il tuo corpo. Le persone che ami. Il cibo che mangi. Il cielo che vedi. La terra sotto i piedi.
Era tutto già qui. Eri tu che non c'eri.
E quando torni, quando sei finalmente presente, realizzi: ho sprecato tanto tempo cercando altrove ciò che era qui, ora, sempre disponibile.
La presenza non ti dà una vita nuova. Ti restituisce quella che avevi e non vivevi.
E questa, forse, è la trasformazione più profonda di tutte.


Domande frequenti sull'essere presenti


È possibile essere presenti mentre si pensa al futuro o si ricorda il passato?

Sì, assolutamente. C'è confusione su questo punto. Essere presente non significa mai pensare al passato o futuro. Significa essere consapevole di ciò che sta accadendo ora, incluso quando "ora" include pensare al futuro o ricordare il passato. La differenza: quando pensi al futuro con presenza, sai che stai pensando al futuro (meta-consapevolezza). Quando lo fai in assenza, sei trascinato nei pensieri, identificato con essi, perso. Esempio: pianificare la settimana con presenza = guardi il calendario, decidi consapevolmente, sei qui mentre pianifichi. Pianificare in assenza = ti ritrovi ansioso, perso in scenari mentali, hai passato 30 minuti senza rendertene conto. La presenza può includere qualunque contenuto mentale. Ciò che cambia è la consapevolezza.


Come faccio a essere presente quando devo fare 10 cose urgenti contemporaneamente?

Questo è il test vero della presenza. Primo: riconosci l'illusione - non puoi fare 10 cose contemporaneamente. Puoi fare 10 cose sequenzialmente, con presenza in ognuna. Secondo: respira (letteralmente, 3 respiri). Terzo: prioritizza consciamente - quali 2-3 cose sono veramente urgenti? Quarto: fai la prima con presenza totale. Poi la seconda. Poi la terza. Presenza nel caos non significa rallentare necessariamente, significa muoversi con consapevolezza invece che in panico reattivo. Paradossalmente, quando sei presente anche nel caos, sei più efficiente perché: meno errori, decisioni più lucide, energia non sprecata in ansia. Se proprio tutto è urgente contemporaneamente: delega, rimanda, o accetta che non puoi fare tutto. Ma fallo con presenza, non in panico.


La presenza non rischia di farmi accettare situazioni che dovrei cambiare?

Questa è una preoccupazione legittima ma basata su un fraintendimento. Presenza non è rassegnazione passiva. È lucidità attiva. Quando sei presente, vedi la situazione chiaramente senza il filtro di negazione, panico o fuga mentale. E da quella chiarezza puoi agire efficacemente. Esempio: relazione problematica. In assenza, o neghi ("Va tutto bene!") o sei in dramma costante, ma non agisci. In presenza, vedi esattamente cosa non funziona, senti l'impatto su di te, e da quella chiarezza decidi: lavorarci o lasciarla. L'azione che nasce dalla presenza è più efficace perché non è reattiva. Presenza → chiarezza → azione consapevole. Assenza → confusione → reazione o paralisi.


Come essere presenti con emozioni molto intense (rabbia, dolore, paura)?

Questo è il livello avanzato della presenza, ma fattibile con pratica. Con emozioni intense: (1) Non cercare di essere perfettamente presente subito - nelle prime ondate di emozione forte, puoi essere travolto. Va bene. (2) Quando c'è un po' di spazio, porta attenzione al corpo - dove senti la rabbia? Dolore? Paura? Localizza fisicamente. (3) Respira nello spazio - non per far sparire l'emozione, ma per creare spazio intorno. (4) Nota impermanenza - resta abbastanza da vedere che l'intensità cambia, ondeggia. (5) Se troppo, distanzia un po' - "C'è rabbia" invece di "Sono arrabbiato" (sottile ma potente shift). Con pratica, scopri che puoi essere presente anche in emozioni molto intense. E paradossalmente, la presenza le rende più sopportabili, non perché spariscono ma perché non ti identifichi totalmente con esse.


Per continuare il viaggio su Strade Interiori

Domanda per te: In questo preciso momento, mentre leggi queste parole, sei presente? Fai questo esperimento: chiudi gli occhi per 10 secondi. Senti il respiro, senti dove sei seduto, nota i suoni intorno. Poi riaprili. Questo è essere presente. Non serve di più. Non serve essere altrove. Serve solo essere qui, completamente, per ciò che già c'è. Prova ora.


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