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Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino   indice articoli

Il fantasma del Venerabile

Maggio 2009
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Giovanni DommaHo incontrato di nuovo il Venerabilissimo Fratello Giovanni Domma: un Massone dei nostri giorni la cui personalità richiama alla mente un Desaguliers, un Dunckerley, un Martinez – insomma i grandi personaggi che hanno dato lustro alla Massoneria del diciottesimo secolo.
Con la sua tenacia calabrese, il Fratello Domma visita metodicamente un gran numero di Logge portando dovunque il verbo della riforma massonica che gli sta a cuore: l’Installazione obbligatoria dei Maestri Venerabili. Non limitandosi a questo, dischiude ai Fratelli gli orizzonti di realtà ancora completamente sconosciute in Italia, come la Massoneria del Marchio, che ha deciso di introdurre nel nostro Paese. Intorno a lui si stanno raccogliendo molti Fratelli che ne condividono le idee, e già l’Officina che lo ospita abitualmente è passata dal rituale scozzese all’Emulation, affinché il suo Venerabile potesse essere installato.
Uno dei temi chiave del Domma/pensiero è che bisognerebbe dare ai Massoni più informazione e più istruzione. Mi racconta che resta sbigottito ogni volta che si trova a trattare di argomenti massonici con illustri Fratelli di elevato spessore culturale: li vede aggrottare le sopracciglia e chiedergli di cosa stia parlando, in quanto di certi temi non conoscono neanche l'esistenza.
Naturalmente non è il caso di generalizzare: ci sono anche tanti Massoni che nelle loro Logge fanno un ottimo lavoro, dai quali molto spesso riceve incoraggiamento ad andare avanti.
Dopo che, come suo solito, mi ha preso un po’ in giro presentandomi ai suoi amici come l’opinion maker della Massoneria italiana, siamo passati a parlare della questione che più preme ad entrambi: l’accoglimento dell’Installazione obbligatoria in tutte le Officine del Grande Oriente d’Italia.
Il Fratello Domma porta avanti questa battaglia da tanti anni, perché – come ama ripetere - nell’attuale ordinamento del GOI, i poteri effettivi del Venerabile sono quelli di un fantasma, e questo gli sembra un’ingiustizia e una mancanza di rispetto nei confronti di tanti Fratelli che prestano generosamente all’Ordine il loro contributo.
Non c’è bisogno di dire che ha ragione. Nell’attuale regolamento del Grande Oriente d’Italia, i poteri riconosciuti al Maestro Venerabile di un’Officina sono esattamente tredici, e precisamente:

 

-     Celebrare Iniziazioni e aumenti di grado, e provvedere alle riammissioni e alle affiliazioni;
-     Presiedere le riunioni di Loggia;
-     Partecipare alle Sessioni della Gran Loggia;
-     Partecipare alle sedute del Collegio Circoscrizionale e del Consiglio dei Maestri Venerabili;
-     Nominare il Segretario;
-     Designare ogni volta i sostituti di Dignitari e Ufficiali eventualmente non presenti, e vegliare sul comportamento massonico dei Fratelli;
-     Tenere i rapporti con il Grande Oriente d’Italia;
-     Firmare tutti gli atti e la corrispondenza della Loggia;
-     Dare esecuzione ai provvedimenti che attengono alla Loggia;
-     Nominare i componenti della Commissione di Loggia;
-     Nominare eventualmente un Oratore, un Segretario e un Tesoriere aggiunti;
-     Disporre del Tronco della Vedova (ovvero delle offerte versate ritualmente dai Fratelli);
-     Curare il ritiro degli eventuali oggetti e documenti dati loro in consegna.

 

I primi due punti non fanno altro che ribadire (abbastanza sottovoce) il ruolo riconosciuto alla figura del Maestro Venerabile dalla tradizione: la sua conclamata centralità, per cui nell'esercizio del magistero iniziatico la sua autorità dovrebbe essere sacra ed inviolabile. Il penultimo punto gli conferisce una modesta disponibilità economica; tutto il resto, se analizzato con attenzione, fa di lui una figura di levatura poco superiore a quella del Segretario, senza nessun accenno a una sua eventuale voce in capitolo nella conduzione dell’Ordine.

