Riflessioni in forma di conversazioni
di Doriano FasoliInterviste a personaggi della cultura italiana e straniera
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Ignacio Matte Blanco. La logica dell'inconscio.
Conversazione con Pietro Bria
di Doriano Fasoli per Riflessioni.it - luglio 2005
Uscito presso Franco Angeli, il volume L'inconscio antinomico. Sviluppi e prospettive dell'opera di Matte Blanco (a cura di Pietro Bria e Fiorangela Oneroso) raccoglie organicamente i lavori di alcuni dei più significativi studiosi del pensiero dello psicoanalista Ignacio Matte Blanco - da Aldo G. Gargani a Paolo Perrotti, Luciana Bon de Matte, Klaus Fink, Alberto Siracusano, Sergio De Risio, Alessandra Ginzburg, Cesare Milanese, Guido Paduano, Gabriele Pulli, Leonardo Ancona, Antonio Di Benedetto, Margarete Durst, Giuseppe Maffei, Francisco Matte Bon, Eric Rayner, Luigi Scoppola - a dimostrazione che l'Italia, scelta dal grande pensatore cileno (scomparso nel 1995) come suo paese d'elezione, ha saputo coglierne la prodigiosa originalità, feconda com'è di futuro, con spirito di auspicio per la sua prosecuzione ed espansione.
Ho incontrato Pietro Bria (professore di Igiene Mentale presso l'Università Cattolica del "Sacro Cuore" di Roma e membro della Società Psicoanalitica Italiana), considerato il principale cultore in Italia (anche come curatore e traduttore) dell'opera di Matte Blanco.
Professor Bria, che posto occupa l'opera di Ignacio Matte Blanco nella storia del pensiero psicoanalitico?
Credo che l'opera di Matte Blanco, pur ponendosi in continuità con la ricerca freudiana sugli aspetti inconsci della mente, occupi al tempo stesso, nella storia del pensiero psicoanalitico una posizione originale e, in qualche modo, isolata. In effetti il modo in cui Matte Blanco "ritorna" a Freud per esplicitare - con gli strumenti della logica matematica - la portata rivoluzionaria per l'epistemologia delle sue intuizioni sull'Inconscio si traduce, credo per la prima volta, in una innovativa rivisitazione dei fondamenti stessi della teoria psicoanalitica della mente.
Quali sono i concetti essenziali che sorreggono l'impalcatura teorica del suo pensiero?
Se vogliamo riassumerli in poche parole possiamo dire che partendo dagli "strani" fatti della clinica quali si rivelano nelle dissoluzioni del pensare schizofrenico e dagli altrettanto strani assunti sullo spazio e sul tempo formulati da Freud quando si riferisce all'Inconscio Matte Blanco arriva, con coerenza, a dare senso all'affermazione - di cui forse nemmeno Freud coglieva la portata - che "l'Inconscio non rispetta le principali regole della logica, soprattutto quella di non contraddizione". Se pensiamo che Aristotele aveva posto tale principio a fondamento del buon funzionamento del pensiero appare chiaro a Matte Blanco che la sua violazione di cui, per così dire, l'Inconscio e, con esso, l'affettività umana si fanno carico apre al regno del senso e della logica tutto un aspetto nascosto e segreto della vita mentale che la ragione istituita aveva confinato nel vuoto e vago concetto di "irrazionale". Nasce così nel suo pensiero l'idea di una logica per l'Inconscio, la "logica simmetrica", e dal confrontarsi dialettico di quest'ultima con la cosiddetta "logica aristotelica" nasce la "bi-logica", vero concetto innovatore per la psicopatologia e per la conoscenza dello psichico dell'uomo.
Il volume "L'Insconscio come insieme infiniti", apparso, come tutte le sue opere, prima in inglese (presso Gerald Duckworth nel '75) e poi nell'81 da Einaudi, può essere considerato la summa del suo procedimento?
Non c'è dubbio. "L'inconscio come insieme infiniti" è una vera miniera di intuizioni. In quest'opera, viene avanzato per la prima volta il concetto di "bi-logica" e l'inconscio freudiano - nel suo aspetto "strutturale" - trova il suo vero fondamento empirico nel mondo degli affetti più basici, quelli legati alle prime vicende del corpo attorno a cui si struttura per rimanervi sempre ancorata la funzione del pensare ("l'emozione - afferma Matte Blanco in quest'opera - è la madre del pensiero"). È analizzando la natura dell'emozione che Matte Blanco scopre il suo legame con l'Infinito, con l'infinito dei matematici ma anche con quello evocato dai primi sapienti filosofi e dai poeti. In altri termini, egli sembra affermare, se con il nostro pensiero - il pensiero della coscienza - noi poniamo costantemente limiti e confini spazio-temporali alla realtà, con quello che Freud chiamò l'Inconscio e che corrisponde al nostro essere affettivo, la "infinitizziamo" il che vuole dire trattare la parte come il tutto o anche idealizzare.
In Italia le riflessioni di Matte Blanco hanno avuto un adeguato riconoscimento, secondo lei?
Per l'opera di Matte Blanco si può dire che il riconoscimento in Italia è stato immediato ma non ha tanto coinvolto - per lo meno inizialmente - l'ambiente psicoanalitico (mi riferisco ai vertici istituzionali perché tra gli allievi e gli studenti il suo pensiero e la sua persona hanno sempre raccolto interesse ed entusiasmo). È stato soprattutto il mondo dei letterati, dei linguisti e dei filosofi a recepire la grande carica innovativa di questo pensiero: merito di studiosi come Francesco Orlando, Remo Bodei, Guido Paduano, quest'ultimo promotore del conferimento a Ignacio Matte Blanco della laurea honoris causa in Lingue e Letterature straniere da parte dell'Università di Pisa. Naturalmente oggi le cose sono anche diverse per il mondo psicoanalitico e il volume che ho curato con Fiorangela Oneroso per l'editore Angeli ne è chiara testimonianza. L'incontro di Amalfi di due anni fa da cui il volume prende ispirazione ha fatto il punto attuale sulla situazione e ha confermato un interesse che proviene da vari campi del sapere a testimonianza anche della natura interdisciplinare di questa opera.
Doriano Fasoli
In questa stessa rubrica:
Pensare, sentire, essere.
Conversazione con Ignacio Matte Blanco
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