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Riflessioni sulla Tecnosophia di Walter J. Mendizza

Riflessioni sulla Tecnosophia

di Walter J. Mendizza - indice articoli

 

Dove sta andando la psichiatria?

Luglio 2017

 

Questo articolo vuole far emergere una delle iniquità più grandi che si annida nelle pieghe delle cure mediche, una sorta di fiume carsico che alle volte sembra scomparire per poi riemergere lontano e sporgere con una prepotenza e una sopraffazione da lasciar basito chiunque: quella di coloro che credono di avere il diritto di valutare lo spirito umano. Già, l’avete subito indovinato, mi riferisco a quel mondo di prevaricazioni e vessazioni che va sotto il nome di “psichiatria” e a quel modo di esercitarla per cui essa diventa sovrana e indiscutibile come se fosse dotata di chissà quali poteri sovrannaturali.

Già le decine e decine di classificazioni dovrebbe allertarci sulla delicatezza del tema: nevrosi isteriche o fobiche oppure ossessive o depressive, psicosi paranoide, schizofrenie, disturbi bipolari, paranoie, deliri, allucinazioni, dissociazioni, appiattimenti affettivi, autismi, e chi più ne ha più ne metta. C’è chi classifica le malattie mentali sulla base della funzione colpita (disturbi delle attività razionali e logiche o della vita affettiva e dell’umore o della personalità) e chi utilizza il criterio dell’età di insorgenza della malattia, oppure l’andamento della malattia oppure ancora si classificano le malattie attraverso le reazioni, ecc.

Non voglio discutere il valore della scienza in sé, ma è ovvio che tranne i rari casi dove si riscontrano infiammazioni cerebrali sostenute da reperti tomografici, per il resto siamo ancora nell’ambito delle ipotesi.

Non c’è da meravigliarsi se in molti casi non si riesce a cavare un ragno dal buco. Quello che invece c’è da meravigliarsi è quando si accetta senza remore la lesione dei diritti fondamentali della persona, il presunto diritto attribuito ad alcuni di sanzionare mediante l’incarcerazione a vita le cavie delle loro ricerche nel campo dello spirito umano. Sì signori: perché di incarcerazione si tratta! L’istituto per alienati, i centri di salute mentale, sono vere e proprie prigioni dove avvengono internamenti arbitrari con la copertura della scienza e della giustizia.

La repressione della reazione antisociale è inaccettabile. Soprattutto quando la reazione antisociale non provoca danno ad alcuno. Invece stiamo ammettendo che si interferisca con il libero sviluppo di una deviazione, e rispetto a quale standard? Qualche anno fa mi sono occupato di un ragazzo rinchiuso in un centro di salute mentale qui in FVG, dove gli stavano somministrando farmaci neurolettici a dosi da cavallo. La mamma ha raccolto un pacco di 15 cm di documentazione dove altri medici psichiatri da lei consultati affermano che i farmaci che stavano dando al ragazzo erano dannosi per la sua salute. Ciononostante il centro di salute mentale non ha interrotto né modificato la terapia.

Di fronte alle reazioni energiche della madre, si è finito per nominare un amministratore di sostegno (ads) esterno alla famiglia (un’avvocatessa) che nulla sa del ragazzo ma che ha accolto l’opinione dei medici curanti di continuare la stessa terapia, per mera accettazione dell’operato del centro, senza leggere le cartelle cliniche e senza prendere in considerazione le diverse opinioni. La madre, in un primo momento, ha tentato di scappare con il figlio e lo ha portato in una struttura abilitata di Padova. Tuttavia il padre d’accordo con l’ads, dopo averli trovati, ha mandato due infermieri assieme a due carabinieri per riportarlo al csm della regione. Dato che a questa situazione non c’è via di uscita, e dopo un trattamento sanitario obbligatorio che è durato ben 18 mesi (una cosa allucinante a detta di alcuni esperti), questa mamma disperata ha deciso di portare via di nuovo il figlio per ricoverarlo in un’altra struttura, tuttavia a quel punto l’ads ha presentato al giudice richiesta di interdizione per il ragazzo! Dopo qualche anno possiamo dire che il tallone di ferro della psichiatria ha vinto: il ragazzo è stato interdetto.

Si tratta forse di un caso isolato? Niente affatto, il numero di "casi strani" è piuttosto rilevante, tanto da far pensare che sotto sotto ci sia qualcosa di oscuro e terribile che non trapela. Per cominciare a dirla tutta, ci sono decine di morti e di suicidi mascherati nella psichiatria (il numero più alto di Europa) e quelli che non muoiono sono comunque vittime assieme alle loro famiglie. Un intero popolo privato dei propri diritti e dimenticato. Ma di tutto questo non c’è traccia alcuna, giornali, tv, e in generale il c.d. mainstream sono legati ancora a Basaglia e a un basaglismo intransigente che ha indubbiamente fatto la storia quarant’anni fa, ma che non è più all'avanguardia nel mondo. Siamo rimasti intrappolati nella camicia di forza imposta da una presunta libertà che andava bene quando i disturbi mentali non erano né diagnosticabili né curabili come invece pare lo siano oggigiorno a detta del prof. Cassano di Pisa e del prof. Mario Maj dell'Università di Napoli.

