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Ma che cos’è la coscienza?

Di Luciano Peccarisi  Febbraio 2009
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Luciano Peccarisi è medico di famiglia, specialista in Neurologia. Vive e lavora ad Ostuni (Br). Si interessa di coscienza e del rapporto mente-cervello. E' autore del recente libro: Il miraggio di “conosci te stesso”. Coscienza, linguaggio e libero arbitrio, edito da Armando, Roma, 2008, dal 2009 è presente su Riflessioni.it con la sua rubrica: "Riflessioni sulla Mente".

 

Introduzione
Un giorno nell’antica Grecia i Sette Savi andarono a Delfi per una gita. Il gran sacerdote approfittò dell’occasione per far scrivere da ognuno di essi sulle mura del tempio, una massima. A Chilone da Sparta non veniva in mente nulla, le frasi migliori, pensava, le avevano già scritte gli altri. Stava per rinunciare quando prima di andarsene butto lì, proprio sul frontone d’ingresso, “Conosci te stesso”(1). Frase che risuonerà fino ad oggi. Solo un organismo al mondo è in grado di pensare a se stesso. Di non pensare solo al qui e ora animale, ma essere il risultato di un passato e una prospettiva di futuro. Prima la Terra era come la Luna; nuda e cruda, senza vita. Poi la vita nacque, ma poteva non essere mai nata. Da pietre, scogli e acqua insensibili, si fece viva la prima molecola, “la chiameremo replicante”(2). Se non fosse apparsa sarebbe rimasta come quasi tutti gli altri pianeti. Un enorme macigno inerte e vagante nello spazio. Ireplicanti rappresentano un particolarissimo e nuovo tipo di materia: la materia sensibile. Figli e specchi della natura vi è in loro una reattività che non esiste nelle pietre, negli scogli e nell’acqua. Che nelle menti, frutto raffinato dell’evoluzione dei replicanti, si esprime con esperienze e impressioni interne; qualsiasi altra cosa “ ti arriva attraverso di esse”(3) e si esprime attraverso comportamenti.  E’la causalità fisica che si esprime, forse, negli organismi viventi come causalità biologica. Macchine biologiche realizzate dalla natura. L’evoluzione può essere immaginata “come un sorprendente processo biologico per la creazione del codice genetico”(4). Una di queste straordinarie macchine sensibili, apparse per caso sulla terra, già che c’era, realizzò un altro miracolo. Con emissioni sonore comunicò i suoi stati interni, designò le cose, si mise d’accordo, si organizzò, imparò a conoscere molto più degli altri. E’ incredibile come la parola, realizzazione del suono che rappresenta un’idea, concretizzandosi e materializzandosi, diventò manufatto: archi, frecce, lame, monili, capanne. Tutte cose in via di miglioramento costante; un’evoluzione delle idee e delle cose. Un’evoluzione interna che riguardava il cervello e la mente e un’evoluzione esterna, che arredava il mondo non di vegetazione e animali ma di costruzioni, opere, suppellettili, strumenti. Man mano che le idee si realizzavano modificavano il mondo, che difatti oggi è completamente trasformato. Forse un marziano che visitasse oggi il pianeta sarebbe più attratto dal luccichio delle grandi città formicolanti di auto, dalle lunghissime autostrade, dai trafori, dai treni, dalla muraglia cinese e dalle piramidi, che dai boschi, fiumi, laghi e animali che stanno quasi per contorno. Questa mente nuova, la mente di un animale diverso, apparso di recente a calcare le scene del mondo, oggi si chiama la ‘coscienza umana’. Se chiedessimo ad un gatto perché insegue il topo ci direbbe di non saperlo di preciso, è una pulsione interna, un istinto, che gli dice ciò che deve fare; ed è, in fondo, un problema che non si è mai posto. L’uomo, quando tradusse i suoi pensieri in parole, si pose il problema della loro origine e, non sapendo cosa fossero gli istinti, ne dedusse che forze esterne comandavano le menti. E diede loro il nome di Dei. In effetti, di forse esterne ancestrali si trattava, ma non avevano probabilmente origine divina. Nasciamo pieni d’istinti, il neonato posato in acqua comincia nuotare e, sollevato, procede con un abbozzo di deambulazione. Il cucciolo di gnu cade a terra appena partorito ma sa che deve mettersi in piedi nel più breve tempo possibile, cercare la madre, succhiare alle sue mammelle e, se isolato, restare tra l’erba alta immobile. La rondine esce dal nido la prima volta e sa già volare, volteggiare, seguire le correnti d’aria e ritornare planando al nido. Anche noi adulti facciamo un sacco di cose con inserito, per così dire, il pilota automatico. Possiamo guidare nel traffico mentre discutiamo animatamente col nostro amico a fianco. Giungiamo a destinazione senza accorgersi nemmeno del percorso fatto. Gli animali possono incedere distrattamente e di colpo svegliare la vigilanza e l’attenzione in seguito ad un rumore improvviso. Questa parte della mente, attenta e concentrata, che analizza il mondo esterno con il pensiero linguistico, è quella che nell’uomo moderno è la sede della coscienza specificamente umana.

