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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

La profonda posizione rivoluzionaria dell'a-politico positivo assoluto, contro l'a-politico negativo nell'attuale sistema di politica padronale.

Di Antonio Pilato   settembre 2011


L'autore di questo scritto, il professor Antonio Pilato docente di pedagogia e filosofia, mette alla vista alcuni problemi, profondi e complessi, di cui non pretende diagnosticare le possibili soluzioni indicate da altri, perché non ne trova una, né proporre delle sue. Si limita soltanto, assumendo il ruolo di investigatore, soprattutto introspettivo, a togliere il velo della retorica, che copre l'agonia del mondo, causata dai corrotti e corruttibili uomini politici.

 

 

Facciamo sempre come se avessimo il compito di far trionfare la verità, mentre noi abbiamo invece il compito di combattere sempre per essa.”
    Pascal

Dedicato a me stesso e alla mia famiglia

Antonio Pilato  

 

 

Vi sono uomini che credono e hanno la presunzione di voler far credere di essere preparati e portati ad essere dei veri, virtuosi uomini politici; invece sono veri a-politici.
Vi sono altri uomini che credono e vogliono far credere di non essere portati a far politica, invece nella vita pratica, in ogni loro azione corretta dimostrano tutto il contrario, di possedére cioè le doti della politica virtuosa. Questi sono a-politici non veri, cioè apparenti perché essenzialmente virtuosi.

 

 

1. Diverse realtà formali del male della politica

 

Nei confronti del malaffare politico si può parlare da diverse angolazioni, ne scegliamo principalmente due, a cui convergono tutte le altre: del pensiero pensante e del pensiero pensato.

A - da parte del soggetto che fa politica, e
B - da parte dell’oggetto, cioè del contenuto vero e proprio del fare politica.

Nel primo caso si esamina la conoscenza teorica della politica e la  consapevolezza del ruolo che essa svolge per il singolo e per la società in cui si opera.

A1 - Partendo dal soggetto gli  a-politici veri credono di essere veri uomini politici, mentre in verità non lo sono. Essi adorano la professione e la carriera, la gloria, la ricchezza, il benessere, il successo, l’affare, il mondo, il potere, il denaro. Ogni loro azione è egoistica, tornacontistica perché amano soltanto se stessi e gli affari (la realpolitik, come si direbbe con linguaggio giornalistico).
A2 - Gli a-politici apparenti, ossia non veri, detti anche falsi, ma che in realtà credono all’interno della loro coscienza, nei valori universali pratici ed anche teorici di essa, perché la politica che essi negano è quella irrazionale, cieca, del malaffare, dell’arrivismo e in funzione strumentale dei bisogni individuali e di gruppo, volta a giustificare qualsiasi mezzo per il fine del  loro Dio denaro. Per questo essi negano la degenerazione della politica.

 

Nel secondo caso si esamina invece la diversa posizione di fronte all’agire male in politica.
B1 - Partendo dai contenuti di quelli chi si dichiarano a-politici, ma che sono solo  a-politici non veri (perché in realtà contestano la politica paludosa) essi a loro volta si dividono in negativi e positivi.
B2 - Quelli negativi, non trovando alcuna possibilità risolutiva e considerando vano qualsiasi tentativo di sperimentazione, giacché giudicano tutte le prove inique e fallaci, si chiudono nella solitudine assoluta, sprofondando, senza rimedio, in un vuoto vorticoso senza fondo.
A2 - Quelli positivi invece, non perdendo la fiducia, lottano disperatamente per un mondo sociale migliore, in cui le regole del bene comune, senza egoismi, siano assolutamente rispettate da tutti, indipendentemente dal ruolo che si svolge e dalla preparazione culturale. In questo senso gli apolitici positivi sono  eroi rivoluzionari, perché tentano di costruire una strada, una scala umana di valori per  vivere ed operare senza la suggestione e il timore della retorica e viltà del potere dominante.
Questo tipo positivo di a-politica lo troviamo in Nietzsche, in J.P. Sartre e nel materialismo storico del novecento, e soprattutto nel pensiero dei sociologi della scuola di Francoforte. I pensatori del materialismo storico, che si muovono contro la politica corrotta, lottano quasi tutti per un mondo dell’uomo migliore, per cambiare in modo totale la faccia della terra in cui si specchiano gli egoisti e opportunisti. Di questo male politico è responsabile sicuramente il razionalismo borghese capitalistico, che ha annullato il valore  della persona.

