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Islam

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Il termine Islam significa abbandono, sottomissione totale e incondizionata ad Allah (Dio), nome quest'ultimo presente 2.697 volte nel Corano, libro sacro dell'Islam, come contrazione di al-ilah, la divinità per eccellenza.
L'Islam è una religione rigidamente monoteista, e fu rivelata dall'arcangelo Gabriele, lo spirito fedele, a Muhammad (Maometto), il Profeta; i principi dogmatici di questa predicazione sono raccolti nel Corano, la cui forma attuale riproduce la compilazione fatta per ordine di Othman, il terzo califfo, e la cui autenticità è universalmente ammessa. Il Corano consta di 114 capitoli detti sure.
I seguaci della rivelazione coranica sono in tutto il mondo circa ottocento milioni, costituendo la seconda comunità religiosa del mondo dopo il cristianesimo, e vengono chiamati musulmani, dal termine turco persiano muslim, «dedito a Dio». Gli arabi, popolo di Maometto, sono il 20% di tutti i musulmani, tuttavia rappresentano il vero nucleo dell'Islam, sia geograficamente che culturalmente.
Attualmente l'Islam è diffuso in 162 paesi: in alcuni come religione di Stato e della maggioranza della popolazione (Arabia Saudita, Yemen del Nord, Kuwait, Pakistan, Iran, Irak, Egitto, Marocco, Sudan, Tunisia, Siria, Algeria, Maldive, Malaysia, Bangladesh, Turchia, Afghanistan); come comunità di minoranza è presente in India e in Europa.

 

