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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

I punti del pensiero razionale

di Alfredo Canovi   febbraio 2011

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Qualche giorno fa, dieci per l’esattezza [Ndr 11 novembre 2010], il figlio di una persona amica, ed a sua volta amico dei miei figli, all’età di diciannove anni e con tutta la vita davanti, ha pensato di farla finita.
Si è ammazzato gettandosi dalla finestra di camera sua, con un volo di più di dieci metri.
Non aveva problemi seri, per quanto ne sappiano i genitori, non gli mancava nulla… forse solo la soddisfazione di vivere in un mondo che sentiva non appartenergli più… si sentiva non adeguato e questo sembra sia stato il terreno fertile per una qualche setta che, via Internet, lo ha convinto a compiere l’insano gesto (le investigazioni sono ancora in corso…).
Io sono un personaggio per così dire, forastico, sono stato avvezzo dalla mia famiglia a non osservare le cose unicamente in modo superficiale, ma ad andare a fondo in tutto ciò che mi tange, sia spiritualmente che fisicamente, devo capire bene, sempre, quali possono essere i processi che hanno generato le cose che mi circondano, una “ricerca della verità contingente”, e per questo amo allontanarmi, distaccarmi dalla massa e cercare comunque, sempre la verità, o perlomeno quella che riesco a comprendere col mio misero cervello.
Sono convinto che, questo malessere generale che coinvolge soprattutto i ragazzi, come frangia più debole della società, sia dovuto ad una loro errata convinzione della comprensione della realtà che li circonda, per quello che è, un covo di serpenti pronti a ghermire il più debole, ad inculcargli valori, convinzioni ed ideologie sbagliate, unicamente per proprio tornaconto, scoprirlo non è facile, ma quando accade, se prima, alle spalle non c’è stata, da parte della famiglia, una “presentazione” adeguata, può diventare distruttivo per la psiche della persona.
Quello che segue, in onore a Matteo, vuole essere niente di più che un prospetto di conoscenza, una semplice e semplicistica arma di difesa, uno schermo contro le false notizie ed i falsi valori che questa società crea.
L’importante comunque rimane il considerare se stessi stupendi esseri unici ed irripetibili, degni di una considerazione intrinseca al fatto che, ciascuno di noi, in questo momento esiste, ed ha il diritto di cercare la soddisfazione sia delle proprie necessità quanto dei propri bisogni…perché sentirsi inadeguati, in questa società colma di valori deviati, può solo essere una cosa positiva.

 

