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Riflessioni Filosofiche   a cura di Carlo Vespa   Indice

I punti del pensiero razionale

di Alfredo Canovi   febbraio 2011

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2)  IO VALUTO

Questo aspetto, che è strettamente consequenziale a quello precedente, non va confuso con esso, in quanto traccia una strada diversa del nostro pensiero di assorbimento, perché è una fase che, per i pubblicitari, va bloccata alla radice, immediatamente, poiché  la valutazione della necessità soggettiva di qualcosa può portare alla comprensione che questa cosa non comporti nessuna utilità per noi.
Il cervello è un organo che normalmente non ama consumare troppe energie, quindi non segue idee che, per esso, non portano ad un miglioramento della propria condizione, può però utilizzare negativamente questa sua caratteristica, infatti se trova condizioni già metabolizzate dai più, si accoda, non deve più sforzarsi di cercare una sua “verità” in quanto gliene prospettano di già pronte, e meno faticose da assorbire.
Crescere mentalmente e psicologicamente richiede un grande sforzo di concentrazione che l’uomo comune, quello che guarda la partita di pallone piuttosto che i programmi spazzatura, non è più in grado di fare.
Spiego meglio, tirando in ballo sia la propaganda, con l’”Effetto carrozzone” che Gustave LeBon col suo splendido trattato “Psicologia delle folle”
L’effetto carrozzone consiste in questo:

 

Il propagandista affitta una sala, affitta una stazione radio, riempie un grande stadio, fa marciare un milione o comunque molte persone in una parata. Impiega simboli, colori, musica, movimento, tutte le arti drammatiche. Ci porta a scrivere lettere, inviare telegrammi, a contribuire alla sua causa. Si appella al desidero, comune alla maggior parte di noi, di seguire la folla. Poiché vuole che noi seguiamo la folla in massa, dirige il suo appello a gruppi già uniti da legami comuni, legami di nazionalità, di religione, di razza, di sesso, di vocazione. (Jerry Fletcher & Alice Sutton)

 

Si cerca quindi l’aggregazione delle persone, perché così facendo non solo sono più facili da controllare, ma, dato che l’uomo è un animale sociale, raggruppandosi acquisisce caratteristiche diverse dal singolo individuo preso separatamente, caratteristiche che implementate la prima volta aumenteranno autonomamente rafforzando il potere della guida; la storia passata insegna che quasi mai queste aggregazioni portano fortuna al popolo stesso.
Ed ecco che la pubblicità, dopo un momento di presentazione creerà questo effetto implementando l’idea che “E’ è la bevanda preferita dai giovani”, oppure che “ E’ la bevanda preferita da chi eccelle”, ecc…
Insomma colloca l’idea di un valore aggiunto al prezzo d’acquisto della bevanda…un poco come quegli pseudo dottori che nel Far West giravano coi carrozzoni a vendere intrugli che spacciavano come panacee per ogni male.
Anzitutto si dovrà fare una valutazione soggettiva, qui è necessario subito utilizzare il “Metodo del dubbio”, riflettendo sulla effettiva utilità.
Cerchiamo di capire una cosa, sia che si tratti di una bevanda, appunto, sia che si tratti di ideologie oppure di convinzioni personali, in questa fase si deve comprendere la loro effettiva utilità per noi, dato che le cose che cercano di “imporci” nelle maniere più svariate, a noi non sono di nessuna utilità, sono soddisfazioni di bisogni non di necessità, e di queste noi paghiamo, la plusvalenza dovuta ad una eventuale trasformazione del prodotto-idea in qualcosa di più gradevole ma con le stesse “proprietà” dell’originale.
E’ su questo fatto che si basa il capitalismo stesso…!
Facciamo una doverosa precisazione, differenziamo tra “necessità” e “bisogno”, che paiono concetti equivalenti ma che, invece sono antitetici.
La “Necessità” è un istinto primario di ogni essere vivente, è il soddisfacimento di quegli aspetti che necessitano per la sopravvivenza fisica del soggetto, e cioè bere, mangiare, stare al caldo, ecc…
Non arrivare al soddisfacimento di essi porta il soggetto alla morte, quindi, va da sé che l’impellenza di un tale istinto è totale…se hai fame non pensi ad altro fino a che hai mangiato…
Il “Bisogno”, invece è un aspetto diverso, è il mancato soddisfacimento di una specifica mentale, non fisiologica, la cui mancata soddisfazione, anche se sul piano fisico non comporta pressoché alcun cambiamento, sul piano psicologico può portare ad uno stato di insoddisfazione fino alla prostrazione per non essere stato in grado di raggiungere i propri obbiettivi.