 

 

Riassunto delle opinioni

Se chiediamo a noi stessi cosa significa coscienza, così viva e presente è la sensazione di esserci, che dubbi non ve ne sono. Rivestiti da un involucro di pelle, siamo pieni d’idee, di volizioni e d’emozioni. Anzi per Cartesio è proprio il dubbio la prova essenziale di essere coscienti. Descrivere a parole la coscienza comporta tuttavia parecchi problemi. Qualcuno spiega, si fa per dire, che è mistero, così come la vita. Per altri è un’illusione, anche se necessaria; e chi infine ne tenta una provvisoria esplorazione. La storia di coloro che si sono occupati del problema è lunghissima, forse fin dalla preistoria, percorrendo poi tutta la filosofia. Ma con un balzo arriviamo subito all’oggi.
Forse è da quando Francis Crick, premio Nobel per aver scoperto la struttura del DNA insieme a Watson, rivolse la sua attenzione al problema della coscienza, che nella scienza qualcosa è cambiato. Perché era uno dei riduzionisti più radicali della storia. Almeno questa è l’opinione di uno dei più importanti giornalisti scientifici americani: “Soltanto (lui) poteva fare della coscienza un tema legittimo d’indagine scientifica"(5).
Dovremmo trattare la coscienza come un problema scientifico. Con un approccio di tipo sperimentale, elaborando ipotesi, verificabili o falsificabili. Niente teorie vaghe, vuote e sperimentabili solo a livello della fantasia; solo così si potrà realizzare un effettivo progresso. Benché la metacognizione, l’introspezione e la consapevolezza delle emozioni, ad esempio, siano effettivamente degli aspetti della coscienza, non possediamo sufficienti conoscenze. Di conseguenza, questi processi saranno meglio indagati in futuro. La consapevolezza visiva, ad esempio, è un candidato più promettente. Possiamo fare riferimento ad un’enorme letteratura sulla psicofisica visiva e sulle lesioni in esseri umani e animali. Sappiamo moltissimo sulla neuroanatomia e neurofisiologia del sistema visivo, per lo meno nella scimmia e nel gatto. Fenomeni visivi quali la disparità binoculare, la visione del movimento e della profondità e così via, potrebbero sostenere la ricerca delle differenze neurobiologiche, tra l’essere o meno consapevole, di un animale sveglio e attento.

