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L'uomo, la felicità e la marcia del mondo

Da: Il Gesuita proibito - Vita ed opere di P.Teilhard de Chardin

Di Giancarlo Vigorelli Casa editrice IL SAGGIATORE
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L'uomo, la felicità e la marcia del mondo

 

Veniamo ora alle Réflexions sur le bonheur. Sul piano delle idee è uno scritto minore; una conferenza tenuta a Pechino, il 28 dicembre 1943, davanti a un pubblico mondano, occasionale. Ma proprio per questo intento divulgativo, è una anticipazione persino commossa di quel lavoro missionario, che Teilhard svolgerà dopo il ritorno in patria, per contrapporre a quella pessimista la sua visione ottimista e progressiva del mondo: felicità, contro angoscia. Rimaste inedite sino al 1960, queste Réflexions sono state pubblicate nel secondo dei Cahiers Pierre Teilhard de Chardin, e valsero, per molti lettori ignari delle sue grandi opere, come un compendio, facile ma contagioso, delle sue idee; ne ho avuto la riprova, quando ho fatto conoscere queste pagine in Italia, tra le pochissime che sono state tradotte, e subito furono un po' per tutti una folgorazione.
Vale forse la pena di rioffrirne, qui, il testo integrale - proprio per quel suo apporto didascalico -, e vorrei conservare il titolo da me dato per la traduzione italiana, L'uomo, la felicità e la marcia del mondo, che mi sembra coinvolgere - senza arbitrio l'intera tematica teilhardiana:

 

"Allo stesso modo che nel Mondo della Materia meccanizzata, tutti i corpi obbediscono alle leggi di una gravitazione universale, così nel Mondo della Materia vitalizzata, tutti gli esseri organizzati, anche gli inferiori, si orientano e si spostano verso ciò che offre loro il maggior benessere. Parlare della felicità, dunque, dovrebbe essere il più facile dei compiti per un conferenziere. Uomo vivo fra uomini vivi, non è forse sicuro di rivolgersi soltanto a uomini convinti e iniziati? In realtà, il compito che oggi mi assumo davanti a voi si rivela molto più delicato e complesso.
Senza dubbio, come tutti gli altri esseri animati, l'Uomo desidera essenzialmente la felicità. Ma per lui, questa esigenza fondamentale, assume una forma nuova e complicata. In effetti, l'Uomo non è soltanto un essere vivente più sensibile e vibrante degli altri; attraverso la sua «ominizzazione» è diventato un essere vivente, riflessivo e critico. Questo dono della riflessione porta con sé due temibili proprietà, la percezione del possibile e la percezione dell'avvenire, due poteri la cui comparsa basta a gettare il disordine e la dispersione nel flusso finora così coerente e limpido della vita. Percezione del possibile e percezione dell'avvenire, congiunte l'una all'altra per rendere continue e per disperdere in tutti i sensi tanto le nostre paure che le nostre speranze... Dove l'animale sembra non trovare mai difficoltà nell'avvicinarsi a ciò che lo soddisfa, l'Uomo, invece, a ogni passo e in ogni direzione, vede un problema, per il quale, da quando è Uomo, non ha mai cessato di cercare, senza successo, una soluzione definitiva e universale.
«De vita beata», dicevano gli antichi. Cos'è la felicità? Da secoli, su questo argomento, i libri, le inchieste, le esperienze individuali e collettive, pateticamente si susseguono senza mai raggiungere l'umanità. E alla fine, per molti di noi, la conclusione pratica di tutte queste discussioni è che è inutile voler cercare di più.
O il problema è insolubile: non c'è vera felicità in questo mondo.
Oppure, porta con sé soltanto un'infinità di soluzioni particolari, cioè è indefinito.
Essere felici: questione di gusto personale. A voi piace il vino e la carne buona. lo preferisco le automobili, la poesia o la beneficenza. «Ognuno ha i suoi gusti e la su fortuna.» Certo spesso avete sentito dire così, e forse anche voi lo pensate un po'.
È a questo scetticismo relativistico, e alla fine pessimistico, dei nostri contemporanei, che stasera voglio oppormi, direttamente, mostrandovi che, anche per l'Uomo, la direzione generale della felicità non è affatto così equivoca come si dice - purché tuttavia, limitando la nostra inchiesta alla ricerca delle gioie essenziali, ci si appoggi agli insegnamenti della Scienza e della Biologia.
Non potendo vi sfortunatamente dare la felicità, spero di potervi almeno aiutare a trovarla!
Questo esposto sarà di due parti: 1) nella prima, sopratutto teorica, faremo 'in modo di definire insieme la via migliore che conduce alla felicità umana; 2) nella seconda, quella conclusiva, ci chiederemo come possiamo adeguare le nostre vite individuali a questi assi generali di beatificazione.
Per meglio capire in che modo si crea per noi il problema della felicità, e perché siamo portati a esitare di fronte a tale problema, è indispensabile inizialmente dare un'occhiata in giro, cioè distinguere tre atteggiamenti iniziali e fondamentali, adottati di fatto dagli uomini di fronte alla Vita.
Lasciamoci guidare, se siete disposti, da un paragone. Immaginiamo degli alpinisti, partiti per scalare una cima difficile, e consideriamo il gruppo qualche ora prima della partenza. A questo punto si può immaginare la squadra divisa in tre categorie. Alcuni rimpiangono di aver lasciato l'albergo. La fatica, i pericoli sembrano loro sproporzionati all'interesse per il successo. Decidono di tornare indietro.

 

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