Un’altra cosa a dir poco incredibile è che se qualcuno osa parlare su questo tema gli si vomita addosso il più turpe dei luoghi comuni: "ma lei vuole riaprire i manicomi!?". Certo, coloro che sono abituati a vedere la luna e non il dito, sanno benissimo che si tratta di uno slogan stupido che rivela solo un terrificante dogmatismo. Tuttavia questo slogan ha un effetto istantaneo: quello di mettere tutti a tacere, mentre la verità, la triste verità è una sola: è nata una nuova "chiesa", portatrice di un falso messaggio di libertà (le porte devono essere aperte) laddove nella realtà ti drogano con dosi da cavallo affinché tu non possa alzarti dal letto. Altro che porte aperte. Nel frattempo, con l'istituzione degli amministratori di sostegno, si depredano i beni e le proprietà dei malati e delle famiglie. A Trieste, patria del basaglismo, ce ne sono decine di esempi e di vittime di questo sistema, condannate al silenzio, all’ostracismo e all’omertà del conformismo dei triestini.

Cosa si può fare? Andare a ficcare il naso in questo mondo di mala-psichiatria non interessa nessuno perché non porta voti. Ti metti contro i grandi potentati del PD (la psichiatria è tutta quanta di sinistra) che è in comunella con altrettanti e più grandi onni-potentati come la magistratura, per difendere dei poveracci che nella maggior parte dei casi non hanno neppure famiglia. Non a caso Trieste presenta il tasso di interdizione più elevato del pianeta: Trieste è la città più "vecchia" di Italia e una delle più vecchie al mondo, nel senso che è piena zeppa di anziani, in gran parte soli e quindi facile preda di questa nuova e diabolica figura giuridica che sono gli amministratori di sostegno. Ads che sono nominati sempre dagli stessi giudici! A Trieste ci sono ben 700 amministratori di sostegno che “sostengono” 25.000 anziani! In alcuni casi è accaduto che gli ads abbiano venduto la casa dell'amministrato per metterlo poi in una struttura pubblica ... due piccioni con una fava: l'ads si toglie la preoccupazione di occuparsi dell'anziano/a e gestisce i soldi del suo patrimonio... certo, pagando la retta della casa per anziani, ci mancherebbe... fate un po' voi...

 

Ormai i casi di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) non si contano più. Questo vuol dire che siamo arrivati alla frutta. La mistura delle tre “i” (ideologia, imperizia e interessi) sta dando i suoi frutti più velenosi; addirittura sono riusciti a fare un TSO anche a un magistrato titolare delle indagini che hanno portato alla scoperta del ruolo della psichiatria in Sette massoniche ed esoteriche ai vertici militari, politici e di altri poteri forti allo scopo di creare un sistema di controllo e condizionamento mentale. Per chi vuole deliziarsi su questo, si veda il caso di Paolo Ferraro (basta andare su YouTube e scrivere Paolo Ferraro magistrato).

Infine, un’ultima chicca: in questi ultimi tempi, alcuni dei nostri illuminati psichiatri neo-basagliani stanno sperimentando una nuova forma di controllo, una sorta di TSO alla rovescia: cioè tolgono i farmaci che fanno star bene, mandando dopo qualche giorno l’incolpevole vittima a commettere gesti estremi. È l’altra faccia della modesta caratura culturale della psichiatria neobasagliana. E non ci si può neppure difendere perché semplicemente non c’è nessuno al mondo che possa assumere una simile difesa, perché più una persona si indigna, inveisce e si arrabbia e più questo comportamento sarebbe la “dimostrazione” che questa persona ha bisogno del TSO. È una situazione terribile, senza via di fuga, vieni condannato ad essere uno zombie ed è una condanna senza appello. Peggio del carcere, perché non puoi nominare neppure un avvocato giacché gli amministratori di sostegno bloccano il conto corrente e si fanno mandare la posta del povero malcapitato nel proprio studio, cosicché la vittima è tagliata fuori dal mondo.

Alla fine della lettura di questo articolo, molti penseranno che non possono far niente, che il fenomeno non è rilevante dato che non ne parla nessuno oppure, peggio ancora, che non si possa far nulla perché ognuno di noi è troppo piccolo per fronteggiare questi poteri forti (psichiatria, magistratura, forze dell’ordine). Tuttavia per coloro che la pensano così, cioè che questi poteri forti sono troppo grandi e non si possono combattere, ebbene, costoro debbono sapere che una zanzara non la pensa così quando si tratta di lasciarvi dormire e certamente non è sintomo di buona salute mentale essere ben radicati dentro di una società malata.

 

   Walter J. Mendizza

 

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