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di Maurizio Colaiacovo

 

Essere avvocati, un compito difficile

Giugno 2017

 

Chi è l'avvocato? Quale è il suo ruolo e la sua funzione nell'amministrazione della giustizia? Quale è il suo ruolo all'interno di una società?

L'Insigne Piero Calamandrei a tal proposito scriveva:

 

"Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore.
Ma l'avvocato no. L'avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l'avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé, assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce.

L'avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità. Non credete agli avvocati quando, nei momenti di sconforto, vi dicono che al mondo non c'è giustizia.

In fondo al loro cuore essi sono convinti che è vero il contrario, che deve per forza esser vero il contrario: perché sanno dalla loro quotidiana esperienza delle miserie umane, che tutti gli afflitti sperano nella giustizia, che tutti ne sono assetati: e che tutti vedono nella toga il vigile simbolo di questa speranza...

Per questo amiamo la nostra toga: per questo vorremmo che, quando il giorno verrà, sulla nostra bara sia posto questo cencio nero, al quale siamo affezionati perché sappiamo che esso è servito a riasciugare qualche lacrima, a risollevare qualche fronte, a reprimere qualche sopruso, e, soprattutto, a ravvivare nei cuori umani la fede, senza la quale la vita non merita di essere vissuta, nella vincente giustizia.

Beati coloro che soffrono per causa di giustizia... ma guai a coloro che fanno soffrire con atto di ingiustizia!

E, notate, di qualunque specie e grado di ingiustizia... perché accogliere una raccomandazione o una segnalazione, favorire particolarmente un amico a danno di un estraneo o di uno sconosciuto, usare un metro diverso nella valutazione del comportamento, o delle attitudini, o delle necessità degli uomini, è pur questo ingiustizia, è pur questo offesa al prossimo, è pur questo ribellione al comando divino."

 

Di fronte alla bellezza di queste parole alla loro altissima valenza, mi potrei fermare, anzi, mi dovrei fermare.

Tuttavia, Piero Calamandrei, uno dei piè grandi giuristi di sempre, scriveva queste bellissime frasi molti anni fa, qualcuno direbbe "in un'altra epoca".

Attualmente, il ruolo dell'avvocato e dell'avvocatura ha nel "sentire comune" la stessa considerazione attribuitagli dal Calamandrei?

Un avvocato dovrebbe rileggere le pagine succitate ogni giorno, dovrebbe trarne fonte di ispirazione nello svolgimento della sua professione, dovrebbe stamparle ed appenderle nel suo studio (sicuramente molti lo avranno fatto).

Le persone che non svolgono questa professione, molto spesso, hanno una visione diametralmente opposta della figura dell'avvocato e del suo ruolo, anche all'interno di un processo.

Circolano da anni aneddoti e battute sugli avvocati, nella migliore della ipotesi, Nella peggiore, si ricorre all'insulto. Eh già: all'insulto.

Sovente, la categoria degli avvocati viene dipinta come una "lobbie" potentissima, avvezza ed adusa al "compromesso", spesso, anche a danno del proprio cliente. Il tutto per meri fini utilitaristici e per tornaconto personale.

Non è così. Rari e sparuti casi di patrocinatori infedeli o inadeguati non possono gettare discredito su di una intera categoria.

Non è mio intento assumere le difese di migliaia di avvocati. Non ne hanno alcun bisogno. Svolgono il loro lavoro egregiamente, con impegno e dedizione, con abnegazione e passione, ogni giorno, tutti i giorni.

Le "generalizzazioni" hanno sempre un effetto devastante ma, troppo spesso, nel caso dell'avvocatura, sono l'unico parametro di giudizio nei confronti di chi svolge questo delicatissimo ruolo.

Non è infrequente, poi, che quando un cittadino - per i più svariati  motivi - si trovi ad essere soccombente in una controversia legale, dia del "venduto" al proprio legale che - fino al giorno prima della pronuncia della sentenza - considerava il suo "angelo custode".

Che dire poi di quegli avvocati che difendono quanti sono implicati in processi penali per aver commesso reati, anche gravi? Da più parti, non si manca di sottolineare come anche il legale di colui che delinque sia da considerarsi "delinquente".

Ebbene, tutto questo è contrario ad ogni principio di civiltà giuridica, ma anche ad ogni logica.

Bisognerebbe sapere che, nei regimi totalitari, allorché questi mostrano il loro volto peggiore di repressione ed intimidazione, i primi ad essere colpiti sono gli avvocati. Proprio perché la loro funzione ed il loro ruolo di garanti dei diritti civili risultano oltremodo "ingombranti" per il dittatore di turno.

Come sostengono Fulvio Gianaria e Alberto Mittone nel loro bellissimo libro dal titolo "L'avvocato necessario", pubblicato dalla Giulio Einaudi Editore nel 2007, "la professione dell'avvocato è anfibia: galleggia tra l'interesse pubblico e quello privato e deve rispondere a pretese spesso confliggenti. L'avvocato è diviso tra il bene del cliente e la dimensione pubblico-giudiziaria: pretende la tutela del proprio assistito anche quando difende chi è imputato del reato più inaccettabile, ma al contempo auspica  la giustizia come cittadino.

A quanti non avessero mai frequentato le aule di giustizia ed avessero pregiudizi sugli avvocati, allorché dovessero avere la necessità di affidare loro un qualsiasi incarico di difesa o tutela, il consiglio è di scegliere un professionista serio, competente, scrupoloso ed affidabile.

Allorché lo avranno fatto, sono convinto che abbandoneranno erronee convinzioni e preconcetti su una delle professioni più complesse e affascinanti e su quanti hanno l'onore e l'onere di svolgerla.

 

   Maurizio Colaiacovo

 

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