Vita di Maometto
Come per altri fondatori di religioni, anche la vita di Maometto è stata arricchita di elementi leggendari, e già prima della sua venuta al mondo si raccontano vari prodigi e annunci alla madre incinta; egli nasce da una famiglia di commercianti, appartenenti alla tribù dei qurays che dominava alla Mecca intorno al 571 d.C. Rimasto già alla nascita orfano di padre, fu affidato a una nutrice nomade e trascorse i suoi primi anni custodendo greggi nella zona montuosa del Taif. Persa poi anche la madre, sotto la guida dello zio Abu Talib partecipò alle carovane commerciali dirette in Siria, diventando loro guida, e venendo così a conoscenza del suo popolo, delle difficoltà della vita nomade, ma imparando altresì ad affrontare i disagi e i pericoli. Essendo la città della Mecca un importante centro di smistamento e transito tra Arabia meridionale, Siria, Egitto e India, Maometto incontrò e conobbe uomini di diverse religioni (ebrei e cristiani soprattutto, ma anche giacobiti e manichei). A 25 anni, dopo una breve parentesi militare, entrò al servizio della vedova quarantenne di un ricco commerciante, la sposò dopo aver trovato in lei la prima seguace e la prima credente. Vissero un matrimonio felice per venticinque anni mettendo al mondo due o tre figli maschi, morti precocemente, e quattro figlie femmine.
Secondo alcuni studiosi la vita di Maometto come profeta e uomo di stato si può dividere in tre periodi: il periodo della Mecca (612-622), quello medinese (622-630) e gli ultimi anni (630-632).
1) Nel 605 Maometto venne incaricato di risistemare in un angolo dell'edificio della Ka'ba la pietra nera, spostata per dei lavori: questa era un meteorite oggetto del culto popolare, che si riteneva essere stato collocato là da Abramo. Da quel momento Maometto si ritirò per alcuni giorni all'anno a meditare sul monte Hira, interessato alle questioni riguardanti il giudizio di Dio e le mancanze umane. Nei suoi viaggi infatti aveva constatato come, di fronte al politeismo idolatrico in cui era caduto il santuario della Mecca, si mantenesse la purezza del monoteismo ebraico cristiano. E ciò, a suo parere, grazie alla predicazione degli speciali inviati di Dio, i profeti; sempre più si convinse della necessità che ogni popolo avesse i suoi, e cominciò a considerarsi l'inviato di Dio per purificare la religiosità del suo popolo, restituendola alla purezza abramitica. Nella Notte del Destino (ultima decade del mese di ramadan del 610), in una caverna del monte Hira gli apparve in sogno un angelo recante in mano un rotolo di stoffa coperto di segni, e gli comunicò una prima rivelazione di Allah. Risvegliatosi e uscito dalla caverna senti una voce che lo salutava dal cielo: «Maometto, tu sei l'Eletto di Allah e io sono Gabriele». Per i primi tre anni da quella notte la rivelazione di Allah rimase circoscritta ai parenti di Maometto; successivamente penetrò soprattutto fra le classi più umili (artigiani, operai e schiavi), suscitando la reazione dei quraysh, preoccupati sia dalla composizione sociale di questa nuova comunità, sia dalla predicazione antipoliteista del profeta, che veniva a colpire gli interessi economici del loro clan, custode del tempio in cui si veneravano una moltitudine di divi­nità e centro di pellegrinaggi. La comunità di Maometto fu fatta oggetto di persecuzione e di vessazioni, fino al 622, quando si verificò la svolta fondamentale: la fuga o Egira di Maometto e dei suoi seguaci a Yatrib, che prese il nome di Medina (città del Profeta). Da questo momento si fa iniziare l'era musulmana.
2) Il periodo di Medina rappresenta la trasformazione di Maometto da predicatore disprezzato a uomo di Stato e condottiero. In questa città Maometto fa costruire la prima moschea islamica e costituisce una comunità comprendente, oltre agli emigrati dalla Mecca, membri delle tribù locali, ebrei in attesa del Messia: tutti questi gruppi sovrapposero ai legami originari l'autorità incontrastata del Profeta, e dove questo non avvenne si verificarono misure repressive da parte di Maometto. Inoltre, in questo periodo, egli aggiunse al contenuto delle precedenti rivelazioni, che riguardavano la fine dei tempi (fine del mondo, gioie del paradiso, pene dell'inferno) nuovi contenuti più a carattere politico-sociale, giuridico ed etico, in conformità al suo rango di capo politico, legislatore e capo militare. Da qui deriva anche il progetto di riconquista militare della sua città natale, che si protrasse con alterne vicende fino al 627 quando Maometto respinse un attacco a Medina; in occasione delle vittorie egli attribuiva sempre il merito all'intervento di Allah, introducendo cosi il concetto di guerra santa (gihad), come strumento di espansione politica degli arabi. In seguito a questo successo egli ottenne di fare un pellegrinaggio alla Mecca, alla testa di diecimila uomini, di entrare trionfalmente nella città, distruggere i simulacri delle antiche divinità arabe, prendere possesso della pietra nera e proclamare la Mecca città santa dell'Islam, con l'obbligo per ogni fedele di compiervi un pellegrinaggio almeno una volta nella vita.
3) Gli ultimi anni della vita di Maometto rappresentarono il periodo di maggior trionfo, e insieme furono decisivi per la nuova religione, che si legò intimamente al mondo arabo, recidendo gli ultimi legami con le origini giudaico-cristiane: se prima Maometto si considerava continuatore dell'opera di Mosè e di Gesù, visto come profeta, ora proclamava che la vera fede è quella di Abramo, che non era né ebreo, né cristiano, ma semplicemente uomo sottomesso all'autorità di Dio, in arabo appunto muslim. Di conseguenza nelle loro preghiere i musulmani non dovevano volgersi più verso Gerusalemme, ma verso la Ka'ba; fu abbandonato altresì il di­vieto di poligamia, ereditato dalla tradizione giudaica, il venerdi fu sostituito al sabato ebraico, e il ramadan divenne il mese del digiuno. Inoltre Maometto si adoperò a riorganizzare la società beduina su basi religiose, anziché su legami di sangue: con il suo rientro vittorioso alla Mecca i mercanti ritennero prudente convertirsi e sottomettersi ad Allah per salvare il ruolo della città come città santa, per conservare la posizione di preminenza e assicurare la pace alle proprie carovane. Alla sua morte (632) l'Arabia era unita, e si presentava con un'organizzazione politica più avanzata rispetto a quella tribale, e anche se il particolarismo non era scomparso del tutto, il Profeta aveva sovrapposto la propria autorità religiosa e temporale alle diverse tribù: nel discorso pronunciato durante l'ultimo pellegrinaggio alla Mecca, Maometto aveva sostenuto che tutti coloro che appartenevano alla comunità musulmana erano fratelli.