 

Carattere dei bisogni:
Una premessa, si discusse spesso di cosa possa  essere la “coscienza collettiva”, ed io espressi l’opinione che  gli uomini, universalmente, condividano  non solo un sostrato biologico, ma anche un comune patrimonio di pulsioni o istinti deboli, orientati al soddisfacimento dei bisogni funzionali.

Bisogni primari o funzionali, (necessità) associabili al cervello rettile, altrimenti detto cervelletto. La funzione principale di questo “cervello” e quella di assicurare il soddisfacimento dei bisogni di base (fame, sete, sonno, istinto di  procreazione, e di sopravvivenza ecc...), la salvaguardia dell'individuo e della specie, nonché di gestire il pericolo (fuga o aggressività). Non siamo ancora al bisogno “sicurezza attiva” che posiziono nella categoria successiva , bensì quella passiva, data dalla fuga o, in casi estremi dalla difesa personale .Si tratta di necessità, più che di semplici bisogni, in grado di focalizzare l’attenzione totale verso il proprio soddisfacimento.

Bisogni secondari, oggettivi o interpersonali, dati dal cervello limbico. Tutti i meccanismi di motivazione, punizione e ricompensa.
Tutto ciò che ha attinenza con il piacere e il dispiacere, i nostri sentimenti: gioia, paura, collera, tristezza. le convinzioni, le usanze, i nostri valori, le emozioni, l'affettività  la territorialità.  ecc…

Bisogni terziari, cerebrali o soggettivi dati dalla corteccia cerebrale.
Quando questa zona è attivata, preferiamo guardare tutto nei dettagli e riflettere utilizzando un ragionamento logico, iniziative razionali, arte…
Avere intuizione essere proiettati nell’avvenire, (da notare l’attinenza con gli scritti di Gehlen Arnold “L'uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo “(1940) ...creare, immaginare.

 

Questo nell’accezione positiva, poiché da qui in avanti si instaura un processo di scelta consapevole in grado di creare due distinte realtà, la dicotomia dell’etica.

 

In quella negativa, prevaricazione, egoismo, illogicità, invidia, superbia, ecc…La somma delle tre capacità crea il bisogno di trascendenza, spiritualità e religiosità, in questo si concretizza perfettamente l’idea solistica “dell’Uno più dell’Uno”, qui la distanza tra il bene ed il male è abissale e delineata, così da creare sulla stessa terra quasi nello stesso momento Hitler e Madre Teresa.
Un esempio.

 

Bisogno fisico.
Primario: mangiare.  Il cervello rettile invia l’impulso di nutrirsi con qualunque cosa commestibile.
Secondario: mangiare un panino al prosciutto. Il CL attiva il piacere del gusto diverso
cerebrale: mangiare caviale o ecc…. La CC si attiva ed il cibo diventa anche uno status.
Unus negativo, affamare gli altri
Unus positivo, sfamare gli altri.

 

Perché i popoli  in privato siano ricchi, la ragione è questa: che vivono come poveri, non edificano, non vestono e non hanno masserizie in casa; e basta loro abbondare di pane, di carne, e avere una stufa dove rifuggire il freddo; e chi non ha dell'altre cose, fa senza esse e non le cerca. Spendendosi in dosso due fiorini in dieci anni, e ognuno vive secondo il grado suo a questa proporzione; e nessuno fa conto di quello che li manca, ma di quello ha di necessità; e le loro necessità sono assai minori delle nostre. ( Il principe di Niccolò Machiavelli)

 

