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Esperienze di vitaa cura di Pierluigi Piazza
Diario dal Congo
di Fausto Sangiorgi
Cari lettori,
incomincio con questa prima lettera la corrispondenza dal Congo, dove mi trovo. Dopo un viaggio di due giorni siamo arrivati a destinazione, precisamente a Bukavu, siamo io e Romano,- il fratello del missionario Padre Giovanni Querzani di Brisighella-, siamo ospiti della residenza dei padri Saveriani. Siamo veramente stanchi perché il viaggio è stato difficile e pieno di problemi, con momenti di forte tensione. Prima del meritato riposo ho pensato di scrivere per far sapere ai famigliari, amici, colleghi e conoscenti che stiamo bene e che tutto è andato per il meglio. Quando si viene in paesi del Terzo Mondo e soprattutto in zone ad alto rischio come questa del Congo, si sa già che si devono mettere in conto tanti problemi e rischi. Sono stato in passato più volte nello Sri Lanka dove dal 1983 è in corso una guerra civile fra Tamil e Singalesi con migliaia di morti, ma qui la situazione è cento volte peggiore. Tralascio di raccontarvi tutti i problemi burocratici che abbiamo dovuto superare perché penso di scarso interesse. Una sola cosa vi dico, nel tragitto fra Addis Ababa a Bujumbura c'è stata pure un emergenza sanitaria, una ragazzina di colore si è sentita male e abbiamo visto che le hostess si agitavano chiedendo ripetutamente se vi era a bordo un medico che non c'era. Con noi c'era Suor Monica che lavora con Padre Querzani e che ritornava dopo un periodo di vacanze in Italia. Si è offerta di dare una mano e dopo poco il problema è stato risolto. La ragazzina di colore si è ripresa con sollievo di tutti i passeggeri. In seguito abbiamo fatto scalo a Kigali nel Ruanda e siamo sbarcati a Buyumbura nel Burundi la mattina di domenica 22 giugno alle 7 e 20. Ad attenderci c'erano le consorelle di Suo Monica che ci hanno accompagnato alla frontiera del Congo. Nel tratto di strada che va dall'aeroporto alla frontiera siamo stati fermati a un posto di blocco. Un militare che faceva paura solo a vederlo ha rifiutato pochi dollari che l'autista gli allungava e ha chiesto i documenti. Dopo un breve controllo che per noi è sembrato infinito il militare ha richiesto i dollari offerti prima. L'autista invece gli ha detto qualcosa per me incomprensibile, ha messo in moto ed è partito. Mi sono voltato per vedere il militare che è rimasto sorpreso dal comportamento deciso dell'autista. Ho avuto paura che alzasse l'arma per sparare. Ero pronto per buttarmi giù, ma con la coda dell'occhio ho visto, con mio grande sollievo, che ha desistito. Poco dopo, siamo arrivati alla frontiera del Congo. Padre Giovanni Querzani era già piazzato con la telecamera per riprendere quest' incontro, ci ha accolto con un grande sorriso e un abbraccio fraterno. Era felice e si vedeva chiaramente. Per me è stato un momento di grande gioia ritrovare un grande amico e mi sono sentito anche più tranquillo e protetto dopo l'esperienza appena vissuta. Altra burocrazia e dollari da rifilare. Il primo impatto con la realtà congolese è stato per noi un vero shock. Siamo partiti su due fuoristrada. Il primo, guidato dal Padre Regionale dei Padri Saveriani, faceva da apristrada. Abbiamo percorso 60 Km di strada asfaltata, a destra e sinistra c'era una colonna infinita di donne e bambini con pesi enormi sulle spalle che andavano a portare le poche mercanzie al mercato. Ad ogni dosso c'era una pattuglia di soldati, praticamente ogni 2 o 3 Km.. Erano quasi tutti ragazzini di 14/16 anni. Ho notato anche qualche soldatino che non poteva avere più di 10/12 anni. Non ho osato fotografarli perché mi facevano tenerezza e avevo paura di una reazione. Il Padre Regionale che ci precedeva si era rifornito di pacchetti di sigarette che elargiva ad ogni posto di controllo. Così va in questo paese. Finita la strada asfaltata abbiamo imboccato una strada in terra battuta, polverosa e piena di buche Qui è incominciato il nostro calvario. Questa non è una strada, ma una sassaia. Si viaggiava ai 10 all'ora e con continui sbalzi che ti mandavano continuamente le budella su e giù. Se non altro questa ginnastica mi avrà