 

Contenuti dottrinali
L'Islam è una religione monoteista, il cui dogma principale è l'unicità di Dio, chiamato Allah. Egli è l'unico Dio trascendente e onnipotente, nonché clemente e misericordioso, e tale assoluta unicità spiega la fiera opposizione non solo verso ogni forma di politeismo o «associazione di dèi», ma anche verso la Trinità cristiana. La professione di fede islamica è espressa nella sura 21, con le parole stesse di Allah: «Non c'è altro Dio fuori di Me: perciò adorate Me soltanto». In seguito si aggiunse a questo un altro dogma: «Maometto è l'inviato di Allah, l'ultimo e il più grande dei profeti». Islam pertanto sta a significare non solo, come si è detto, sottomissione, dedizione nei confronti di Allah, ma anche la vera religione (come afferma il Corano; certamente la vera religione di Allah è l'Islam), e infine i doveri religiosi che tale credo comporta per ogni musulmano (il termine mu­slim è participio del verbo salima, «sottomettersi», il cui infinito è appunto islam).
La forza principale dell'islamismo è rappresentata proprio da questo monoteismo senza compromessi e relativamente semplice, che impedì il sorgere di questioni e dispute dottrinarie, rafforzato dalla proibizione di rappresentare con immagini la divinità; quando il Corano afferma che Allah possiede tratti umani (mani, orecchie, voce) questi sono reali ma non colti dalla mente umana, e a partire dal secolo VIII si diffonderà l'interpretazione in senso figurato di questi passi, contro ogni deviazione in senso antropomorfico.
Allah è uno e i suoi attributi - sapienza, visione, volontà ­ sono eterni, come eterna è l'essenza divina, dalla quale emanano senza essere realmente distinti.
Allah è il creatore di tutte le cose, e Signore del mondo, in una visione «occasionalista» di esso, in quanto Dio è anche l'unica causa della realtà: tutte le cose sono costituite di atomi creati e distrutti da Dio con atti continui e ripetuti.
Egli creò gli esseri umani («quindi aveva fatto di essi una coppia, il maschio e la femmina») e nel giorno del giudizio sarà giudice supremo. Egli è creatore anche degli atti umani e pertanto salva e danna chi vuole, anche se nel Corano vi sono passi che non escludono la responsabilità e libertà umana, perché su questa si basa poi la dottrina del Giudizio finale, secondo la quale alla fine dei tempi, dopo grandi catastrofi naturali come terremoti, incendi, oscuramento del sole e caduta delle stelle, alcuni saranno destinati al paradiso (al-ganna, il giardino) ed altri al castigo dell'inferno (an-nar, il fuoco). C'è da aggiungere a questo proposito, quindi, che la fede islamica non pone il problema della conciliazione tra onnipotenza divina e autonomia dell'uomo: i musulmani infatti accettano la coesistenza dei due aspetti, anche se alcune scuole insistono sull'assoluto arbitrio di Dio ed altre mantengono la libertà dell'uomo.
Il paradiso e l'inferno vengono descritti nel Corano (e immaginati nella fantasia popolare) con vivi colori: il paradiso offre al beduino tutto ciò di cui era privo nel deserto, per cui si hanno giardini ombrosi, ruscelli d'acqua, sorgenti, latte, vino e miele, la compagnia di fanciulle incantevoli ed eternamente belle (sura 52), ma accanto ai piaceri sensuali nel paradiso vi è anche il godimento della visione di Allah.
