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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

 

Tesi Magistrale: Merleau-Ponty, la fisica del XX° secolo (relatività di Einstein e meccanica quantistica) e l'antico pensiero orientale

di Giorgio Peri - Maggio 2016

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CAPITOLO SECONDO:
IL TEMPO E LO SPAZIO NELLA STORIA DELLA FILOSOFIA

 

Kant pensava che il tempo e lo spazio newtoniani potessero essere forme a priori della conoscenza e quindi concetti imprescindibili per poter comprendere il mondo. Secondo Carlo Rovelli però Kant aveva torto in questo campo(1).
<<Spazio e tempo non solo influiscono su ciò che accade nell'universo, ma risentono a loro volta di tutto ciò che accade nell'universo>>(2). Questo ci dice Stephen Hawking per comunicarci la stretta interdipendenza fra spazio-tempo e l'universo dei corpi. Non più contenitore e contenuto ma campo ove materia- energia  e spazio-tempo si fondono e si condizionano.
<<Oggi non sappiamo più bene che cosa siano lo spazio, il tempo e la materia>>(3). Questo è il pensiero di Carlo Rovelli che vuole significarci quanto sia cambiato il mondo della fisica: non esistono più le antiche presunte certezze. Le vecchie categorie sono state inglobate in nuove strutture di pensiero. Nascono sempre nuove prospettive, nuove visioni del mondo di cui noi siamo parte determinante.
Altra visione prospettica interessante dello spazio è quella di Merleau-Ponty che scrive: <<Ormai si può dire alla lettera che lo spazio conosce se stesso attraverso il mio corpo>>(4).

 

LO SPAZIO DEI PRIMORDI

 

Gli studi astronomici, le grandi costruzioni babilonesi e le piramidi egizie ci danno la certezza che quegli antichi uomini avevano studiato a fondo lo spazio che li circondava. Si era già passati dal tempo del mito a quello della distinzione tipico della scienza vera e propria.

 

LA GRECITA'

 

Anassimandro, come già detto, parla della terra come un corpo (tipo una colonna) che galleggia nello spazio. Parmenide ci descrive l'Essere come una sfera compatta e finita che può essere intesa anche come spazio. <<Zenone di Elea, con i suoi celebri paradossi, mette in luce le difficoltà inerenti a uno spazio concepito dai pitagorici (il numero è il loro archè) in modo geometrico, divisibile all'infinito>>(5).  Gli atomisti Leucippo e Democrito parlano dello spazio come di un vuoto infinito che circonda gli atomi materiali. <<Platone tenta nel Timeo una ripresa del concetto pitagorico di "regione" (chòra) intesa come spazio cosmico originario in cui la materia primordiale e le forme ideali si compenetrano dando vita all'universo>>(6). Stoici ed epicurei pensano invece lo spazio come un'estensione infinita che va anche oltre i limiti del cosmo.

 

LO SPAZIO DA COPERNICO A HUME

 

Vediamo ora di prendere in considerazione i punti di vista della modernità a proposito dello spazio. Copernico, come abbiamo detto in precedenza, rivoluziona la visione geocentrica, proponendo, come ipotesi di lavoro, l'eliocentrismo poi condannato dalla chiesa. Segue poi Giordano Bruno che attinge alle fonti di un sapere ermetico e sviluppa, per via speculativa, la sua rivoluzionaria concezione di un'infinità di mondi dispersi in uno spazio privo di limiti e dotato di infiniti centri. Respinto l'aristotelismo e ogni altro principio di autorità, Bruno elabora una sua personalissima visione dello spazio. Ricordiamo anche Galileo che "fa muovere" la terra anche contro il parere temibile dell'Inquisizione insieme con Keplero che, per primo, "fa muovere" i pianeti intorno al sole in orbite non più circolari (la perfezione secondo i greci) ma ellittiche. Cartesio, che non accetta il vuoto, considera l'estensione come attributo specifico della sostanza materiale (res extensa) sottoposta alle leggi meccaniche del moto. Newton, recupera dagli atomisti antichi la filosofia corpuscolare della materia e la connessa nozione di vuoto, ma reinterpreta quest'ultima sia attraverso la concezione tridimensionale euclidea dello spazio, sia attraverso la fede nell'onnipresenza e ubiquità di Dio. Parla di "spazio assoluto" (teologicamente è il sensorium Dei) esistente a prescindere dalle cose in esso contenute. Leibniz (spesso in disaccordo con Newton) si oppone a questa visione negando la realtà oggettiva e assoluta dello spazio. Leibniz dice che lo spazio è relazione fra i corpi e, quindi, senza oggetti non c'è neppure lo spazio. In Berkley e Hume lo spazio si riduce a mera funzione psicologica.