Questo schema cerca di capire quale è il procedimento mentale, le forze costruttive e distruttive che entrano in gioco, i gradini da salire perché un evento, da emozionale  possa divenire un pensiero razionale; inoltre cerca anche di comprendere dove si interrompe il pensiero emotivo, che ci collega con gli altri animali, e comincia  invece l’acquisito, tenendo anche in considerazione il fatto che un’idea appresa mentalmente possa essere rigettata quando si dimostra non soltanto inutile ma addirittura dannosa.
Ed ecco una prima, interessante considerazione.
Bisogna rivedere e rileggere sempre le proprie convinzioni, e nel caso aver abbastanza onestà intellettuale per  ritoccarle o sostituirle con altre, perché è raro che un vuoto lasciato da una convinzione errata che è evaporata o rigettata, non venga subitamente sostituita con un’altra, anche se una parte dell’originale sarà sempre presente, come matrice… è difficile, se non dopo eventi potenti per la psiche della persona-soggetto, che la sostituzione sia drastica e non graduale.
Si comprende, allora, come il  senso di una propaganda o pubblicità,  non si concluda con l’acquisizione da parte della persona-soggetto del messaggio impiantato precedentemente, cosa abbastanza semplice, quanto di mantenere costantemente acceso quel pensiero senza dare la possibilità del “cambiamento razionale” che è un aspetto importante e tipico (quasi) esclusivamente dell’essere umano.
I sistemi per ottenere questo sono quelli simili all’imprinting pubblicitario (considerando la propaganda come una forma di pubblicità, probabilmente la più importante), ma sono più legati ad una variazione dell’”Effetto carrozzone”, una variabile che chiamerò “Della squadra giusta”.
Si da, cioè, una serie di ragioni, solo apparentemente profonde, attraverso la quali si fa credere alla persona-soggetto di avere effettuato la scelta giusta, di stare “lavorando per se stesso”.
Come si ottiene questo scopo?
Primamente si farà credere che la scelta della squadra opposta porterebbe danno alla persona-soggetto, e questo si ottiene denigrandola, facendola apparire come malvagia, pericolosa, cercando di svilire le idee giuste ed enfatizzando quelle sbagliate.
Simultaneamente si  fa credere che la propria  ideologia, invece, non contenga errori o ne abbia pochi e veniali.
Dopo si valuta anche che un cambiamento sarebbe troppo oneroso, in termini di benefici e libertà, che avvantaggerebbe categorie di persone inette ed immeritevoli.
Nel frattempo si tarpano le ali ad azioni giuste della parte opposta, e se non si riesce a bloccarle, se ne sminuisce la potenza e l’incidenza nella società dell’azione stessa.
Attenzione che qui si gioca tutto sul filo della verità, non è come la propaganda iniziale che premia chi urla più forte, qui l’approccio è totalmente diverso, perché molte cose sono vere altre totalmente inventate, così diventa difficoltoso per la persona-soggetto il riconoscere le une dalle altre, e quindi succede che, pur di non sforzarsi a discernere determinati concetti ormai fatti propri da quelli che vengono dall’esterno, la persona normale tiene per buone le proprie idee preconfezionate, stranamente anche se errate.
Cominciamo dunque, a descrivere gli steps in questione:

 