Da non sottovalutare la teoria “bisogni indotti, o non bisogni”, bisogni psicologici effettivi, ma creati dalla nostra mente su pressioni esterne (pubblicità, propaganda, la compagnia), spesso partono da un’induzione pubblicitaria forte, ma hanno come incubatrice una compagnia od un branco di amici, una realtà sociale particolarmente coesiva.
Tutto quanto sopra esposto serve per arrivare ad una conclusione, ed in questo caso tiro in ballo unicamente la pubblicità in quanto stiamo parlando della “sezione commerciale”.
La necessità è quella che crea, per i produttori, un bacino d’utenza pressoché totale, ma dato che essa non si rivolge a nessun surplus, economicamente rimane la meno rilevante.
Non si farà pubblicità a qualcosa che, essendo indispensabile, non ha necessità di convinzione, ma si farà alla stessa cosa, semmai abbellita con fronzoli o leggermente variata nel contenuto…passando così dalla necessità, ad esempio, di bere semplice acqua per sopravvivere al bisogno (adeguatamente rincarato) di bere, che so, acqua minerale arricchita con anidride carbonica, oppure una gassosa, un’aranciata e via dicendo.
Probabilmente mi sto ripetendo, ma Reperita juvant, in questa fase il messaggio serve per creare, il bisogno da una necessità.

 

3)  IO NON ACCETTO

Questa opzione mette fine ad eventuali approfondimenti sull’argomento, rigettando la “proposta”.
Ciò può avvenire autonomamente, cioè quando una persona si rende conto da sola che la questione non la interessa, per i più svariati motivi, oppure perché è potente nel suo inconscio una “direttiva” di segno opposto… è questo il caso di ideologia politiche, …che non solo la rigetta, ma la aborre, e questo non è mai un bene.
La capacità adattabile del cervello è l’unico sistema che dobbiamo usare per l’accrescimento della nostra coscienza, rigettare aprioristicamente concetti, idee senza averle prima vagliate ci impedisce di trarre del buono da ogni cosa che impariamo.
Come dire, tornando alla bevanda, scelgo di non  tenerla  neppure in considerazione, non ne conosco il sapore ma comunque, per motivi i più svariati, decido di non assaggiarla… un motivo potrebbe essere che già ne bevo una simile e che non desidero cambiarla.
Destrutturate le nostre convinzioni più profonde per ristrutturarle inserendo elementi esterni in grado di portare vuoi un diverso punto di vista vuoi una maggiore consapevolezza. È questo il crimine per chi gestisce a proprio uso e consumo strumenti come la pubblicità ed in misura maggiore la propaganda.
Certo, questo è un processo pericoloso, un errore nella valutazione ci può portare a trattenere ciò che non serve oppure quel che è dannoso…come fare?
Chiedersi sempre:

 

1) Questa nuova idea mi serve realmente, può cambiare in meglio la mia considerazione del mondo esterno?
2) Se si, di quanto?
3) Se il beneficio non mi risulta essere cosi marcatamente migliorativo perchè devo cambiare la mia idea?

Un consiglio, piuttosto che sostituire una nostra convinzione con un’altra che non crea un miglioramento, che risulta più o meno simile è meglio trattenere la propria e rigettarla, ci risparmieremo una fatica riadattandola ai nostri processi mentali già formati.

 

4)  IO ACCETTO

Qui comincia la parte centrale del viaggio di assimilazione.
Passata la prima fase della diffidenza, che ripeto è doverosa ma non deve essere motivo a priori di rinuncia di un certo grado di conoscenza, si arriva a concepire una possibilità di accettazione dell’idea, e come conseguenza…

 

