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Diario dal Congo

di Fausto Sangiorgi

Cari lettori,
incomincio con questa prima lettera la corrispondenza dal Congo, dove mi trovo. Dopo un viaggio di due giorni siamo arrivati a destinazione, precisamente a Bukavu, siamo io e Romano,- il fratello del missionario Padre Giovanni Querzani di Brisighella -, siamo ospiti della residenza dei padri Saveriani. Siamo veramente stanchi perché il viaggio è stato difficile e pieno di problemi, con momenti di forte tensione. Prima del meritato riposo ho pensato di scrivere per far sapere ai famigliari, amici, colleghi e conoscenti che stiamo bene e che tutto è andato per il meglio. Quando si viene in paesi del Terzo Mondo e soprattutto in zone ad alto rischio come questa del Congo, si sa già che si devono mettere in conto tanti problemi e rischi. Sono stato in passato più volte nello Sri Lanka dove dal 1983 è in corso una guerra civile fra Tamil e Singalesi con migliaia di morti, ma qui la situazione è cento volte peggiore. Tralascio di raccontarvi tutti i problemi burocratici che abbiamo dovuto superare perché penso di scarso interesse. Una sola cosa vi dico, nel tragitto fra Addis Ababa a Bujumbura c'è stata pure un emergenza sanitaria, una ragazzina di colore si è sentita male e abbiamo visto che le hostess si agitavano chiedendo ripetutamente se vi era a bordo un medico che non c'era. Con noi c'era Suor Monica che lavora con Padre Querzani e che ritornava dopo un periodo di vacanze in Italia. Si è offerta di dare una mano e dopo poco il problema è stato risolto. La ragazzina di colore si è ripresa con sollievo di tutti i passeggeri. In seguito abbiamo fatto scalo a Kigali nel Ruanda e siamo sbarcati a Buyumbura nel Burundi la mattina di domenica 22 giugno alle 7 e 20. Ad attenderci c'erano le consorelle di Suo Monica che ci hanno accompagnato alla frontiera del Congo. Nel tratto di strada che va dall'aeroporto alla frontiera siamo stati fermati a un posto di blocco. Un militare che faceva paura solo a vederlo ha rifiutato pochi dollari che l'autista gli allungava e ha chiesto i documenti. Dopo un breve controllo che per noi è sembrato infinito il militare ha richiesto i dollari offerti prima. L'autista invece gli ha detto qualcosa per me incomprensibile, ha messo in moto ed è partito. Mi sono voltato per vedere il militare che è rimasto sorpreso dal comportamento deciso dell'autista. Ho avuto paura che alzasse l'arma per sparare. Ero pronto per buttarmi giù, ma con la coda dell'occhio ho visto, con mio grande sollievo, che ha desistito. Poco dopo, siamo arrivati alla frontiera del Congo. Padre Giovanni Querzani era già piazzato con la telecamera per riprendere quest' incontro, ci ha accolto con un grande sorriso e un abbraccio fraterno. Era felice e si vedeva chiaramente. Per me è stato un momento di grande gioia ritrovare un grande amico e mi sono sentito anche più tranquillo e protetto dopo l'esperienza appena vissuta. Altra burocrazia e dollari da rifilare. Il primo impatto con la realtà congolese è stato per noi un vero shock. Siamo partiti su due fuoristrada. Il primo, guidato dal Padre Regionale dei Padri Saveriani, faceva da apristrada. Abbiamo percorso 60 Km di strada asfaltata, a destra e sinistra c'era una colonna infinita di donne e bambini con pesi enormi sulle spalle che andavano a portare le poche mercanzie al mercato. Ad ogni dosso c'era una pattuglia di soldati, praticamente ogni 2 o 3 Km.. Erano quasi tutti ragazzini di 14/16 anni. Ho notato anche qualche soldatino che non poteva avere più di 10/12 anni. Non ho osato fotografarli perché mi facevano tenerezza e avevo paura di una reazione. Il Padre Regionale che ci precedeva si era rifornito di pacchetti di sigarette che elargiva ad ogni posto di controllo. Così va in questo paese. Finita la strada asfaltata abbiamo imboccato una strada in terra battuta, polverosa e piena di buche Qui è incominciato il nostro calvario. Questa non è una strada, ma una sassaia. Si viaggiava ai 10 all'ora e con continui sbalzi che ti mandavano continuamente le budella su e giù. Se non altro questa ginnastica mi avrà fatto bene per diminuire la pancetta ! Padre Querzani era pacifico e serafico, un pò meno il fratello Romano che continuava a dire: "sta atent! Met veia cla telecamera ca cachènt in te buron!!". Tra gli "scagazzi continui ci siamo anche fatti un sacco di risate. Arrivati a Bukawu, mentre stavamo pranzando, un padre che soprintende la cucina ci ha fatto una domanda che mi ha lasciato di ghiaccio: "Non avete fatto brutti incontri?" Davanti alla nostra sorpresa ci ha spiegato che ogni tanto ci sono delle bande armate che attaccano convogli e portano via tutto. Se ti opponi, sparano. Gli ho risposto che una cosa del genere non poteva capitare a noi, perché tutti i dollari che portavamo addosso erano "super-protetti dall'Alto" Sono infatti destinati all'acquisti di un terreno per la realizzazione di una grande scuola elementare che accoglierà più di mille bambini congolesi di Bukavu i quali, per le condizioni di grande povertà dei loro genitori, non possono andare a scuola. Nonostante tutte le peripezie del viaggio, sono felice di essere qui a Bukavu Domani faremo la prima visita alla Parrocchia di Kadutu dove P. Querzani assiste migliaia di bambini malnutriti. Il resto ve lo racconterò i prossimi giorni. Pace e bene.
Bukavu 22/06/2003