L'inferno è diviso in zone: la più elevata (gehenna) è destinata ai musulmani peccatori, le altre sono riservate ai peccatori diversi o ai peccatori di altre religioni. Solo coloro che perdono la vita nella guerra santa vanno immediatamente in Paradiso dopo la morte, gli altri attendono il Giudizio finale nelle loro tombe.
Intorno ad Allah vi sono gli angeli, spiriti creati da lui e asessuati. I più importanti sono Jabra' (Gabriele), dal quale Maometto ricevette la rivelazione, Mikal (Michele), guida degli uomini, Israfil (Raffaele), che suonerà le trombe della Resurrezione, e Izra'il, l'angelo della morte.
Inferiori agli angeli sono i ginn, esseri intermedi tra gli angeli e gli uomini, figure sessuate che mangiano e bevono e possono essere buoni o cattivi, credenti o infedeli; ogni uomo ha due di tali «geni» al suo fianco, appunto uno buono e uno malvagio.
Vi sono infine anche i demoni, a capo dei quali si trova Iblis o Saytan (Satana), angelo ribelle che si rifiutò di prosternarsi dinanzi al primo uomo, Adamo, sedusse Eva e fu cacciato dal paradiso (sura 38).
Per aiutare gli uomini sviati da Satana Allah ha mandato 124.000 profeti, tra i quali esiste tuttavia una gerarchia: 313 sono messaggeri superiori e apostoli (rasul) e di questi 28 vengono nominati nel Corano: il primo è Adamo, seguito poi da Abramo, amico di Dio, Mosè e Gesù, a cui è attribuito il titolo di al-masih, il messia, e gode di particolare riconoscimento, anche se non si ammette la morte in croce e si crede che sia stato assunto in cielo e un sosia sia stato crocifisso e sia morto. L'ultimo è Maometto, chiamato «il sigillo dei profeti» (sura 33). Con lui si conclude la Rivelazione, la legge da lui rivelata sarà valida fino alla fine dei tempi ed egli si può fregiare del titolo sia di nabi, in quanto beneficiario della Rivelazione, che di rasul, in quanto messaggero di Allah nella comunità islamica (ummah). Inoltre, come si è visto, Maometto fu anche capo politico, in quanto non ha valore per l'Islam la distinzione tra sacro e profano, tra religione e politica.
Si è detto come l'Islam sia un religione dai semplici contenuti dogmatici, si deve aggiungere come invece grande sia l'importanza del contenuto etico, e di conseguenza come la shari'a (legge) rappresenti il fulcro di esso. La shari'a (che in origine era la via che conduceva al luogo dove si abbeveravano le bestie) assume il significato metaforico forte di via da seguire, legge canonica, complesso dei doveri religiosi, e anche di fonte del diritto statale. In altre parole essa comprende in sé e abbraccia tutta la vita religiosa, politica, sociale e individuale dei musulmani, regolando i rapporti verticali con Allah e quelli orizzontali della comunità.
In questo contesto vanno considerati i «cinque pilastri (arkan) dell'Islam», cioè i cinque precetti fondamentali che l'uomo deve rispettare per meritare poi il paradiso: 1) credere nella professione di fede (shahada), riassunta nella formula coranica: «Non esiste altro Dio all'infuori di Allah e Maometto è il suo profeta»; 2) la preghiera rituale (salat), prevista cinque volte al giorno con il viso rivolto alla Mecca; 3) la carità o elemosina legale (zakat), che aveva valore di purificazione religiosa (e non esentava il credente dall'elemosina individuale); 4) il digiuno (sawan) dall'alba al tramonto nel mese di ramadan; 5) il pellegrinaggio (hagg) alla Mecca almeno una volta nella vita.
Presso alcune correnti dell'Islam (ismailiti e kharijti) esiste anche un sesto precetto, la guerra santa o gihad, e presso gli sciiti anche la fede negli imam è considerata un dovere fondamentale.