 

KANT: LO SPAZIO COME A PRIORI

 

Segue poi Kant che cerca di salvare il punto di vista newtoniano senza però salvare il suo spazio assoluto. <<Lo spazio è qualcosa di soggettivo e ideale che deriva dalla natura della mente come uno schema destinato a coordinare tutte le sensazioni esterne; cioè, un'intuizione (intuitio) pura, che da un lato è fonte di tutti i giudizi e costruzioni della geometria, dall'altro - con il tempo - è condizione e fondamento di ogni percezione sensibile proveniente dai fenomeni della natura>>(7).

 

LE GEOMETRIE NON EUCLIDEE

 

<<D'altra parte, è possibile disegnare un quadrato su una superficie piatta, ma su una sfera è impossibile>>(8).  Intuitivamente, questa è la più semplice spiegazione della geometria non euclidea sperimentabile facilmente da tutti.
<<Anche se i neokantiani l'hanno spesso negato, è certo che la rifondazione trascendentale tentata nella Critica della ragion pura (1781) e nei Principi metafisici della scienza della natura (1786) aveva un punto debole: implicava l'unicità del modello euclideo, dato che la concezione dello spazio a tre dimensioni era il presupposto della fisica e della meccanica classiche. Ma i fondamenti della geometria euclidea, intesa come espressione 'naturale' dello spazio e come unica descrizione possibile del mondo fisico, erano entrati in quegli stessi anni in una profonda crisi>>(9).
Il ridimensionamento della geometria euclidea passò attraverso la dimostrazione del quinto postulato di Euclide (quello delle parallele), tentata dal gesuita Saccheri all'inizio del diciottesimo secolo senza successo; anzi, Saccheri fu, suo malgrado, l'iniziatore delle geometrie non euclidee. Dopo di lui infatti entrarono in scena Gauss, Lobačevskij e Bolyai, i pionieri delle concezioni non euclidee dello spazio e della formulazione delle nuova geometria iperbolica ove le rette non si incontrano mai.
Una seconda svolta decisiva riguardo all'analisi della struttura matematica dello spazio si deve a Riemann. Secondo lui lo spazio tridimensionale euclideo era valido solo come prima approssimazione. Infatti, nella geometria ellittica da lui ideata accadeva che le rette si incontrassero sempre: pensiamo ai meridiani della terra che si incrociano ai poli. La sua geometria fu quella poi utilizzata da Einstein per lo studio della relatività. 
Abbiamo quindi diverse geometrie: euclidea e non euclidee. Qual è quella vera?
<<Ora, dire che lo spazio non è euclideo, non equivale a dire che lo spazio è non euclideo, per esempio riemanniano. Lo spazio non è qualche cosa. Le diverse geometrie sono delle metriche e le metriche non sono né vere e né false e quindi i risultati di queste diverse metriche non sono delle alternative>>(10). Merleau-Ponty risponde in maniera chiara al nostro quesito e lo fa sempre in un ottica di prospettivismo: ogni geometria è un punto di vista sul mondo, è un diverso orizzonte(11).

 

LO SPAZIO QUANTIZZATO

 

Chiudiamo questo discorso intorno allo spazio con una anteprima su quanto svilupperemo più dettagliatamente nella meccanica quantistica seguendo il pensiero di Carlo Rovelli : <<Lo spazio, su piccola scala, non è più continuo>>(12). Ciò significa che anche lo spazio è quantizzato: in una data stanza esistono solo un numero finito di quanti (anello - loap) di spazio.