 

 

2. La doppia incoerenza (il doppio aspetto) dell’a-politico assoluto positivo, ossia la fede alla rovescia.

 

L’a-politico assoluto positivo copre una doppia incoerenza, posta nella sua psiche. A quest'affermazione si dà la spiegazione. Un soggetto assoluto a-politico positivo non diventa tale in conseguenza di una ricerca  sistematicamente razionale della virtù politica, conclusasi senza risultato: la ricerca non ha mai fine; né trascura l’esito negativo della ricerca; ma dentro questa assoluta denigrazione della politica, lo fa essere a-politico un atto fondamentale di fede alla rovescia, il cui contenuto è non la negazione della necessità della politica, ma è contro questa o quella politica degli uomini di Stato, per la quale impegna tutte le sue forze spirituali in direzione della moralità. Allora il suo è un preciso interesse che lo porta alla consapevole conquista del bene supremo della libertà critica, che gli fa anche dire di essere contro ogni sistema politico.

 

 

3. Un’altra contraddizione interna all’assoluto a-politico positivo,  grido  noumenico della sofferenza.

 

L’a-politico assoluto positivo comincia col negare qualsiasi autorità per rivendicare la propria libertà di fronte a qualsiasi ordine esteriore e alle leggi,  considerandole tutte sbagliate, a prova delle esperienze fatte di persona e anche sugli altri...
L’autorità politica che l’a-politico assoluto positivo contesta nasce dal bisogno di darsi delle leggi e dei regolamenti, non ancora evidenti, che tutelino il  bene di tutti.
Queste leggi ipotetiche sono state tanto sublimate da divenire ideali di vita, allo stesso grado della realtà trascendente, pari a quella divina.
Qual è allora il risultato del disprezzo delle norme assolute della politica, che ci vengono calate e imposte dall’alto? La loro negazione è la risposta, per la repulsione delle medesime avendone sperimentata la nocività, il malessere da tutti i punti di vista: economiche, sociali, morale ed anche culturale, ponendosi come modello di riferimento negativo nella crescita educativa dei giovani.
Verità, bene, giudizio, fedeltà, male ed ogni altro segnale normativo della coscienza, per la loro relatività, mutevolezza divengono permanentemente  strumenti a beneficio dei protagonisti della storia, che ancora oggi sono la classe politica di parte. Così la verità cambia nel tempo. Un’azione qualsiasi che oggi é vista giusta, domani potrà essere considerata ingiusta.
Che cosa succede? Succede che il rifiuto totale della politica conduce all’allontanamento da essa senza via di uscita, alternativa alla logica dell’anarchia.
Qual è il rimedio a questa totale abnegazione del nulla? L’uomo è portato a scegliere, e la sua scelta tra il male e il bene è  sempre per il bene di se stesso.  Occorre adoprarsi per il bene suo e dei suoi simili, che coincide col bene universale. Questo fine ultimo ed essenziale della vita è un fine etico ed implica l’impegno di tutti, molto più profondo del bene epicureo e del bene trascendente. E’ il bene laico che implica di non escludere nessuno: il bene per il bene.
L’a-politico assoluto positivo paga a caro prezzo la scelta di vivere lontano dalle fauci del Minotauro della corruzione, ma è felice  di morire  sacrificandosi per il puro amore della dignità della vita.
L’a-politico assoluto positivo osserva da lontano l’insaziabile desiderio, di schopenhaueriana memoria, che prostra, piega, curva, inginocchia i suoi simili per il piacere del successo passeggero.
Il suo è un disinteresse mistico che cova grandezza e generosità. Questa rottura col mondo della politica è però eroica, rivoluzionaria, fiera perché si alimenta col proprio sacrificio, e alimenta una migliore concezione della cooperazione con la specie umana.
Ma è una sconfitta pragmatica dell’a-politico assoluto positivo?
La sconfitta dell’a-politico positivo è una sconfitta apparente, perché in verità non lo è. L’a-politico assoluto positivo per il fatto che nutre dentro di sé uno stato d’animo rivoluzionario, non subisce la storia, ma la crea, la cavalca (di nietzschiana memoria). Questo sentimento di assoluto rifiuto della politica, retto da un ideale di critica costruttiva positiva, lo fa essere superiore ad ogni altro che si inchina, si prostra, si inginocchia passivamente ad essa, incurante del bene e del male. Il compito dell’a-politico assoluto positivo è ancora più radicale della rottura del santo con il mondo. L’a-politico assoluto positivo affonda l’ascia più in profondità per curare il mondo della sua specie dai mali.