 

Il rituale
Dei cinque pilastri, il comando del digiuno e del pellegrinaggio rappresentano i momenti rituali e le festività dell'Islamismo, il digiuno della durata di un mese fu introdotto da Maometto nel secondo anno dell'Egira e ha sostituito il digiuno di un giorno fino ad allora osservato a imitazione degli ebrei. Il mese di ramadan è il nono del calendario musulmano, ma non ha cadenza fissa, e viene detto anche mese del digiuno: durante questo periodo ogni musulmano adulto e sano si esime da particolari azioni, non mangia, né beve, non ha rapporti sessuali; importante è la notte tra il 26 e il 27 chiamata la «notte della decisione», in ricordo della decisione di Allah di inviare il Corano.
Il grande pellegrinaggio alla Mecca (hagg), prescritto una volta nella vita a ogni musulmano, deve essere intrapreso nell’ultimo mese lunare e rappresenta il compimento della vita religiosa (una volta condotto a termine infatti il fedele prende il titolo di hagg, «pellegrino»); nel caso che venga compiuto in gruppo da fedeli provenienti da varie parti del mondo rafforza lo spirito comunitario. Al pellegrinaggio sono legati vari riti e cerimonie (come l'abluzione, i giri rituali dell'edificio sacro, il bacio della pietra nera).
Altri momenti importanti sono le festività di bayram: il piccolo bayram è la festa della fine del digiuno, al termine di ramadan, il grande bayram, settanta giorni dopo, o festa del sacrificio, perché si immola un animale, ha inizio il 10 del mese di dhu-'l higga e dura quattro giorni.

 

Le correnti dell'islamismo
Se la forma più antica dell'Islam risale a Maometto e ai suoi primi seguaci, già nel VII secolo si verificò una prima scissione, a causa dei contrasti nati sulla successione del Profeta alla guida della comunità musulmana (ummah). Possiamo distinguere tre grandi correnti principali: i sunniti, gli sciiti e gli scismatici.
Secondo i sunniti la carica di califfo (successore o luogotenente di Maometto) doveva essere riservata al parente più prossimo del Profeta, discendente in linea maschile dalla stirpe dei qurays, anche se poi si accettava la libera elezione fatta dalla comunità all'interno di questa cerchia.
I sunniti sono i musulmani che si mantengono fedeli alla Sunnah (o tradizione) e al Corano e costituiscono ancora oggi circa l'83 % di tutti i musulmani. La Sunnah contiene le tradizioni sulle parole, sull'operato e la vita di Maometto, raccolte negli hadit, e insieme al Corano costituisce la base normativa di comportamento di ogni musulmano sunnita. Essi si considerano i musulmani ortodossi e ritengono pertanto veri e propri errori dottrinari, definendoli come bid' a (innovazioni), tutte le modifiche alla Sunnah e alle regole di comportamento dettate dalla tradizione.
Nell'ambito dei sunniti sono sorte quattro scuole giuridiche: gli hanifiti, i makiliti, gli sciafiti e gli hanbaliti, scuole tuttavia che si differenziano solo superficialmente e la cui coesistenza è pacifica.
Gli sciiti (o alidi) sono chiamati i seguaci della shi' a (partito di Ali), cioè di coloro che considerano legittimi successori di Maometto solo Ali (602-661, califfo dal 656), cugino e genero del Profeta, e la discendenza dal suo matrimonio con la figlia di Maometto, Fatima. Secondo l'insegnamento della shi' a Maometto prima di morire avrebbe iniziato ai segreti più profondi Ali, il quale a sua volta avrebbe trasmesso questo sapere alla famiglia: i suoi diretti discendenti pertanto sono considerati imam, ovvero guide e custodi di tale sapienza.
Dal punto di vista dottrinale la principale differenza con i sunniti consiste nel fatto che gli sciiti aggiungono alle cinque verità fondamentali dell'Islam (di cui si è detto) una sesta, appunto, la figura dell' imam, a cui si riconosce una autorità assoluta perché discendente diretto di Maometto.
Anche all'interno degli sciiti sono presenti varie correnti; le principali sono quelle degli zaiditi, degli ismailiti e degli imamiti.
Gli scismatici comprendono numerose correnti: la principale è quella dei kharijti, nome che significa «coloro che vanno in battaglia», in contrapposizione a «coloro che restano a casa» (qa'idun). Essi sono sostenitori di un rigido codice etico; l'imam deve essere un uomo moralmente integro, cosi come il califfo, senza alcun riferimento al grado di parentela con il Profeta; può essere anche «uno schiavo abissino», se è il più degno.
Un ramo dei kharijti è rappresentato dagli ibaditi, che a loro volta hanno dato origine agli wahhabiti: essi proclamano il ritorno all'Islam originario di Maometto, con l'annullamento di tutte le innovazioni successive, non esclusa la venerazione del Profeta, dei santi, le reliquie e i sepolcri. li credo wahhabita è religione di stato nell'Arabia Saudita.
Un'altra corrente scismatica è quella degli yazidi, presente soprattutto tra i curdi: prendono il nome dal califfo Yazid I, che combatté contro il figlio di Alì Husayan nel 680. Vengono anche chiamati «timorosi di Satana» per il divieto-paura che hanno a pronunciare il nome di Satana o parole a quella vicina: Il loro credo risente, oltre che dei principi islamici, di antichi riti orientali, zoroastriani e cristiani.
Un altro gruppo etnico religioso è quello dei drusi, che prendono il nome dal turco Muhammad ibn Isma'il ad Darazi, predicatore intorno al 1017-18 in Egitto: egli considerò il califfo dei Fatimidi al-Hakim una incarnazione di Allah. I drusi si diffusero poi in Siria. Essi credono che la divinità si incarni per gradi, durante periodi ciclici, in alcuni uomini eccezionali, l'ultimo dei quali fu appunto il califfo al-Hakim. I loro sette doveri comprendono l'obbligo di dire sempre la verità, la professione di fede nell'unità di Dio e la completa sottomissione a lui, mentre non ritengono necessario il digiuno e il pellegrinaggio alla Mecca. I fedeli sono divisi tra iniziati e non iniziati, e a capo del movimento vi è un emiro.
Infine sempre tra le correnti scismatiche è da ricordare il movimento degli Ahmadiya, fondato in India intorno al 1879-80 dall'indiano Mirza Ghulam Ahmad, il cui centro è Rabwah in Pakistan, anche se in seguito si ebbe un seconda sotto corrente con centro a Lahore.
È un movimento che unisce sincreticamente elementi vari di derivazione cristiana e indù, ma significativo per certe aperture come la possibilità di traduzione del Corano nelle lingue nazionali (a differenza dei musulmani ortodossi dell'epoca), e la convinzione di una diffusione dell'Islam in forma pacifica, rifiutando quindi il concetto di guerra santa.

