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Riflessioni sulla Cultura Vedica

Riflessioni sulla Cultura Vedica

di Parabhakti dasindice articoli

 

Varnasrama dharma.
La struttura sociale vedica e il sistema delle caste

Febbraio 2010

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La classificazione sociale avviene naturalmente e non può essere imposta in base alla nascita. Bhaktivinoda Thakura (1838-1914), grande saggio e santo della tradizione vaisnava, è critico sul predominio del sistema delle caste, soprattutto perché si basa sulla nascita come criterio selettivo del varna. Egli annota che il sistema originale dei varna era puro e basato su principi scientifici (vaijnanika). Scrive inoltre che dal tempo del Mahabharata (all'incirca cinquemila anni fa), il sistema si è corrotto ed è stato deviato dal suo scopo originale che era quello di aiutare le persone a sviluppare gradualmente amore per Dio.

 

Bhaktivinoda chiamava questo sistema originale, che era basato sui principi spirituali: daivi-varnasrama (varnasrama divino),  molto distante, egli dice, dal sistema odierno delle caste.
Bhaktivinoda inoltre denuncia una classe di brahmana e di ksatriya privi di scrupoli che, allo scopo di imporre la propria autorità sugli altri, ha riscritto libri come la Manu-samhita ed altri dharma-sastra in modo tale che questi autorevoli testi divengano di supporto alla tesi che il diritto di nascita sia la qualifica preminente per essere brahmana, la classe più elevata.
Questo atteggiamento, denuncia Bhaktivinoda Thakur, ha contribuito alla decadenza della società, una volta gloriosa, del mondo indiano.
Tutte le civiltà, anche quelle occidentali, sono ugualmente strutturate in classi sociali ed anche il filosofo greco Platone, apparentemente all'oscuro dei testi vedici, individuò parti sociali che sono notevolmente simili a quelle del sistema dei varna. Nel suo “Repubblica” sostiene che le classi sociali corrispondono a una gerarchia di tipi di personalità.
La classe dominata dall'intelligenza filosofica, dice, è la più elevata, dopo di che vengono le classi dominate dalle emozioni e in ultimo troviamo quelle in cui predominano "gli appetiti" (desideri sensuali). Inoltre, aggiunge Platone, si può vedere che la società è naturalmente divisa nello stesso modo. Al più alto livello ci sono i re-filosofi che governano; sotto di loro ci sono i guerrieri, che egli chiama "ausiliari" perché assistono il re; infine abbiamo i commercianti e i lavoratori che Platone riunisce in un'unica categoria specifica.

Platone paragona i governanti all'oro, gli ausiliari all'argento e quelli della terza categoria all'ottone e al ferro. Secondo Platone i genitori della categoria dell'oro tendono ad avere bambini con le stesse caratteristiche,così come i genitori della categoria dell'argento avranno naturalmente bambini analoghi e così via; ma, a volte, egli ammette, i genitori della categoria dell'oro possono avere figli delle categorie dell'argento, dell'ottone o del ferro. Può verificarsi, però, anche il processo inverso.

Quando questo accade, dice Platone, si deve essere abbastanza flessibili da comprendere che, per esempio, un bambino "oro" nato da genitore "ferro" è in realtà "oro" - il suo diritto di nascita dovrà essere messo in disparte rispetto alle sue qualità naturali.
La “necessità” dell’uomo di dividere, secondo convenienza, la società in gruppi sociali articolati in sottoscale e scale gerarchiche sembra essere, in ogni caso, un’esigenza che supera i confini geografici e storici.

In Europa Principi, Conti, Marchesi, Baroni di ieri sono sostituiti da Prof. Dott. Comm. Cav. titoli non solo esibiti per riferire l’appartenenza ad una categoria, ma che divengono simbolo da ostentare per sbandierare l’appartenenza ad un’élite, per sottolineare una differenza di status.
Il desiderio di distinzione è così sentito che fioriscono le “scuole” alternative, sia nell’area accademica sia in quella professionale, che offrono titoli onorifici e riconoscimenti a buon mercato, inutili in campo professionale, ma validi abbastanza per solleticare l’ego di chi li ottiene e per confondere i più ingenui.

In cima alla classifica si giunge poi, oggigiorno, anche semplicemente con la notorietà mediatica e forse non sarebbe un problema se un popolo confuso e disorientato non eleggesse poi questi divi a modello di riferimento e se non conferisse loro (come sta avvenendo sempre più frequentemente) anche potere politico.
La mancanza di qualità sostanziali nelle guide e negli amministratori, alimenta un arrivismo esasperato e senza regole che distrugge progressivamente una buona società.
Il sistema dei varna si è così degenerato in quello che è oggi noto, in India, come il sistema delle caste e, in occidente, come clientelismo.
Bhaktivinoda Thakura e Srila Prabhupada sostengono che il sistema dei varna è l’unico naturale e benefico per l’uomo, perché è l’unico utile per sviluppare amore per Dio.
Gandhi e Platone limitandosi a considerazioni sociali, accettano le premesse che sono alla base del sistema dei varna e in particolare il fatto che esso deve essere basato sulle qualità personali e sulle naturali inclinazioni anziché sulla posizione della famiglia e sul diritto di nascita.
Studiando il varnasrama-dharma si possono capire i motivi profondi che hanno portato la società odierna indiana come le altre a una situazione degenerata, rispetto a quella vedica.

Andremo a scoprire quali sono le caratteristiche specifiche indicate per gli appartenenti ai differenti varna e quelle per gli asrama dei quali sinora ho parlato poco, poiché l’asrama, l’evoluzione spirituale dell’essere, viene presa in seria considerazione solo in una società virtuosa dove il benessere individuale, quello economico, quello sociale e quello spirituale convivono in armonioso equilibrio.

Il disordine nei ruoli porta al progressivo abbandono della spiritualità, alla degenerazione dell’etica, permettendo all’economia di assumere una posizione predominante nel governo piuttosto che subordinata come dovrebbe essere, sostituendo così più elevati valori e scopi della vita con quelli del commercio.

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