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Ipnosi

 

Ipnosi, condizione psichica specifica, eteroindotta o autoindotta, di natura a tutt'oggi non determinata con precisione, e fenomenicamente intermedia fra lo stato di veglia e lo stato di sonno. L'elettroencefalogramma del soggetto in stato d'ipnosi è analogo a quello del soggetto in stato di veglia. La trance, come viene definito il «sonno» ipnotico, è caratterizzata dall'affievolimento delle capacità critiche e dall'aumento della suggestionabilità del soggetto, la cui attenzione è interamente ed esclusivamente captata dalle richieste verbali o dagli ordini dell'ipnotista. Conosciuta e praticata fin dall'antichità, soprattutto presso alcuni popoli orientali, l'ipnosi in Europa viene riscoperta e riproposta in termini pseudoterapeutici ma spettacolari dal medico viennese F.A. Mesmer (1734-1815), e fino alla metà dell'Ottocento il «mesmerismo», che fa uso di tecniche fisiche e si fonda sull'ipotesi di un misterioso fluido magnetico animale sprigionantesi dall'ipnotista, conosce un notevole successo popolare e un totale rifiuto da parte della medicina ufficiale, che lo bolla di ciarlataneria e di simulazione. L'inglese J. Braid (1795-1860), che conia il termine «neuripnologia» da cui deriva l'attuale termine «ipnosi», incrementa la credibilità di quest'ultima nell'ambito medico ponendola in rapporto con il sistema nervoso, e ricorre per primo all'induzione verbale. Braid apre la strada al neuropatologo francese Jean-Martin Charcot, direttore della clinica neurologica della Salpètrière, a Parigi; a partire dal 1878 Charcot si dedica esclusivamente allo studio dell'ipnosi, della quale distingue tre stadi (letargo, catalessi, sonnambulismo) e della quale soprattutto individua alcune concomitanti organiche (come la modificazione del tono muscolare e dei movimenti riflessi), dimostrando che essa non è attribuibile a simulazione e riuscendo a farla accettare dalla scienza e dalla medicina ufficiale (1882), rappresentate dall'Accademia francese delle scienze. Negli ultimi vent'anni del secolo l'interesse per l'ipnosi conquista gli ambienti psichiatrici e psicologici europei; anche in Italia i nostri positivisti, come E. Morselli, le dedicano molti studi. Ma H. Bernheim (1837-1919), professore a Nancy, vede nell'ipnosi semplicemente l'effetto della comune suggestione (egli la ritiene riconducibile all' «influenza provocata da un'idea suggerita e accettata dal cervello»), asserendo che gli stadi ipnotici descritti da Charcot in realtà erano simulati per compiacenza dai soggetti, e che quello della Salpetrière era un «ipnotismo culturale». Alla morte di Charcot (1892), anche se il suo successore P. Janet continua la pratica terapeutica dell'ipnosi, essa decade nell'interesse dei medici e degli scienziati.

 

L'importanza dell'ipnosi nella storia del pensiero medico consiste nell'avere spostato l'asse di riferimento della psicopatologia dal soma alla psiche, mettendo in crisi la tradizionale psichiatria organicistica, che individuava in ipotetiche lesioni cerebrali la causa di tutte le malattie mentali. La più rilevante fra le conseguenze della rivelazione operata dall'ipnotismo è la nascita della psicoanalisi: è alla scuola di Charcot, infatti, che Freud getta le basi di tutto il suo successivo pensiero. Inizialmente, anche Freud dà credito all'ipnosi, e soprattutto agli «stati ipnoidi» (secondo l'espressione coniata da P.J. Moebius), che secondo J. Breuer determinano una scissione nella sfera psichica e sono all'origine delle manifestazioni isteriche; ma ben presto egli si allontana dalla linea di Breuer e, contro l' «ipnosi catartica» di quest'ultimo e contro ogni tipo di ricorso all'ipnosi elabora due capisaldi della psicoanalisi: sul piano clinico, la regola dell'associazione libera; sul piano teorico, la nozione di difesa, comparsa inizialmente nella definizione di «isteria da difesa».
Oggi - sebbene gli psicoterapeuti abbiano generalmente fatto propria la tesi psicoanalitica relativa alla necessità della partecipazione cosciente e totale del paziente nel corso del processo terapeutico - esistono una «ipnoterapia» e una «ipnoanalisi».
L'ipnoterapia si avvale anzitutto dell'effetto rilassante, e pertanto genericamente terapeutico, del «sonno» ipnotico; in secondo luogo, di suggestioni esplicitamente rivolte contro il sintomo o la tendenza che si vuol sopprimere (fumo, droga, alcolismo ecc.); in terzo luogo, ricollegandosi all' «ipnosi catartica» di Breuer, essa provoca il riaffiorare alla memoria del soggetto di esperienze significative da lui dimenticate o rimosse. Nonostante le speranze per lungo tempo in essa riposte, l'ipnoterapia è impotente di fronte alle due principali famiglie di disturbi psichici, le nevrosi e le psicosi. Nel caso delle nevrosi, il suo effetto non va oltre la temporanea attenuazione di alcuni sintomi, e lascia intatto il meccanismo eziologico, come del resto già da tempo era stato rilevato da Freud. Quanto alle psicosi, l'effetto su di esse dell'ipnoterapia (quando è attuabile) è decisamente dannoso, perché derealizzante in un terreno già dominato dal processo primario.
Diversamente dall'ipnoterapia, l'ipnoanalisi si pone, in aperta eterodossia rispetto al pensiero psicoanalitico di derivazione freudiana, come sintesi empirica fra l'ipnotismo e la psicoanalisi. Nata durante la prima guerra mondiale, in una situazione in cui il breve tempo a disposizione e il grande numero delle «nevrosi da combattimento» non consentivano l'analisi nei termini definiti da Freud, essa si avvale di varie tecniche volte ad accelerare e facilitare la scoperta della dinamica inconscia individuale: effetto ipermnesico, regressione indotta, induzione di fantasmi e di sogni, stimolazione dell'associazione libera, creazione di conflitti artificiali ecc.
In Italia V. Benussi è stato il primo a utilizzare i procedimenti ipnotici non già in campo clinico­patologico, bensì in campo psicologico-sperimentale, allo scopo puramente conoscitivo di analizzare i processi mentali nelle loro componenti.

fonte: Enciclopedia Garzanti di Filosofia - 1990


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