1)  IO VEDO

La definizione in se è volutamente uno zeugma, in quanto “vedere” non è il verbo giusto per questa azione, però rende istantaneamente l’idea che voglio ottenere, in quanto è questo il momento in cui veniamo primamente in contatto con  un “momento di cambiamento possibile”, cioè lo “vediamo”
Parlando di concetti non fisici  bensì mentali, di comprensione  quindi, si può dire che io “percepisco il tentativo di una determinata situazione di diventare per me bagaglio personale, di essere in grado di variare le mie idee oppure i miei comportamenti”, sia che la situazione sia naturale, quindi  un concetto che parte da me stesso, più puro, ma non più corretto come vedremo poi, sia che essa sia indotta da una forza esterna, normalmente i mass-media.
Da ciò si evince una suddivisione in due categorie di queste “occasioni”, che parrebbe banale ma che non lo è.
La prima riguarda quelle occasioni che riteniamo ci possano interessare diversamente da quelle che passano inosservate perchè ritenute non interessanti, se non dannose per noi stessi.
Qui si vede l’abilità dei pubblicitari/propagandisti… perché è bene sempre tenere a mente che, anche se siamo convinti che i nostri pensieri, le nostre scelte siano intime, siano solo chimere annidate nel nostro cervello e che servano unicamente a noi stessi, come interfaccia per un contesto civile, esse hanno comunque ripercussioni anche sul vivere quotidiano esterno, nostro e degli altri, in quella sottile connessione “neurale” che è il rapporto con le altre persone, ed ecco che un’idea che prima non avremmo mai osservato, ci viene indotta dalla persuasione pubblicitaria oppure propagandistica dallo “Spin doctor” di turno, può provocare cambiamenti, anche radicali nel vivere nostro o altrui.
Certo, viene da pensare come sia possibile che un flebile, personale pensiero possa fare tutto questo. Pensate alle dittature totalitaristiche del secolo scorso, idee dimostratesi poi abominevoli, indotte come una reazione a catena, ad uno, cento, mille, un milione di persone, e queste si sono trasformate in una folla   che, in forza del pensiero che credevano fosse loro, hanno commesso le azioni più abiette…dall’unica forza di una semplice idea.
Quindi far si che tu ritenga “non pertinente” un pensiero, un’idea oppure un prodotto piuttosto che un altro, indirizzare l’attenzione su qualcosa che mai altrimenti avresti preso in considerazione, questa è la loro capacità ed il loro fine.
Per meglio intendere questo scritto e dato che sia la propaganda che la pubblicità adottano a grandi linee gli stessi sistemi di induzione del pensiero inconscio, come esempio, farò seguire l’intero percorso  ad una bevanda qualunque, evidenziando di volta in volta sistemi, percezioni ed eventuali contromisure.
All’inizio, in questa fase ha un impatto importante la pubblicità, si deve colpire con essa la fantasia e la curiosità del soggetto, utilizzando motivetti orecchiabili e facilmente memorizzabile, una piacevole iconografia, una reiterazione del messaggio all’infinito, che crea un processo fisiologico.
“Questo processo, chiamato facilitazione, è, con tutta probabilità, la base fisica dei processi di apprendimento e memorizzazione: quando un’informazione è passata un gran numero di volte attraverso la medesima sequenza di sinapsi, le sinapsi stesse sono così "facilitate" che anche segnali o impulsi diversi, ma attinenti (per esempio il nome del fiore che ha un certo profumo) generano una trasmissione di impulsi nella stessa sequenza di sinapsi.
Quindi alcuni dati, appresi e metabolizzati - indipendentemente da dove arrivano ed a volte senza aver tenuto conto della loro veridicità - vengono utilizzati per creare il “proprio mondo” reale.
Questa tecnica… quella cioè di creare volutamente, tramite i mezzi di comunicazione di massa, punti, (che sono di due tipi, i primi, che chiamerò “traguardi” sono punti raggiungibili e quindi “amici” una sorta di polo positivo della coscienza, ed altri che chiamerò “chimere” in quanto intangibili ed irreali che rappresentano il negativo, l’inarrivabilità, l’inadeguatezza.) di pseudo-bisogni ed aspettare che il completamento preconfezionato conceda alla “vittima” l’illusione di esservi arrivato per proprio conto e per propria capacità, …è quella alla base della pubblicità e della propaganda.”
Quindi la prima fase è la presentazione dell’idea, o come in questo caso, del prodotto.
La “tecnica di vendita” di un determinato prodotto risulta tanti più efficace quanto più riesce a far credere all’acquirente che con l’acquisto di un solo prodotto si soddisfano tutte le categorie  di bisogno…

 

I propagandisti amano le scorciatoie... particolarmente quelle che fanno andare in cortocircuito il pensiero razionale. Essi raggiungono questo scopo agitando emozioni, sfruttando insicurezze, capitalizzando sulle ambiguità del linguaggio e piegando le leggi della logica. E come mostra la storia, possono riuscire in questo piuttosto bene.  (Jerry Fletcher & Alice Sutton)

 

L’insicurezza che crea questa discrasia di informazioni porta la persona a “perdere la bussola” a credere giuste cose che non lo sono, e sbagliate le ideologie e le credenze che ci hanno portato fino a questo punto, i valori dei nostri nonni e delle miriadi generazioni prima di loro, valori sui quali si è creata la nostra morale, la nostra etica …in poche parole, la nostra civiltà.

 

Cosa vuol dire tutto ciò?
Che il pensiero razionalmente logico è per loro un nemico, e l’unica nostra arma in questo particolare momento. Vorrei anche mettervi in guardia; questa prima fase, se si sottovaluta eccessivamente  può portare ad una   serie di situazioni potenzialmente pericolose.
Prima di permettere ad un nuovo messaggio, che potrebbe  rivelarsi un inganno, di divenire parte del nostro bagaglio culturale, bisogna sempre chiedersi:

 

1) Da chi parte questo messaggio?
2) Dove vuole arrivare?
3) E’ un messaggio vero oppure una bugia?
4) Chi potrebbe trarre beneficio da ciò?
5) Dove è la fregatura?

 

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