fatto bene per diminuire la pancetta ! Padre Querzani era pacifico e serafico, un pò meno il fratello Romano che continuava a dire: "sta atent! Met veia cla telecamera ca cachènt in te buron!!". Tra gli "scagazzi continui ci siamo anche fatti un sacco di risate. Arrivati a Bukawu, mentre stavamo pranzando, un padre che soprintende la cucina ci ha fatto una domanda che mi ha lasciato di ghiaccio: "Non avete fatto brutti incontri?" Davanti alla nostra sorpresa ci ha spiegato che ogni tanto ci sono delle bande armate che attaccano convogli e portano via tutto. Se ti opponi, sparano. Gli ho risposto che una cosa del genere non poteva capitare a noi, perché tutti i dollari che portavamo addosso erano "super-protetti dall'Alto" Sono infatti destinati all'acquisti di un terreno per la realizzazione di una grande scuola elementare che accoglierà più di mille bambini congolesi di Bukavu i quali, per le condizioni di grande povertà dei loro genitori, non possono andare a scuola. Nonostante tutte le peripezie del viaggio, sono felice di essere qui a Bukavu Domani faremo la prima visita alla Parrocchia di Kadutu dove P. Querzani assiste migliaia di bambini malnutriti. Il resto ve lo racconterò i prossimi giorni. Pace e bene. Bukavu 22/06/2003
Cari lettori,
oggi abbiamo accompagnato P. Querzani a Kadutu che è distante circa 6/7 Km dalla casa regionale dei Padri Saveriani. E' in questa missione di Kadutu, situata nel cuore popolare della città di Bukavu, che Padre Querzani, dall'inizio di questa guerra che già da cinque anni affligge questa regione martoriata del Congo, esercita il suo lavoro di assistenza sanitaria e nutrizionale a favore di migliaia di bambini. L'accoglienza è stata festosissima. Centinaia di bambini che cantavano con l'entusiasmo e la spontaneità tipiche degli africani scandendo ripetutamente i nostri nomi. Una gioia indescrivibile e una commozione intensa ci hanno subito invaso. Sentivamo che attraverso di noi volevano esprimere la loro riconoscenza a tutti gli amici della Romagna che stanno facendo loro del bene. Cantando e danzando, ci hanno fatto entrare in uno stanzone che funge da refettorio. Eravamo gli ospiti d'onore. Impossibile descrivere la bellezza e l'emozione di quest' incontro. La gioia e la spontaneità di questi simpaticissimi bambini congolesi rimarrà per me indimenticabile. Mi ha lasciato in cuore un forte sentimento di tenerezza. Dopo una mezzoretta di canti e di danze, ecco arrivare delle mamme con alcuni pentoloni pieni di una pappina marrone composta da farine proteiche mescolate a latte e zucchero. E' il primo pasto che questi bambini malnutriti hanno la fortuna di ricevere ogni giorno grazie all'aiuto generoso dei loro benefattori. Mentre guardavo tutti quei bambini mangiare con tanto gusto, mi venivano in testa tanti pensieri. Se tutti questi bambini congolesi potessero avere anche solo una minima parte di quello che si spreca da noi, non esisterebbe più, né per loro né per i loro genitori, il problema e assillante e quotidiano della sopravvivenza. L'altro problema vitale è quello della loro salute. P. Querzani ha pensato anche a questo. Da quando è iniziata questa guerra rovinosa, ha organizzato l'assistenza sanitaria gratuita per migliaia di bambini di famiglie poverissime e sfollate di guerra. Mentre i nostri festeggiamenti continuavano, P. Querzani assieme a Suor Ines, una suora Saveriana che da tre anni si è impegnata ad aiutarlo, svolgevano il loro ordinario lavoro di ambulatorio per una folla di bambini ammalati. Siamo andati a vedere il loro lavoro. E' stato un altro forte impatto emotivo. P. Querzani stava medicando un bimbo con ustioni infette. Tutto attorno tante mamme in paziente attesa con in braccio i loro bambini febbricitanti. Mi hanno colpito soprattutto tre particolari: il numero incredibile di persone in attesa, il lavoro così intenso svolto in un clima tanto sereno, la facilità con cui quei bambini ingurgitavano anche le medicine più amare ricevendo come ricompensa un biscottino, delle arachidi e in casi particolari una mezza fetta di pane tostato con un pezzettino di carne.
Abbiamo aspettato a lungo. Tutti i bambini sono stati curati. Era sera.
