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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

Per una lettura taoista dell’opera di D.H. Lawrence

di Simonetta Ferrini - Marzo 2014
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3. La polemica contro il Logos

E’ molto viva in Lawrence la convinzione che il drastico allontanamento da parte degli uomini dai cicli e ritmi naturali che regolano la vita del cosmo, verificatosi gradualmente attraverso i secoli, sia da attribuirsi alla sviluppo della filosofia occidentale, in particolare all’impronta che su di essa ha lasciato il pensiero platonico. Platone diventa dunque il capro espiatorio dell’ironica invettiva lawrenciana:

 

If, in Plato’s Dialogues, somebody had suddenly stood on his head and given smooth Plato a kick in the wind, and set the whole school in an uproar, then Plato would have been put into a much truer relation to the universe...(1)

 

Platone è responsabile per aver propagato l’idea della separazione tra corpo e mente, materia e idea, concretezza (diversità-unicità-movimento-cambiamento) ed astrazione (staticità-trascendenza), integrazione e separazione.

Che cosa ne è stato del corpo, quello vero, vivo e materiale, che non serva solo da astratto simulacro per l’Idea di Bellezza? Perché gli uomini hanno perso ogni contatto con lo scorrere del flusso vitale? Perché fuggiamo terrorizzati dalla variabilità dell’immanenza per cercare rifugio nella sicurezza di amorfi mondi immaginari?
Perché la filosofia ci ha insegnato ad astrarre, a catalogare e a separare, a ridurre il mondo in formule e teorie. Le idee e i concetti sulla vita hanno preso il sopravvento sulla vita stessa. Incapace di lasciarsi esistere, in compartecipazione con il resto dell’universo, l’uomo è un animale addomesticato, capace ormai soltanto di pensare. Anche quando dorme. La mente macina pensieri senza sosta: “The mind refuses to be blank”(2) afferma Lawrence condividendo le preoccupazioni dei maestri buddhisti.
L’idealismo ha tutti i presupposti per trasformarsi in una forma di gretto materialismo; fissarsi nella difesa di un’idea in particolare non favorisce lo scambio e porta solo all’irrigidimento delle proprie posizioni e dunque al trionfo dell’ego. E’ per questo che Lawrence rifiuta ogni forma di ideologia: “This is horribly true of modern democracy—socialism, conservatism, bolshevism, liberalism, republicanism, communism: all alike. The one principle that governs all the isms is the same: the principle idealised unit, the possessor of property: Man has his highest fulfilment as a possessor of property…”(3) A cui fa eco Zhuang-zi nel capitolo XI “Lasciar fare e tollerare”:

 

Colui che riesce a capire che il vero possesso non è materiale, questi non soltanto è in grado di governare il popolo, ma per di più ha libero accesso alle sei direzioni, vi penetra e ne esce a propria scelta, passeggia liberamente nelle nove regioni, andando e tornando a suo piacimento. Una simile indipendenza conferisce all’uomo la sua più grande nobiltà.(4)

 

