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#2 (permalink) |
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Ospite abituale
Data registrazione: 23-04-2003
Messaggi: 150
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Il signor Agazzi ha bisogno di credere.
La scienza parte dalle esigenza di scoprire le relazioni tra i dati sensibili e quelli dell'intelletto. Sembra invece, a suo parere, che lo scopo sia lo stesso che si prefiggevano Platone o Aristotele, e cioé il modello completo e chiaro dell'universo e del suo funzionamento. L'esigenza da cui partono i due illustri filosofi risponde ad una necessità interiore di ricerca della sicurezza, paura dell'ignoto; essi si dicono, cercando di convircersene: dev'essere cosí. L'articolo è tendenzioso (il riduzionismo è tratto al pari di una sorta di incapacità patologica) e si respira un'atmosfera escatologica ("l'intero che la scienza riconosce ormai presente fuori di sé e oltre sé stessa"). Il determinismo è dato come ormai spacciato, quando è ancora il motore fondamentale delle scienze. Si usano le contraddizioni in cui è incorsa la fisica moderna per dimostrare l'esistenza del trascendente, allo stesso modo in cui un poeta romantico del primo '800 rinnega i principi illuministi del secolo precedente perché tante cose non erano state ancora spiegate (mi sfugge un esempio, e me ne duole, perché in questo modo non riesco a dare il giusto peso al paragone). Accettare l'ipotesi del trascendente gerarchico tutt'è fuorché utile, lo scienziato non dovrebbe mai accettare questa ipotesi di lavoro. Il fatto che non tutto sia stato spiegato non implica che tutto non sia spiegabile: il teologo come lo scienziato cerca un modo di relazionare i dati sensoriali ai suoi pensieri. Lo scienziato, deve però mostrare che quello che ipotizza è riscontrabile dai dati sensoriali. Si tratta di un passo avanti, perché dichiarare vero ciò che non è dimostrabile induce l'uomo a comportamenti che non ottimizzano le sue possibili azioni (nell'ambito delle scelte che deve compiere, ma senza qui analizzare che l'ipotesi da cui muovono le sicenze, implicitamente include l'idea di un destino, nel quale il libero arbitrio dell'uomo non esiste, ciònondimeno egli compie delle scelte, in quanto ignorando il suo futuro non può che valutare diverse ipotesi), in quanto significa accettare l'idea di poter compiere delle azioni senza poterne immaginare le conseguenze, o immaginandone di deviate (pericolo in cui incorre anche lo scienziato, ma nel suo caso il problema è di natura contingente - di una contingenza perenne, se volete - ma non strutturale). Il Ragionamento del signor Agazzi è tendenzioso, per quanto molto ben costruito e argomentato: sfugge però alla sua logica quello che sfuggiva anche agli antilluministi del primo Ottocento: il fatto che tutte le teorie finora studiate e considerate come valide non diano un quadro completo di come funziona l'universo non autorizza ad accettare un ipotesi di fondo, quella del trascendente, che renderebbe inutile qualunque tentativo di trovare delle relazioni tra i vari ambiti delle scienze (cosa alla quale, com'è scritto, le scienze agognano, ma senza doversi dare fretta). È un argomentato vasto e difficile da trattare in un unico post, se volete possiamo discuterne punto per punto. Quando volete.
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È morto il re, evviva il re! Ultima modifica di Antonio Franco : 30-04-2003 alle ore 12.54.18. |
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