 

Un altro premio Nobel, per l'immunologia, Gerald. M. Edelman, presenta la teoria della selezione di gruppi neurali (TSGN). La natura è un luogo in cui animali e vegetali competono per l'accesso a risorse limitate. Si forma così l'ala di una rondine o il piede di un essere umano, senza nessun progetto esplicito. La continua generazione di un’enorme varietà di forme possibili, innesca il processo selettivo che premia e diffonde quella che meglio si adatta. Anche nei cervelli sono presenti raggruppamenti neuronali che svolgono funzioni specifiche, e, ognuno in competizione con gli altri, cerca di imporsi sulla scena. Quello che meglio si adatta alla situazione ambientale è quello che darwinianamente vince. Non c’è un progetto sin dall’inizio. In ogni cervello le regioni sono collegate in mappe e tutti i fenomeni fisiologici, e quelli che ancora si chiamano psicologici, s’integrano. Se quattro musicisti suonano insieme senza spartito, all'inizio c’è solo confusione. Poi lentamente ognuno comincia a prestare ascolto anche alle note prodotte dagli altri strumenti e alla fine esce una musica abbastanza coerente. La coscienza da coerenza ma ha la consistenza volatile ed effimera di una musica improvvisata. L'immagine del mondo che si forma nei singoli cervelli è personale, tuttavia l'individualità è connessa a una rete di scambi, è complessivo pur conservando caratteristiche uniche. “Non è dunque cosa, ma è un modo d'essere del cervello”(6).  La coscienza “è’ un processo non un oggetto (…) Il risultato dinamico delle attività distribuite di popolazioni di neuroni in molte aree diverse del cervello”(7).  E’privata e sembra continua, eppure è mutevole, ed è anche unitaria e integrata. “ I segnali del mondo non sono organizzati come informazione prima di interagire con il cervello”(8). Continuiamo a descrivere il nostro posto nell’universo con i mezzi della scienza, che ci mette di fronte a realtà crude. Troviamo conforto attraverso gli strumenti dell’arte. Nella realizzazione di entrambi i fini è la coscienza che ci fornisce insieme la libertà e la garanzia.

 

Igor Aleksander, ingegnere neurale di Londra, crede che sia possibile costruire una mente artificiale capace di coscienza con silicio e reti di circuiti integrati. A quanti credono che la scienza non potrà mai spiegare la natura personale della coscienza, anche quando arriverà alla piena comprensione del funzionamento neurale del cervello, ribadisce: “ Forse stanno ripetendo una vecchia storia della loro cultura, spinti dall'esigenza di provare stima di sé, come nell'antichità vi fu l'esigenza di credere che la Terra fosse al centro dell'universo"(9).

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NOTE

1) De Crescenzo L. (1988) Storia della filosofia greca, I Presocratici, Mondadori, Milano p. 24

2) Hofstädter D.R. Dennett D.C. (1981) The Mind’s I. Fantasies and Reflections on Self and Soul, trad. it. 1985, L’Io Della Mente, Fantasie e riflessioni sul sé e sull’anima, Adelphi, Milano, p. 131

3) Nagel T. (1987) What Does It All Mean? A very short Introdution to Philosophy, tr. it.   1996, Una brevissima introduzione alla filosofia, Il Saggiatore EST Milano, p. 13

4) Popper K. Eccles J.E. (1986) L'Io e il suo cervello, Armando, Roma, p. 522
L'io e il suo cervello. 1. Materia, coscienza e cultura
L'io e il suo cervello. 2. Strutture e funzioni cerebrali

L'io e il suo cervello. 3. Dialoghi aperti tra Popper e Eccles

5) Horgan J. (1998) La fine della scienza, Adelphi, Milano, p. 248

6) Edelman G.M. (1989) The Remembered Present, Basic 2 Book, New York, tr. it. 1991, Il presente ricordato, Rizzoli, Milano, p. 232

7) Edelman G.M. (2004) Wider Than the Sky. The Phenomenal Gift of Consciousness, tr. it. 2004, Più grande del cielo. Lo straordinario dono fenomenico della coscienza, Einaudi, Torino, p. 6

8) Edelman G.M, Tononi G. (2000) A Universe of Consciousness. How Matter Becomes Imagination, tr. it. 2000, Un universo di coscienza. Come la materia diventa immaginazione, Einaudi, Torino, p. 260

9) Aleksander I. (2000) How to build a mind, tr. it. 2001, Come si costruisce una mente, Einaudi, Torino, p. 202

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