 

 

4. La rottura col bene universale laico e divino.

 

La rottura con il bene universale, identificato con il Dio trascendente ed anche con  l’imperativo categorico laico: “fai il bene senza mai chiederti il perché”, di kantiana memoria, cominciata come rivendicazione, come rottura superba e rivoluzionaria con tutto ciò che sottomette l’uomo all’alienazione, finisce in una sottomissione all’onnipotente divenire della storia? La risposta ci mette necessariamente a confronto la posizione del Santo e quella dell’a-politico assoluto positivo. Il primo che sacrifica tutto se stesso per l’amore in Dio, assolutamente spirituale, che raggiunge attraverso un percorso puramente interiore; il secondo che restando legato coi piedi a questo mondo, cerca disperatamente di cambiarlo reagendo a tutto quanto sa di putredine.
L’uno e l’altro sono complementari, anche se percorrono, per lo stesso fine, due strade opposte, sono due realtà che si integrano, come in Schelling  ed altri filosofi idealisti lo spitito e la materia, che si attraversano pur rimanendo distinti.
Il santo si libera di ogni interesse mondano per compiere un atto di assoluta purificazione, e porsi come esempio di guida spirituale. Questo è pur vero, per la parte dell’umanità che ha fede.
Ma per gli uomini che  vivono solo concretamente la loro limitata esistenza, senza più un’altra, si deve intervenire in  questo esistere, e si deve intervenire a favore di questa condingenza. A svolgere questo rivoluzionario compito è chiamato l’a-politico assoluto positivo che impegna tutto se stesso per il bene di tutta l’umanità esistente, indicando la via della libertà terrena per il bene universale terreno.
In realtà il mondo è contenuto di menzogna e di ingiustizia, di povertà e di miseria; la creazione, qualunque sia l’intelligenza generatrice di tutte le cose, è intrisa di male ad un punto tale che dal più profondo il Santo e l’a-politico assoluto positivo rifiutano di accettarla come esso é. La potenza del male e l’universale sofferenza che ne consegue, la putritudine del nulla è tale che al Santo fa sorgere il desiderio  assoluto dell’abbandono materiale. Ma questo atto non salva l’umanità che vive in continuo rapporto col mondo. L’a-politico assoluto positivo invece non abbandona  il bisogno  della vita terrena, ma lotta disperatamente per un modello di vita migliore.
Il Santo in ultima analisi volge eroicamente gli occhi nell’aldilà, l’a-politico positivo assoluto invece tiene ben fermo il suo sguardo nell’al di qua e lotta per il bene temporale.
L’a-politico assoluto positivo, seppure apparentemente distaccato dal mondo non si pone in assoluto stato di contemplazione, come il santo, e di abbandono psicologico, ma anzi reagisce disprezzando l’aspetto negativo del mondo politico, sociale giudiziario e quant’altro degli uomini, per il bene di esso, formulando dentro di sé e coi continui discorsi con gli altri il modo migliore di operare per trasformarlo. Nei tempi presenti, nei quali una struttura particolarmente inumana della società, alla vista di tutti, si presenta cruciale il problema della giustizia sociale, l’uomo a-politico positivo non diserta, non abbandona i disperati al loro destino, non chiude gli occhi davanti alle sofferenze dei deboli, resi schiavi dalla miseria  e da impossibili condizioni esistenziali. L’a-politico positivo non abbandona il campo di battaglia ma anzi si immerge nell’attività temporale, sociale e secolare con le sue armi critiche. L’a-politico assoluto positivo non trascende il problema sociale, ma si prodiga di trattarlo per risolverlo in profondità.
Egli sa e predica tra la gente comune e di buona volontà di comprendere la missione temporale di ognuno per affrontare il problema senza paura, indugio.
L’a-politico positivo assoluto possiede l’intelligenza e la sensibilità per compiere la missione di lotta per la felicità degli uomini deboli, di portar loro la verità che nessuno ha il diritto di essere padrone della vita di un altro, all’infuori di Dio (se è), di realizzare la giustizia e la libertà nella società politica, di portare l’umanità a sollevarsi dalla miseria e dallo sfruttamento, di ravvivare le energie dell’amore  dell’esistenza temporale, così da rendere questa esistenza più degna di essere vissuta.
Per finire, come l’a-politico assoluto positivo così dovrebbero essere le chiese, il cristianesimo e il santo. Il Cristianesimo non deve essere decorativo, la fede   deve essere una fede reale, viva, pratica: credere in Dio deve significare far di tutto per respingere il male del mondo, operare concretamente, non solo parlare o gridare, per il bene universale.

 

   Antonio Pilato

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