L’attaccamento (alle cose materiali e non) è dunque fomentato dall’ego individuale il quale a sua volta viene nutrito dalle ideologie e dalla mente che specula, divide, giudica: “All the suffering to-day is psychic: it happens in the mind.”(5)
Nella conoscenza di tipo speculativo vi è sempre una parzialità di visione e dunque una frammentazione ed un irrigidimento che non permettono all’ “‘intelligenza vasta,’, quella della com-prensione, [che] rimane ‘ampia e disponibile’”(6) di entrare in gioco.
Il Santo taoista è colui che, praticando la non-discriminazione, “.... abbraccia il tutto; gli uomini discutono per far valere le proprie opinioni. Così, è stato detto: ‘Ogni discussione implica una visione parziale’. [...] Sapere che vi sono cose che non si possono conoscere, ecco il sommo sapere.”(7) La saggezza del Santo si rivela nel suo essere alleviato dai pesi e dalle complicazioni del mondo: “Gli uomini si affannano per questo o quell’ideale umano. Il Santo è ignorante e semplice. Partecipa della purezza dell’uomo, che contiene in potenza tutti i tempi e tutti gli esseri.”(8)
Allo stesso modo di Zhuang-zi, Lawrence ci ricorda come gli sforzi di filosofi, politici e scienziati finiscano per vanificare il punto essenziale della loro stessa ricerca: “The secret of the whole is never captured. Certain data are captured. The secret escapes down the sensual or the sensational or intellectual thrill of pleasure.”(9)
Neanche la pratica dell’altruismo, della bontà e della giustizia è auspicabile secondo il pensiero taoista: si tratta comunque di una forma di idealizzazione che allontana gli uomini dalla purezza, semplicità e spontaneità della loro vera natura: “Coloro che esagerano la loro bontà, forzano la loro virtù e così ostruiscono la propria natura, si attirano la fama e suscitano dunque l’invidia di tutti con il loro esempio inimitabile.”(10) Si tratta in ogni caso di un richiamo del proprio ego che spinge ad elevarsi al di sopra degli altri e ad attrarre seguaci; la decadenza del mondo, dice Zhuang-zi, è cominciata proprio quando gli uomini hanno iniziato a praticare la bontà. Vi fu un tempo mitico in cui gli uomini, in perfetta armonia con il resto del cosmo, e “[b]enché dotati di intelligenza, [....] non se ne servivano. Era l’epoca dell’unità perfetta; nessuno agiva, tutto si svolgeva naturalmente.”(11) Successivamente “[g]li uomini abbandonarono il Tao per praticare il bene. L’azione ebbe la precedenza sulla virtù e lo spirito individuale sulla natura originaria.”(12)
L’indole taoista di Lawrence si rivela in pieno nella seguente affermazione, nella quale egli riafferma la propria convinzione nel principio di autoregolazione del mondo. “If men would but keep whole, integral, everything could be left at that. There would be no need for laws and governments: agreement would be spontaneous. Even the great concerted social activities would be essentially spontaneous.”(13)
Cosa si può fare dunque per liberare l’uomo dalla prigione che la società contemporanea gli ha costruito intorno? Come contrapporsi all’egemonia del pensiero, delle ideologie, dell’ego, delle istituzioni politiche che oscurano la vera natura dell’uomo e lo allontanano dalla matrice originaria?
Lawrence trova consolazione nel fatto che nessun Logos potrà mai prevalere sullo scorrere spontaneo delle cose e sull’impermanenza. Ogni civiltà delle idee, per quanto complessa e raffinata essa sia, prima o poi finisce per sgretolarsi, non prima però che sia stato gettato un nuovo seme per future germinazioni. Ma il nuovo ‘albero della conoscenza’, che in tal modo viene generato, è anch’esso destinato a dissolversi, in un ciclo infinito. “Everything human, human knowledge, human faith, human emotions, all perishes. And that is very good: if it were not so, everything would turn to cast-iron. There is too much of this cast-iron of permanence today.”(14)
E a chi lo accusa di auspicare un ritorno a condizioni di vita primitive, selvagge, Lawrence controbatte: “As if modern city people weren’t about the crudest, rawest, most crassly savage monkeys that ever existed...”(15)

 

 