 

Il sufismo
Con questo nome, che deriva dal mantello di lana grezza (suf) indossato dagli asceti, si designa il movimento che all'interno dell'Islam approfondì alcuni aspetti della religione in senso interiore, mistico-ascetico e spiritualista: inizialmente il movimento, che poneva in primo piano la virtu dell'amore e la possibilità di unione con Allah piuttosto che l'obbedienza alla sua legge, fu avversato. Tuttavia si sviluppò nel IX secolo in Iraq, in Egitto e soprattutto in Persia, raggiungendo il suo apice con Husayn ibn Mansur al Hallag (858-922), mistico sostenitore dell'unione anche attraverso il dolore con Allah. Questo asceta e mistico fu però condannato a morte e l'opera di conciliazione con l'ortodossia sunnita fu compiuta dal filosofo e scienziato Abu Hamid al-Ghazali (1058-1111). Dal secolo XIII poi acquistarono importanza i dervisci, gruppi di seguaci del sufismo riuniti in confraternite simili a ordini religiosi; da allora sono circa cento le confraternite all'interno del sufismo.
Le caratteristiche comuni sono: l'abbandono alla fiducia di Allah; l'insistenza sull'unicità di Dio e la svalutazione di tutto ciò che Dio non è; il riconoscimento e la venerazione degli amici di Dio o santi intercessori; un grande sviluppo dell'interpretazione allegorica dei testi sacri. Molto importante poi è la pratica ascetica per il raggiungimento dell'estasi, costituita da preghiere, da esercizi spirituali e liturgici, singoli e collettivi, abluzioni, musiche e danze.

 

Tratto da: Dizionario delle Religioni di Francesca Brezzi – Editori Riuniti (1997)

 

Invitiamo a visitare su questo stesso sito la rubrica
Riflessioni sul Sufismo di Aldo Strisciullo

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