Da Bukavu Pace e bene Fausto Sangiorgi Bukavu 24/06/2003
Cari lettori,
con Padre Querzani le sorprese non finiscono mai. Oggi ci ha portato nella baraccopoli di Boholo, nel settore nord della missione di Kadutu dove lui, ogni mercoledì, va a curare i bambini di tutti quei quartieri . A Buholo sono ammassate più di 50.000 persone in lotta quotidiana per la sopravvivenza. Dalla chiesa di Kadutu siamo saliti in macchina su per una strada dissestata tra un viavai di gente e bambini che sbucavano da tutte le parti. Una scena impressionante e pittoresca vedere tutti quei bimbi scalzi che correvano attorno alla nostra macchina e ci salutavano festosi. P. Giovanni in questi quartieri è di casa e molto benvoluto. Tutti questi bambini e i loro genitori gli vogliono un gran bene. Qui a Buholo, grazie al contributo generoso di tanti benefattori della diocesi di Faenza-Modigliana, Padre Querzani ha già realizzato, tra l'entusiasmo e la collaborazione attiva di tutti i cristiani, una grande sala polivalente e sta ultimando la costruzione di una nuova grande chiesa che conterrà più di 1500 posti. Purtroppo non basterà a contenere le migliaia e migliaia di fedeli di Buholo, mi confidava P. Querzani, ma non è stato possibile costruirne una più grande per mancanza di spazio. Da alcune testimonianze che ho ascoltato, mi sono reso conto, cosa che a noi sembra paradossale, che per questa gente la costruzione di questa chiesa non è meno importante del loro cibo quotidiano. Per questo, tutti a Buholo, uomini donne, giovani e bambini, si sono impegnati, con estremo entusiasmo, a realizzare questo loro sogno. Al nostro arrivo, ci hanno accolto con canti e danze estremamente festose. Una cosa indescrivibile che ci ha profondamente commosso. Vedevano in noi il volto di tutti i benefattori della diocesi di Faenza-Modigliana. L'inaugurazione della nuova chiesa dedicata alla Santa Trinità, è prevista - ci hanno detto - per il mese di giugno del prossimo anno ed è loro vivo desiderio che sia il nostro Vescovo di Faenza-Modigliana a consacrarla. Alla fine, due bimbe sono venute a offrirci un regalo altamente significativo: due cestini pieni di uova, simbolo della vita e della Pasqua, con un biglietto che diceva così:" Vi offriamo queste uova per mostrarvi il nostro amore e la nostra riconoscenza per tutto quello che fate per noi !" E' il regalo più bello che io abbia mai ricevuto.
Poco dopo, dato che la chiesa funge attualmente anche da "ambulatorio sanitario" e "refettorio per i bambini malnutriti, " da una parte P. Giovanni e Suor Ines si sono messi a curare i bambini, e dall'altra centinaia di bambini si sono messi a mangiare la loro pappina proteica quotidiana che anch'io ho voluto assaggiare. Buona!
Mi ha colpito constatare come qui in Congo la chiesa non sia concepita come una specie di "museo religioso", ma come il vero centro di una comunità cristiana con tutti i suoi bisogni vitali. Termino qui. La giornata di oggi è stata un'altra esperienza meravigliosa.