 

IL TEMPO

 

Anche per quanto attiene il tempo, Carlo Rovelli ci stupisce. <<Il tempo è un effetto della nostra ignoranza dei dettagli del mondo. Se avessimo conoscenza completa dei dettagli del mondo, non avremmo la sensazione dello scorrere del tempo>>(13).
Gli fa eco uno dei sacri testi dell'India: La Bhagavad Gita del terzo secolo avanti Cristo ove si scrive che <<Il tempo è del tutto incomprensibile per gli umani. Nel succedersi di giorni e notti di Brahma, la stessa moltitudine di esseri (che) inesorabilmente ripetono le nascite e le morti, ancora e ancora fin che l'universo fisico continua la sua espansione e contrazione. Questo eterno gioco cosmico è lo stesso nel microcosmo delle anime individuali, così come lo è nel cosmo. Quando un individuo va a dormire, l'intero mondo nella sua mente che egli vive come "reale" si ritira, per ritornare "vivo" di nuovo alla veglia>>(14). Il mistero del tempo è tale per diverse culture di epoche fra loro anche molto lontane.
<<Pur essendo uno degli attributi più familiari del mondo fisico, il tempo ha fama di essere molto misterioso; anzi, si può dire che un certo alone di mistero è intrinseco all'idea di tempo che tutti noi diamo per scontata. Pochi pensano, ad esempio, che la nozione di "distanza" sia misteriosa, ma tutti giurano che il tempo lo è. […] Vedremo tra poco che il flusso del tempo in realtà è un'espressione priva di senso. Eppure sembra un'idea assolutamente sensata, ed è così scontata che la struttura stessa della lingua la presuppone>>(15).
<<Noi non facciamo esperienza del tempo che scorre, che passa, bensì di differenze tra le percezioni presenti e i ricordi presenti di percezioni passate>>(16).
Probabilmente passato e futuro sono solo distinzioni in rapporto a noi stessi che interessano l'essere in quanto noi ne siamo dell'essere.
<<Forse si può dire che la filosofia di Merleau-Ponty è essenzialmente una filosofia del Tempo, e  forse persino dell'Essere come Tempo>>(17).

 

GRECITA'

 

Dopo un tale rivoluzionario approccio, vediamo di ripercorrere un po’ la storia del tempo. <<Alle origini del pensiero greco il concetto di tempo - come misura del perdurare delle cose mutevoli e come ritmica successione delle fasi in cui si svolge il divenire della natura - si presenta ancora profondamente influenzato dal mito, dalle speculazioni cosmologiche e dalla tradizione orfica, che indica in Crono il padre di tutte le cose e parla di "cicli del tempo" come ruota del destino in cui tutti gli esseri eternamente rinascono>>(18).
Dal tempo mitico e ciclico delle origini quando Crono si mangiava i figli, passiamo al tempo problematico della visione filosofica. I primi filosofi a farsi carico del concetto di tempo paiono essere Eraclito e Parmenide. Quest'ultimo confronta lo scorrere del tempo all'immutabilità dell'Essere e, quindi, all'eternità. Eraclito invece paragona il tempo al gioco di un bambino su una scacchiera. Tale gioco è spontaneo e senza un vero scopo. Eraclito paragona anche il tempo allo scorrere di un fiume. Ricordiamo che Merleau-Ponty non condivide tale immagine: <<Esso non è quindi come un fiume, non è una sostanza fluente>>(19).
Nel Timeo, Platone parla del tempo: <<Pertanto egli pensò di produrre una immagine mobile dell'eternità, e, mentre costituisce l'ordine del cielo, dell'eternità che permane nell'unità, fa un'immagine eterna che procede secondo il numero, che è appunto quella che noi abbiamo chiamato tempo>>(20). In questo passo Platone getta le basi di quel collegamento fra tempo e pensiero che caratterizzerà la filosofia occidentale fino a Bergson: diverso è il tempo della scienza da quello reale che ciascuno di noi vive nella propria coscienza.
Aristotele completa l'opera di Platone affermando <<ma se è vero che nella natura delle cose soltanto l'anima o l'intelletto che è nell'anima hanno la capacità di numerare, risulta impossibile l'esistenza del tempo senza quella dell'anima>>(21).  Insomma, il tempo siamo noi. Hegel confermerà questo concetto sostenendo che <<il tempo è il principio medesimo dell'io = io, della pura autocoscienza>>(22). Senza tempo non c'è l'io, senza l'io che lo pensi il tempo non esiste.