Tutto questo stona non poco con quanto abbiamo osservato nell’articolo Massoneria in 4 gradi?: ovvero che già oggi la Massoneria è di fatto costituita non da tre, ma da quattro gradi - Apprendista, Compagno d’Arte, Maestro e Maestro Venerabile.
E’ il caso di ripeterlo: non ci si riflette spesso, ma solo i Maestri Venerabili (in carica o Passati) hanno in Massoneria la facoltà di iniziare, ovvero di creare i nuovi Fratelli che recano vita alle Logge. Se si pensa che il Grande Oriente non esisterebbe senza le Logge che gli hanno conferito il mandato di amministrarle, si può dire che i Venerabili dovrebbero essere riconosciuti come i veri capi dell’Ordine.

 

Questa è ovviamente un’asserzione abbastanza estrema (almeno qui in Italia), per cui non insistiamo, e limitiamoci a ribadire che le prerogative iniziatiche legate al ruolo del Venerabile sorpassano quelle del normale Maestro a un punto tale che sarebbe doveroso riconoscerlo esplicitamente come un grado; e che, per quanto una innovazione di questo genere non possa essere attuata senza cambiare i landmarks, sarebbe giusto almeno dargli la possibilità di accedere sempre all’Installazione, anche se è macchiato dalla “colpa” di essere stato eletto in una Loggia scozzese.
Se non altro, l’Installazione avrebbe il potere di proteggere i Maestri Venerabili italiani dai disagi internazionali che in altri articoli ho ripetutamente segnalato. E’ accaduto pochi mesi fa anche in Italia: alla tornata inaugurale di un’Officina all’obbedienza di una Gran Loggia amica, il Maestro Installatore a chiesto a tutti i Maestri e a coloro che non erano mai stati installati di lasciare il Tempio, e quasi tutti i Venerabili presenti sono dovuti uscire.
Sarebbe inoltre il primo passo verso la creazione di un sistema di camere intermedie dai poteri più estesi dei semplici Collegi Circoscrizionali, creato sul modello delle Massonerie di taglio anglosassone. Si dice talvolta (l’ho scritto anch’io da qualche parte) che il sistema inglese è più autoritario del nostro, perché nega il principio della sovranità della Loggia; questo è in parte vero, ma bisognerebbe pure ricordare che in compenso afferma la sovranità del Maestro Venerabile, che della Loggia è il legittimo rappresentante, concedendogli innumerevoli possibilità di partecipare al governo dell’Ordine del tutto sconosciute ai… fantasmatici Venerabili nostrani.
Tra l’altro, se in Italia volessimo lavorare nella regolarità internazionale, tutti coloro che compongono la Gran Loggia - incluso il Gran Maestro - dovrebbero essere Ex Maestri Venerabili Installati; invece adesso accade che ne facciano parte Fratelli che non sono mai stati Venerabili, e tantomeno Installati.
In base a questa situazione - osserva il Fratello Domma - qualunque Venerabile regolarmente installato in una Loggia Emulation riveste una dignità iniziatica superiore a quella del Gran Maestro: d’accordo, non bisogna confondere il livello esoterico con quello amministrativo eccetera, ma se non siamo al paradosso poco ci manca. E se a noialtri, con la nostra mentalità “latina”, questo dettaglio può sembrare di poco conto, ricordiamoci sempre che non è tale per gli Inglesi: agli occhi dei quali, l’autorità per cui il GOI governa le Logge apparirà sempre dubbia, per non usare aggettivi più forti.
Anch’io avevo peccato di ottimismo augurandomi, nell’articolo Orizzonti del Grande Oriente, che il riconoscimento del GOI da parte della Gran Loggia Nazionale Francese fosse la Colomba recante nel becco il Ramoscello di Ulivo che annunciava la fine del Diluvio dell’irregolarità: la fine di questo incubo che dura ormai da sedici anni, e limita così pesantemente il prestigio internazionale della Massoneria italiana. Ma il momento non è ancora arrivato, e se ci ostineremo a voler fare a modo nostro ho una gran paura che non arriverà mai.
Sarò più esplicito: non c’è da illudersi che la Gran Loggia d’Inghilterra sia disponibile a riconoscere un Ordine che – pur glorioso e ricco di storia – contravviene tanto apertamente agli standard da lei sostenuti; ha già fatto questo sbaglio in passato, si è pentita e non lo ripeterà più. C’è da augurarsi che gli avversari dell’Installazione lo capiscano prima o poi, rendendosi conto del male che la loro posizione intransigente sta causando all’Istituzione.

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