Pace e bene! Da Bukavu Fausto Sangiorgi Bukavu 26/06/2003
Cari lettori,
oggi è stata un'altra giornata che non dimenticheremo. Il fatto memorabile è questo: siamo riusciti a concludere la trattativa per l'acquisto del terreno destinato alla nuova scuola cattolica di Kadutu. La zona di Kadutu, che comprende decine di quartieri popolari tra i quali anche la baraccopoli di Buholo, conta una popolazione di circa 127.000 abitanti. E' stato un momento di immensa soddisfazione per tutti: per i responsabili dell'archidiocesi di Bukavu che da due anni avevano avuto l'autorizzazione di creare una nuova scuola senza avere i fondi per farla, per P. Querzani che si era impegnato ad esserne il promotore, per noi che avevamo portato il grosso contributo dei benefattori dell'Emilia-Romagna. "Abbiamo fatto l'affare ! Presto avremo la nuova scuola !" - ci dicevamo con grande euforia dandoci delle grandi pacche sulle spalle. Potete immaginare quanto grande sarà la gioia degli abitanti di Kadutu? In effetti, dopo il problema del pane quotidiano e delle cure sanitarie, il problema dell'istruzione è il terzo problema vitale La nuova scuola si chiamerà in lingua swahili: "MATENDO MEMA" che significa "BUONE AZIONI" con l'aggiunta di questa specificazione: "SOLIDARIETA' EMILIA ROMAGNA (Italie) - BUKAVU (R.D. Congo) . La nuova scuola, una volta completata, accoglierà 1250 bambini tanti dei quali, se non aiutati, rimarrebbero senza istruzione e diventerebbero o "bambini di strada" o "bambini soldato"
Nella seconda parte della mattinata, Padre Querzani ci ha poi portato a visitare il terzo refettorio per i bambini malnutriti di Kadutu. Altri canti, altre danze e altra offerta di uova. Nei pressi di questo refettorio c'è il grande mercato di Kadutu. Siamo andati a visitarlo. E' stata una cosa impressionante, inimmaginabile: una distesa interminabile di banchetti sgangherati dove si trovava di tutto tra un formicaio di gente di tutte le età e di tutte le estrazioni. Un contesto rumoroso e pittoresco nel quale non si può certo dire che l'igiene regni sovrana. Ai lati della strada principale del mercato scorrevano le fogne a cielo aperto e c'era un odore insopportabile. Il mercato di Kautu è veramente il cuore pulsante della vita economica dei quartieri popolari di Bukavu. Girando tra i meandri del mercato ci siamo fermati a comperare qualcosa da portarci in Italia. Risalendo per i vicoli che ci riportavano alla parrocchia di Kadutu abbiamo potuto vedere da vicino le baracche dove vive la gente. E' difficile trovare le parole per descrivere le condizioni di vita di questa gente. Merida, la maestrina collaboratrice di P. Querzani che era con noi, ci confidava che di notte in queste baracche si ammassano fino a 30-40 persone. Questo a causa dell'afflusso massiccio degli sfollati di guerra che si sono rifugiati nella baraccopoli di Kadutu. Nonostante questo contesto sconvolgente mi ha colpito la loro serenità e la loro gioia di vivere. Mi sono chiesto: "Sarei capace io di vivere nelle loro condizioni? Certamente no. Dicevo dentro di me: "Io sono fortunato, ho tutto quello di cui ho bisogno, e anche di più...e ho il coraggio a volte di lamentarmi.".
Ho provato un sentimento profondo di vergogna e di impotenza. Mi consola il pensiero di essere qui per portare una piccola goccia di speranza. Aspettano anche la vostra !
Pace e bene Da Bukavu Fausto Sangiorgi Bukavu 27/06/2003
Cari lettori,
questa volta voglio raccontarvi come abbiamo passato la giornata di domenica qui a Bukavu.
La mattina presto, alle 6 e un quarto, Padre Giovanni Querzani doveva celebrare la prima Messa nella baraccopoli di Buholo. Siamo partiti con lui verso le cinque e tre quarti. Faceva ancora buio. Al nostro arrivo, non credevo ai miei occhi: l'ampia chiesa di Buholo, che Padre Querzani sta costruendo grazie al contributo di tanti amici della diocesi di Faenza-Modigliana e della Romagna, era già piena zeppa di gente. C'erano almeno 2000 persone sedute strette strette, la maggior parte su seggiolini che avevano portato da casa loro. C'erano parecchie persone anche fuori ! Mentre passavamo tra la gente per raggiungere le due sedie che avevano preparato per noi a fianco dell'altare, sentivamo su di noi il loro sguardo amichevole accompagnato da un intenso brusio di simpatia. All'inizio della Messa P. Giovanni ci ha brevemente presentato ed è stato uno scroscio di applausi e di grida festose. La Messa è durata un' ora e mezza. E' stata una vera celebrazione di fede, di speranza e di gioia che ci ha coinvolto. Si sentiva in maniera quasi palpabile la presenza di Cristo in questa assemblea di gente povera, ma piena di fede.
Ci ha colpito particolarmente l'ascolto attento della Parola di Dio, il fervore della preghiera e i bellissimi canti polifonici cantati da tutti mentre una ventina di bambine, deliziosamente vestite di bianco con una benda di seta rosa attorno alla testa, danzavano con molta eleganza davanti all'altare. Non ho mai sentito cantare così bene e con tanto fervore in vita mia ad una messa !
All'offertorio ho notato che, nonostante la loro povertà, tutti donavano qualcosa.