4. La visione della natura

L’amore per la natura, la ricerca di un contatto con i singoli elementi che la compongono, il sentirsi parte di un flusso di energia cosmica che attraversa tutti gli esseri, sono aspetti fondanti del pensiero lawrenciano.
La trasformazione dell’individuo si realizza nella piena coscienza di essere parte integrante di un  meraviglioso meccanismo, quello cosmico, in cui la vita si dispiega seguendo le proprie leggi, senza costrizioni, interferenze, né controlli da parte di intelligenze superiori.
La profonda emozione generata nello scrittore dal contatto con l’ambiente naturale risulta evidente a chiunque abbia letto almeno una delle sue opere; che siano le colline o le foreste del Nottinghamshire della sua infanzia che fanno da sfondo a molti dei suoi romanzi, o i paesaggi desolati e magici del Messico in cui hanno luogo riti ancestrali, o gli animali, le piante, i frutti e gli alberi che animano l’immaginario del Lawrence poeta, o l’amata mucca Susan, silenziosa compagna delle sue giornate nel ranch a Taos, New Mexico(16), vi è in lui una profonda empatia nei confronti di tutte quelle creature con le quali a tratti egli si identifica e nelle quali egli ritrova quella capacità di esistere secondo il ritmo naturale delle cose, quel dispiegarsi inspiegabile del mistero dell’esistenza, che sembrano essere scomparsi negli umani.
Il mondo naturale, nel suo spontaneo dispiegarsi, diviene per l’uomo un modello a cui ispirarsi: “What does a flower do? It provides itself with the necessities of life, it propagates itself in its seeds, and it has its fling all in one. Out from the crest and summit comes the fiery self, the flower, gorgeously.”(17)  L’uomo felice, che vive libero da ogni costrizione sociale, seguendo solo la propria coscienza (primaria) istintiva, è “a plant eternally in flower, ... an animal eternally in rut, ... a bird eternally in song.”(18)
I fiori e gli alberi in particolare furono particolarmente amati da Lawrence. Di fiori ne sono stati contati ben 145 specie nel suo primo romanzo, ed essi compaiono come protagonisti nel saggio “Flowery Tuscany”(1927).(19) Anche con gli alberi Lawrence aveva grande empatia e, quando poteva, scriveva seduto all’ombra di uno di essi: il melo in Inghilterra, il limone e il pino a ombrello in Italia, gli abeti in Baviera, il pino di Taos, New Mexico, il pero in Svizzera e il salice piangente in Messico.(20) Gli alberi dunque come esseri palpitanti di vita, visti uno per uno nella loro specificità, ma anche come simboli (universali) atavici di assi del mondo; l’albero della vita che si connette attraverso tutte le sue parti a tutto il resto dell’esistente:

 

That a tree should desire to develop itself between the power of the sun, and the opposite pull of the earth’s centre, and to balance itself between the four winds of heaven, and to unfold itself between the rain and the shine, to have roots and feelers in blue heaven and innermost earth, both, this is a manifestation of love: a knitting together of the diverse cosmos into a oneness, a tree.(21)

 

La natura si autoregola senza inibizioni né limitazioni di alcun tipo, semplicemente segue il suo corso. E l’albero (così come il fiore) diviene in Lawrence simbolo privilegiato di tale spontaneo processo; quanta più vita ha un albero, si chiede Lawrence, rispetto ad un umano, anche quando quest’ultimo si ostina ad utilizzarlo per scopi propri, mutilandone i rami: “And the oak-tree… isn’t he alive? Doesn’t he live where you don’t live, with a vast silence you shall never, never penetrate, though you chop him into kindling shred from shred. He is alive with life such as you have not got and will never have.”(22)
Zhuang-zi, come Lawrence, ammonisce gli uomini riguardo alla loro insensata ossessione di voler trasformare ogni cosa in qualcosa di utile. Nel capitolo IV il maestro carpentiere Shi, passando vicino ad un maestoso castagno selvatico dice al suo apprendista:

 

E’ un albero inutile. Se lo si usa per farne delle barche, non reggeranno l’acqua: se lo si usa per fare delle bare, presto marciranno. Se lo si usa per fare le ante delle porte, l’umidità vi passerà. Se lo si usa per farne degli utensili, presto saranno rovinati, se lo si usa per i pilastri presto saranno tarlati. Questo albero non è buono a nulla. E’ grazie alla sua inutilità che è potuto giungere a un’età così avanzata.(23)

 