 

AGOSTINO

 

Nelle Confessioni sappiamo che Agostino si chiede <<Che cos'è dunque il tempo? Lo so finché nessuno me lo chiede; non lo so più se volessi spiegarlo a chi me lo chiede>>(23). Con Agostino il tempo è del tutto interiorizzato, è una estensione dell'anima ove si parla del presente del passato, del presente del presente e del presente del futuro. Agostino non ha nessun interesse per il tempo come entità fisica spiegata, ad esempio, dal moto dei pianeti e degli astri. Per lui insomma il tempo è in Dio. Si abbandona ogni ciclicità precedente per assumere una linearità progressiva verso il riscatto dal peccato originale e del conseguente cammino verso Dio ove si consumerà la temporalità e si entrerà nell'eternità divina. Siamo quindi al cospetto della concezione escatologica cristiana che perdura immutata all'interno della chiesa cristiana fino ai giorni nostri: si vive nel tempo per uscire dal tempo e passare all'eternità di gioie (paradiso) o di tormenti (inferno). I concetti intorno al tempo rimangono molto simili a quelli agostiniani per tutto il medioevo cioè per tutto il periodo in cui la teologia è ritenuta padrona rispetto all'ancella filosofia. In tale contesto della scienza non si parla quasi più.

 

IL RINASCIMENTO

 

I primi barlumi di cambiamento appaiono con Galileo che ritorna a occuparsi del tempo dal punto di vista della scienza. Ricordiamo al proposito le famose oscillazioni del pendolo e l'altrettanto famoso orologio ad acqua inventato per misurare il tempo nei suoi esperimenti. Comunque, al di là del metodo e degli strumenti utilizzati da Galileo per misurare il tempo, emerge chiaramente, nei suoi studi, l'uso della variabile tempo (t). Ciò risulta veramente molto innovativo se pensiamo che, fino a poco prima, il pensiero corrente, riguardo al tempo, era di orientamento molto più intimista e teologico.

 

DA NEWTON A KANT

 

Per Newton il tempo è assoluto come lo spazio mentre per gli empiristi inglesi (Locke, Berkley e Hume) il tempo fisico è finzione intellettuale, pura astrazione. Anche Leibniz vede nel tempo qualche cosa di ideale e non una esistenza reale. Kant cerca di sanare il contrasto fra Newton e gli empiristi come già cercò di fare a proposito dello spazio. Ovviamente vede nel tempo la forma a priori dell'intuizione empirica. Per Kant: <<Il tempo è la forma trascendentale per eccellenza nella costituzione dell'oggettività del conoscere. E su questa "oggettività trascendentale", e non dogmatica, che riposa il carattere universale della fisica e della scienza in genere, in quanto la scienza si rivolge ai fenomeni dell'esperienza e questi hanno nella forma del tempo la condizione a priori della loro esperibilità>>(24).

 

EINSTEIN E BERGSON

 

Einstein cambia il concetto classico di tempo: il tempo scorre piano o forte a seconda della velocità del moto del corpo e a seconda della vicinanza o lontananza di masse importanti. Bergson discusse le leggi della relatività einsteniana. Criticò il tempo "spazializzato" della fisica. Volle contrapporre a quella esperienza "quantitativa" una esperienza "qualitativa" vale a dire la concreta esperienza interiore del tempo come durata psicologica individuale. Anche Heidegger si occupa del tempo nella sua importantissima opera incompiuta Essere e tempo. Il tempo è la questione cardine dell'esistenzialismo: l'esserci è essere per la morte.

 

TEMPO CICLICO

 

Infine ricordiamo alcune fra le principali visioni del tempo che si sono succedute nella civiltà occidentale. Consideriamo per primo l'andamento ciclico prospettato da Platone nel "Politico" ove, nell'introduzione, Paolo Accattino scrive:<<Ma l'unico mutamento possibile per un universo sferico che si muove di moto rotatorio nello stesso luogo è l'inversione del senso di marcia. Il mondo ruota quindi a cicli alterni ora in un senso, ora nel senso inverso; ed è questo il fatto in grado di spiegare i tre prodigi di cui parla la tradizione, innanzi tutto l'inversione del moto del sole e degli astri. Nel ciclo opposto a quello in vigore attualmente, e che Platone fa corrispondere all'età di Crono, ossia all'età dell'oro, è lo stesso dio artefice del mondo a guidare la rotazione dell'universo>>(25).