Cari lettori,
oggi abbiamo accompagnato P. Querzani a Kadutu che è distante circa 6/7 Km dalla casa regionale dei Padri Saveriani. E' in questa missione di Kadutu, situata nel cuore popolare della città di Bukavu, che Padre Querzani, dall'inizio di questa guerra che già da cinque anni affligge questa regione martoriata del Congo, esercita il suo lavoro di assistenza sanitaria e nutrizionale a favore di migliaia di bambini. L'accoglienza è stata festosissima. Centinaia di bambini che cantavano con l'entusiasmo e la spontaneità tipiche degli africani scandendo ripetutamente i nostri nomi. Una gioia indescrivibile e una commozione intensa ci hanno subito invaso. Sentivamo che attraverso di noi volevano esprimere la loro riconoscenza a tutti gli amici della Romagna che stanno facendo loro del bene. Cantando e danzando, ci hanno fatto entrare in uno stanzone che funge da refettorio. Eravamo gli ospiti d'onore. Impossibile descrivere la bellezza e l'emozione di quest' incontro. La gioia e la spontaneità di questi simpaticissimi bambini congolesi rimarrà per me indimenticabile. Mi ha lasciato in cuore un forte sentimento di tenerezza. Dopo una mezzoretta di canti e di danze, ecco arrivare delle mamme con alcuni pentoloni pieni di una pappina marrone composta da farine proteiche mescolate a latte e zucchero. E' il primo pasto che questi bambini malnutriti hanno la fortuna di ricevere ogni giorno grazie all'aiuto generoso dei loro benefattori. Mentre guardavo tutti quei bambini mangiare con tanto gusto, mi venivano in testa tanti pensieri. Se tutti questi bambini congolesi potessero avere anche solo una minima parte di quello che si spreca da noi, non esisterebbe più, né per loro né per i loro genitori, il problema e assillante e quotidiano della sopravvivenza. L'altro problema vitale è quello della loro salute. P. Querzani ha pensato anche a questo. Da quando è iniziata questa guerra rovinosa, ha organizzato l'assistenza sanitaria gratuita per migliaia di bambini di famiglie poverissime e sfollate di guerra. Mentre i nostri festeggiamenti continuavano, P. Querzani assieme a Suor Ines, una suora Saveriana che da tre anni si è impegnata ad aiutarlo, svolgevano il loro ordinario lavoro di ambulatorio per una folla di bambini ammalati. Siamo andati a vedere il loro lavoro. E' stato un altro forte impatto emotivo. P. Querzani stava medicando un bimbo con ustioni infette. Tutto attorno tante mamme in paziente attesa con in braccio i loro bambini febbricitanti. Mi hanno colpito soprattutto tre particolari: il numero incredibile di persone in attesa, il lavoro così intenso svolto in un clima tanto sereno, la facilità con cui quei bambini ingurgitavano anche le medicine più amare ricevendo come ricompensa un biscottino, delle arachidi e in casi particolari una mezza fetta di pane tostato con un pezzettino di carne. 
Abbiamo aspettato a lungo. Tutti i bambini sono stati curati. Era sera.
Da Bukavu Pace e bene Fausto Sangiorgi 
Bukavu 24/06/2003


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