Sull'altare, P. Giovanni era attorniato da 8 assistenti laici, tutti papà di famiglia, che al momento della Comunione si sono dispersi in tutte le direzioni, dentro e fuori dalla chiesa, per comunicare i fedeli. Dopo la Comunione ci hanno invitato davanti all'altare. Uno degli assistenti che chiamano "Mwongozi", vale a dire "il capo-responsabile" delle diverse comunità cristiane dei quartieri di Buholo, ha voluto esprimerci la riconoscenza di tutti i fedeli di Buholo offrendoci una bella scultura di legno. A questo punto toccava a noi parlare. Presi dall'emozione davanti a tanta gente che aveva gli occhi fissi su di noi, abbiamo cercato di esprimere la nostra gioia di essere con loro promettendo, anche da parte vostra, che il nostro legame di solidarietà diverrà sempre più intenso. Al nostro fianco P. Giovanni traduceva in lingua swahili le nostre parole. Altra esplosione di applausi e di grida gioiose. La messa è finita con un festosissimo canto di ringraziamento durante il quale, per accontentare le centinaia e centinaia di persone che avevano seguito la messa fuori dalla chiesa senza poterci vedere, siamo andati noi a salutarli. Mi è venuto spontaneo pensare alle nostre chiese spesso così fredde e semivuote. Un sentimento di tristezza ha attraversato per un istante la mia mente. Durante l'altra parte della mattinata, P.Giovanni ci ha portato a visitare alcune altre parrocchie della città per farci vedere che dovunque c'è partecipazione e fervore. Nella parrocchia di Cahi, contigua a quella di Kadutu, nella bellissima chiesa costruita pochi anni fa' dai Padri Saveriani, abbiamo visto uno spettacolo eccezionale: migliaia di bambini che cantavano festosi.
Nel pomeriggio, dopo aver pranzato in parrocchia, siamo risaliti a Buholo per assistere a una partita di calcio organizzata in nostro onore dai ragazzi di Buholo. Il campo di calcio era un cortile polveroso circondato dalle case e attraversato dalla strada. E' incredibile: si tratta dell'unico spazio un po' ampio nel quale le migliaia di ragazzi che abitano i quartieri di Buholo possono giocare al pallone. La partita è stata appassionata: due gol seguiti da due gioiose invasioni di campo e da un nuvolone di polvere ! Alla fine tutti i giocatori e l'arbitro hanno ricevuto in premio una piccola calcolatrice solare e una bic. Erano contenti da morire. Questi ragazzi congolesi sanno gioire con poco. Che lezione di vita per noi!
Pace e bene. Da Bukavu Fausto Sangiorgi Bukavu 30/06/2003
Cari lettori,
dopo due settimane, pensavo di aver già visto tutto, ma con P. Querzani non si finisce mai di restare stupefatti. Ieri, ci ha portato a vedere l'ospedale di Ciriri costruito da un filantropo tedesco, il dott. RAU, deceduto alcuni anni fa. Prima della sua morte, nonostante fosse protestante, decise di lasciare il suo ospedale alla Chiesa cattolica, affermando con convinzione: "Sono sicuro che ne farà buon uso!" Da allora è l'archidiocesi di Bukavu che lo gestisce. Da anno scorso l'ospedale è diretto da una dottoressa francese, specializzata in chirurgia ortopedica, la quale, assieme a una équipe di due medici e alcuni infermieri locali, ha organizzato un servizio ospedaliero a carattere veramente sociale. P. Querzani ci manda i bambini più gravi e tutti i più poveri, bambini o adulti, che devono farsi operare, assumendosi i costi ospedalieri. Durante la nostra visita la dottoressa ci ha portato a vedere la sala operatoria, la sala parto e il reparto di pediatria. Sono rimasto impressionato. Nonostante le attrezzature vetuste e insufficienti, questa dottoressa, assieme ai suoi assistenti, fa miracoli. Quando siamo entrati nel reparto di Pediatria, ho assistito a una scena bellissima. Una bimba (vedi foto ) inviata una settimana fa' da P. Querzani per subire un intervento chirurgico ai piedi, appena ha visto da lontano entrare P. Giovanni, si è messa a gridare congioia: "Giovanni, Padiri Giovanni !" Siamo rimasti tutti sorpresi e commossi. Era una bimba bellissima. Il suo sorriso e la sua gioia non li dimenticherò mai più.