 

ETERNO RITORNO

 

Passiamo ora al tema dell'eterno ritorno. Si tratta di una concezione cosmologica secondo la quale il corso degli eventi del mondo, compiuto il proprio ciclo, ritorna al punto di partenza (tipo un serpente che si morde la coda formando quindi un cerchio), in una serie infinita di identiche ripetizioni (non presenti nella precedente visione del tempo ciclico). Simile concezione, che si contrappone nettamente a quella dell’illimitato progresso, è stata presupposta o elaborata da alcuni pensatori antichi (presocratici e stoici principalmente). Questa concezione è stata abbandonata nell’età moderna, sia da parte delle correnti idealistiche, sia da quelle positivistiche ma, soprattutto, dalla  teologia cristiana, che non può accettare una dottrina che ostacolerebbe  la libertà del creatore. La concezione dell’eterno ritorno è stata ripresa da Nietzsche. <<Vedi, noi sappiamo ciò che tu insegni che tutte le cose eternamente ritornano e noi con esse, e che noi siamo stati già, eterne volte, e tutte le cose con noi>>(26). Comunque, per poter parlare di eterno ritorno, bisogna che il tempo sia infinito e il mondo sia finito. Solo così infatti le varie situazioni potranno riproporsi infinite volte.

 

TEMPO LINEARE

 

Per Kant il tempo scorre. Come l'acqua scende dal monte e va verso il mare, così il tempo passa. Questa peraltro è anche la concezione delle grandi religioni monoteistiche che prevedono tutte una creazione come atto iniziale seguito poi da liberi atti degli uomini nelle loro vite terrene. Tale flusso comportamentale ha necessariamente come fine una ricompensa o una pena che però è eterna. Quindi la linearità del tempo, secondo questa visione escatologico religiosa va a sfociare in un tempo senza fine.

 

LA FRECCIA DEL TEMPO

 

Quasi tutti i processi fisici a livello microscopico sono simmetrici rispetto al tempo: vale a dire che le equazioni usate per descriverli hanno la stessa forma anche se la direzione del tempo è invertita. Quando invece descriviamo i fenomeni a livello macroscopico, c'è ovviamente una direzione del tempo. Infatti la legge di entropia ci racconta che il disordine, in un sistema isolato (quale può essere l'universo), aumenta con il passare del tempo. L'entropia (l'aumento del disordine)  può essere usata quindi per indicare la direzione in cui si muove il tempo senza reversibilità, senza possibilità di ritorno.

 

CONCLUSIONE

 

Concludiamo la nostra analisi del tempo con ciò che scrive il nostro filosofo di riferimento Merleau-Ponty: <<Il tempo non è quindi un processo reale, una successione effettiva che io mi limiterei a registrare. Esso nasce dal mio rapporto con le cose. […] Ciò che è passato o futuro per me è presente nel mondo>>(27).  Questo ragionamento di Merleau-Ponty verrà sviluppato in seguito ma sino da ora ci trasmette una visone prospettica e filosofica nuova e molto originale: il futuro e il passato sono presenti, seppur non per me.
<<Il mutamento presuppone un certo posto in cui io mi pongo e da cui vedo sfilare delle cose; non ci sono eventi senza qualcuno a cui essi accadono, senza qualcuno che, con la sua prospettiva finita, fondi la loro individualità. Il tempo presuppone una veduta sul tempo. Esso non è quindi come un fiume, non è una sostanza fluente. Se questa metafora ha potuto conservarsi da Eraclito sino ai giorni nostri, è perché noi mettiamo surrettiziamente nel fiume un testimone della sua corsa […] Il tempo non viene dal passato. Non è il passato che spinge il presente né il presente che spinge il futuro nell'essere >>(28).  <<La coscienza dispiega o costituisce il tempo>>(29).  <<Sono io stesso il tempo, un tempo che "rimane", che non "fluisce" e non "cambia" >>(30).   << Io non ho scelto di nascere e, una volta che sono nato, il tempo defluisce attraverso di me, qualsiasi cosa io faccia>>(31). Merleau-Ponty ci offre questa bellissima "rapsodia" di idee, concetti e metafore intorno al tempo che ci lascia esterrefatti: "il tempo non viene dal passato" mentre è la coscienza dell'"io" che costituisce il tempo. Mi piace anche sottolineare altri due passaggi molto significativi: non ci sarebbero eventi senza un qualcuno a cui accadono e cioè a dire che gli eventi sono relativi a un "io". Da rimarcare anche che questo "io" non ha scelto di nascere.