Il suo essere inutile gli garantisce di poter conservare intatta tutta la propria potenziale vitalità e di continuare a vivere indisturbato, protetto da ogni tipo di interferenza umana. Nell’episodio successivo Zi-qi, attraversando la collina di Shang, scorge un albero altrettanto maestoso di quello descritto sopra; guardandolo attentamente si accorge però di quante imperfezioni siano presenti nelle sue varie parti: “Questo albero è davvero inutilizzabile! Per questo ha potuto raggiungere tale altezza. Già! L’uomo divino è anche lui null’altro che legno inutilizzabile”.
Così come in Lawrence, anche in Zhuang-zi l’albero diviene esempio e modello da imitare: il Santo è colui che non ‘utilizza’ se stesso e dunque non viene trascinato nella follia del mondo né si consuma, se non per un normale processo naturale.
Quello che risulta evidente nell’opera di Lawrence è che il richiamo è duplice: da un lato si tratta di un invito ai singoli individui a diventare consapevoli del macrocosmo che li circonda, a divenirne compartecipi e a trarne esempio di vita: “When the flower opens, see him, don’t remember him. When the sun shines, be him, and then cease again.”(24) Dall’altro si tratta di un monito all’umanità nel suo complesso; non vi è dubbio che per garantirsi la sopravvivenza negli anni a venire essa avrà la responsabilità di trasformare le proprie strutture socio-economico-politiche ed optare per uno stile di vita che, in termini contemporanei, definiremmo sostenibile: “... a new, organic system, free as far as ever it can be from automatism or mechanism…”(25)

 

   Simonetta Ferrini

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NOTE

1) D.H.L., Collected Essays, “The Novel”, p.110.

2) D.H.L., Collected Essays, “On Human Destiny”, p.281.

3) D.H.L., Collected Essays, “Democracy: Individualism”, p.208. In un altro saggio Lawrence parla del risvolto deludente del suo interesse giovanile per l’ideologia socialista: “In the flush of youth, I believed in Socialism, because I thought it would be thrilling and delightful. Now I no longer believe very deeply in Socialism, because I am afraid it might be dull, duller even than what we’ve got now.” (Collected Essays, “Red Trousers”, p.421.)

4) Zhuang-zi, p.98. Nel capitolo 46 del Laozi, vv. 5-7, troviamo una simile condanna dell’attaccamento materiale: “Non v’è colpa maggiore del tanto desiderare, / E sciagura maggiore del non sapersi contentare. / Nessuna calamità è più penosa della brama di possesso.”, p.19.

5) D.H.L., Collected Essays, “On Being a Man”, p.278.

6) Jullien François, Parlare senza parole - Logos e Tao, p.109.

7) Zhuang-zi, Capitolo II, p.28.

8) Ibidem, p.30.

9) D.H.L., Collected Essays, “The Crown: Within the Sepulchre”, p.315.

10) Zhuang-zi, Capitolo VIII, p.77.

11) Ibidem, Capitolo VI, p.140.

12) Ibidem, p.140.

13) D.H.L., Collected Essays, “Democracy: Individualism”, p.207.

14) D.H.L., Collected Essays, “On Human Destiny”, p.285.

15) D.H.L., Collected Essays, “We Need One Another”, pp.506-507.

16) A proposito della mucca Susan, di cui egli si occupava personalmente, Lawrence afferma: “She knows my touch, and she goes very still and peaceful, being milked. I too, know her smell and her warmth and her feel, and I share some of her cowy silence, when I milk her. There is a sort of relation between us. And this relation is part of the mystery of love; the individuality on each side, mine and Susan’s, suspended in the relationship.” (Collected Essays, “Love Was Once a Little Boy”, p.344).

17) D.H.L., Collected Essays, “Study of Thomas Hardy”, Chapter VI, p.41.

18) D.H.L., Collected Essays, “Study of Thomas Hardy”, Chapter IV, p.29.

19) Informazioni tratte dalla sezione “Piante e Fiori” del catalogo D.H. Lawrence a Gargnano 1912-1913, curato da Richard Dury e Umberto Perini, Gargnano, 2012, stampato in occasione del convegno D.H. Lawrence - Lake Garda Centenary 1912-2012.

20) In D.H. Lawrence - Future Primitive, (University of North Texas Press, 1996) Dolores LaChapelle analizza in maniera esaustiva il rapporto profondo che Lawrence ebbe con l’ambiente naturale, mettendo in evidenza tutti quegli aspetti che fanno dello scrittore un ecologista ante litteram.

21) D.H.L., Collected Essays, “Love Was Once a Little Boy”, p.342.

22) D.H.L., Collected Essays, “Aristocracy”, p.366.

23) Zhuang-zi, Capitolo IV, p.45.

24) D.H.L., Collected Essays, “The Crown: To be and to be Different”, p.330.

25) D.H.L., Collected Essays, “Education of the People”, p.225.

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