Oggi, ho voluto passare la giornata assieme a P. Querzani nella baraccopoli di Buholo, dove, all'interno della chiesa in costruzione che funge da refettorio, cura i suoi bambini. Era l'ultima occasione che mi restava per salutare le centinaia di bambini che in questi giorni mi hanno dato tanta gioia. Per esprimere loro la mia riconoscenza e divertirli, mi son messo a gonfiare e a distribuire i palloncini che avevo portato con me dall'Italia. Ne avevo 250, ma non sono bastati. Ogni volta che ne scoppiava uno, era un grido spontaneo e unanime: uooh! Uooh!Ogni tanto osservavo P. Querzani mentre curava i tanti bambini febbricitanti in braccio alle loro mamme. Dopo aver ricevuto le medicine, ogni mamma riceveva un pezzo di sapone e un paio di vestitini nuovi per i suoi bambini. A volte P. Giovanni si girava verso di me per dirmi: "Vedi questo bambino? Sembra che abbia tre anni, invece ne ha otto! Sono tutti bambini che portano, più o meno, le conseguenze di questi cinque lunghi anni di guerra. Molti di loro sono arrivati a Bukavu come sfollati di guerra, ammalati e malnutriti. Hanno assistito al saccheggio dei loro villaggi. Spesso anche allo stupro delle loro sorelle e delle loro mamme. Ci sono molti orfanelli. Tra questi, a 173 neonati diamo regolarmente barattoli di latte in polvere".
A sentire queste cose, ho provato un senso di angoscia e una grande tenerezza.
P. Querzani non chiede né di che religione sono, né a quale etnia o tribù appartengono. Li cura tutti. Con lo stesso amore e la stessa dedizione. Ogni bambino ha la sua scheda sanitaria con un numero progressivo. La mamma deve conservarlo per far curare il proprio bambino ogni volta che ne ha bisogno.
"Quante sono le schede sanitarie che hai fatto fino ad oggi?"- gli ho chiesto a bruciapelo. "Guarda, attualmente sono 8.723. Arrivano una cinquantina di nuovi bambini ogni volta. A fine mese avremo passato le 9.000 !"
Nel frattempo, i bambini malnutriti del refettorio di Buholo si nono messi a mangiare. Erano centinaia. Più lontano, c'era un folto gruppo di donne che stavano ritirando dei sacchetti.
Ho chiesto: "E quelle cosa fanno?" "Sono mamme che ricevono un sacchetto contenente un miscuglio proteico di farine di mais, sorgo e soja mescolate a latte in polvere e zucchero. Lo chiamiamo "Masosolait". Lo ricevono i bambini che non frequentano il refettorio"
"Quanti sono i bambini che ricevono questa assistenza nutrizionale a domicilio?"
"Attualmente sono 1749".
Di fronte a questi numeri sono rimasto senza parole e senza fiato. Ho pensato dentro di me: "P. Giovanni, coi mezzi limitati di cui dispone, aiuta forse di più di certe Organizzazioni Umanitarie che utilizzano il 70 o l'80% dei fondi che ricevono per il loro personale e per i mezzi logistici che utilizzano!"
Tornando a casa ho azzardato un'ultima domanda: " Scusa, ma dove li trovi i soldi per fare tutto questo?" Risposta: " Sono i miei amici della Romagna, soprattutto di Brisighella, di Faenza e di Forlì, che sostengono questa mia attività. Mi piace ricordare in modo particolare due carissime mamme, mie amiche di infanzia. Si chiamano tutte e due "Maria Grazia". La prima, Maria Grazia Missiroli, abita a Brisighella e da circa 25 anni stimola e coordina la generosità dei miei concittadini Brisighellesi. La seconda, la Dott.sa Maria Grazia Silvestrini, risiede a Forlì. Da alcuni anni ha preso particolarmente a cuore il lavoro di assistenza sanitaria enutrizionale di tutti i miei bambini di Kadutu. Per dare sviluppo e continuità al mio lavoro, e soprattutto coinvolgere tante altre persone generose in questa importante opera di solidarietà, ha fondato l'Associazione "Amici di Padre Querzani". Sono profondamente grato per tutto quello che fanno e, assieme a loro, vorrei esprimere la mia più sincera riconoscenza anche a tutti i miei amici della Romagna."
Ho visto P. Querzani felice, sereno e superattivo. Tutta la gente di Kadutu gli vuole un gran bene e migliaia di bambini lo amano come un padre. Ho provato un senso di invidia, ma anche la fierezza di essere anch'io, come lui, Brisighellese.
Pace e bene Da Bukavu Fausto sangiorgi Bukavu, 3 luglio 2003