 

 

NOTE
1) Cfr. C. Rovelli, La realtà non è come ci appare, cit., p. 168.

2) Stephen Hawking, Dal Big bang ai buchi neri, trad. it. di Libero Sosio, Rizzoli, Milano 1988, p. 49.

3) Carlo Rovelli, Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio?, Di Renzo Editore, Roma 2005, p. 12.

4) M. Merleau-Ponty, Segni, cit., p. 220.

5) Enciclopedia Garzanti di Filosofia, cit., p. 1067.

6) Ibidem.

7) Paolo Casini, http://www.treccani.it/enciclopedia/spazio_(Universo_del_Corpo)/

8) B. Russell, L'ABC della relatività, cit., p. 97.

9) Paolo Casini, http://www.treccani.it/enciclopedia/spazio_(Universo_del_Corpo)/

10) M. Merleau-Ponty, La natura, cit., p. 152.

11) Jules-Henry Poincaré nel suo libro La scienza e l'ipotesi, trad. it. di Corrado Sinigaglia, Bompiani, Milano 2006, p. 87 e p. 139 afferma invece: "Una geometria non può essere più vera di un'altra; può essere solo più comoda" e ancora "Si vuol dire che la nostra mente si è adattata per selezione naturale alle condizioni del mondo esterno, che ha adottato la geometria più vantaggiosa per la specie, o, in altri termini, la più comoda. Ciò è pienamente conforme alle nostre conclusioni: la geometria non è vera, la geometria è vantaggiosa". Ciò risulta in evidente contrasto con il pensiero di Merleau-Ponty.   

12) C. Rovelli, Che cos'è il tempo? Che cos'è lo spazio?, cit., p. 36.

13) Ivi, p. 48.

14) Anonimo, La Baghavad Gita, a cura di Jack Hawley, trad. it. di Isabella Santori , OM EDIZIONI, Rimini 2010. p. 87.

15) David Deutsch, La trama della realtà, trad. it. di Simonetta Frediani, Einaudi, Torino 1997, p. 231.

16) Ivi, p. 235.

17) Enrico Filippini, da La prosa mondo - omaggio a Merleau-Ponty, a cura di Anne Marie Sauzeau Boetti, Atti del convegno svoltosi nei giorni 21-23 aprile 1988, Edizioni quattro venti, Urbino 1990, p. 10. 

18) Enciclopedia Garzanti della filosofia, cit., p. 1111

19) M. Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, cit., p. 527.

20) Platone, Timeo, 37 D, in Tutti gli scritti, a cura e con traduzione di Giovanni Reale, Bompiani, Milano 2010, p. 1367.

21) Aristotele, Fisica, IV, 223 a, in Opere, trad. it. di Antonio Russo e Oddone Longo, Laterza, Roma-Bari 2007, p. 113.

22) Enciclopedia Garzanti della filosofia, cit., p. 1111

23) http://www.augustinus.it/italiano/confessioni/conf_11.htm

24) Enciclopedia Garzanti della filosofia, cit., pp. 1111-1112.

25) Paolo Accattino, Introduzione, in Platone, Politico, Laterza, Roma-Bari 2010, pp. XIX XX.

26) Friedrich Nietzsche, Così parlò Zarathustra, trad. it. di Mazzino Montinari, Adelphi, Milano 2008, p. 259.

27) M. Merleau-Ponty, Il visibile e l'invisibile, cit., p. 528.

28) M. Merleau-Ponty, Fenomenologia della percezione, cit., pp. 527-528.

29) Ivi, p. 531.

30) Ivi, p. 539.

31) Ivi, p. 545.

 

 

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