5)  IO METABOLIZZO

Col termine metabolizzare intendo l’atto di presa di coscienza che, quel dato pensiero o azione, una volta preso come proprio, sarà in grado di poter variare la nostra prospettiva su di un determinato argomento, ad esso associato.
Non una variazione totale quindi, niente di così definitivo, però la possibilità di “cambiamento di prospettiva”, almeno in questa fase rimaniamo ad un livello di “idea”, non sappiamo ancora se ciò avverrà davvero ma ci creiamo una fantasia su quello che potrebbe essere.
Perché prendere in considerazione un fatto così evanescente?
Parrebbe uno sforzo inutile, ma non lo è, anzi, perché è proprio in questo momento che ci creiamo l’aspettativa, che diamo il via definitivo all’associazione di pensieri che porterà ad un confronto con il nostro vissuto quotidiano, è proprio qui che si creeranno le patologie mentali che molte persone non riescono ad  assorbire, la cruda realtà che si scontra con la fantasia delle aspettative.
E’ talmente importante, questa parte del saggio, che voglio dedicarle più tempo e fatica per far convergere le mie idee in qualcosa di intellegibile per tutti.
Prima considerazione, abbiamo già valutato come i media creino in alcune persone più sensibili uno stato di attesa tale da determinare una particolare forma mentis, bombardati da pubblicità, ma soprattutto da tivù spazzatura che trasmette messaggi erronei sbagliati e palesemente sfalsati dalla realtà, passa il messaggio che, se non sei in un modo particolare, se non frequenti gente particolare, se non vesti come loro, insomma se non sei in grado di salire sul carro dei vincenti …dove per vincente si intende chi è riuscito, e non importa come, a fare i soldi oppure ad avere potere …non sei nessuno.
Ed ecco che dalla speranza si passa alla disperazione, a quel senso di inadeguatezza che deriva dal veder fallire i propri sogni, le proprie speranze, in una assurda mancanza della vera consapevolezza, che pare retorica ma  che vede nel comandamento “Accetta te stesso per come sei” l’unica vera difesa contro quel marasma che è l’attuale società  occidentale.
I nostri nonni, che venivano dai momenti crudeli della seconda guerra mondiale non si aspettavano niente, le tremende esperienze che avevano passato ancora non erano sparite e tutto era meglio di quello che avevano vissuto, per cui il loro futuro fu radioso, i nostri padri vissero il Boom economico condito con poca pubblicità e televisione lesiva, e per loro le aspettative per un futuro migliore, quello che geneticamente tutti abbiamo, furono persino inferiori a quello che il momento storico regalò loro.
Noi, la mia generazione, siamo stati ancora fortunati, anche se la crisi degli anni ‘70/’80 e poi a seguire, ridimensionò le prospettive reali, queste furono comunque ancora, a parte pochi casi, sufficienti da tenerci coi piedi per terra, la televisione cominciò ad aumentare i programmi spazzatura, ma noi ci siamo difesi, in quanto eravamo già psicologicamente formati.
Il vero problema sono i nostri figli, tante, tantissime  illusioni a fronte di momenti incredibilmente duri di recessione stanno portando i nostri ragazzi su di un sentiero impraticabile, in cui tutto ciò si va a scontrare con caratteri deboli, resi tali anche per colpa della mia generazione che ha servito loro tutto già pronto… ed eravamo stupidamente orgogliosi di farlo…
Tutto ciò porta ad un disassamento, da parte dei giovani d’oggi , dei valori in cui le generazioni precedenti hanno creduto, con la creazione di stereotipi falsi od irraggiungibili ai più.
Questo è l’ombra nera del capitalismo, orde di persone che non raggiungono quello che la società che adotta questo sistema propone loro, e che si trasformano quindi o in disadattati o in criminali, tutto dipende dal carattere della persona e dal suo ambiente di crescita e formazione.
Nel caso della bevanda in questione questo è il momento in cui  la pubblicità reitera l’attacco fatto in precedenza. Al momento del messaggio pubblicitario iniziale, in questo frangente però, diversamente da prima diventa più potente il linguaggio pubblicitario (propagandistico) relativo alle aspettative del soggetto riguardo il prodotto stesso.
Il richiamo pubblicitario fa leva su quella che è la situazione attuale della società e dei possibili clienti, se, come ora esiste un oggettivo problema di solitudine tra i ragazzi ecco che la bevanda, il prodotto arriva come “strumento d socializzazione”, creando ed ora implementando nell’inconscio del soggetto questo eventuale valore aggiuntivo.
Noi vediamo che, in questo momento la bevanda in questione viene consumata dai membri della nostra compagnia, dai nostri amici per cui diventa “automatico” che la beviamo anche noi.

 

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